lunedì
15 Giugno 2026

Confindustria: «Rispettare la sicurezza è imprescindibile per le attività del porto»

L’associazione di categoria prende posizione dopo le preoccupazioni di Cgil e Cisl che lamentano mancanza di mascherine per i lavoratori dello scalo

RAVENNA 04/05/2017. FOTO AEREE SAPIR
Una veduta aerea della darsena San Vitale del canale Candiano (foto Sapir)

«Il rispetto di tutte le regole di sicurezza è la premessa imprescindibile per il funzionamento di ogni settore economico, anche nel porto di Ravenna». Confindustria Romagna ribadisce che anche in questa emergenza sanitaria senza precedenti la priorità assoluta di ogni attività deve essere la salvaguardia della salute delle persone. La dichiarazione arriva dopo le uscite di Cgil e Cisl che lamentano al contrario scarsa protezione per i lavoratori dello scalo.

Gli Industriali in una nota inviata alla stampa ricordano che le imprese del comparto marittimo e dei trasporti rientrano tra le attività essenziali autorizzate dal dpcm Chiudi Italia, «e gli operatori sono stati rapidissimi ad adeguarsi alle normative più stringenti, ricorrendo ai presidi sanitari in modo massiccio». L’associazione di categoria afferma che «chi rimane operativo è impegnato a farlo con il minor numero di lavoratori possibile, condividendo l’urgenza di diminuire drasticamente il movimento delle persone e la densità nei luoghi di lavoro».

Nello scalo ravennate i traffici sono già in calo, e ulteriori diminuzioni si avranno appena fermate le aziende non essenziali: «Ora è importante superare questa fase con rigore, realismo e lucidità, senza aggiungere ulteriori tensioni, per poi essere pronti a una ripartenza».

Un vademecum con le indicazioni per le imprese che vogliono produrre mascherine

La Regione mette in fila le indicazioni utili per chi vuole agire in deroga al decreto “Cura Italia”

MascherinaLa Regione Emilia-Romagna ha messo a punto un vademecum per supportare le imprese manifatturiere del territorio che vogliano produrre mascherine chirurgiche, in deroga alla normativa vigente come previsto dal decreto del Governo “Cura Italia”. Il documento dettagliato è consultabile a questo link.

Le aziende produttrici che intendano avvalersi della deroga dovranno inviare all’Istituto Superiore di Sanità, Iss, un’autocertificazione nella quale dichiarino le caratteristiche tecniche delle mascherine e che queste rispettino i requisiti di sicurezza della normativa vigente, così da poter avviare la produzione. Entro tre giorni dalla autocertificazione le imprese dovranno trasmettere all’Iss ogni elemento utile per la validazione. L’Istituto si pronuncia entro i 2 giorni successivi e in caso di parere negativo il produttore deve cessare la produzione.

Si tratta di una procedura molto controllata: le mascherine dovranno essere testate e risultare conformi allo standard EN 14683 e allo standard ISO 10993, e dovranno essere prodotte da un’azienda che abbia un sistema produttivo di qualità certificato. In Emilia-Romagna i laboratori in grado di testare e dichiarare la conformità di mascherine chirurgiche agli standard prima citati sono l’Università di Bologna e il Tecnopolo di Mirandola (Mo).

«In una situazione economica difficile per tante filiere del manifatturiero, la produzione di questi dispositivi– dichiara l’assessore allo Sviluppo economico e lavoro, Vincenzo Colla- può rappresentare un’opportunità con doppia valenza, sia sociale che economica. Con i laboratori e le competenze che abbiamo presso l’Università di Bologna e del Tecnopolo dedicato alla ricerca biomedicale riusciamo a dare un contributo concreto per realizzare prodotti necessari per la salute di operatori sanitari e cittadini». L’Università di Bologna e il Tecnopolo del biomedicale di Mirandola hanno già definito una procedura interna per rispondere in modo tempestivo alle richieste delle imprese, compatibilmente con i tempi tecnici dei test.

