Commercio: 138 imprese in meno in un anno. Soffrono abbigliamento, edicole e mobili

I dati provinciali, resi pubblici da Confesercenti: «Aumenti dell’Iva avrebbero un grande impatto sui consumi che il Paese non può permettersi»

Cessazione Attivita Chiude Negozi 2A fine giugno il registro imprese della Camera di Commercio contava in provincia 8.240 aziende nel settore del commercio, 90 in meno rispetto a dicembre e 138 in meno rispetto al giugno dell’anno scorso. Nel campo del turismo le imprese (tra cui anche bar e ristoranti) a giugno 2018 erano invece 3.469 (10 in più rispetto a dicembre e 17 in più rispetto all’analogo periodo del 2017).

Sono i dati diffusi da Confesercenti Ravenna, che torna a sottolineare una «situazione preoccupante».

Nel secondo trimestre dell’anno in corso (aprile, maggio e giugno) il saldo tra imprese cessate e aperte registra un trend inferiore al primo trimestre ma ancora con il segno meno (-30 nel commercio e -13 nel turismo) mentre rispetto allo stesso trimestre del 2017 si registrano 8 cessazioni in più nel commercio e anche 3 iscrizioni in meno.

«I dati – è il commento di Confesercenti Ravenna – evidenziano ancora un calo di aziende nell’abbigliamento, nelle calzature, edicole, mobili, distributori di benzina, mentre crescono farmacie, cartolerie, articoli medicali, come ancora le attività di commercio di autovetture (in dieci anni + 303 aziende registrate), dato questo che amplifica ulteriormente in negativo l’andamento del commercio al dettaglio».

Confesercenti esprime preoccupazione «per questa continua erosione del tessuto imprenditoriale del commercio che colpisce in particolare le piccole imprese, in parte dovuto alla debolezza del mercato interno e in parte a fattori più strutturali. Anche per questo innanzitutto bisogna scongiurare aumenti dell’Iva che avrebbero un grave impatto sui consumi che il Paese non può permettersi. Occorre, a tutti i livelli, da un lato prevedere misure di sostegno alle piccole e medie imprese anche in termini di innovazione e dall’altro però, anche intervenire sulla normativa nazionale ed europea, visto che la deregolamentazione totale del settore (come da noi previsto e denunciato) ha sostanzialmente fallito i suoi obiettivi (anziché pensare e autorizzare nuove grandi strutture)».

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