lunedì
02 Novembre 2026
l'anteprima

Pietra, acqua, sogno. Marco Martinelli racconta Borromini nel suo nuovo libro: la presentazione alla Classense

Il romanzo intreccia storia e finzione, ponendosi in un dialogo ideale con lo spettacolo teatrale "Lettere a Bernini"

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Dopo lo spettacolo “Lettere a Bernini”, tra i più recenti lavori teatrali di Marco Martinelli, il regista e fondatore delle Albe presenta Pietra Acqua Sogno, Vita di Francesco Borromini (Ponte alle Grazie, 2026), un testo che crea un dittico ideale con lo spettacolo, che tornerà invece in scena al Teatro Rasi di Ravenna giovedì 5 e venerdì 6 novembre, dopo due anni di tournée.
Il libro sarà presentato in anteprima mercoledì 4 novembre (ore 17.30), alla Sala Muratori della Biblioteca Classense, nell’ambito della della rassegna promossa dalla Scuola di narrazione “Invèl” di ScrittuRa Festival. Martinelli dialogherà con Alberto Giorgio Cassani, docente di Elementi di architettura, di Progettazione di interventi urbani e territoriali e di Storia dell’architettura e dell’urbanistica all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, di cui è anche Vicedirettore.

L’opera di Marco Martinelli è frutto di più di dieci anni di ricerca e di lavoro, a partire dalla folgorazione, nel 2015, dell’ingresso alla Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane, a Roma: «Travolto dall’enigma di quello spazio, dal destino tormentato del suo autore, ho cominciato a vivere nel Seicento – racconta Martinelli – con in testa il suggerimento di Marguerite Yourcenar: “un piede nell’erudizione, l’altro nella magia”. Ho letto tutto quello che potevo, volevo sapere ogni cosa di questo ticinese immigrato nella Città Santa, anche la sua fine tragica mi aveva colpito. E che uno spazio così divino come quella chiesa, un inno all’Eterno, fosse opera di un uomo che alla fine si è suicidato mi aveva molto impressionato. Tuttavia, mentre ero impegnato nell’approfondimento della figura di Borromini, in qualche modo è entrato in scena il suo rivale, Gian Lorenzo Bernini, l’istrione, l’esuberante uomo di teatro, diversissimo da Borromini, introverso e a tratti scorbutico. Ero partito con l’intenzione di scrivere un testo teatrale su Borromini, ma ho dovuto cedere alla prepotenza del rivale: è così che è nato lo spettacolo Lettere a Bernini. A quel punto però bisognava trovare un’altra strada per narrare la complessa vicenda umana di Francesco Borromini, e il romanzo mi è sembrata la più giusta: per raccontare l’intimità di un genio solitario c’era bisogno, più che dell’esposizione del palcoscenico, di una scrittura in grado di farsi silenzioso monologo interiore»

Intorno alle figure di Bernini e Borromini scorrono cardinali e filosofi, intrighi e pestilenze, splendori e cadute, mentre Borromini dà forma a un’idea dell’architettura febbrile e nuova. Nascono allora le curve vorticose di San Carlo alle Quattro Fontane, la geometria visionaria di Sant’Ivo alla Sapienza, le prospettive ardite degli edifici, che si piegano e respirano come organismi viventi. «Il libro – dice ancora Martinelli – è anche l’affresco di un’epoca turbolenta, la storia di una vita, certo, ma anche un affondo nelle pieghe di quel Barocco nodo di giuntura tra il Rinascimento e l’epoca moderna che mi ha sempre affascinato, un secolo che non aveva ancora perso il contatto con il trascendente»

Marco Martinelli racconta il grande architetto dall’interno del suo tormento creativo, restituendoci non solo il genio, ma l’uomo fragile, ossessivo e inquieto, al servizio di un’energia immaginifica che ha rivoluzionato il Barocco italiano. E il romanzo finisce così per somigliare alle opere di Borromini: rigoroso e sognante, in bilico tra la materia e l’invisibile

«Pietra acqua sogno è un intreccio inestricabile di dati storici e invenzioni di fantasia – chiosa Martinelli – e se la Storia è piena di buchi, è in quei vuoti che la fantasia prova a immaginare il verosimile, come ci hanno insegnato i grandi maestri del romanzo storico, da Manzoni a, di nuovo, Yourcenar, per ricordare i miei due fari».

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