Emergenza Covid, il Consar dona 54mila euro all’Ausl per due ventilatori meccanici

L’iniziativa della cooperativa di autotrasportatori di Ravenna. Dispositivi già ordinati e presto in consegna. Il presidente Rosetti: «Siamo cooperatori, ci è sembrato doveroso dare un contributo a chi rischia la vita»

Camion Autostrada 02 2La cooperativa di autotrasportatori Consar di Ravenna dona all’Ausl Romagna due macchine per la respirazione assistita. Il valore complessivo è di 54mila euro. I dispositivi sono stati ordinati e saranno consegnati prima possibile alle strutture sanitarie di Ravenna.

«Abbiamo deciso di agire perché ci sentiamo fortemente colpiti da questa situazione. In quanto cooperatori abbiamo quindi ritenuto doveroso dare il nostro contributo al fine di aiutare persone che in questo momento sono in grande difficoltà e rischiano la vita», dice il presidente di Consar, Veniero Rosetti. Ogni anno la cooperativa destina circa 70mila euro ad azioni rivolte alla collettività, in particolare le fasce più giovani e gli anziani, collaborando con il Comune e gli altri enti locali nell’individuazione dei progetti da sostenere».

Il Consar fa parte di Legacoop Romagna. Ammontano ormai a più di 150mila euro le donazioni che le cooperative aderenti alla centrale hanno deciso di destinare agli ospedali romagnoli o direttamente all’azienda sanitaria romagnola per l’emergenza coronavirus. «È particolarmente significativo – dice il presidente di Legacoop Romagna, Mario Mazzotti – il gesto di solidarietà da un consorzio cooperativo di autotrasportatori: un settore indispensabile per garantire continuità all’economia, ai servizi e agli approvvigionamenti i cui operatori, gli autisti in primo luogo, al pari di quelli che operano in prima linea nelle strutture sanitarie e sociali, si stanno impegnando al massimo con grande spirito di sacrificio e abnegazione. A loro va quindi il nostro più vivo ringraziamento».

Allerta meteo gialla per criticità idraulica e stato del mare

Valida il 27 marzo nei comuni di Ravenna e Cervia

AllagamentoDalla mezzanotte di oggi, giovedì 26 marzo, alla mezzanotte di domani, venerdì 27, sarà attiva nel territorio del comune di Ravenna e del comune di Cervia l’allerta meteo numero 21, per criticità idraulica e stato del mare, emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia-Romagna. L’allerta è gialla.

«Si raccomanda – si legge in una nota del Comune – di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione, fra le quali, in questo caso: prestare particolare attenzione allo stato dei corsi d’acqua. Comunque si ricorda, nell’ambito delle misure di contenimento e contrasto della diffusione del Coronavirus, gli spostamenti sono consentiti solo per motivi di lavoro, salute, necessità».

Il Mic di Faenza sbarca sui social. E proroga la mostra di Picasso al 13 maggio

Il museo di Faenza possiede «la più importante raccolta di ceramiche al mondo»

Facciata
Il Mic di Faenza

Chiuse le porte in ottemperanza del decreto del Presidente del Consiglio per il contrasto e il contenimento del Covid 19, in questi giorni difficili, il Mic condivide contenuti che riguardano la propria collezione su tutti i suoi canali di comunicazione social.

Il Mic di Faenza possiede la più importante e ricca raccolta di ceramiche al mondo con sezioni dedicate a tutte le grandi civiltà. La collezione spazia attraverso le culture più diverse: dall’antico Egitto, all’Estremo Oriente, dalle culture precolombiane, al Rinascimento Italiano fino alla scultura contemporanea internazionale.

Cosi ogni mattina il museo porterà la mente in un viaggio virtuale attraverso il racconto di un’opera della propria collezione e ogni pomeriggio proporrà un ciclo di interviste ai maestri ceramisti faentini e altre “memorie storiche” di questa grande arte artigiana grazie al proprio canale you tube.

La collezione del MIC di Faenza è inoltre visitabile virtualmente grazie a Google Cultural Institute a questo link.

Nel frattempo il Mic ha posticipato la chiusura della mostra “Picasso. La sfida della ceramica”, per gentile concessione del Museo Picasso di Parigi, al 13 maggio.

