mercoledì
06 Maggio 2026

Bracconaggio ittico nelle acque interne: undici persone denunciate dai carabinieri

Il pesce ancora vivo è stato gettato in acqua, il resto sequestrato. Una tonnellata e mezzo tra carpe, vongole e altre specie

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Il pesce e gli strumenti sequestrati dai carabinieri

C’è anche Ravenna tra le province coinvolte nell’operazione Carpe Diem partita da Bologna che ha portato alla denuncia di 11 persone. Secondo le indagini dei carabinieri di Bologna, nelle acque interne si effettuava bracconaggio ittico mediante l’utilizzo della corrente elettrica e sostanze venefiche, uccisione di animali in modo cruento ed efferato, cattura di specie protette e trasporto di pesce in condizioni igieniche precarie. L’indagine è stata portata a termine tra l’8 e il 14 giugno dai carabinieri forestali e, oltre alla provincia di Ravenna ha toccato anche Bologna, Ferrara e diverse zone del Veneto.

Secondo i carabinieri, nelle acque interne delle provincie coinvolte infatti numerosi pescatori abusivi, provenienti per lo più da Paesi dell’Est Europa, da alcuni anni esercitano l’attività di pesca con metodi illegali e sempre più invasivi, caratterizzati da violenze e truffe da parte di affiliati ai sodalizi criminali, per la stragrande maggioranza di origine romena strutturati  – dicono i carabinieri – in organizzazione piramidale del tutto sovrapponibile ai clan camorristici. Il pescato viene trasportato in condizioni igieniche precarie e inserito nei mercati esteri – in particolare paesi dell’Est Europa – facendo assumere al fenomeno carattere transnazionale. Tra i coinvolti anche due pescatori di vongole, italiani.

Corposi i sequestri:  hanno riguardato le autovetture e i furgoni utilizzati per trasportare il pesce illegalmente pescato, oltre che tutto il materiale da pesca, gli elettrostorditori e le imbarcazioni con le quali i bracconieri navigavano i canali per depredarne la fauna ittica. In totale si parla di una tonnellata di pesce sequestrato. Il pesce ancora vivo, cinque quintali in tutto, è stato rigettato in acqua.

 

Ravenna, tris di conferme con Lelj. «Per restare ho rifiutato proposte allettanti»

Calcio C / Il duttile difensore/centrocampista vestirà la maglia giallorossa per la terza stagione di fila. «Nelle parole del presidente e del direttore sportivo ho trovato una spinta importante»

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65 presenze e 6 gol in campionato nelle due annate disputate con il Ravenna per capitan Tommaso Lelj

Dopo Papa e Selleri un altro elemento dell’ossatura della squadra che ha centrato la permanenza in C vestirà il giallorosso anche nella prossima stagione. Si tratta di Tommaso Lelj, 65 presenze e 6 gol in campionato nelle due annate disputate con il Ravenna, che ha raggiunto con il direttore sportivo Matteo Sabbadini l’accordo fino al 30 giugno 2019. Un’intesa arrivata con reciproca soddisfazione di entrambi: della società, che continua nel suo percorso finalizzato a garantire al nuovo tecnico Foschi il maggior numero possibile di giocatori della “vecchia guardia”, e del calciatore veneto che dopo aver respinto le “sirene” provenienti da Vicenza può confermare a Ravenna di meritare quella C raggiunta solo l’anno scorso a 32 anni.

«Sono felice e orgoglioso di indossare di nuovo la maglia giallorossa – ammette Lelj – e sono contento di calcare anche per questa stagione determinati palcoscenici calcistici. In queste settimane ho avuto proposte allettanti, però la società si è dimostrata molto intenzionata a proseguire il rapporto, e io ho scoperto alla fine che non me ne sarei andato così a cuor leggero da qui per tutto quello che Ravenna mi ha dato in queste due annate. Diciamo che tutte e due le parti volevano questo rinnovo e, ribadisco, sono molto contento di questa riconferma. Cercavo nuove motivazioni e nuovi stimoli dopo due anni splendidi, in cui abbiamo fatto qualcosa di grande e anche di inaspettato, e nelle parole del presidente e del direttore sportivo ho trovato una spinta importante. Sarà poi un piacere ritrovare alcuni dei compagni di squadra della scorsa stagione: la forza del gruppo è stata l’arma in più che ci ha permesso di arrivare all’obiettivo».

In partenza per le vacanze Lelj attende con curiosità di conoscere di persona il nuovo allenatore. «Foschi lo conosco solo di nome, so che è un tecnico che ha maturato una certa esperienza in categoria, un allenatore di cui si parla molto bene; credo abbia grandissimi stimoli e grandissima passione e un’idea sua di calcio che sono curioso di conoscere e di interpretare. Io – termina – mi metto a sua totale disposizione».

