No alla lottizzazione dell’area Biancanigo, a Castel Bolognese: lo stabilisce il Consiglio di Stato con una sentenza del 21 luglio, che arriva al termine di un contenzioso tra amministrazione e un investitore privato, interessato a costruire in una zona considerata a rischio idraulico. Il Comune di Castel Bolognese e Unione della Romagna Faentina hanno deciso di bocciare l’accordo operativo relativo all’area di Biancanigo a seguito dei pareri tecnici negativi espressi dal Comitato Urbanistico di Area Vasta (Cuav), che aveva giudicato il progetto non sostenibile dal punto di vista ambientale, e dalla Provincia di Ravenna, che aveva evidenziato criticità legate al rischio idraulico. I timori delle amministrazioni si concentrano principalmente sul concreto rischio di nuovi eventi alluvionali che potrebbero colpire la zona in prossimità del fiume Senio, come già successo nel 2023.
Al parere negativo degli enti pubblici è seguito un contenzioso al Tar promosso dal privato contro Unione e provincia. La sentenza di primo grado ha preso le parti dell’investitore, accogliendo il ricorso su un unico punto ritenuto decisivo, ovvero l’individuazione di quale ente avesse la competenza per esprimere il parere sul rischio idraulico. Secondo il Tar infatti, il parere sul rischio idraulico non avrebbe dovuto essere espresso dall’Unione della Romagna Faentina, ma dall’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile.
Infine, Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tar, approvando le ragioni di Comune, Unione della Romagna Faentina e Provincia di Ravenna. Secondo i giudici, nel caso di un accordo operativo urbanistico spetta al Comune e all’Unione valutare anche gli aspetti legati al rischio idraulico. Secondo le indicazioni del Consiglio,il parere dell’Agenzia regionale riguarda ambiti differenti, come la gestione dei fiumi, la difesa del suolo e della costa, le attività estrattive e la protezione civile, ma non le procedure urbanistiche. I giudici hanno inoltre riconosciuto la correttezza dell’istruttoria svolta dagli enti, ritenendo fondate le valutazioni sulla necessità di tutelare la sicurezza del territorio alla luce delle alluvioni del maggio 2023.
Nel frattempo, l’area è stata interessata da nuove norme di salvaguardia che avrebbero comunque impedito qualsiasi nuova costruzione, confermando di fatto le valutazioni già espresse dalle amministrazioni sulla necessità di adottare un principio di prudenza. La sentenza del Tar favorevole all’investitore, quindi, non avrebbe dato il via libera alla realizzazione degli edifici, ma avrebbe potuto aprire la strada a una richiesta di risarcimento danni per il mancato via libera al progetto, ipotesi ora sfumata.
«Questa sentenza chiude definitivamente una vicenda complessa e conferma la correttezza delle nostre scelte. Dopo l’alluvione del maggio 2023 non è più possibile prendere decisioni come se nulla fosse accaduto – dichiara il sindaco Luca Della Godenza -, Quando assumemmo quella decisione non mancarono critiche e duri attacchi politici, che si intensificarono dopo la sentenza del Tar. Non ci siamo lasciati condizionare dalle polemiche, perché eravamo convinti di aver agito nell’interesse della comunità e sulla base di solide valutazioni tecniche. Oggi il Consiglio di Stato conferma la correttezza della nostra scelta».



