L’odissea dei fondali diventa un libro: Ap spende 7mila euro per la scrittura

Lavoro di “ricostruzione giornalistica” affidato a Andrea Tarroni che è nella direzione provinciale del Pd dopo essere stato consigliere comunale e ora collabora con un quotidiano locale. L’autore: «Un’opera per chi vuole capire come funzionano gli appalti». Incarico rifiutato da David Parenzo della Zanzara

Hub PortoL’ultimo decennio del travagliato percorso che ha portato a fine 2021 al taglio del nastro del cantiere da 230 milioni di euro per l’escavo dei fondali del porto di Ravenna diventerà un libro. Così ha deciso l’Autorità portuale. Che spenderà settemila euro per un lavoro definito di “ricostruzione giornalistica” (la cifra non include i costi di stampa). L’incarico è andato, con una delibera di fine 2020, al 39enne ravennate Andrea Tarroni che ha maneggiato la materia portuale in una duplice veste nel decennio in esame: nel periodo 2011-2016 è stato in consiglio comunale sui banchi del Pd – di cui è ancora membro della direzione provinciale – e poi cronista per il quotidiano locale Il Corriere Romagna con cui tuttora collabora.

Tarroni è uno dei due giornalisti invitati da Ap per il lavoro. Una comu­nicazione del segretario generale del 2018 evidenzia infatti la necessità di avere sempre un confronto fra almeno due operatori economici per gli affidamenti anche di modesto importo. L’altro giornalista interpellato è stato David Parenzo: la storica spalla di Giuseppe Cruciani alla Zanzara su Radio24 però ha comunicato di non essere in grado di svolgere il servizio richiesto alle condizioni proposte. Tarroni invece ha proposto un ribasso del 7,5 percento sul massimo di seimila euro fissato da Ap (il reso del costo per arrivare ai settemila finali sono contributi).

Nave Gigante PortoLa stesura del testo è alle battute finali: «Conto di concludere entro qualche settimana – ci dice Tarroni –, poi Ap deciderà come proseguire». La delibera infatti non specifica quando si andrà in stampa e in quante copie, «sarà l’Autorità portuale a fare le sue valutazioni». Intanto il giornalista prova a delineare il target: «Il ravennate che si chiede perché da 30 anni si voglia fare l’escavo e solo adesso pare arrivare il momento buono, ma anche chi si vuole rendere conto di cosa sia un appalto pubblico in Italia». Il maxi bando in questione ha dovuto fare i conti con alcune procedure finora inedite per la pubblica amministrazione, così come lo stesso presidente Daniele Rossi aveva sottolineato in passato: «Faremo da apripista e diventeremo un termine di riferimento per altre gare in futuro». Tarroni ha lavorato ascoltando più voci: «Quando ho ricevuto l’invito da Ap sono rimasto intrigato dalla possibilità di approfondire l’argomento con i tecnici che hanno pro­gettato, con i politici che se ne sono occupati e con gli esponenti dell’economia ravennate per provare a capire cosa significa portare in fondo un appalto nel nostro Paese. Questa storia mostra anche tanti vizi della burocrazia italiana».

Attachment (1)Finire a libro paga di Ap, seppure solo per un progetto ben definito, potrebbe essere in conflitto con il ruolo di cronista? In futuro sarà possibile avere uno sguardo obiettivo? Tarroni non ha dubbi: «Sto scrivendo per Ap così come scriverei se il committente fosse una parte esterna. La ricostruzione sarà completa, sentendo tutte le campane, tutte le voci che si sono confrontate. Una parte della ricostru­zione giornalistica va anche a riprendere la dialettica cittadina e i vari interrogativi posti mano a mano. Se non avessi avuto la libertà di farlo non mi sarei candidato».

Daniele Rossi

Il lavoro voluto da Ap ricade in “Remember”, il progetto cofinanziato da un programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Croazia “con l’obiettivo di promuovere il turismo sostenibile e la crescita blu”: valorizzare il patri­monio culturale marittimo di otto porti del nord Adriatico (tra cui Ravenna). Ap partecipa a Remember in qualità di partner beneficiario e sta realizzando una ricerca “sulla storia economica e sociale del porto a partire dall’età moderna e dei suoi rapporti con le comunità adriatiche”. E l’escavo “non si può trascurare volendo parlare della valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale” del porto. Perché la delibera dell’incarico mette in chiaro un punto, lasciando poco spazio ai dubbi: “Gli eventi della contemporaneità sono destinati a segnare una svolta epocale nella storia dello scalo”.

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