Dall’alluvione di maggio 2023, solo il 10 percento dei soggetti danneggiati ha presentato richiesta di rimborso sulla piattaforma Sfinge. Si parla di circa 8500 domande su 86 mila aventi diritto (70mila privati e 16mila aziende). Per quanto riguarda la cooperative, sono 22 le realtà colpite, con un danno totale di 45,7 milioni. In generale, le più colpite sono state le Cab, che hanno messo i propri terreni a disposizione per essere allagati a difesa dei centri abitati. Per loro, il danno stimato è di oltre 30 mila euro, e il rimborso ottenuto ad aprile 2026 è di circa 17 milioni.
A tre anni dalla catastrofe, Legacoop Romagna fa il punto sullo stato dei risarcimenti, l’andamento della ricostruzione e i rapporti con la struttura commissariale. «Lo scopo è di continuare a tenere alta l’attenzione su quei tragici eventi e ribadire il proprio ringraziamento a tutte le realtà che si sono fatte carico della solidarietà verso il territorio» spiega il presidente Paolo Lucchi.
Al punto sui fondi raccolti e sullo stato dei rimborsi si aggiunge una riflessione sulla nuova variante al Piano di assetto idrogeologico (Pai Po) del 18 dicembre 2025. Il provvedimento introduce vincoli restrittivi lungo i bacini dei fiumi romagnoli, e individua aree destinate a tracimazioni controllate, con conseguenti impatti sulle coltivazioni. «Uno strumento necessario e atteso – commenta la presidente della Provincia, Valentina Palli -. Ma su cui è necessario ragionare. Come sindache e sindaci, sulla carta non siamo contrari e non lasciamo spazio a campanilismi comunali, ma ci affidiamo ai pareri tecnici per proteggere la provincia». Sul tema delle casse di espansione, «la necessità è imminente. Il tempo giusto per metterle in campo era ieri». Il piano prevede 97 casse, ma mancano all’appello 6 miliardi di euro per realizzarle. «Sappiamo che il Pai è uno strumento strategico e valuta le disponibilità economiche – continua Palli -. Servono però pragmatismo e priorità, per individuare e comunicare ai cittadini quali sono le aree oggetto di esproprio e delocalizzazione. Manca un disegno chiaro della collina e, infine, una riflessione sulla tracimazione controllata che va intesa solo come extrema ratio, e non come risoluzione del problema senza investire in altrii contesti. In quanto amministratori del territorio non siamo stati coinvolti stesura dei piani: abbiamo aperto immediatamente un dialogo perché vogliamo mettere a disposizione la nostra conoscenza del territorio per la definizione di misure eque e congrue».
In generale, l’attuale struttura commissariale viene considerata più efficace rispetto alla precedente. L’ordinanza 55 del 5 gennaio 2026, specifica per le imprese del settore agricolo, introduce semplificazioni e nuove modalità su perizie e rendicontazione per i lavori, oltre alla possibilità di inoltrare richiesta per i danni legati agli eventi alluvionali del 2024. Nonostante questo, però persistono alcune criticità riguardo a Sfinge. Dal 5 gennaio, l’aggiornamento della piattaforma è stato concretizzato solo lo scorso 10 aprile e, per le procedure già in atto nel vecchio modello c’è ancora incertezza sulle modalità di conversione. Anche se le richieste sono passate dall’1 al 10 percento poi, il dato rimane basso.
«La struttura commissariale attuale – dichiara il coordinatore dell’area di Ravenna di Legacoop Romagna, Mirco Bagnari – sta funzionando molto meglio di quella precedente guidata dal Generale Figliuolo. Con il cambio di passo della nuova struttura i tempi sembrano finalmente più consoni, ma per troppo tempo, poco o nulla è successo. A oggi siamo poco oltre metà del percorso; ci stiamo lavorando quotidianamente, ma la strada è ancora lunga». L’ultimo censimento parla di 5792 interventi attivi, per un totale di 2,48 miliardi di euro.
«La provincia di Ravenna ha deciso di gestire internamente i lavori, con una ricostruzione pubblica in tre fasi – spiega Palli -. La prima riguarda le rimodulazioni saldo zero, ovvero la possibilità di rimodulare eventuali eccedenze di fondi da un cantiere su altri Cup. La fase 2 interessa invece i 97 milioni che sono stati stanziati per i danni del 2024, a cui si aggiungono le risorse provenienti dal decreto legge 65 2025 e 400 milioni che vengono dalla legge di bilancio 2026. Nella fase 3, si utilizzeranno in ultima istanza le economie di rendicontazione. Riteniamo infatti che le prime due fasi potranno produrre delle economie che verranno poi utilizzate nell’ultima fase». I 31 milioni destinati a Ravenna sono stati interamente gestiti attraverso tecnici provinciali. «Una scelta “folle” ma vincente da parte dell’allora presidente della provincia De Pascale – prosegue Palli -. oggi, sappiamo che quei 31 milioni saranno interamente messi a terra entro la fine del 2026, ad eccezione di quelli necessari per Borgo Rivola, per cui siamo in attesa di ulteriori finanziamenti».
Oltre ai fondi e al lavoro della strutture commissariale, si è messa al centro l’ondata di solidarietà che ha interessato tutto il movimento cooperativo, con raccolte fondi che nel complesso hanno mobilitato risorse per sei milioni e diecimila euro. Tra i principali interventi in Romagna si annoverano il sostegno di Conad per 1,5 milioni di euro destinato ai comuni di Faenza, Lugo, Cervia, Cesena e Forlì, e il contributo di Ancc-Coop Italia, che ha stanziato oltre un milione di euro per le Cooperative Agricole Braccianti.
Grazie ai contributi provenienti da numerose realtà e campagne di raccolta fondi, sono stati inoltre erogati 570mila euro a favore di 209 tra soci e dipendenti che hanno subito 4,6 milioni di danni nelle proprie abitazioni.
«Tre anni dopo la terribile catastrofe che ha colpito la nostra Regione – spiega il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi – vogliamo continuare a onorare l’impegno che ci siamo assunti e tenere il faro costantemente acceso su quanto accaduto e su quanto resta ancora da fare. Lo dobbiamo alle nostre cooperative, ai cittadini e ai tantissimi donatori che non smetteremo mai di ringraziare per la loro generosità, e ci fissiamo già l’appuntamento per il prossimo anno».
Durante la presentazione sono intervenuti anche Lino Bacchilega, direttore della C.a.b. Ter.Ra, Stefania Ceretti vice presidente Camst Group, e Antonio Campri di Deco Industrie, che hanno ricordato le difficoltà, l’impegno e il calore della solidarietà e dell’unione dei giorni dell’alluvione. Dal ricordo di «chi burdel de paciug» alla scelta di mettere a disposizione le proprie terre dopo aver visto «case vomitare acqua e fango».
«Molto è stato fatto e molto ancora è da fare – conclude Palli -. Il rischio zero non esiste, perché siamo una terra alluvionale, strappata alle acque dalla bonifica. Mi preme ricordare che ricorre quest’anno il bicentenario della nascita di Alfredo Baccarini, nato e morto a Russi, al quale si deve la legge del 1882 che iniziò l’immenso sforzo di bonifica del nostro territorio. Abbiamo nel nostro tessuto genetico la tenacia degli operai agricoli, gli scariolanti, che trasportarono le terre nelle zone paludose per trasformarle in terreni agricoli e ricchezza per le nostre comunità. Per ridisegnare gli equilibri del nostro territorio dobbiamo essere in grado di lavorare con lo stesso coraggio, con pari lungimiranza, con la medesima abnegazione».



