martedì
30 Giugno 2026

26enne morto nella discarica, quattro indagati per omicidio colposo

Si tratta dell’unico collega presente e dei legali rappresentanti di Hera, Maie e della società per cui lavorava la vittima

Christian Vernocchi
Christian Vernocchi, la vittima dell’infortunio sul lavoro del 14 gennaio a Cervia

Ci sono quattro indagati per omicidio colposo per l’infortunio sul lavoro che è costato la vita, il 14 gennaio scorso, al 26enne Christian Vernocchi. Si tratta del collega che era con lui nel momento dell’incidente – unico testimone oculare – nella stazione di trasferimento dei rifiuti urbani di Cervia; dei legali rappresentanti di Hera, della società per cui lavorava (Ravenna Chimica) e della Maie, il marchio della pala meccanica su cui i due operai stavano effettuando la manutenzione.

A riportare gli sviluppi dell’inchiesta – condotta dal pm Cristina D’Aniello – sono i quotidiani in edicola oggi, 5 febbraio.

Lo scopo è quello in primis di chiarire la dinamica dell’incidente, avvenuto appunto durante un’attività di manutenzione, quando la stazione era chiusa e non erano in corso conferimenti di rifiuti.

La “Ravenna chimica srl” è infatti la società (del gruppo Ciclat) che ha in appalto dalla multiutility la manutenzione dei mezzi all’interno della piattaforma ecologica attrezzata.

Masterchef, eliminato il presidente della pro loco di Lugo: il ko su una milza

Il 46enne Cristiano Cavolini di Solarolo è il decimo classificato della decima edizione. L’uscita tra i complimenti degli chef giudici. Locatelli: «Sei pronto per aprire il tuo ristorante»

Cavolini005È finita l’avventura a Masterchef per Cristiano Cavolini, il saldatore di Solarolo e presidente della pro loco di Lugo. Fatale è stata una milza: il ravennate, per sua stessa ammissione, non aveva mai visto quel taglio di carne e il suo piatto non ha convinto i giudici. L’eliminazione è arrivata al pressure test dove il 46enne era in sfida con i compagni della brigata uscita sconfitta dalla prova in esterna sul lago d’Iseo.

Cavolini è quindi il decimo classificato della decima edizione del talent show culinario in onda su Sky Uno ogni giovedì (nel 2016 la vittoria del programma andò a un’altra ravennate). L’operaio romagnolo ha lasciato la cucina del programma tv incassando però i complimenti dei giudici. «Sei pronto per aprire un ristorante», ha detto Giorgio Locatelli. E Bruno Barbieri si è già prenotato per l’inaugurazione: «Hai un talento innato, il tuo gusto. Se studi, il tuo talento aprirà le porte di tutti i tuoi sogni».

«Ho superato tantissimi limiti – ha riconosciuto Cavolini tra le lacrime -. Chiudo la mia trattoria dentro a Masterchef per arrivare ad aprirne una fuori da Masterchef. Non avrei mai pensato di avere l’onore di portare dei piatti davanti a voi giudici. Ho goduto tanto quando avete assaggiato i miei piatti e mi avete detto che erano buoni». E Antonino Cannavacciuolo lo ha prontamente corretto: «Io ho mangiato i tuoi piatti, non li ho assaggiati».

Quattro minorenni nascosti in un camion dalla Serbia a Ravenna: autista arrestato

In manette un 54enne che ha chiamato la polizia dal porto San Vitale. Il rimorchio aveva il sigillo doganale integro: la squadra mobile ritiene che siano saliti a bordo prima

Squadra MobileDalla Serbia a Ravenna sul semirimorchio di un camion, nascosti tra il carico. È il viaggio vissuto da quattro afgani minorenni. L’autista del mezzo pesante, un 54enne serbo, è stato arrestato per favoreggiamento di immigrazione clandestina. È stato uno spedizioniere al porto a chiedere l’intervento della polizia.

