A Ravenna il caro carburanti si riflette su una quotidianità nella quale l’auto resta, per molte persone, difficilmente sostituibile. La città non appartiene a una realtà metropolitana e il territorio comunale – ampio e articolato tra centro, frazioni e litorale – richiede spostamenti per molte esigenze.
I prezzi alle pompe aiutano a fotografare la situazione. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese, aggiornate al 24 agosto e basate sulle comunicazioni obbligatorie dei gestori, il distributore self più economico di Ravenna vende la benzina a 1,889 euro al litro e il gasolio a 1,974 euro. Guardando gli altri capoluoghi della Romagna, i prezzi migliori si trovano a Rimini: per la benzina 1,929 mentre per il gasolio 2,078. Basta spingersi in provincia di Bologna e si trovano cifre più competitive: a Imola il distributore self più conveniente propone la benzina a 1,786 euro e il gasolio a 1,785. Un anno fa la media italiana era 1,702 per la benzina e 1,631 per il gasolio.
Per chi gestisce un distributore, però, il prezzo esposto sulla colonnina non coincide con il guadagno. Christian Capelli, titolare dell’impianto Avia in via Romea a Ravenna, descrive una situazione nella quale i margini si sono progressivamente assottigliati. «Su un litro noi guadagniamo circa tre centesimi», spiega. Su un rifornimento da cinquanta litri, il margine lordo sarebbe quindi di circa un euro e mezzo, senza calcolare costi e commissioni. «Con la carta di credito le commissioni bancarie ci prendono l’1 percento della transazione. Il lavoro del gestore è diventato sempre più difficile: significa lavorare anche dodici ore al giorno e portarsi a casa il minimo».
Capelli contesta anche l’idea che sia il singolo benzinaio a determinare liberamente il prezzo finale. «Se mi abbasso anche solo di un centesimo rispetto al prezzo che mi propone il fornitore per risultare più competitivo, semplicemente non guadagnerei nulla. Non dipende da noi».
Sul fronte dei consumi, intanto, qualche cambiamento si vede. Rita Barzanti, dipendente di un distributore Q8 in via Romea Nord, racconta di clienti che sembrano prestare maggiore attenzione all’importo del rifornimento.
«Ora la gente preferisce fare 20 o 30 euro anziché il pieno». Secondo Barzanti, tuttavia, esiste un limite alla capacità delle famiglie di ridurre i consumi: «La gente al lavoro ci deve andare, quindi la benzina continuerà ad essere venduta».
A leggere la situazione in una prospettiva più ampia è Sara Reali, coordinatrice del Sil-Confesercenti Ravenna-Cesena, l’organizzazione che rappresenta anche la categoria dei gestori dei distributori di carburanti attraverso la Faib. Per Reali il nodo centrale è che i margini dei titolari sono ormai «sempre più ridotti» e che un’azione strutturale non può essere affidata esclusivamente a interventi temporanei sulle accise.
«Finché non ci sono decisioni concrete a livello nazionale e soprattutto europeo, che sarebbero molto più incisive, si può fare poco», osserva. Reali sottolinea inoltre la trasformazione della rete distributiva: i piccoli impianti familiari sono sempre più rari a causa delle difficoltà di gestione, mentre aumentano le strutture più grandi collocate nelle cinture esterne e nelle aree caratterizzate da maggiore passaggio di mezzi. Il paradosso, sottolinea Reali, è che il caro carburanti può ridurre contemporaneamente il potere d’acquisto delle famiglie e i ricavi dei distributori. «Se le persone fanno meno rifornimenti e usano meno l’auto, i litri venduti diminuiscono, ma i costi di mantenimento dell’impianto restano invariati». Un equilibrio difficile da sostenere nel medio periodo.



