Sulle colline faentine ci sono oltre cento aziende agricole che rischiano di perdere i raccolti perché sono senz’acqua a causa del blocco dei prelievi dai fiumi e dei danni provocati da frane e alluvioni agli invasi irrigui. È l’allarme lanciato da Coldiretti di Ravenna, associazione di categoria che tutela gli imprenditori dell’agricoltura, e chiede una deroga al blocco attingimenti. La normativa regionale, infatti, prevede lo stop ai prelievi di acqua dai fiumi al fine di mantenere il cosiddetto deflusso minimo vitale (Dmv).
Il direttore provinciale di Coldiretti, Assuero Zampini, descrive nel dettaglio lo scenario nelle campagne: «La frutta in maturazione in questo periodo come albicocche, kiwi, susine, brucia sui rami, i vigneti stanno soffrendo a tal punto da non riuscire a portare a maturazione l’uva e anche gli ulivi mostrano già i preoccupanti segni della grande sete. In pianura gli agricoltori, nonostante l’esplosione dei costi per irrigare, ancora resistono, e questo anche grazie alla rete dei canali, ma in collina, le colture, da Brisighella a Riolo Terme e su fino a Casola, sono in fortissima sofferenza».
Ma oltre al blocco dei prelievi dai fiumi, pesano i danni che alluvioni e frane hanno provocato a diversi bacini irrigui artificiali, ancora oggi fuori uso. «Le difficoltà per gli agricoltori di collina e montagna, che con lungimiranza negli anni avevano investito nella realizzazione di invasi, sono evidenti. In gioco c’è il futuro di un vasto e produttivo territorio e di un settore sul quale ancora oggi molti giovani imprenditori dimostrano di credere».
Coldiretti ha chiesto con urgenza la revisione del sistema che regola gli attingimenti, da rivedere sia alla luce di un clima che si è evidentemente modificato negli anni, sia per via delle cause di forza maggiore che rendono impossibile l’utilizzo dei laghetti irrigui.