La polizia di frontiera marittima, accertata la presenza di persone a bordo del semirimorchio, ha rotto il sigillo alle portiere e fatto scendere i giovani. Gli accertamenti fatti dalla squadra mobile e dalla polizia scientifica hanno stabilito che il sigillo era stato apposto da un funzionario doganale serbo con la funzione di garantire che il carico non fosse stato alterato, modificato, sottratto o distrutto durante il trasporto. Una volta applicato, era impossibile che passeggeri clandestini si introducessero all’interno del mezzo senza danni che invece non erano visibili. Anche in base alle testimonianze dei quattro clandestini, il conducente dell’autoarticolato è stato arrestato.

Addosso 50 grammi di marijuana, in casa mini serra con due piante: due arresti

Due uomini di 54 e 32 anni. Obbligo di firma in attesa dell’udienza

Due uomini di 54 e 32 anni, di origini albanesi, sono stati arrestati dai carabinieri a Lido Adriano nella serata di mercoledì 3 febbraio per droga. Al termine di un’operazione di contrasto allo spaccio, i militari hanno controllato i due individui che sono stati trovati in possesso di mezzo etto di marijuana. La successiva perquisizione domiciliare permetteva di rinvenire una piccola serra con due piante con evidenti infiorescenze, già pronte per la raccolta ed il materiale per confezionare le dosi. I due sono stati dichiarati in arresto per coltivazione illecita e detenzione di stupefacenti. A seguito del rito direttissimo il giudice ha convalidato la misura imponendo l’obbligo di presentazione negli uffici di polizia fino alla prossima udienza.

In un vortice di intrighi politici e avventure, la sfida fra cinici e idealisti

Alberto Cassani, già assessore alla cultura a Ravenna, parla del suo nuovo romanzo “Una giostra di duci e paladini”, con qualche battuta sulla politica e la sua città

Alberto Cassani Nuovo LibroIn questi giorni è sugli scaffali delle librerie e online il nuovo romanzo di Alberto Cassani (356 pagine, 18 euro) intitolato Una giostra di duci e paladini, dopo la prova narrativa d’esordio, L’uomo di Mosca, pubblicato nel 2018 sempre dall’editore Baldini+Castoldi.
Cassani, 55 anni, già assessore alla cultura e anche per un periodo al bilancio, a Ravenna, dal 1997 al 2011, poi coordinatore della candidatura della città a Capitale Europea della Cultura 2019, da alcuni anni, oltre al lavoro come capo segreteria dell’assessorato al turismo, commercio, trasporti e infrastrutture della Regione Emilia-Romagna si dedica alla passione della scrittura. Di questa ultima creazione letteraria parliamo con l’autore, con alcune divagazioni anche sul passato e presente della sua vita politica e culturale.

Diversamente dalla tua prima opera, L’uomo di Mosca, che evocava il periodo della guerra fredda e una spy story, questo nuovo romanzo ha un titolo che contiene una componente giocosa, sembra preludere a un’avventura tragicomica, dove spunta l’ironia,
«Il titolo in effetti è stato molto meditato. Il romanzo ha vari ingredienti, si alternano atmosfere diverse, si mescolano momenti drammatici ad altri vicini alla comicità. Serviva un titolo capace di rappresentare questa complessità. La costruzione narrativa non ha un’unica dimensione, è movimentata, intreccia diverse azioni. L’immagine della giostra poteva dare l’idea di questo movimento che ha più significati. C’è il senso ludico, quello della giostra dei bambini, quella del luna-park, ma c’è anche quello della giostra medievale, quindi della sfida, del duello, del conflitto; dunque, l’aspetto giocoso ma anche quello spericolato, rischioso, potenzialmente fatale. Poi ci sono i “duci e i paladini” che rappresentano questa sfida fra “buoni” e “cattivi”, tra cinici e idealisti. Qui mi sono ispirato alla traduzione di un passo del Faust di Goethe che, riflettendo sullo spirito dei tempi, chiama in gioco, per l’appunto, le “tragedie di duci e paladini” e la finzione teatrale, che potrebbe essere anche letteraria».