In spiaggia Radio Melody porta i grandi nomi della musica italiana

Al Peter Pan di Marina di Ravenna, serate di chiacchiere e musica. Si comincia il 20 con Ginevra Di Marco

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Ginevra di Marco, prima ospite della quarta edizione di Radio Melody 3 D al Peter Pan

Dopo le prime tre fortunate edizione, il bagno Peter Pan torna a proporre la formula di una radio dal vivo nei mercoledì d’estate per scoprire i grandi nomi della musica italiana d’autore. La radio è la storica radio Melody con I suoi dj e in particolare a Luigi Bertaccini è affidato il ruolo di “padrone di casa” in un vero e proprio salotto sulla spiaggia dove gli ospiti si raccontano in un’intervista, tra aneddoti, curiosità e riflessioni sull’essere musicisti, intervallando interventi musicali. Nomi storici insieme a nuovi progetti si alterneranno ogni mercoledì sera fino all’1 agosto.

Si comincia dunque il 20 giugno con Ginevra Di Marco che racconterà gli esordi con i Csi ed il passaggio verso una raffinatissima ricerca verso la canzone popolare internazionale, mentre il 27 giugno protagonista sarà il nuovo progetto dei fratelli Giuradei con Luca Ferrari dei Verdena e Carmelo Pipitone dei Marta sui tubi: i Dunk. Serata speciale sarà quella di mercoledì 4 luglio dedicata agli Skiantos dove Dandy Bestia, storico chitarrista del gruppo, sarà affiancato da Oderso Rubini e gli autori del bellissimo libro biografico sulla band bolognese, “Skiantos una storia così non accadrà mai più..”. L’11 luglio l’ospite sarà Paolo Benvegnù, a rappresentare la perfetta sintesi tra canzone d’ autore, rock e attitudine contemporanea che lo hanno reso uno dei più importanti artisti nazionali degli ultimi decenni, per non parlare di Massimo Bubola la tradizione sarà rappresentata da un nome prestigioso come quello di Massimo Bubola che mercoledì 18 luglio potrà raccontare delle sue canzoni d’autore e anche delle collaborazioni con Fabrizio De Andrè. Dopo la tradizione, un’altra novità, quella degli Stella Maris (mercoledì 25 luglio) guidati da Umberto Maria Giardini (noto precedentemente come Moltheni) e Ugo Cappadonia. A chiudere il cerchio, l’1 agosto. invece una storica band che ha attraversato quattro decenni all’insegna della canzone politica e dell’impegno civile: i Gang dei fratelli Severini.

 

Come sempre le serate saranno trasmesse in diretta su Radio Icaro Rubicone, fm 90.0 e sul web, e in seguito ascoltabili in podcast sul portale di Mixcloud nello spazio di Melody Box, che avrà la conduzione con i suoi speaker, e nuovi ospiti, dalle 20.00 alle 22.00 quando iniziamo le interviste e dopo le stesse. Le serate saranno filmate dallo staff di Radio Icaro rubicone e saranno in seguito pubblicati sul canale Youtube di Melody Box.

 

Una formula che nei tre anni passati ha assicurato serate originali, dall’atmosfera unica data dalla spiaggia e ha visto sfilare personaggi del calibro di Motta, Zen Circus, Massimo Zamboni, Quintorigo, Bobo Rondelli, Riccardo Sinigallia, Giorgio Canali, Appino, Pan del Diavolo, Modena city ramblers, Rachele Bastreghi, Pierpaolo Capovilla, Sacri Cuori, Ermanno Mauro Giovanardi, Nada, Angela Baraldi e Omar Pedrini. E che quest’anno promette di mantenere l’incanto.

Le Frecce Tricolori in volo su Lugo per omaggiare il maggiore Francesco Baracca

A cento anni dalla morte cerimonia in onore del grande aviatore che il 19 giugno del 1918 fu abbattuto a Nervesa della Battaglia

Omaggio a Baracca
Le frecce Tricolori sorvolano Lugo

Il 19 giugno è stato celebrato il centenario della morte del Maggiore Francesco Baracca, avvenuta il 19 giugno 1918. La cerimonia in onore dell’asso dell’Aeronautica italiana e Medaglia d’oro al valore militare è iniziata alle 10 in piazza Baracca con la deposizione di una corona. Per ricordare la figura dell’aviatore lughese sono stati inoltre letti alcuni passi tratti dalle sue lettere alla famiglia. Dopodiché è iniziato il sorvolo delle Frecce Tricolori.