I centri antiviolenza ai tempi del virus: «Donne, potete uscire per chiedere aiuto»

La nota del coordinamento regionale: «In casa ci sono più rischi. E ora è più difficoltoso portare avanti il percorso di riconquista dell’economia»

Donne Violenza«Se sottostare alle limitazioni imposte per prevenire la diffusione del Covid-19 è difficoltoso per tutti, lo è ancora di più per le donne che subiscono o hanno subito violenza. Durante questa reclusione forzata le donne sono esposte a un maggior controllo da parte dell’autore di maltrattamenti, innalzando il rischio per la loro incolumità. La chiusura delle scuole e dei centri diurni per anziani e persone non autosufficienti, da una parte aumenta il carico di lavoro di cura, e dall’altra rende maggiormente problematico l’allontanamento».

Lo scrive in una nota il coordinamento dei centri antiviolenza della regione, tra cui Linea Rosa di Ravenna, Demetra Donne in Aiuto di Faenza e Sos Donne di Lugo, che «vogliono far sapere a tutte le donne che possono uscire di casa per chiedere aiuto per motivi di violenza, portando con sé un’autocertificazione che compileranno solo nel momento dei controlli, dato che – anche nelle parole della ministra Elena Bonetti, si tratta di una situazione di necessità». I centri «auspicano pertanto la massima attenzione e collaborazione da parte delle Forze dell’ordine preposte ai controlli in questi giorni perché facilitino le donne costrette ad allontanarsi da casa per mortivi legati a violenza nelle relazioni di intimità».

«I centri antiviolenza ci sono e continuano a funzionare regolarmente – dice Angela Romanin, presidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna –, accogliendo e ospitando le donne, anche in emergenza, pur nel rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie. Anche se stiamo registrando un drastico calo delle nuove richieste di aiuto, proseguono i colloqui con le donne già in percorso e con le ospiti nelle case rifugio, come pure tutti i contatti con la rete di supporto (servizi sociali, FFOO, Pronto soccorso, avvocate, ecc.) gestiti con nuove modalità dettate dalle misure di sicurezza, che prediligono il colloquio telefonico o la videochiamata, riservando i colloqui di persona alle sole emergenze». Grazie all’interlocuzione con la Regione Emilia-Romagna, i centri stanno affrontando il problema dei nuovi ingressi nelle Case rifugio che devono essere fatti tutelando già le donne e i bambini ospiti dal rischio di contagio.

«Un’altra difficoltà importante per le donne – si legge nella nota – è portare avanti il percorso di riconquista dell’autonomia. La sospensione delle udienze o dei tirocini lavorativi blocca le donne in un limbo difficile da sostenere. La separazione non va avanti, il lavoro non c’è. Per fortuna, le urgenze nei tribunali sono garantite, le udienze per gli ordini di protezione continuano regolarmente per dare alle donne quella necessaria protezione dai partner violenti attraverso un allontanamento o un divieto di avvicinamento dalla casa».

«Gli strumenti urgenti attualmente disponibili per la tutela delle donne vittime di violenza, e quindi allontanamenti civili e misure cautelari penali – dicono le avvocate della rete nazionale Dire-Donne in rete contro la violenza – rientrano tutti tra le procedure urgenti e indifferibili che possono/debbono essere attivate anche in questo momento di stretta sull’attività dei Tribunali tutti. Per tali procedure i termini non sono sospesi e le udienze si possono tenere. L’allontanare prioritariamente il violento lasciando la donna e i figli a casa dovrebbe essere la soluzione principale sempre, non solo in tempi di virus».

Il sindaco: «A Ravenna 1.600 tamponi, ora ne fanno 125 al giorno. Il costo? 40 euro»

De Pascale: «Allo studio un piano di potenziamento dell’attività anche fra chi non ha sintomi, si comincerà dai dipendenti del Sistema sanitario»

Tamponi Coronavirus 1280x720La politica sui tamponi per individuare le persone positive al coronavirus che continua a mietere vittime anche nel nostro territorio è sempre più oggetto di dibattito tra gli studiosi, i sanitari e chi si sta occupando dell’emergenza.

Sempre più forti sono le voci di chi, a cominciare dall’Oms, dice che bisogna fare più tamponi possibili per poter individuare anche gli asintomatici contagiosi e anche per poter avere dati più vicini alla realtà. Ne abbiamo per questo parlato con il primo cittadino di Ravenna Michele De Pascale, che è anche presidente della Provincia e che sta seguendo in prima linea la battaglia contro il virus nel nostro territorio.

