Un omaggio alla bellezza delle parole, stampate su carta di giornale nelle lingue di tutto il mondo. Alla Classense arriva “Parole ad altezza d’uomo”, la personale dell’artista e giornalista Alberto Orioli.
Sono circa 30 le opere ospitate dalla Manica Lunga, visitabili gratuitamente da venerdì 4 settembre al 17 ottobre (da martedì a venerdì 15-18.30; sabato 10-13 e 15-18.30). L’esposizione si articola in tre sezioni, Menabò, Elementi formali e Dante, quest’ultima dedicata a una serie di opere nate dalle pagine della Commedia, selezionate da edizioni internazionali e dalle riproduzioni digitali dei rari incunaboli quattrocenteschi conservati nelle collezioni della Classense. Il progetto rientra quindi a pieno titolo nell’ambito del Settembre dantesco promosso in occasione del 705° Annuale della morte del Sommo Poeta.
Di origine ferrarese e trapiantato a Milano, Orioli è stato per 40 anni al Sole 24 Ore che ha lasciato da vicedirettore vicario. Da circa 15 anni, all’attività giornalistica affianca quella artistica, arrivando ad esporre anche a Milano, Roma e Firenze.
Al centro della ricerca di Orioli c’è anche una riflessione sul linguaggio contemporaneo e sul tragico lessico imposto dal contesto globale delle guerre in corso, con il carico di violenza, aggressività e polarizzazione amplificato dalla nuova cultura dei social network. Il titolo della mostra assume così un significato ambivalente: se da un lato le opere denunciano l’uso delle parole come strumento di conflitto, dall’altro tendono a costruire un linguaggio universale, gioioso, inclusivo, solidale e pacifico, un sistema di parole che sia davvero “all’altezza dell’essere umani”, degno di raccontare la bellezza di un nuovo umanesimo. I suoi collage creano contaminazioni tra caratteri tipografici differenti, dando vita a una sorta di lingua visiva, puramente emozionale, che diventa eco di una lingua ancestrale, universale e unica: una lingua che oggi si può, come suggerisce l’artista, «parlare e ascoltare con gli occhi».



