Sul Titano le cose sono cambiate: anche San Marino ha buoni vini

La mescola del terreno si presta per Sangiovese, Biancale, Ribolla, Moscato e Chardonnay. Prime testimonianze di viticoltura nel XIII secolo

Vini San MarinoNel territorio romagnolo esiste un vigneto poco considerato che meriterebbe, invece, maggiore attenzione. Ebbene sì, laddove svetta il Monte Titano ci sono uve e vini dimenticati, tanto è vero che nessuno parla quasi mai dei vini della Repubblica di San Marino.

Gli assaggi fatti fino a qualche anno fa, davano spesso l’impressione di essere vini mal gestiti in cantina, anche se molti degustatori pensavano e, alcuni pensano ancora oggi, che il territorio fosse poco vocato. Un errore, non tanto di valutazione dei vini stessi, all’epoca raramente attraenti, ma di analisi territoriale.

L’area sammarinese in realtà è molto vocata per la coltivazione della vigna da sempre presente nella sua storia. In alcuni documenti storici le prime testimonianze legate alla viticoltura risalgono, infatti, al XIII secolo. Le vigne erano protette da eventuali danneggiamenti con una legislazione dedicata che prevedeva pene pecuniarie molto severe. Nei secoli successivi furono aggiunti nuovi ordinamenti che punivano addirittura chi, nel vendere, aggiungeva l’acqua al vino e poco più tardi nacque pure il “Catasto Rustico della Repubblica” che oggi definiremmo uno studio di zonazione vera e propria con l’indicazione delle migliori zone da destinare alla viticoltura e quali vitigni mettere a dimora in base al microclima e al terreno specifico.

La formazione del suolo di San Marino si compone di terreni calcarei, argillosi e arenacei. Una mescola fantastica per la produzione di Sangiovese, Biancale, Ribolla, Moscato e Chardonnay. Oggi, inoltre, si sta introducendo anche Merlot e Cabernet. Una superficie vitata di 150 ettari circa a un’altitudine tra i 50 e i 450 metri con un clima mite e regolare grazie anche alla vicinanza del mare. Non male per un territorio poco valutato.

Di recente ho avuto modo di assaggiare diversi vini della Repubblica più antica del mondo e sono rimasto piacevolmente colpito. Finalmente c’è qualcuno che tra i vigneti del Monte Titano sta cambiando le cose. Non grandi vini, intendiamoci, ma puliti, ben fatti, territoriali e dalla beva piacevole. Tra i più coltivati il Sangiovese ma anche Biancale, Sauvignon, Ribolla, Pinot Nero, Merlot, Cabernet e Moscato.

Le produzioni si dividono tra vini fermi, riserve, frizzanti, spumanti e un consorzio di viticoltori ben organizzati in quella definita la “Cantina di San Marino”. Se il Sangiovese è l’uva rossa che fa da padrone, il Biancale è, invece, la varietà a bacca bianca più coltivata. È molto produttiva e trova il suo habitat ideale nelle zone di Falciano, Serravalle e Faetano. Pare sia un biotipo del Bianchello, diffuso nel riminese e nelle marche, a sua volta derivante dal Greco campano.

Se sentite parlare di “Arbola”, invece, altro non è che la “Ribolla di San Marino” da sempre coltivata e che nulla ha a che fare con la famosa Ribolla gialla friulana. L’Arbola è una varietà a bacca bianca che corrisponde alla Rebola del riminese, al Pignoletto del Bolognese e al Grechetto dell’Umbria.

Capisco i dubbi che alcuni di voi potrebbero avere leggendo queste righe e credo sia dovuto all’immagine di un paese arroccato su un monte dei cui vini sempre poco si è parlato ma oggi qualcosa è cambiato e se vi trovate nel Riminese o direttamente nel piccolo Stato provate qualche vino del Monte Titano e ricordate che San Marino nonostante sia uno Stato a sé rimane inserito nel territorio romagnolo e che la terra è come il sangue: non mente mai.

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