La trama parte da un intrigo di duci appunto, e da un disgraziato equivoco, che ricongiunge e porta in scena un manipolo di paladini. Non sono proprio degli eroi, ma questo non gli impedisce di entrare in scena in un campo imprevisto, ben più grande e pericoloso della loro routine un po’ provinciale.
«Sì, di fronte a un amico braccato da forze potenti e costretto suo malgrado a scappare, alcuni vecchi compagni si mettono in moto per aiutarlo e cercare di salvarlo. Di fronte a questo drammatico imprevisto subentra il tema delle “grandi” virtù – del coraggio, dell’onesta, della solidarietà –, la necessità di scegliere da che parte stare, che ricompatta un antico sodalizio nel verso di un’autentica amicizia. Poi fra i paladini c’è anche chi trova l’occasione, in questa avventura, di ridare senso a una vita un po’ spenta e depressa. E anche chi riflette sul rimpianto o le conseguenze di non avere fatto nella stessa vita certe scelte o di essersi adattato a “piccole” virtù, per convenienza o indolenza».

Come nel precedente lavoro anche in questo emerge prepotente, lacerante e contraddittorio il ruolo della politica.
«Certo, anche perché nella mia biografia personale, la politica, avendola vissuta e praticata, ha avuto un ruolo importante. E quando sono arrivato alla creazione letteraria non ho potuto fare a meno di attingere a questa esperienza. Detto questo resto convinto che la politica è il terminale, l’interruttore di vari processi umani. È una dimensione che può avere una rilevanza esistenziale, anche simbolica, capace di influire sensibilmente sulle vite delle persone, stimolando, in determinate situazioni, pulsioni e passioni, vizi e virtù. Non è solo gestione e manipolazione del potere, ma, nel bene o nel male, magari anche solo come reazione a se stessa, stimola una ridda di sentimenti umani. D’altra parte, e vale anche per il mio primo romanzo, mi interessava raccontare come il piccolo e il grande mondo, le vicende politiche di provincia e quelle, per dire, delle “alte sfere”, all’interno di un orizzonte globale, si possono intrecciare. Nel romanzo, l’intrigo che racconto e i personaggi che vi ruotano attorno fanno un vorticoso giro del mondo, da una cittadina di provincia a Milano, poi da Parigi a Bangkok, fino a Roma, per poi sciogliersi e risolversi nel punto di partenza. Tanto per rievocare la dinamica della giostra che è della politica ma anche della vita stessa».

Nei tuoi romanzi spicca la figura di un grande vecchio, un anziano ai limiti del vissuto. Cos’è, un riferimento al valore della memoria, alla saggezza?
«Mi interessava il punto di vista di una persona che si trova a vivere la parte finale della propria esistenza. E questo perché se ha vissuto bene la propria vita, cioè in modo pieno e consapevole, è in grado di averne una visione prospettica. Ha i suoi acciacchi e le sue paure, ma è più distaccato e libero dalle beghe del qui e ora. Se si volta indietro, e ha conservato una sufficiente lucidità, può collocare le cose della vita nel loro posto, valutare meglio le azioni degli uomini e i casi della Storia. Da questa prospettiva è possibile fare confronti tra esperienze e generazioni. Vediamo uomini e donne che hanno attraversato il ferro e il fuoco del Novecento e hanno vissuto passioni politiche brucianti. Così lontane dal nostro sentire da rischiare l’oblio. Perché là dove noi non riusciamo ad andare oltre il disincanto, loro hanno fondato una morale, una visione del mondo e un’idea del futuro per le quali mettersi in gioco».

Svelaci qualcosa del “fare” e della poetica con cui costruisci un romanzo: metti prima a fuoco la storia o il carattere dei personaggi?
«Sono partito dalla volontà di raccontare la storia di un gruppo di amici che si ritrovano dopo essersi allontanati. E mi stuzzicava l’idea di fargli vivere un’avventura che, nell’adrenalinico vortice degli eventi, li portasse a recuperare un’energia e uno slancio che avevano abbandonato».

Cassani Giostra Duci PaladiniAnche in questo romanzo non mancano i riferimenti, per quanto non espliciti, alla tua città, al tuo impegno nella politica e nel mondo culturale.
«È naturale che si attinga al bagaglio delle proprie esperienze, che l’invenzione romanzesca s’incarica di trasfigurare. È la forza di questa trasfigurazione, così lontana e così vicina alla realtà, che attiva quella funzione catartica che può intrecciare il destino di lettore e scrittore. È un meccanismo vecchio come il mondo. La creazione letteraria ti offre l’immenso potere di costruire mondi e persino l’illusione di poter pareggiare i conti con la vita. E così, ad esempio, quando nel romanzo un personaggio racconta la vicenda di una candidatura a “Città del Teatro”, a qualche lettore può venire in mente qualche altra candidatura. Così come quando si parla delle celebrazioni per il più grande Poeta di tutti i tempi…».

