Micoperi, i titolari del bond da 35 milioni dicono no al rinvio dei pagamenti

Per fronteggiare una «situazione finanziaria di attenzione», la società del settore oil and gas aveva chiesto un slittamento di tre mesi di due rate conto capitale (quasi 9 mln totali) e degli interessi. Sei mesi fa era stata approvata la stessa richiesta

Mic306L’assemblea dei titolari del bond quinquennale da 35 milioni di euro emesso da Micoperi nel 2015 si è riunita a Milano il 13 aprile scorso e ha respinto la proposta del consiglio di amministrazione della società ravennate del settore oil and gas di rinviare all’1 agosto il pagamento della seconda e terza rata in conto capitale (rispettivamente 3,5 e 5,25 milioni in scadenza il 2 e 29 aprile) e degli interessi da corrispondere il 29 aprile e il 29 luglio. La proposta era stata avanzata dal cda per via di «una situazione finanziaria di attenzione» che aveva già portato al rinvio del pagamento della rata da 3,5 milioni: la sua scadenza programmata era il 29 ottobre scorso quando venne staccata la cedola (una precedente rata in conto capitale dello stesso importo era invece stata restituita). Micoperi fa sapere che valuterà l’opportunità di riconvocare gli obbligazionisti a una nuova assemblea da organizzare entro maggio.

All’assemblea milanese erano rappresentate il 66 percento delle obbligazioni emesse: ha espresso voto contrario alla proposta di moratoria il 24 percento delle obbligazioni emesse tutte detenute da un unico soggetto mentre per la fumata bianca era richiesta la metà più uno. Il bond era riservato a investitori istituzionali. Questi i nomi che figurano tra i titolari: Fondazione Pescarabruzzo, Banca popolare Sant’Angelo, Bpvi, Arca fondi Sgr, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca,  Bcc Colli morenici del Garda, Credito cooperativo di Caravaggio Adda e Cremasco, Duemme, Banca Patrimoni Sella, Zenit Sgr, Zanuzzi-Giglio, Pellizzoni, Pomi, Banca Ubae.

Per la precisione, quella che Micoperi ha chiesto agli obbligazionisti – e non ottenuta nei giorni scorsi a differenza di quanto successo a novembre – è una moratoria (o standstill in gergo tecnico) che permettesse alla società di non dover rimborsare il prestito nonostante si fossero verificate alcune delle condizioni stabilite dal contratto per poter richiedere il rimborso anticipato (scadenza naturale al 2020).

La proposta del cda, della società che ha compiuto il recupero della Concordia in consorzio con gli americani della Titan, sottolinea l’importanza della concessione dello standstill per portare avanti la negoziazione di un piano di risanamento con ristrutturazione e rinegoziazione del debito con le banche (dal mese di febbraio è al lavoro un esperto contabile nei panni di attestatore).

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