Si potrebbe dire che la campagna informativa delle Farmacie Comunali “Abbi cura delle tue scelte” è un esempio lampante di “meglio poco che niente” e “meglio tardi che mai”. Non c’è da sorprendersi che abbia ricevuto strali da destra, Ancarani di Forza Italia l’ha definita “ipocrita e inaccettabile”, ma anche da sinistra. Gli attivisti de La via Maestra la criticano in quanto «troppa generica» e «tardiva». In effetti nel cartelli affissi nelle Farmacie Comunali si parla di aziende farmaceutiche che potrebbero essere legate a “conflitti in corso” o al “mancato rispetto di diritti umani” senza nessun riferimento preciso.
Tutti i farmaci restano in vendita, i clienti potranno chiedere ai farmacisti lumi sulla provenienza dei prodotti e su eventuali possibili alternative. Una sorta di educazione al consumo consapevole che è di per sé sempre buona cosa. Pensate come sarebbe bello peraltro se ogni volta che compriamo qualsiasi cosa, chi ce lo vende potesse farci una panoramica sulle alternative più rispettose del diritto internazionale. Ma in realtà c’ è un contesto molto preciso in cui nasce la campagna di Ravenna Farmacie ed è precisamente un ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale lo scorso dicembre in cui addirittura si chiedeva di “bloccare la vendita di farmaci, parafarmaci e attrezzature mediche prodotti da aziende israeliane in tutte le farmacie comunali”. A sua volta, l’odg si collegava a una campagna dal titolo “Teva? No, grazie” lanciata da sostenuta da Bds e Sanitari per Gaza, perché, dicono, l’azienda «sostiene direttamente e indirettamente l’esercito israeliano; beneficia economicamente del regime di occupazione nei Territori palestinesi; annovera tra i suoi principali azionisti società accusate di complicità nel genocidio del popolo palestinese e coinvolte in investimenti nelle colonie israeliane illegali in Cisgiordania».
E per questa stessa ragione, la campagna chiede anche che Teva sia esclusa dagli appalti pubblici. In un report pubblicato proprio da Bds e Sanitari per Gaza si legge come Teva abbia ricevuto dalla Regione Emilia Romagna commesse per 115 milioni di euro negli ultimi dieci anni, 25 milioni tra il 2024 e il 2025, a conflitto in corso. Ecco, sarebbe interessante sapere a che punto siamo su quel fronte. Anche perché a maggio dello scorso anno il presidente Michele de Pascale invitava «a interrompere ogni forma di relazione istituzionale» con il governo Netanyahu e «con tutti i soggetti a esso direttamente riconducibili che non siano apertamente e dichiaratamente motivati dalla volontà di porre fine al massacro in corso, fino a che il rispetto del diritto internazionale non venga ripristinato».
Una faccenda che è stata più volte sollevata anche da forze interne alla maggioranza e da varie realtà pacifiste che si battono in difesa della popolazione palestinese e anche, banalmente, delle sentenze contro il governo israeliano espresse dalle massime autorità internazionali. Perché il paradosso è che un cittadino ravennate chieda informazioni al farmacista appositamente formato, eviti di comprare prodotti Teva e poi se li ritrovi invece sul comodino in caso di un ricovero ospedaliero, pagati ovviamente con le sue tasse….