Francesco Baracca morì a Nervesa della Battaglia (Tv) il 19 giugno 1918. Quel giorno, al culmine della Battaglia del Solstizio, Baracca e il suo gregario Franco Osnago decollarono alle 18.15 dal campo di volo di Quinto di Treviso verso Nervesa per una missione di mitragliamento a bassa quota contro le truppe austro-ungariche, che avevano occupato parte del Montello. Fu l’ultima volta che Baracca venne visto vivo. Alle 18.45 Osnago ritornò e comunicò di avere perso di vista il suo comandante durante la missione, nonostante si fosse trattenuto in volo per cercarlo. Il 21 giugno il bollettino di guerra comunicava: “Il valoroso maggiore Baracca che aveva raggiunto la sua 34ª vittoria aerea, il giorno 19 non ha più fatto ritorno da eroico volo di guerra”. Baracca venne ritrovato solo qualche giorno dopo dai compagni Ferruccio Ranza, Franco Osnago e dal giornalista de “Il Secolo” Raffaele Garinei, a pochi metri dai resti del suo aereo distrutto dalle fiamme.

 

Padre e figlia (di 6 anni) volano nel fosso: sono gravi al Bufalini di Cesena

Entrambi trasportati in elicottero con il codice di massima gravità

Elicottero 118Finiscono nel fosso con l’auto, una Fiat 600, e poi insieme in elicottero al Bufalini di Cesena. Drammatico incidente poco prima le 9 a Fiumazzo di Alfonsine, lungo via Borse, dove un quarantottenne per cause in corso di accertamento ha perso il controllo dell’auto finendo fuori strada. A bordo con lui la figlia di soli 6 anni. Entrambi sono stati trasportati d’urgenza al Bufalini con il codice di massima gravità, anche se pare che siano le condizioni dell’uomo a destare le maggiori preoccupazioni.

Il colosso cinese investe 10 milioni su Ravenna: «Cento assunzioni entro due anni»

Nell’ex palazzo Ferruzzi la sede di Cmit-Europe che si dedicherà alla progettazione di navi e impianti per il settore oil&gas e all’interior design di navi da crociera

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Inaugurata ieri a Ravenna la sede di China Merchant Industry Tecnology-Europe (CMIT-Europe), base europea del colosso cinese China Merchant Industry Group (CMIG), con sede a Honk Kong, società che fa capo a China Merchant Group Holding (CMGH), prima azienda statale cinese in termini di valore e ricchezza, i cui ricavi nel 2017 hanno raggiunto circa 78 miliardi di euro con 17,7 miliardi di utili.

L’azienda ha dichiarato di voler investire «una cifra non lontana dai 10milioni di euro»  per la sede ravennate, che si dedicherà alla progettazione di navi e impianti per il settore dell’oil&gas e all’interior design di navi da crociera.

Attualmente l’azienda, diretta da Stefano Schiavo, ha assunto 24 ingegneri (provenienti anche da Comart, l’azienda del gruppo Tozzi colpita dalla crisi). L’obiettivo – è stato dichiarato – è di salire a 100 assunzioni in due anni. Il team ravennate lavorerà in stretto rapporto con il porto cinese di Shenzhen, di proprietà di CMGH.
Paul Liang, presidente di CMIT ha annunciato anche la nascita in futuro a Ravenna, nel campo dell’oil & gas e del design per le navi da crociera, di «un centro ricerche di livello mondiale che intendiamo sviluppare in maniera molto veloce anche grazie alla collaborazione con il Comune, l’Autorità di sistema portuale e il Roca (Ravenna offshore contractor association)».

«I piani di CMIT-Europe – ha aggiunto il ceo Stefano Schiavo – prevedono di arrivare a un centinaio di dipendenti equamente distribuiti fra il settore industriale e quello crocieristico. Cmit ha deciso inoltre di ridare vita a un palazzo che è stato negli anni novanta il cuore pulsante della città di Ravenna con il gruppo Ferruzzi. Le prime attività che vedranno coinvolto il personale CMIT saranno relative a un progetto per il Sud America in via di acquisizione e un altro in West Africa che riguarda la prima raffineria galleggiante al mondo».

«CMIT-Europa – ha aggiunto il sindaco Michele de Pascale – si insedia in una città ai primi posti al mondo per la specializzazione delle aziende del settore energetico. Il recente investimento nel settore LNG, lo sta a testimoniare. Inoltre, mettiamo a disposizione 200 ettari di aree retroportuali per ragionare in termini di futuro sviluppo della collaborazione».