Questa tua passione per la scrittura avrà un seguito, hai altri progetti nel cassetto?
«Ho qualche idea, non progetti nel cassetto. Ma, certo, quella per la scrittura non è una passione effimera. Anzi è una passione che si alimenta continuamente. Così come la spinta a migliorarsi, ad adeguare la propria capacità espressiva, il proprio stile. Poi naturalmente, perché tutto questo abbia sbocchi e venga valorizzato, bisogna avere la fortuna di incontrare una casa editrice affidabile, che creda in te e ti aiuti a crescere».

Continuiamo a parlare un po’ di te non solo come autore di romanzi ma anche della tua personalità strettamente legata all’attività politica e culturale.
«Sono sempre stato legato a queste due passioni, che in qualche modo si sono incrociate nel corso della mia vita, anche se, a fasi alterne, una ha sempre avuto la prevalenza. La mia attività a Ravenna è iniziata con il circolo Gramsci, organizzando iniziative culturali, poi mi sono trovato spendermi direttamente in politica con l’incarico di assessore comunale, con una parte finale di quella vicenda amministrativa, durata quasi vent’anni, dedicata alla sfida della Capitale Europea della Cultura. Dopo anni di impegno politico in prima linea, in una fase lunga in cui questa passione è stata dominante, totalizzante, le circostanze della politica e della vita mi hanno portato a fare altre scelte, personali e professionali. E si sono presentate le condizioni per riprendere in mano l’altra mia grande passione che è quella letteraria, e provare a esprimerla scrivendo dei romanzi».

A proposito di passione e impegno politico il tuo romanzo riporta un’unica dedica, al compianto ex sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci…
«Fabrizio mi ha insegnato la politica e con lui ho condiviso tante esperienze. E’ stato un amico leale e, a quasi un anno dalla sua scomparsa, ho voluto ricordarlo dedicandogli il libro.

Comunque oggi lavori come capo segreteria in un assessorato della Regione, distaccato a Bologna. Come vedi da questa prospettiva, magari meno provinciale, la “tua” Ravenna, per la quale ti sei speso tanto per gran parte della tua carriera professionale?
«Certo che Ravenna ora la vedo più da lontano. So quanto è difficile impegnarsi come amministratore e quindi sono solidale con chi continua a svolgere un lavoro politico e con chi è impegnato nel cercare di governare al meglio la città. In ogni caso, Ravenna dal punto di vista culturale e turistico ha conquistato, non da ora, un rango significativo. In ambito regionale, e non solo, sicuramente è una città stimata, rispettata, tenuta in notevole considerazione».

Nella tua carriera amministrativa hai partecipato in prima fila a migliaia di conferenze, inaugurazioni, prime teatrali… Da qualche anno sei scomparso dai radar della vita pubblica ravennate, non è che ti manca un po’ quella mondanità?
«Quel ruolo che ho svolto per lungo tempo si è esaurito, e bisogna saper cambiare, esplorare altre dimensioni. Ma io in quel ruolo ho dato tutto me stesso e apparire pubblicamente faceva parte del compito. Poi si scopre che partecipare ad eventi tutti i giorni o essere continuamente sui giornali, nel bene e nel male, è anche logorante. Per certi versi solletica la propria autostima, ma d’altra parte ci si espone senza alcuna protezione e si diventa vulnerabili. È evidente che anche promuovendo un romanzo si torna al centro dell’attenzione, visibili per un certo periodo, ma è il valore del libro che conta, non l’ego dell’autore».