De Pascale Conte
De Pascale con il premier Conte in una foto di alcuni mesi fa

Sindaco, quanti tamponi stiamo facendo in provincia di Ravenna in media al giorno? Quanti ne sono stati fatti dall’inizio della crisi?
«Su Ravenna da inizio emergenza mi risulta siano stati fatti 1.580 tamponi, con una media nell’ultima settimana di 125 al giorno».

Ci sono persone che raccontano di avere sintomi al proprio medico, ma a cui il tampone non viene fatto. Perché? A chi viene riservato?
«Fino ad ora il tampone è stato effettuato se una persona ha avuto un contatto stretto con un caso positivo, cioè una permanenza prolungata con una prossimità inferiore al metro, e, contemporaneamente, ha sintomi specifici. Il solo contatto o i soli sintomi fino ad ora non hanno previsto il tampone».

Come funziona oggi il tampone? Quanto tempo serve per avere una risposta? E quanto costa?
«Per avere una risposta servono circa 24/48 ore. Il costo in via approssimativa è di circa 40 euro a tampone, ma il motivo per cui finora sono stati limitati non sono i costi, ma un principio di priorità visto che, come per i dispositivi di protezioni individuali, le mascherine e gli altri dispositivi di protezione, non ci sono reagenti e personale sufficiente per poterne fare di più».

L’Oms dice che bisogna fare tamponi a tutti, la strategia scelta dalla Corea, ma più vicino a casa anche dal Veneto, mentre l’Emilia-Romagna aveva fatto percentualmente molto meno tamponi andando quasi “a colpo sicuro”. Si sta cambiando strategia? La Regione sta quindi tornando sui propri passi?
«Come ha detto qualche giorno fa il commissario regionale Sergio Venturi è allo studio un piano di potenziamento dell’attività dei tamponi che, per seguire le nuove indicazioni dell’Oms e per ricercare persone positive anche fra coloro che non hanno sintomi, partirà dall’effettuare tamponi a tutti i dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale e poi speriamo di poterlo estendere il più possibile».

Enrico Mazzone e la sua Divina Commedia illustrata lunga cento metri

La vicenda di un’opera monumentale frutto di un lavoro di cinque anni che sarà esposto a Ravenna per il Settecentenario dantesco. FOTO/VIDEO

Enrico Mazzone StudioÈ in un pomeriggio buio e freddo dell’ottobre 2015, sotto una coltre di conifere profumate e circondato da una coperta di neve, che Enrico Mazzone viene pervaso da un’idea: solo, a Rauma, in una città finlandese per lo più a lui sconosciuta, immagina che gli alberi possano parlare e raccontargli delle storie e così, quasi di incanto come succede solo nelle fiabe, si trova nella selva dei suicidi del XIII canto dell’Inferno dantesco, tra i sussurri e i lamenti dei dannati deturpati senza sosta dalle Arpie. È’ un attimo, lungo quanto basta per capire come avrebbe utilizzato il rotolo di carta esteso 97 metri per 4 di altezza donatogli dalla cartiera locale Upm: sarebbe diventato il prezioso supporto su cui “incidere”, attraverso la tecnica del puntinismo, la sua Divina Commedia.

Sono passati 5 anni da quella corsa epifanica in mezzo al bosco, anni che Enrico ha trascorso – con un intervallo di vari mesi vissuti in Islanda – letteralmente sdraiato sul lungo lenzuolo di carta, dal lunedì al venerdì, per dieci o dodici ore al giorno, a tu per tu non solo con gli spettri e le visioni paradisiache del Sommo Poeta: l’opera che il trentasettenne torinese si è accinto a portare a termine è una vera e propria «impresa», in cui l’artista si è depurato, calandosi in una sorta di «percorso iniziatico» dove ha potuto scoprire e accettare i propri «limiti» – afferma Mazzone – «ed esprimerli in qualcosa che non riprende pedissequamente la Commedia o le note miniature di Doré, ma è una vera e propria miscellanea di emozioni, reinterpretazioni di situazioni vissute che incarnano ciò che è successo anche a Dante».