L’arringa difensiva: «Crolla la prova regina su Cagnoni, Giulia uccisa da altri due»

Ventottesima udienza / L’avvocato Trombini parla per sette ore in assise per smontare pezzo a pezzo la requisitoria del pm D’Aniello: prima cancella il movente poi si concentra sulle impronte di mani e scarpe sulla scena del crimine e sulle porte di accesso alla villa. Il 22 giugno l’avvocato Dalaiti proverà a sminuire le aggravanti contestate

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Il modellino di auto Mercedes usato dall’avvocato Trombini per mostrare alla corte che le telecamere stradali avrebbero dovuto mostrare l’apertura dello sportello

Solamente la presenza contemporanea di due uomini sulla scena del crimine può spiegare l’omicidio di Giulia Ballestri secondo la dinamica emersa dalle indagini e la successiva opera di ripulitura della villa di via Padre Genocchi a Ravenna. E nessuno di quei due è il marito Matteo Cagnoni, unico imputato alla sbarra, «perché la prova regina delle impronte palmari a nostro avviso crolla, non sono attribuibili a Cagnoni». L’avvocato Giovanni Trombini ha speso sette ore di arringa per lavorare ai fianchi, colpo dopo colpo, il castello accusatorio del pubblico ministero cercando di convincere la corte d’assise che il 53enne dermatologo non è l’assassino della moglie 39enne oltre ogni ragionevole dubbio. L’affondo contro quella che è stata battezzata come prova regina sin dal principio del dibattimento, ventotto udienze fa quando era il 10 ottobre, è arrivato a fine giornata quando il legale – a differenza di molti in aula – non mostrava il minimo segno di cedimento nonostante le ore di discussione. L’impressione è che avrebbe potuto continuare a oltranza e l’avrebbe fatto con la promessa che gli sarebbe servito ancora solo un quarto d’ora per chiudere ma è stato il presidente Corrado Schiaretti dopo nove ore totali trascorse in aula a decidere che si concluderà in apertura della 29esima udienza il 22 giugno. In quell’occasione sarà soprattutto l’avvocato Francesco Dalaiti a prendere la scena per smontare le aggravanti contestate, premeditazione e crudeltà. Poi spazio a repliche e controrepliche e camera di consiglio per una sentenza che a questo punto è attesa in serata.

Ma perché, secondo la difesa, crolla la prova regina? «La dattiloscopia non è una scienza, non ha regole scientifiche, è una disciplina che si affida all’occhio di colui che vede. E l’unica parte della disciplina con scientificità è la parte che fa riferimento alla matematica in cui si contano quante creste papillari di distanza ci sono tra una minuzia e un’altra che rendono unica un’impronta». Nel fascicolo di indagine le impronte cruciali sono due, denominate palmare muro e palmare frigo. Sono in cantina, dove è stata massacrata la donna. Per gli investigatori della polizia scientifica sono sufficientemente nitide da poter essere utilizzabili e corrispondono a quelle prelevate all’accusato. Per i consulenti tecnici della difesa, la cui relazione è stata ripercorsa e riassunta oggi da Trombini a favore della corte, siamo all’esatto opposto. E con una rappresentazione visiva proiettata sul maxi schermo mostra che non c’è il supporto dell’unica parte scientifica: «Abbiamo più di un caso in cui emerge che è diversa la distanza tra due minuzie se confrontiamo l’originale di Cagnoni con quella in cantina». Addirittura per quella sul muro, secondo la difesa, non ci sarebbero nemmeno elementi a sostegno dell’ipotesi che sia una sola impronta anziché più di una sovrapposte: «Manca continuità tra due parti della mano e questo non consente la misurazione».

RAVENNA 18/06/2018.PROCESSO CAGNONI PER L’ OMICIDIO DI GIULIA BALLESTRIAd agire devono essere state per forza due persone, sempre stando alla versione prospettata dall’entourage dell’imputato, perché negli ambienti della villa ci sono impronte di due tipi di scarpe diverse, entrambe nello scantinato. Secondo l’accusa questo è spiegabile perché Cagnoni sarebbe tornato sulla scena anche il giorno dopo l’omicidio (16 e 17 settembre 2016) indossando un paio di scarponcini del padre. Ma la difesa respinge l’ipotesi del ritorno: «Non ci sono elementi per dire che Cagnoni è tornato a Ravenna da Firenze dove è arrivato il pomeriggio del 16 a casa dei genitori». E su questo aspetto c’è una delle stoccate più velenose verso l’accusa: «Perché non sono state acquisite le immagini di videosorveglianza delle telecamere in via Genocchi del pomeriggio del 17 mentre sono state acquisite quelle di altri incroci? A mio avviso perché sono state visionate e si è visto che non c’è traccia della Chrysler di prorietà dell’imputato». L’avvocato però non sa trovare una spiegazione alle due telefonate fatte dalla casa di via Bruno a Ravenna alla casa di Firenze nel pomeriggio del sabato: «Restano un mistero». E se gli scarponcini Timberland trovati sul termosifone in Toscana hanno la suola ancora sporca di terra come si spiega che non ci siano tracce di sangue? «È possibile indossarli per camminare in quella cantina in quelle condizioni senza che si sporchino di sangue? E poi come è possibile che l’imputato li indossi ma non vengano trovate tracce di suo dna ma solo del padre?». Per questo Trombini usa la definizione simil-Hogan e simil-Timberland per descrivere le impronte repertate sulla scena.