Dante Albe
La Commedia di Dante “partecipata” del Teatro delle Albe, fra i principali eventi delle celebrazioni dantesche 2021, ideato a suo tempo per “Ravenna capitale europea della cultura 2019”

Nel caos che stiamo vivendo con la catastrofe della pandemia, il mondo della cultura, delle arti e dello spettacolo, che tu conosci bene, che rischio corre?
«Una volta sconfitta la pandemia tutto ritornerà come prima. Semmai con uno slancio anche superiore… Da questo punto di vista sono abbastanza fiducioso. Certo ora bisogna tenere duro e ridurre quanto più è possibile i danni psicologici, sociali ed economici. Purtroppo, a pandemia conclusa, temo che torneranno anche tutte le problematiche e le arretratezze di prima. D’altra parte il nostro mondo, compreso quello culturale, anche senza virus non era certo idilliaco».

Concludiamo con due temi locali e di attualità, pensando al 2021. Cosa ne pensi della ricandidatura a sindaco di Michele De Pascale, che ha avviato il suo mandato quando tu sei uscito dalla scena politica locale?
«Penso che De Pascale abbia lavorato bene e quindi sia giusto e naturale che si ricandidi. E sono convinto abbia ottime possibilità di vincere le prossime elezioni. Riuscire a dare continuità ad un impegno amministrativo è condizione importante e necessaria per ottenere più risultati per il bene della città».

E sul piano culturale e di immagine a livello internazionale, come valuti il programma ravennate delle celebrazioni dantesche, visto che poi sono evidenti alcune idee nate in occasione del progetto di Ravenna 2019 di cui eri coordinatore?
«Al di là delle difficoltà derivate dall’emergenza Covid, che purtroppo hanno indebolito le prospettive dell’anniversario del 2021, indubbiamente alcuni progetti pregevoli del programma sono, in qualche modo, figli di un lavoro di lunga data. Se posso permettermi un’osservazione, continuo a ritenere che – in genere parlando di cultura a Ravenna e anche per quanto riguarda le iniziative dantesche – si dovrebbe considerare prioritaria la necessità di introdurre sempre maggiori elementi di innovazione, di dialogo con la contemporaneità e di internazionalizzazione delle proposte culturali. Credo sia l’unica strategia per emanciparci in maniera definitiva da un retaggio di provincialismo che alligna ancora qua e là nell’orizzonte “antropologico” ravennate».

 

 

La coalizione di De Pascale apre le porte a nuove forze politiche e civiche

Il sindaco in carica si presenta per il secondo mandato e iniziano le manovre per allargare il perimetro: «In questi anni sono nate e sono cresciute esperienze interessanti»

La coalizione di centrosinistra che vinse le elezioni amministrative del 2016 a Ravenna apre le porte a nuove forze per sostenere Michele de Pascale in cerca del secondo mandato da sindaco: pronti a confrontarsi «con curiosità e generosità con tutte le forze, civiche e politiche, che vorranno aprire un dialogo costruttivo». È la sintesi di un comunicato congiunto firmato da tutte le liste presenti sulla scheda elettorale di cinque anni fa (anche se non entrate in consiglio comunale) e da quelle nate nel frattempo.

«Nel corso di questi anni – è il passaggio centrale della nota per la stampa – fuori dal perimetro della coalizione sono nate e sono cresciute esperienze interessanti con alcune delle quali è aperto un dialogo positivo e con cui si condivide uno sguardo e un approccio ai problemi della città certamente affine. Gli stimoli e i contributi che possono giungere anche da chi oggi non appoggia questa amministrazione rappresentano un patrimonio potenziale per Ravenna che sarebbe sbagliato non esplorare. C’è pertanto la volontà di avviare un confronto serio e aperto, non condizionato da schemi e assetti politici nazionali, ma tutto rivolto concretamente a proposte e programmi per il bene di questo territorio».

Il testo è uscito da una riunione di ieri sera, 3 febbraio, alla presenza del sindaco: tutte le forze della coalizione di centrosinistra coinvolte nell’attuale maggioranza (Pd, Pri, Articolo Uno, Italia Viva, Sinistra per Ravenna, Psi, Italia dei Valori, Ama Ravenna, Insieme per Cambiare) hanno confermato l’adesione.

