Le associate Legacoop hanno assunto 2.800 persone in provincia in 8 mesi

Da gennaio a agosto in Romagna circa 4.500 cessazioni di rapporti di lavoro, un terzo per dimissioni volontarie. Per tutta la Romagna previste altre 3.300 assunzioni nel prossimo semestre, quasi la metà per il settore servizi

PulizieDa gennaio ad agosto 2023 le cooperative di Legacoop Romagna hanno assunto 7.532 nuovi lavoratori, prevalentemente nei settori agroalimentare (52 percento), servizi (29) e sociali (12), con circa il 30 percento di laureati e diplomati. Il 57 percento in provincia di Forlì-Cesena, il 38 a Ravenna, il resto nel Riminese. Le cessazioni (incluse quelle relative ai pensionamenti) nello stesso periodo sono state 4.543, con un saldo positivo di 2.989 unità, quasi per metà nel settore servizi. Per il prossimo semestre le aziende associate dichiarano un fabbisogno di manodopera pari a 3.300 persone.

L’Osservatorio sul fabbisogno occupazionale delle cooperative romagnole, giunto alla terza edizione, ha cadenza semestrale e prende in esame un campione di circa cento imprese, rappresentative delle circa 400 aderenti a Legacoop Romagna, con 24.000 dipendenti, 305 mila soci (incluso il consumo) e oltre 6 miliardi di euro di fatturato.

La rilevazione effettuata dal centro studi di Legacoop e Federcoop Romagna – presentata oggi 26 settembre alla direzione di Legacoop Romagna da Simona Benedetti, coordinatrice dell’Attività sindacale – evidenzia un lieve calo rispetto alla precedente rilevazione di maggio, ma con un balzo in avanti di oltre il 15 percento delle assunzioni attese rispetto all’ottobre del 2022.

Tra i 3.300 potenziali nuovi assunti del 2023 la maggior parte è per i servizi (46 percento) poi produzione (edilizia e industriali, 26), sociali (21), agroalimentare (6) e culturmedia (1 percento).

Legacoop segnala la diffusa difficoltà a reperire personale, specializzato e non: «Le preoccupazioni principali rispetto alle nuove assunzioni – si legge in una nota – riguardano proprio la mancanza cronica di figure professionali (41 percento), ma anche il costo del lavoro e l’incertezza sui nuovi istituti che potrebbero affacciarsi nell’ordinamento (23), l’inflazione (10), la crisi energetica e le tensioni politiche internazionali (9), il mancato riconoscimento degli aumenti contrattuali da parte delle stazioni appaltanti (6)».

Per la prima volta l’Osservatorio cooperativo ha raccolto anche i dati relativi ai contratti di lavoro, nuovi e cessati, effettivamente firmati dalle cooperative nei primi mesi dell’anno. Nei primi otto mesi del 2023 le cooperative hanno assunto persone di tutte le età, con un 25 percento oltre i 51 anni e una percentuale analoga dai 18 ai 29. In 6 casi su 10 l’assunzione è avvenuta a tempo determinato. In perfetto equilibrio il dato medio di genere, con una lieve prevalenza di donne che sono entrate in azienda.

Le dimissioni volontarie da gennaio a agosto sono state 1.449, quasi una su tre del totale delle cessazioni: «È un dato che fa riflettere rispetto a un fenomeno iniziato con la pandemia che non accenna a contrarsi».

Il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, commenta la difficoltà a reperire personale: «L’immigrazione può essere una risorsa? Sì, se si ha il coraggio di governarla, garantendo formazione, percorsi di integrazione, una nuova politica della casa, una rete di servizi efficace. L’alternativa è quella di negare l’evidenza, e cioè il bisogno di nuovi lavoratori, lasciando solo spazio a posizioni xenofobe, se non dichiaratamente razziste. Noi possiamo mettere a disposizione la storia e il peso che la cooperazione ha, ma serve una nuova visione  a livello nazionale».

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