RAVENNA 18/06/2018.PROCESSO CAGNONI PER L’ OMICIDIO DI GIULIA BALLESTRIIn mattinata era già stato affrontato il tema della presunta mancanza del movente, mentre nel pomeriggio l’avvocato fa quello che prima di lui hanno fatto il pm Cristina D’Aniello e l’avvocato dei familiari della vittima Giovanni Scudellari: «Entriamo nella villa dell’omicidio». Trombini ci entra soprattutto con due intenti: mostrare che l’allarme non funziona, che la porta di ingresso al piano terra non era chiusa a chiave e quella in terra era aperta. Un tris di elementi che spalancherebbero lo spazio all’ipotesi dell’azione compiuta da un estraneo che potrebbe essere entrato e uscito da una delle due porte. Anche se il legale non si spinge a spiegare per quale motivo un malvivente estraneo alla vita di Giulia e a quegli ambiente sentisse il bisogno di ripulire una casa abbandonata portando via stracci e vestiti della vittima. I filmati girati dalla Scientifica nel sopralluogo che porterà al rinvenimento del cadavere nella notte tra il 18 e il 19 settembre vengono mostrati di nuovo in aula: «Voi sentite forse un segnale acustico di qualunque tipo che comunichi il disinserimento dell’allarme quando la guardia giurata della Colas digita il codice di sblocco? Sentiamo che la guardia sussurra “ok” per entrare ma non sentiamo altro. E l’operatore di centrale qui in aula ha anche testimoniato che a lui nel sistema non risultava il disinserimento e fosse rimasto sorpreso quando il collega di pattuglia gli disse che erano entrati. Quell’allarme non funziona o non è mai stato inserito». E la porta in terrazza? Un fermo immagine mostra una fessura che lascia ipotizzare sia aperta al momento dell’inquadratura: era così o è stato filmata dopo che qualcuno degli agenti l’ha aperta? Trombini non ha dubbi: «L’agente in aula ci ha spiegato viene ripreso lo stato dei fatti come è quando si entra e allora dobbiamo dedurre che quella porta lassù è aperta…».

La nuova Rekico di coach Friso riparte dalle conferme di Venucci e Chiappelli

Basket B / Il play e l’ala sono gli unici giocatori dell’attuale roster a essere legati alla società faentina da un altro anno di contratto. Venucci: «Al servizio dei compagni». Chiappelli: «Ci toglieremo molte soddisfazioni»

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Il play della Rekico Mattia Venucci

La Rekico riparte da due giocatori che hanno conquistato pubblico e tifosi alla loro prima stagione in maglia faentina. Mattia Venucci e Gioacchino Chiappelli sono le prime conferme dell’organico di coach Massimo Friso, gli unici dell’attuale roster a essere legati alla società da un altro anno di contratto. Entrambi sono pronti a dare il massimo anche nella stagione 2018/19.

Mattia Venucci ha mostrato anche a Faenza tutte le sue qualità di playmaker, facendo girare al meglio la squadra a suon di assist e dando un grande contributo in fase offensiva, segnando 18.7 punti di media nella stagione regolare, statistica che lo ha incoronato miglior realizzatore del girone B. Il suo high score lo ha toccato nel match casalingo contro Lecco, dove ha segnato 37 punti. Ottimi anche i suoi numeri nei play off con 15.3 punti di media nelle tre gare disputate nei quarti di finale contro Montecatini. «Sono contento di restare a Faenza – afferma Venucci – per me e per la mia famiglia, visto che ci siamo trovati davvero bene dentro e fuori dal campo. Riguardo al prossimo anno, spero di poter trovare fin da subito un gruppo deciso e convinto, perchè soltanto lavorando intensamente ad ogni allenamento si possono raggiungere certi risultati. Cercherò di ripetere la scorsa stagione dal lato offensivo, la mia migliore in carriera a livello realizzativo, e mi metterò come sempre al servizio dei compagni».

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L’ala della Rekico Gioacchino Chiappelli

Grande impatto nella Rekico lo ha avuto anche Gioacchino Chiappelli, un vero e proprio lottatore in campo sin dalla prima amichevole estiva. In stagione regolare ha viaggiato sugli 11 punti e gli 8 rimbalzi di media, risultando molte volte decisivo grazie alla sua fisicità e alle sue qualità tecniche. «La scorsa estate ho firmato un biennale con i Raggisolaris, perchè credo in questo progetto – sottolinea Chiappelli – e ad avermi conquistato è stato l’entusiasmo della dirigenza. I tifosi di Faenza sono fantastici e sono la nostra grande forza: per tutta la stagione si sono fatti sentire con il loro calore e sono stati la nostra arma in più. Non vedo l’ora che inizi il campionato per regalare loro tante soddisfazioni e sono convinto che ce ne toglieremo anche nei play off, dove nell’ultima stagione siamo usciti troppo presto».