Covid: 70 nuovi casi e un decesso. Individuata la variante inglese in regione

La curva provinciale si mantiene a livelli bassi, in totale le diagnosi in un anno sono 16.800

CAMPAGNA VACCINALE PALA DE ANDRE' RAVENNALa diffusione del Covid in provincia di Ravenna mostra segni concreti di rallentamento. Nelle ventiquattro ore precedenti al mezzogiorno di oggi, 4 febbraio, sono stati individuati 70 nuovi casi, la Regione ha comunicato un solo decesso e i pazienti in terapia intensiva sono sette. Numeri così bassi non si vedevano da tempo.

Dei 70 casi (32 asintomatici) solo quattro hanno avuto bisogno di ricovero. Sono stati così individuati: 38 da contact tracing; 27 per sintomi; 5 per test volontari. I tamponi eseguiti sono stati 1681. Sono state inoltre comunicate circa 141 guarigioni. I casi complessivamente diagnosticati da inizio contagio nel ravennate sono 16.800 di cui circa l’80 percento sono guariti e quasi ottocento sono deceduti.

Numeri contenuti anche a livello regionale. Dall’inizio dell’epidemia in Emilia-Romagna si sono registrati 222.804 casi di positività, 1.192 in più rispetto a ieri, su un totale di 25.882 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi, rispetto al numero di tamponi fatti da ieri, è del 4,6 percento. Si registrano 58 nuovi decessi: in totale, dall’inizio dell’epidemia sono stati 9.714. Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.726 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 169.281. I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 43.809 (-592 rispetto a ieri): il 94,9% con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o prive di sintomi. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 188 (-6 rispetto a ieri), 2.046 quelli negli altri reparti Covid (-76).

La Regione fa sapere che è stata identificata, su dieci pazienti provenienti dal Regno Unito, la cosiddetta variante inglese del virus Sars-Cov-2. Sei sono stati individuati all’arrivo in aeroporto a Bologna, gli altri quattro sono stati segnalati dai servizi di sanità pubblica a seguito di verifiche. Dal 28 dicembre i tamponi di 23 pazienti, rientrati dal Regno Unito o da altri Paesi esteri a rischio, sono stati sottoposti al sequenziamento whole genome (intero genoma) del virus. Un’operazione particolarmente complessa, che richiede quattro giorni e mezzo di analisi, dalle quali sono emersi i 10 portatori della variante. Le condizioni dei pazienti sono buone, tutti sono stati posti in isolamento e sono stati tracciati i loro contatti. Dopo la circolare ministeriale del 30 gennaio, la Regione ha deciso di ampliare le categorie di pazienti sui quali effettuare le sequenziazioni per cercare la presenza di varianti: saranno coinvolti anche coloro che fanno rientro da Portogallo, Brasile e Sudafrica, oltre a pazienti che presenteranno particolari criteri clinici.

Continua intanto la campagna vaccinale. Alle 15 di oggi sono state somministrate complessivamente in Emilia-Romagna 233.523 dosi, di cui 5.853 oggi; sul totale, 98.201 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale e sono perciò immunizzate.

Il film ravennate sul mah-jong selezionato nella lista per i David di Donatello

“Il Drago di Romagna” del regista Gerardo Lamattina è in lizza tra i 150 titoli nella sezione lungometraggi degli Oscar del cinema italiano

Guru1Un docufilm sul mah-jong girato a Ravenna è tra i circa 150 film in lizza per il premio David di Donatello nella sezione lungometraggi. Il Drago di Romagna racconta un singolare esempio di ibridazione culturale tra Cina e Italia attraverso l’antico gioco con le tessere di draghi, venti e fiori: l’opera del regista Gerardo Lamattina (a questo link la nostra intervista durante le riprese) è stata selezionata per i cosiddetti Oscar del cinema italiano.

Mah Jong
Mah Jong in riva al mare nel documentario “Il drago di Romagna”

Il film (in fondo alla pagina il trailer) ripercorre attraverso la storia di Luisa, una classica “azdora” (signora) romagnola appassionata di Mah Jong e di cucina, la singolare diffusione di questo tipico gioco cinese in Italia e in particolare a Ravenna – l’ex capitale Bizantina dove il Mah Jong è presente fin dall’inizio del 1900,  alternando parti di finzione a quelle di documentario. La stessa protagonista della parte di finzione la Luisa non è infatti un’attrice nel senso tradizionale del termine. È la sua prima volta sotto i riflettori ma molto autentica nella sua parte poiché aiutata dalla sua esperienza personale da appassionata reale di Mah Jong così come tutti coloro che sono interpreti nel film ad eccezione di Fabiola Ricci (attrice e performer di lunga data nonché docente all’accademia di musical di Castrocaro) e Michele Gaudenzi che interpreta la parte del marito morto della Luisa.

