martedì
16 Giugno 2026
Ca' Ponticelle

Hera e Eni investono 100 milioni per il trattamento di terreni contaminati e di rifiuti industriali

Due nuovi impianti in un'area di 26 ettari in disuso da 50 anni dopo aver ospitato attività del petrolchimico. Anche diecimila pannelli fotovoltaici

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Un’area di 26 ettari ai margini del petrolchimico di Ravenna, inutilizzata da quasi 50 anni dopo aver ospitato vasche dell’attività industriale, è diventata un nuovo polo dedicato all’economia circolare alla produzione di energia da fonti rinnovabili: a luglio entreranno in funzione un impianto per la gestione dei rifiuti industriali e un impianto per la bonifica di terreni contaminati da idrocarburi, dal 2024 è attivo un impianto fotovoltaico. In totale una ventina di posti di lavoro per una capacità annua fino a 140mila tonnellate. Stamani, 16 giugno, l’inaugurazione con le autorità locali e i vertici aziendali.

Il percorso di riqualificazione complessiva dell’area è stato avviato nel 2019. Nel sito noto come Ca’ Ponticelle, tra via Baiona e la zona artigianale Bassette, ora sorge il Comparto ambientale Ravenna (ingresso da via Nanni): un investimento di circa cento milioni di euro sostenuto da Hera e Eni, e in particolare dalle società controllate Herambiente e Eni Rewind. Quest’ultima è anche proprietaria dell’area e si è occupata delle attività preliminari di bonifica costate ulteriori 11-12 milioni.

L’impianto per la gestione dei rifiuti industriali (35 milioni di euro) è opera della società Hea, società paritetica tra Hasi (Herambiente Servizi Industriali) ed Eni Rewind, e si occupa del pretrattamento di rifiuti speciali, solidi e liquidi, provenienti da attività produttive e di bonifica. Sostituirà la storica piattaforma di stoccaggio Hasi di Ravenna, introducendo tecnologie più evolute, maggiore capacità e maggiore flessibilità operativa per gestire sia i fabbisogni delle attività del gruppo Eni, sia quelli del mercato industriale.

Con una capacità di trattamento fino a 60mila tonnellate annue e una dotazione impiantistica articolata in più linee, questa piattaforma consente lo svolgimento di molteplici operazioni – dallo stoccaggio e riconfezionamento alla triturazione e alla miscelazione – con l’obiettivo prioritario di massimizzare il recupero di materia e ridurre il ricorso allo smaltimento in discarica.

«Il territorio di Ravenna – si legge nella nota diffusa dai promotori – è uno dei principali distretti industriali del Paese e tra i maggiori produttori di rifiuti speciali. La piattaforma rappresenta un’infrastruttura strategica: rafforza la capacità impiantistica locale, riduce i flussi verso impianti extra-regionali o esteri e mette a disposizione delle imprese servizi di prossimità più efficienti, contribuendo alla competitività, alla continuità operativa e allo sviluppo di nuove filiere circolari».

È invece un investimento da 45 milioni di euro sostenuto solo da Eni Rewind – la società del Cane a sei zampe che si occupa degli smaltimenti del gruppo – l’altro impianto per il biorecupero di terreni contaminati da idrocarburi provenienti da attività di risanamento (capacità annua di 80mila tonnellate). La tecnica utilizzata è chiamata biopila: un processo biologico di biodegradazione aerobica che in 60 giorni rende i terreni disponibili.

È il primo impianto di questo tipo di Eni, l’utilizzo principale sarà per il trattamento dei terreni derivati dagli interventi di manutenzione e riqualificazione che il gruppo svolge sulle sue cinquemila stazioni di servizio distribuite in Italia (ogni anno 3-400). Il terreno viene bonificato e può essere riutilizzato perché soddisfa gli standard certificati richiesti dai costruttori.

In entrambi gli impianti le lavorazioni si svolgono al chiuso all’interno di capannoni per evitare la dispersione di polveri e l’aria viene raccolta e trattata da filtri speciali prima di ritornare in atmosfera.

Il fotovoltaico è opera di Plenitude (gruppo Eni): diecimila pannelli distribuiti su undici ettari (quelli più inquinati dall’attività industriale del petrolchimico per cui la bonifica avrebbe avuto costi troppo elevati) per una potenza 6 MWp (superiore al fabbisogno necessario per alimentare l’attività dei due impianti). I moduli, in grado di captare la luce su entrambi i lati, sono montati su strutture mobili che seguono il percorso del sole durante la giornata, ottimizzando così la produzione di energia. Le strutture poggiano su appositi supporti collocati direttamente sulla copertura impermeabile realizzata nell’ambito degli interventi di messa in sicurezza permanente dell’area. Nello stesso sito, nell’aprile 2026, è stato inoltre completato un impianto sperimentale di accumulo energetico basato su una nuova generazione di batterie a flusso di vanadio, collegato all’impianto fotovoltaico già esistente.

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