Dopo 41 anni la baby Kushnir riporta un tricolore femminile alla Canottieri Ravenna

Canottaggio / La giovane portacolori della società biancazzurra vince il titolo nel singolo junior ai campionati italiani disputati a Varese. Bronzo per il doppio senior di Cziraki e Catenelli

Alexandra Kushnir
Alexandra Kushnir ha vinto il titolo nel singolo junior

Alexandra Kushnir vince il titolo italiano Junior femminile e lo fa nella specialità più difficile, il singolo, al termine di una gara meravigliosa. Ai Campionati italiani Junior, Assoluti e Pesi Leggeri disputatisi nelle acque del lago di Varese il titolo della giovane atleta ravennate è la ciliegina sulla torta di un weekend che ha visto la Canottieri Ravenna vincere anche un bronzo nel doppio Senior con Gergo Cziraki e Nicola Catenelli.

Per la società bizantina quello di Kushnir è il primo titolo italiano femminile in barca dopo il successo di Paola Catani nel singolo Ragazzi femminile nel 1977: quarantuno anni di attesa rotti da una magnifica performance di Alexandra, al primo anno di categoria Junior. Dopo avere vinto la batteria ed essere giunta seconda in semifinale, in finale la giovanissima bizantina vede Martinelli partire più forte di tutti, inseguendo a poca distanza. Ai mille metri Kushnir passa in 3’52”80, a tre secondi di distanza dalla prima posizione, per poi scatenarsi e affiancare la battistrada. Le due singoliste danno vita a un grande spettacolo, lottando punta a punta fino agli ultimi metri, con Alexandra che però riesce a spuntarla e con una grandissima chiusura finale ferma il tempo a 7’42”13, tre secondi davanti a Martinelli. La singolista della Canottieri Ravenna si toglie anche la soddisfazione di segnare il miglior tempo mai registrato per un singolo Junior femminile ai Campionati Italiani. È il primo titolo italiano in barca per Alexandra, che l’anno scorso nella categoria Ragazzi femminile aveva vinto il titolo Indoor e l’argento in singolo e che adesso ha come prossimo obiettivo i Campionati del Mondo Junior che si terranno a Racice, in Repubblica Ceca, dal’8 al 12 agosto.

Catenelli E Cziraki (secondo E Terzo Da Sinistra)
Nicola Catenelli e Gergo Cziraki (nell’ordine terzo e secondo da destra) sul podio tricolore

Oltre all’oro di Kushnir la Canottieri ottiene anche un grande bronzo nel doppio Senior con Gergo Cziraki e Nicola Catenelli. Partenza fortissima della barca ravennate, che ai mille metri è seconda, dietro solo alle irraggiungibili Fiamme Gialle. Il doppio di Cziraki e Catenelli continua nel suo ritmo martellante anche nella seconda parte di gara. L’equipaggio del Saturnia li supera e cerca di andare a recuperare sulle Fiamme Gialle, mentre la barca della Canottieri resiste al ritorno della Elpis e taglia il traguardo col tempo di 6’24”38. Terzo posto e meritato bronzo per la giovane coppia di atleti ravennati. È la terza medaglia consecutiva nel doppio Senior ai Campionati Italiani per Gergo Cziraki, dopo gli argenti del 2016 e del 2017 in coppia con Bruno Rosetti. Per Catenelli, invece, si tratta del quarto bronzo a livello Senior dopo quelli ottenuti in quattro con e otto nel 2014 e 2015.

Il doppio Junior, formato da Valerio Prestigiovanni e Victor Kushnir, invece si ferma alla semifinali. I due, entrambi ancora categoria Ragazzi, giungono terzi in batteria e sono costretti a passare per i recuperi. Recuperi dove riescono ad acciuffare l’ultimo posto valido per la semifinale dietro a Sile e Tevere Remo. In semifinale i due giovani ravennati lottano fino all’ultimo ma non riescono a centrare la finale, chiudendo all’ottavo posto. Un’ottima esperienza per i due in vista dei Campionati Italiani Ragazzi che si terranno il 30 giugno al Lago di Comabbio. Non riesce invece ad accedere alle semifinali Gabriele Fantin. Il giovane mantovano in forza alla Canottieri Ravenna, anche lui ancora appartenente alla categoria di età inferiore, giunge quinto in batteria e quinto nel recupero, lottando fino alla fine per il passaggio del turno che, purtroppo, gli sfugge.