Il processo creativo dell’opera, ad ora unica al mondo (si tratta infatti della più grande rappresentazione della Commedia sinora realizzata), ricorda un viaggio, dove agli spazi di lavorazione – prima un’aula di liceo, poi un deposito autostradale, infine una piccola casetta di legno – si alternano stati d’animo e situazioni non sempre idilliache, che l’artista ha sapientemente trasmesso al disegno attraverso tanta tenacia, testardaggine, fermezza ma soprattutto – asserisce – «ripetizione e noncuranza, anche del mio aspetto esteriore». Oltre al disegno, a riprova dell’immane viaggio dantesco di Enrico, rimangono i mozziconi conservati delle ben 6.240 matite utilizzate sinora per 66 metri, che si stima all’“arrivo” diventeranno circa 10.000. La scelta del puntinismo non è casuale, bensì dettata da una vera e propria esigenza personale: «mi dà l’idea di un incisione» afferma l’autore «tecnica che non ho potuto imparare all’Accademia di Torino». Le litografie tardo medievali e gotiche, il loro compendio di esseri e bestiari «mi hanno sempre causato» continua «un grande impatto estatico, un fascino che aumenta non appena rifletto sulla pazienza, la meticolosità, la sintesi perfetta che si celano dietro l’opera».

Se a livello immaginifico l’approccio è più circolare, poiché, a detta di Mazzone, «interagisco in maniera, per così dire, naïf e non limitativa con la creazione della storia nella storia», lo stile non iperrealista e la poetica visionaria e iconografica risentono decisamente dell’influenza di artisti nordici quattro e cinquecenteschi, come Jan van Eyck, Hieronymus Bosch, Albrecht Dürer e Lucas Cranach. Un posto speciale lo occupa certamente Gustave Doré, perché è grazie al più noto illustratore litografico della Commedia se Enrico, tra i 5 e 6 anni di età, ha conosciuto l’opus magnum di Dante, ammaliato dal mondo di immagini chiaro-scure che si sono sedimentate in lui per ritornare oggi in parte nel linguaggio visivo della sua opera.

È quindi evidente come Mazzone abbia cercato e cerchi tutt’ora di creare una connessione personale ma allo stesso tempo universale con la Commedia, a partire dalla traduzione in un «alfabeto visuale» del corpus di centinaia di fogli su cui ha annotato i suoi quotidiani stati d’animo e dalla continua ricerca e riosservazione dell’aspetto iconografico del viaggio dantesco, «per ritrovarlo e ricrearlo in un mondo, quello contemporaneo, in cui le visioni possano ritornare a spiegare la realtà e, osservando il mio disegno, le persone possano ritrovare quelle stesse visioni in approcci di vita abbastanza quotidiani».

Ai momenti bui e difficili, in cui l’opera e l’operato dell’artista non sono stati presi nell’adeguata considerazione, sono subentrati tempi migliori: l’interesse per la Divina Avventura – così pensa di chiamare la sua creazione – aumenta di giorno in giorno, tra le crescenti interviste e la partecipazione a mostre in varie località finlandesi, come l’importante fiera d’arte al Messukeskus di Turku che si è tenuta a metà marzo, dove per la prima sono stati esposti gli oltre 60 metri già compiuti (vedi il video in fondo all’articolo).

Al pari di tanti suoi connazionali all’estero, Mazzone si sta organizzando per tornare in patria e approdare proprio a Ravenna; sulle orme del Sommo Poeta, che nella città polentana compose gli ultimi canti del Paradiso, entro la fine del 2020 intende disegnare la terza cantica proprio nell’“ultimo rifugio”, ponendo fine alla sua Divina Avventura. L’esposizione dell’opera è prevista per il 2021: l’evento costituirà una sorta di appendice straordinaria a “Dante Plus” – la mostra sui volti di Dante ideata e curata da Marco Miccoli, riferimento fondamentale per il sostegno concreto e morale dato a Mazzone – grazie a un progetto che vede anche la collaborazione di Alessandra Carini e Giovanni Gardini. Non solo sarà una sfida trasportare un rotolo cartaceo di 300 kg dalla Finlandia all’Italia, avventura che Miccoli vorrebbe documentare come viaggio nel viaggio, ma anche trovare il luogo adatto e la struttura per esporlo una volta concluso.

