venerdì
28 Agosto 2026
Il caso

M5s: «Il Governo spieghi il ruolo del porto di Ravenna nella guerra in cui sarebbe coinvolta l’Italia»

Due parlamentari grillini chiedono chiarimenti dopo le parole usate dall'Avvocatura dello Stato per negare le informazioni su armi in transito

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L’Italia è coinvolta in una guerra mondiale “a pezzi” e “ibrida” che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia e il porto di Ravenna avrebbe una “rilevanza militare” e una funzione strategica nel “dispositivo difensivo marittimo complessivo della nazione”. È una sintesi di un passaggio della memoria presentata dall’Avvocatura dello Stato per difendere l’ufficio Dogane di Ravenna nell’udienza al Consiglio di Stato che ieri, 27 agosto, si è riunito per decidere sul ricorso delle Dogane contro una sentenza del tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna che impone la pubblicazione delle informazioni sulle quantità e le destinazione di materiali bellici in transito tramite lo scalo ravennate.

I parlamentari M5s, Stefania Ascari e Marco Croatti, definiscono gravissime le parole espresse dall’Avvocatura: «Da quando l’Italia è in guerra? Chi lo ha deciso? Quando è stato informato il Parlamento? E da quando un porto civile e commerciale può essere considerato strategico dal punto di vista militare e proprio per questo sottratto alla trasparenza e al controllo democratico?».

I grillini ricordano le decine di migliaia di civili uccisi a Gaza anche grazie a una rete internazionale di complicità, forniture, trasporti e infrastrutture logistiche: «Su ciò che è transitato dai porti italiani abbiamo il diritto di conoscere la verità. Non è accettabile invocare la “sicurezza nazionale” per nascondere informazioni di enorme interesse pubblico. Se il porto di Ravenna ha davvero una rilevanza militare strategica, il Governo venga immediatamente in Parlamento a spiegare quale ruolo svolge, nell’ambito di quali accordi, quali armamenti vi transitano, verso quali destinazioni e con quali autorizzazioni».

Come ormai noto dalle cronache di stampa, si è arrivati al Consiglio di Stato dopo che la giornalista Linda Maggiori di Faenza e l’avvocato Andrea Maestri di Ravenna hanno fatto un accesso civico per ottenere le informazioni richieste dalle Dogane. Di fronte all’iniziale opposizione, Maggiori ha fatto ricorso al Tar che ha disposto la pubblicazione delle informazioni. Le dogane hanno fatto nuova opposizione.

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