46485766 2166347120244677 1330555034072514560 OProdotto da PopCult (Italia) e Micromedia Communication Italy (Cina), con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Ravenna, la pellicola è uscito lo scorso gennaio 2020 in occasione del Capodanno Cinese. La pandemia ha fermato le attività delle sale di proiezione. Spunto di riflessione e osservazione sui diversi aspetti dell’integrazione e dell’ibridazione culturale attraverso l’espediente ludico, Il Drago di Romagna è il primo film italiano uscito in sala sottotitolato in cinese.

Il film è disponibile on demand sul canale Vimeo di POPCult, in attesa dell’uscita in Dvd attesa per questa primavera.

IL DRAGO DI ROMAGNA – 靴子里的麻将 from POPCult on Vimeo.

Con 8 attrezzi da ginnastica il giardino pubblico diventa una palestra all’aperto

Nel quartiere Farini l’area verde dietro alla basilica di Sant’Apollinare Nuovo sarà aperta fino alle 18 per le scuole e i cittadini

PRESENTAZIONE PALESTRA ALL'APERTO GIARDINO AMADESI A RAVENNAL’emergenza sanitaria complica l’utilizzo delle palestre chiuse le lezioni di educazione fisica a scuola e allora il Comune di Ravenna ha proposto di attrezzare un giardino pubblico per farlo diventare una palestra a cielo aperto per studenti e cittadini. Al giardino Amadesi di via Giovanni Bosco, alle spalle della basilica di Sant’Apollinare Nuovo, sono stati installati otto attrezzi da ginnastica per l’attività motoria fino alle 18.

Attraverso Cittattiva, il servizio del Comune per la cura del quartiere Farini, sono state coinvolte le scuole e alcuni residenti nel lavoro di individuazione della nuova funzione pubblica per il parco. In particolare le scuole superiori presenti nella zona di via Carducci, Liceo classico e Ragioneria, hanno accolto favorevolmente la proposta e cominceranno a breve ad utilizzare l’area con i loro studenti.

L’amministrazione comunale, oltre a mettere a disposizione l’area verde, ha provveduto, in collaborazione con Azimut, azienda manutentrice del verde comunale, ad installare otto attrezzi idonei allo svolgimento di esercizi fisici all’aperto.

Poste, in provincia 71 percento dei 550 occupati è donna, dato più alto in regione

In 48 dei 66 uffici postali la maggioranza di lavoratori è femminile

Poste Italiane Consegna PaccoLa provincia di Ravenna è quella che in regione ha la percentuale più alta di donne tra i dipendenti delle Poste, il 71 percento dei 550 lavoratori che fanno capo a 66 uffici e cinque centri di distribuzione. «La grande attenzione che da sempre l’azienda rivolge a tematiche come l’inclusione e la parità di genere – si legge in un comunicato delle Poste – ha portato, nella provincia di Ravenna, ad avere 48 uffici in “rosa”, cioè a maggioranza femminile, di cui ben 38 interamente gestiti da donne, soprattutto nelle funzioni direttive: 48 gli uffici postali e 3 i centri di recapito diretti da donne».

Anche per quest’anno a Poste Italiane è stata assegnata la certificazione “Top Employer”, che seleziona in tutto il mondo le aziende che si distinguono per le migliori politiche di gestione delle risorse umane. «In tutte le sedi della provincia di Ravenna, ogni giorno vengono promossi corsi di formazione per la crescita professionale dei lavoratori e rafforzati i programmi di welfare, garantendo i servizi essenziali in piena sicurezza e nella salvaguardia della salute sia dei dipendenti sia dei cittadini, con uno sguardo attento alle esigenze delle fasce più fragili».