«Mi piacerebbe portare il disegno in giro per l’Italia e all’estero, ma sarei sicuramente più che onorato e felice di esporlo in modo fisso proprio a Ravenna, la mia Firenze, che mi ha colpito per l’aspetto più umano, sincero e autentico» afferma Enrico. Poter vantare tra le proprie meraviglie anche la più grande rappresentazione al mondo della Commedia non è certo un’occasione da lasciarsi sfuggire: l’onere finanziario per l’allestimento necessario verrebbe di certo ripagato dal numero di persone che accorrerebbero per ammirarla dal vivo.

Il presidente della repubblica Mattarella, nel suo discorso per il LXXXII Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri del settembre 2015, sostiene che la sfida principale di oggi è quella di essere, nel mondo, «testimone e portavoce d’Italia per la nostra lingua, delle nostre bellezze e dei nostri prodotti».
Non sarebbe quindi giunto il momento, per le istituzioni italiane, di aiutare concretamente connazionali come Enrico Mazzone, che, nel suo caso specifico, da anni si fa promotore, attraverso il suo progetto, dell’opera per eccellenza simbolo dell’Italia nel mondo?

Nuova ordinanza della Regione: stabilimenti balneari chiusi fino al 3 aprile

Prorogate le misure del provvedimento del 14 marzo, tra cui quelle per i take-away

Chiosco
Foto Adriano Zanni

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha firmato una nuova ordinanza su misure anti-coronavirus.

Da un lato interviene in materia di trasporto pubblico, dall’altro proroga fino al 3 aprile l’efficacia delle disposizioni di una ordinanza precedente e in scadenza oggi: la numero 35 del 14 marzo. Fra i provvedimenti che aveva introdotto e che restano in vigore, la sospensione di tutte le attività che prevedono la somministrazione e il consumo sul posto di alimenti e quelle che prevedono l’asporto, compresi i take-away, cioè gli esercizi che preparano pasti da portare via, come ad esempio rosticcerie, friggitorie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio. Attività per le quali resta consentito solo il servizio di consegna presso il domicilio o la residenza del cliente, con la prescrizione, per chi organizza l’attività di consegna a domicilio – che sia lo stesso esercente o una piattaforma –, del rispetto delle disposizioni igienico sanitarie.

Ancora, il fatto che restano consentite le attività di ristorazione all’interno di strutture ricettive quali, a titolo di esempio, alberghi, residenze alberghiere agriturismi per i clienti che vi soggiornano.

Poi la chiusura al pubblico degli stabilimenti balneari e relative aree di pertinenza, con l’accesso consentito solo al personale impegnato in comprovate attività di cantiere e lavorative in corso, anche relative alle aree in concessione o di pertinenza.

Da segnalare anche la sospensione di qualunque erogazione di prestazioni programmabili e non urgenti da parte delle strutture del sistema sanitario privato, anch’essa confermata.

Ecco invece le misure sul trasporto pubblico. Citiamo testualmente le misure dell’ordinanza.

Servizio ferroviario regionale
Non sono previste variazioni per i prossimi quattro giorni, fino al 29 marzo, rispetto a quanto previsto dall’ordinanza numero 39 del 16 marzo scorso sulla riduzione dei servizi di treni e bus.
Dal 30 marzo, e sempre fino al 3 aprile, la programmazione del servizio ferroviario regionale vedrà ulteriori riduzioni, secondo un programma proposto dall’operatore ferroviario e condiviso con la Regione. Di massima, dovrà essere garantito il servizio nell’arco temporale giornaliero e dovranno essere soddisfatte le esigenze di spostamento dei lavoratori negli orari di maggior afflusso, oltre all’accessibilità ai turnisti e a coloro che operano in attività ritenute essenziali dalle disposizioni vigenti. La programmazione prevederà un servizio con cadenza almeno bioraria ad eccezione della fascia mattutina dalle 9 alle 12 nella quale il servizio sarà sospeso per garantire le operazioni di manutenzione della linea, tutelando le condizioni di salubrità e sicurezza per i lavoratori dei soggetti gestori dell’infrastruttura. Allo stesso tempo, dovrà essere mantenuta la continuità dell’esercizio e l’operatività degli impianti, sempre tutelando la salute dei lavoratori ed evitando la necessità di iniziative ancor più drastiche. Il servizio verrà costantemente monitorato e il gestore dovrà effettuare la massima informazione possibile sui nuovi orari del servizio.

