La mattina del 12 marzo giaceva senza vita nel divano dal fratello. Ora i magistrati indagano per escludere che dietro la sua fine non ci fosse qualcun altro
Il 12 marzo scorso era stato trovato morto nel suo divano a Fusignano, con un coltello piantato nel cuore. Subito si era pensato ad un suicidio: Carlo Martoni, 78enne, avrebbe fatto harakiri. A trovare il suo corpo era stato il fratello, più grande di lui. I due abitavano insieme in una casa che – qualche giorno dopo – avrebbero dovuto lasciare a causa di un pignoramento. Forse per la cattiva condizione economica all’inizio i carabinieri avevano pensato che Martoni si fosse tolto la vita.
La procura però vuole vederci chiaro e nei giorni scorsi ha predisposto una perizia dattilografica sul coltello che l’anziano avrebbe usato per suicidarsi. Saranno disposti anche accertamenti nella cerchia dei conoscenti e dei familiari che escludano ogni causa diversa dal suicidio. Secondo quanto riportano i quotidiani locali, Resto del Carlino e Corriere di Romagna che pubblicano la notizia, in particolare si accerteranno quali fossero i rapporti con il fratello. Per ora l’ipotesi del gesto estremo rimane quella più privilegiata anche se nessuno dei conoscenti di Martoni ha detto di aver visto l’uomo, che il giorno prima aveva guardato la partita al bar, in particolare depressione.
Resterà a Ravenna fino al 6 maggio, aperta fino a mezzanotte nei festivi e prefestivi
Domani, mercoledì 21 marzo, alle 16, alla Darsena di città si inaugura l’apertura della ruota panoramica installata per il secondo anno consecutivo.
All’evento, previsto per sabato 17 marzo scorso, rinviato a causa del maltempo, interverrà l’assessore Massimo Cameliani. La ruota, che consentirà di ammirare dall’alto il canale Candiano, proponendo uno sguardo inconsueto sullo skyline del centro storico, sarà in funzione fino al 6 maggio.
L’attrazione, che al momento è in Italia la più grande ruota semi-movibile, è alta 40 metri e si compone di 20 gondole (più 1 speciale per persone disabili) con una capacità massima di 127 persone.
L’attrazione sarà aperta nei giorni prefestivi e festivi dalle 10 alle 24 con orario continuato; tutti gli altri giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 20.
I biglietti saranno venduti al prezzo di 5 euro (ridotti 4 euro).
Anche quest’anno la presenza della ruota panoramica costituirà occasione per tutti gli appassionati di fotografia digitale per immortalare dall’alto la città grazie al progetto Instagram #RavennaSkyLine – Fotografa Ravenna dall’alto.
Il responsabile del servizio: «Difficoltà enormi, molti decreti attuativi del Jobs Act non sono stati portati a termine. In Italia c’è un operatore ogni 250 disoccupati, in Germania il rapporto è di uno ogni 22»
L’ingresso del centro per l’impiego di Ravenna in via Teodorico
Spesso evocati anche in campagna elettorale, per anni tra i servizi cruciali della Provincia oggi invece, con la recente riforma dell’ente, divenuti di competenza regionale, i centri per l’Impiego, dove lavorano una cinquantina di persone tra le sedi di Ravenna, Lugo e Faenza, sono o dovrebbero essere il punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro e soprattutto il servizio pubblico che più di ogni altro ha il polso della situazione per quanto riguarda il mercato del lavoro. Abbiamo chiesto ad Andrea Panzavolta, Dirigente dei Servizi per il Lavoro di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena, di aiutarci a capire di più.
Quante persone sono iscritte al momento ai Centri per l’impiego della provincia di Ravenna?
«Il dato di flusso relativo a chi ha rilasciato nel 2017 la Did (Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, ndr) e quindi è stato registrato come disoccupato è pari a circa 10 mila persone. Si tratta di circa 4mila persone in meno rispetto al 2016, ma è un calo dovuto unicamente ad aspetti tecnici, legati ai conteggi dell’Inps e possiamo dire che, nei fatti, il numero non è sostanzialmente mutato e la situazione è stabile. Per avere un’idea dell’andamento della disoccupazione è opportuno fare riferimento ai dati Istat, che che confermano variazioni positive, ma con valori non particolarmente rilevanti».
Come è cambiato il profilo degli iscritti? E quali sono quelli più difficili da collocare? Giovani? Over 40? Donne? Uomini?