Commercianti e ristoratori chiedono di riaprire: tutti in piazza con 80 tavolini

Il 10 febbraio la manifestazione in centro a Ravenna organizzata da Confcommercio e Confesercenti

Tavolini BarIn piazza del Popolo saranno posizionati 80 tavoli (distanziati di 3 metri l’uno dall’altro) a disposizione dei commercianti che vorranno protestare contro le chiusure imposte dalle misure anti Covid di questi mesi. È la protesta organizzata da Confcommercio e Confesercenti della provincia, in programma mercoledì 10 febbraio.

Gli associati potranno scegliere un tavolo e collocarvi sopra uno o più oggetti che rappresentano il proprio lavoro. L’allestimento verrà effettuato a scaglioni, per evitare assembramenti, con fasce orarie assegnate, aperto alla imprese associate di tutte le categorie, unicamente su prenotazione.

«Non neghiamo la situazione drammatica che stiamo vivendo – si legge nella nota inviata alla stampa dalle associazioni –: siamo anzi per il rispetto pedissequo delle regole da parte di tutti, e per dure sanzioni a chi non le rispetta, perché mina il fragile equilibrio che tentiamo giorno per giorno di costruire. Ma chiediamo di poter tornare a lavorare, non per opportunismo ma per sopravvivere, per responsabilità sociale nei confronti dei nostri dipendenti e delle nostre filiere, per poter continuare a dare valore alle nostre vie ed alle nostre città. I ristori previsti non sono minimamente adeguati a sostenere le nostre imprese: sono una goccia nel mare, mentre spese, affitti e bollette arrivano puntualmente ogni mese. Chiediamo regole ed opportunità certe su cui organizzare le nostre attività, che non cambino da un giorno all’altro, che non siano inutilmente complesse e defatiganti. Chiediamo di non essere considerati l’agnello sacrificale di questa pandemia, pagando in prima persona gli errori di tutti: siamo per controlli fattivi e diffusi, che permettano di fruire in sicurezza dei nostri locali la cui situazione, al contrario delle abitazioni private, è in ogni momento verificabile. Chiediamo una prospettiva per la ripartenza perché siamo arrivati al limite, e non possiamo resistere oltre».

Due rotonde da 50 metri e nuovi ingressi sull’A14dir: via libera da Bagnacavallo

Approvata l’adozione del Poc per lo svincolo Borgo Stecchi. Investimento da quasi 6 milioni di euro

Planimetria Svincolo 2Il Consiglio comunale di Bagnacavallo ha approvato, nella seduta di martedì 2 febbraio, l’adozione del Piano operativo comunale (Poc) di opera pubblica riguardante l’intervento di interconnessione dell’A14Dir con la San Vitale in località Borgo Stecchi, presso Bagnacavallo, cosiddetto svincolo Borgo Stecchi.

L’approvazione è avvenuta con 11 voti favorevoli (Partito Democratico, Officina delle Idee e Uniti per Bagnacavallo) e 3 astensioni (Lega Bagnacavallo).

Il progetto prevede la realizzazione di bretelle in entrata e in uscita dalla A14Dir, con due rotonde di un diametro di circa 50 metri che le collegheranno alla provinciale San Vitale nei pressi dell’attuale cavalcavia, per una lunghezza totale dell’opera di circa 1,5 km. Accanto alla progettazione dell’intervento, particolarmente complessa visto il dislivello fra l’autostrada e la San Vitale, è stato eseguito uno studio ambientale sia per l’analisi dei flussi di traffico sia per l’inquinamento acustico e atmosferico.

A14 San Vitale Bc 3La spesa complessiva, di 5 milioni e 800mila euro, sarà finanziata per 3 milioni e 200mila euro tramite un contributo della Regione Emilia-Romagna, per 2 milioni e 500mila euro dalla Provincia di Ravenna e per i restanti 100mila euro dalle imprese del territorio bagnacavallese.

«Siamo consapevoli che si tratta di un percorso lungo e le difficoltà di questo periodo non hanno certamente aiutato – ha commentato il sindaco Eleonora Proni –. Il passaggio in Consiglio comunale rappresenta però un momento fondamentale per il completamento del progetto esecutivo dell’opera, che verrà integrato con le modifiche conseguenti all’accordo con Società Autostrade per l’Italia e permetterà poi alla Provincia di procedere con la predisposizione della gara per l’affidamento dei lavori».

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