L’Urban Trail quest’anno va alla scoperta anche delle mura di Ravenna

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L’assessore Fagnani con gli organizzatori di Trail Romagna

L’Urban Trail Ravenna Città d’Acque in programma all’alba del 1° luglio con partenza alle 6 dallo Chalet dei Giardini Pubblici, quest’anno grazie alla collaborazione del Comune aprirà le mura cittadine. Ai due percorsi di 16 e 7.5 km disegnati tra vie d’acqua e memorie acquifere, si aggiungerà infatti una passeggiata di 5 km guidata dall’archeologa Giovanna Montevecchi che racconterà le vicende delle fortificazioni della Ravenna antica, una città da sempre circondata dalle acque e difesa dalle mura: elementi fondanti del potere politico di romani, bizantini e veneziani.

In questa sesta edizione dell’Urban Trail – uno dei primi d’Italia – gli organizzatori di Trail Romagna rimarcano la stretta connessione tra cammino e cultura, un binomio che nelle città d’arte diventa proposta per un turismo sostenibile.

Iscrizioni su www.trailromagna.eu e allo Chalet dei Giardini pubblici tutta la giornata di sabato 30 giugno.

Turisti in calo a Cervia e Ravenna nei primi quattro mesi del 2018. Cresce Faenza

A pesare sul comune capoluogo è la performance negativa del comparto mare

TuristiDopo un anno, il 2017, da record per quanto riguarda i turisti arrivati nelle strutture ricettive, torna a palesarsi il segno meno nei dati Istat che riguardano il comune di Ravenna. Si tratta di quelli registrati nei primi quattro mesi dell’anno, con i pernottamenti in calo del 2,5 percento rispetto al 2017 (complessivamente sono oltre 255mila, circa 7mila in meno) e gli arrivi (ossia il numero di turisti che si presentano nelle strutture ricettive, indipendentemente dal numero di notti trascorse), diminuiti dell’1,9 percento (circa 2mila in meno rispetto ai 105mila del 2016). A pesare sul risultato finale del quadrimestre, nel comune, è la performance del mare, dove i turisti sono diminuiti del 7,2 percento e i pernottamenti del 5,4, mentre in città i dati sono perfino in leggera crescita. A influire, come sempre nel primo quadrimestre, potrebbe essere stato anche il weekend di Pasqua, quest’anno in anticipo di una quindicina di giorni rispetto al 2017, e un 25 aprile più “lontano” dal weekend.

Guardando al resto della provincia, in calo anche Cervia, con il 4,2 percento in meno di pernottamenti (a fine aprile erano 226mila in valore assoluto) e quasi il 7 percento in meno di turisti registrati.

Come noto, sia per Ravenna che per Cervia, il primo quadrimentre incide poco sui dati di fine anno che si basano invece quasi del tutto su quelli del secondo quadrimestre e quindi dei mesi estivi, per la presenza del mare.

Continuando comunque ad analizzare il primo quadrimestre, ottima invece la performance del terzo comune della provincia come grandezza turistica, Faenza, che ha registrato quasi il 12 percento dei pernottamenti in più rispetto al 2017 (superando la soglia dei 45mila in quattro mesi) e quasi il 10 percento degli arrivi.

Complessivamente in provincia di Ravenna i pernottamenti restano stabili rispetto al dato record del 2016 mentre il numero di turisti arrivati è in calo di quasi il 3 percento (in tutto nei primi quattro mesi sono stati circa 240mila).

Processo Cagnoni, la difesa: «Un assassino calcolatore avrebbe buttato le prove…»

Ventottesima udienza / In corte d’assise l’arringa dei legali del dermatologo che rischia l’ergastolo per uxoricidio. L’avvocato Trombini sfodera il modellino di una Mercedes per simulare il movimento dello sportello e poi illustra i comportamenti che stridono con l’ipotesi accusatoria di delitto premeditato da un marito prevaricatore

RAVENNA 18/06/2018.PROCESSO CAGNONI PER L’ OMICIDIO DI GIULIA BALLESTRI

«Pluff». L’avvocato Giovanni Trombini prende a prestito le onomatopee dei fumetti durante l’arringa quando spiega che per un Matteo Cagnoni in versione «assassino malefico e calcolatore», come lo dipinge l’accusa, sarebbe stato più semplice e logico gettare in acqua, nel canale Candiano a Ravenna o nel fiume Arno a Firenze, il borsone con i vestiti insaguinati della moglie Giulia Ballestri anziché spostarli per tre giorni con un’operazione di impacchettamento proprio sotto le telecamere di videosorveglianza della casa dei genitori nel capoluogo toscano. In corte d’assise a Ravenna è il giorno della difesa, penultima udienza del processo per l’omicidio della 39enne trovata morta il 19 settembre 2016. In aula anche l’imputato, tornato dopo due assenze.