Autobus
Vengono confermate le disposizioni previste nell’ordinanza del 16 marzo. Così come per le province di Piacenza e Rimini quanto previsto dall’ordinanza di ieri, 24 marzo (riprogrammazione temporanea del servizio con eventuale soppressione delle corse o rimodulazione degli orari, garantendo i livelli essenziali di mobilità pubblica). Confermate anche le modalità di accesso ai mezzi: salita dalla porta posteriore e a bordo la distanza di sicurezza.

Taxi e Noleggio con conducente
Anche in questo caso, si conferma quanto definito dall’ordinanza del 16 marzo, con la raccomandazione agli Enti Locali di rimodulare l’offerta di servizio, sentite anche le organizzazioni di categoria, prevedendo riduzioni e comunque garantendo i servizi minimi essenziali. Rispettando le modalità per la prevenzione del contagio degli operatori e degli utenti, taxi e NCC possono essere utilizzati anche per la consegna a domicilio di beni di prima necessità. In questo caso, i Comuni, nell’ambito della propria competenza, possono definire le modalità operative e le tariffe di accesso del servizio o estendere le modalità operative e le tariffe applicate al trasporto delle persone.

Muoiono altre tre persone: uomini di 63, 73 e 90 anni. In totale 39 guarigioni

I numeri della provincia di Ravenna. Complessivamente 387 casi di positività. Nei prossimi giorni attesi i risultati di diversi test fermi per questioni tecniche. L’unico comune senza infetti è Bagnara di Romagna

Tamponi Coronavirus 1280x720Avevano 63, 73 e 90 anni i tre uomini infetti da coronavirus e morti in provincia di Ravenna tra il 24 e il 25 marzo. Il conteggio totale dei deceduti arriva a 17.

Vi sono state però anche undici guarigioni cliniche (tre donne e otto uomini) cui si aggiunge la guarigione di una paziente che ha avuto due tamponi negativi a distanza di 24 ore. In tutto diventano 39 (34 cliniche e le alte con la conferma dei tamponi).

A un mese dal primo caso diagnosticato in provincia, il totale delle positività è 387. La Provincia fa sapere che non tutti i tamponi inviati dal dipartimento di Igiene pubblica, facenti riferimento a contatti dei casi già accertati, hanno ad ora ancora ricevuto risposta, per motivazioni legate alla tempistiche tecniche, elemento di cui va tenuto conto nella valutazione del dato e che potrà determinare un incremento dei casi che verranno comunicati nei prossimi giorni.

Dei 19 nuovi casi comunicati oggi, 8 sono donne e 11 uomini; solo uno è residente fuori provincia. Sette pazienti sono in isolamento domiciliare poiché privi di sintomi o con sintomi leggeri, 12 sono ricoverati, nessuno in terapia intensiva. Le sorveglianze attive sono ad oggi 253.

A oggi, 25 marzo, la situazione Covid-19 in provincia di Ravenna si riassume con questi numeri:
– circa 80 ricoverati (di cui una decina in Terapia intensiva);
– 17 morti (età comprese tra 64 e 92 anni);
– 39 guariti;
– 253 non gravi in quarantena nelle proprie abitazioni con sorveglianza attiva dell’Ausl.

Complessivamente i 387 casi della provincia sono così distribuiti per comune:
171 Ravenna
54 Faenza
30 Cervia
32 Lugo
12 Castelbolognese
11 Alfonsine
10 Cotignola
10 Bagnacavallo
8 Russi
7 Conselice
6 Massa Lombarda
2 Sant’agata Santerno
4 Riolo Terme
4 Solarolo
3 Brisighella
2 Fusignano
1 Casola Valsenio
20 residenti al di fuori della provincia di Ravenna

La stampa in 3D nell’emergenza coronavirus: Wasp progetta mascherina e casco

L’azienda di Massa Lombarda mette a disposizione nuovi processi replicabili nel mondo

Protection Helmet MY SPACE At Work
Il casco ideato da Wasp

La Wasp, azienda di Massa Lombarda leader nel settore della stampa 3D, ha sviluppato due progetti per affrontare l’emergenza coronavirus, che mette a disposizione in “open source”, replicabili nel mondo.