Nel cortile del palazzo di giustizia prima di entrare in aula, ai cronisti di passaggio il legale confida tutta la sua tensione per il momento. Ma quando si alza in piedi di fronte ai giudici (presidente Corrado Schiaretti, a latere Andrea Galanti) è il Trombini già visto più volte nel corso delle 28 udienze finora celebrate: ordinato nel mettere in fila i pensieri e le riflessioni, parla a braccio seguendo una traccia e ricorre alla lettura solo quando si tratta di intercettazioni. Parte con una citazione alta: «Per me non è facile. Come disse De Gasperi, sento che tutto tranne la vostra stima personale è contro di me». E poi l’intenzione dichiarata di affrontare solo quello che emerge dalle prove: «Con le prove ci si confronta e non si bara».

RAVENNA 18/06/2018.PROCESSO CAGNONI PER L’ OMICIDIO DI GIULIA BALLESTRILa prima ora e mezza serve a Trombini per cercare di sgretolare il movente. L’avvocato arriverà a dire che non esiste il movente così come ipotizzato dal pubblico ministero. L’accusa parla di omicidio commesso da un marito opprimente e manipolatore che non poteva accettare la voglia di libertà della moglie che stava alzando la testa per separarsi e prendere i suoi spazi. Quel marito possessivo, invadente e prevaricatore non esisterebbe invece: «Tanti testimoni sono venuti qui a raccontarci che la coppia ha funzionato bene per undici anni. E tanti altri testimoni vi hanno detto che Cagnoni non era quella persona aggressiva nemmeno nelle relazione precedenti al matrimonio del 2004. C’era di certo un marito che soffriva perché ancora innamorato della moglie che invece voleva separarsi e come è comprensibile cercava di riparare la crisi percependo un malessere di Giulia». Trombini invita i giudici a fare attenzione da chi arrivano le informazioni sui dissidi e sulla figura prevaricatrice dell’uomo: «Ve lo dicono la migliore amica, l’amante e un amico che vive in Grecia. Non troverete altre testimonianze».

Poi arriva il colpo di teatro. L’avvocato di parte civile Giovanni Scudellari aveva sfoderato una fotografia dell’orco Shrek, Trombini risponde con il modellino di una Mercedes: lo tiene in mano per mostrare il movimento della portiera che quando si apre occupa uno spazio ben visibile: «Vedete la stessa cosa nel video girato in via Genocchi il 16 settembre quando Cagnoni esce dalla villa in cui è stato con la moglie a fare le foto ai quadri? Noi non lo vediamo. Ma voi giudici prendetevi il tempo di guardare quel video tutte le volte di cui avrete bisogno». E intanto continua ad aprire e chiudere il piccolo sportellino della Mercedes.

Il ricorso al giocattolo serve per sostenere che quel giorno Cagnoni non caricò i vestiti della moglie e gli stracci sporchi di sangue dopo il delitto – «Omicidio che Cagnoni non ha commesso» – e quindi tutto quello che si vede scaricare dal baule all’arrivo il giorno stesso a Firenze non possono essere i vestiti di Giulia come ritiene il pubblico ministero: «Appena arriva Cagnoni fa tre viaggi per svuotare il baule e porta un borsone pesante che gli tira giù la spalla eppure è un ragazzo alto e robusto. Un paio di jeans, una camicia, una borsetta e una scarpa possono essere così pesanti? O invece come vi ha detto l’imputato lì dentro c’era altro materiale da palestra e medico?». Insomma la tesi difensiva è presto detta: «Perché dovrebbe fare tutto quel lavoro di impacchettamento con dei vestiti sporchi di sangue ormai secco e farlo proprio sotto le telecamere? Un assassino che in ipotesi accusatoria ha studiato bene il delitto, si metterebbe a fare questo? E i cuscini? Se sono sporchi di sangue e Cagnoni li ha presi dalla villa di Ravenna, dopo tre giorni li avrebbe fatti trovare ancora nella villa di Firenze?».

Tra gli elementi ascritti dalla procura all’aggravante della premeditazione ci sarebbe anche la motivazione con cui Cagnoni ha portato la moglie nella villa il 16 settembre: fare foto a quadri là custoditi per una futura vendita e invece, dice il pm, la foto l’ha già fatta l’8 settembre e inviata a un mercante. La prova: un messaggio mandato il 9 settembre da Giulia all’amante in cui direbbe che “ieri il marito è andato a Ravenna ma non sa dove”. Trombini ribalta tutto: «La foto inviata al mercante l’8 settembre non è la stessa scattata poi il 16 in compagnia di Giulia e soprattutto il messaggio da Giulia a Bezzi è del 10 settembre e non c’è la parola “ieri”. Con le prove ci si confronta, non si bara».

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