Il primo è un processo che, partendo dalla scansione 3D del volto, consente di realizzare e personalizzare una mascherina su misura per ogni operatore. «L’idea – spiegano dall’azienda – è una mascherina che può essere disinfettata e utilizzata più volte. Per questo è presente un incastro nella zona anteriore che rende il filtro intercambiabile, questo permette di scegliere la modalità di filtraggio a seconda del lavoro che si deve affrontare».

«Il progetto – continua Wasp – è già stato condiviso e attenzionato da diverse soprintendenze con le quali stiamo approfondendo aspetti utili e criticità».

Il secondo progetto è invece quello di un casco di protezione ventilato.

«Uno spazio climatizzato, areato e controllato. Un casco protettivo a pressione positiva. Questo è My Space – scrivono dalla Wasp –, il risultato di pochi giorni di sperimentazione che ci ha consentito di passare in tre giorni, grazie alla fabbricazione digitale, dal prototipo alla prima produzione per uso interno. Potersi avvicinare senza il timore di essere contagiati è la prerogativa che vuole soddisfare questo dispositivo. Il casco è realizzato in materiale plastico leggero e trasparente, è facile da indossare e crea uno spazio personale protetto. Naso, bocca, occhi, orecchie, tutto è racchiuso in un involucro pressurizzato e all’interno si prova una sensazione di protezione, senza la limitazione della capacità respiratoria provocata dalle mascherine».

Coronavirus, i numeri in provincia: altri 3 morti (17 in totale), 387 casi in tutto

Aggiornamento della pandemia fornito dalla Regione. Alle 12 del 25 marzo le nuove positività in più rispetto al giorno prima sono 19

Person Holding Laboratory Flask 2280571Altri 19 casi in più di positività al coronavirus diagnosticati in provincia di Ravenna nelle 24 ore comprese tra le 12 di ieri, 24 marzo, e le 12 di oggi. Il totale arriva a 387. Il numero comprende i ricoverati, i malati a casa perché con sintomi lievi, i guariti (più di una ventina) e i deceduti che nella giornata di oggi sono tre in più diventando così 17. Non tutti i morti sono residenti in provincia: alcuni di loro infatti erano ricoverati all’ospedale privato Maria Cecilia di Cotignola.

A livello regionale sono il totale delle positività sfonda il tetto dei diecimila casi (10.054), 800 in più di ieri. I tamponi refertati sono 38.045 (4.518 in più sempre rispetto a ieri). Anche per questi i dati l’aggiornamento è alle 12 di oggi. Complessivamente, sono 4.265 le persone in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (273 in più rispetto a ieri); aumentano di poche unità quelle ricoverate in terapia intensiva, che sono 294, 3 in più rispetto a ieri. Ma crescono i decessi, passati da 985 a 1.077: 92, quindi, quelli nuovi, di cui 60 uomini e 32 donne. Al tempo stesso, continuano a salire le guarigioni, che raggiungono quota 721 (163 in più rispetto a ieri), 608 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione; 113 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: Piacenza 2.122 (141 in più rispetto a ieri), Parma 1.525 (90 in più), Reggio Emilia 1.586 (149 in più),  Modena 1.533 (179 in più), Bologna 1.107 (di cui Bologna 899, 123 in più rispetto a ieri, e 208  Imola, 16 in più),  Ferrara 204 (14 in più rispetto a ieri), Ravenna 387 (19 in più), Forlì-Cesena 454 (di cui 215 a Forlì, 4 in più rispetto a ieri, e 239 a Cesena, 13 in più),  Rimini 1.136 (52 in più).

Sono 148 i ventilatori polmonari arrivati dalla protezione civile nazionale già consegnati in Emilia-Romagna, per il tramite dell’Agenzia regionale; altri 55, acquistati direttamente dalla Regione, saranno consegnati nei prossimi giorni.

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