«Tra un anno e l’altro le variazioni sono modeste ma, come trend complessivo, vediamo una aumento dei disoccupati più avanti negli anni. Le persone che più faticano in questa fase sono certamente coloro che hanno più di 50 anni. Per loro, a meno che non possiedano competenze particolari, è difficilissimo rientrare nel mondo del lavoro. Ma occorre dire che anche la condizione dei più giovani non è particolarmente felice: molto spesso non vengono loro proposti contratti di lavoro ma solo tirocini, anche per attività a basso contenuto formativo e anche a persone che già hanno un’esperienza consolidata».
Qual è il titolo di studio più spendibile?
«In generale e in estrema sintesi direi i diplomi tecnici e in particolare quelli legati al sistema industriale».
«Aumentano gli iscritti più avanti negli anni, per gli over 50 difficilissimo trovare lavoro»
Quanti reali incontri domanda/offerta siete riusciti a effettuare nell’ultimo anno?
«Sotto il profilo dell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro il 2017 è stato per i nostri servizi un anno positivo e di crescita: le aziende che si sono rivolte a noi sono state 1346, mentre nel 2016 erano state 1227, mentre i posti di lavoro richiesti sono stati quasi 4000, a fronte dei circa 3200 del 2016. Naturalmente le caratteristiche in termini di tipologia di contratto e di profili professionali sono molto diversificate e in grande prevalenza si tratta di contratti a termine e soprattutto nel settore dei servizi, tuttavia dalle nostre verifiche sappiamo che circa il 50% delle richieste che raccogliamo sono soddisfatte attraverso il nostro servizio quindi stimiamo che circa 2mila persone abbiamo trovato un lavoro grazie alla nostra attività. Va detto però che la nostra attività principale continua a essere quella di sostenere le persone nella ricerca di un lavoro. Sotto questo profilo posso dirle che nel 2017 abbiamo realizzato quasi 17milla colloqui di orientamento individuale, che 1.600 persone hanno partecipato a gruppi informativo-orientativi da noi organizzati e in 175 hanno partecipato a brevi corsi di formazione, che sono stati fatti 1.354 colloqui a persone disabili e 224 colloqui di orientamento specialistico nell’ambito del programma “Garanzia Giovani”».
L’interno del centro per l’impiego
Cosa non funziona ottimamente o cosa rende complicato il lavoro degli operatori dei centri per l’impiego?
«I problemi sono tantissimi e le difficoltà quotidiane degli operatori sono enormi. C’è un problema di complessità amministrativa, di una molteplicità di soggetti istituzionali che intervengono e di sistemi informativi che non dialogano. I decreti attuativi del Jobs Acts hanno avviato un percorso di riforma del sistema dei servizi al lavoro, per diversi aspetti non sono stati portati a termine. La variabile che comunque continua ad essere dirimente riguarda la dotazione di personale. In questi ultimi anni, il blocco delle assunzioni imposto alle province ha determinato un sistematica riduzione del personale. Rispetto a Francia o Germania in particolare, il numero di addetti nel nostro paese è 10 volte di meno. In Germania c’è un operatore ogni 22 disoccupati, in Italia un operatore ogni 250. A ciò si aggiunga che con la crisi economica i Centri per l’Impiego hanno dovuto fronteggiare carichi di lavoro crescenti mentre si riducevano le opportunità di lavoro offerte delle imprese. Se in questi anni così difficili l’impianto dei servizi ha retto l’urto della crisi e dei grandissimi numeri di utenti è stato grazie al senso di responsabilità di tutti gli operatori, alla loro dedizione e al loro elevato livello di professionalità. Credo che meritino il ringraziamento di tutta la comunità ravennate».
Esistono forme di collaborazione con altre agenzie per il lavoro anche private?
«Sì, nel nostro territorio abbiamo costruito da molto tempo un raccordo strutturale con le agenzie per il lavoro private e queste possono direttamente inserire offerte di lavoro sul nostro sito. Da qualche mese le persone disoccupate possano ottenere servizi di sostegno alla ricerca di lavoro anche da soggetti privati accreditati. Questi ultimi prendono in carico le persone sulla base della scelta fatta dai lavoratori stessi e ottengono una remunerazione solo se riescono a collocarli presso un’azienda.
«Il ministro Poletti con “l’apologia del calcetto” metteva in luce un aspetto diffuso e radicato»
Cosa succede se una persona oggi rifiuta un lavoro proposto dal Centro per l’impiego?
«In realtà attualmente, se si eccettua la sperimentazione condotta nel 2017 dell’Assegno di ricollocazione, i Centri per l’impiego non operano segnalando una sola persona disoccupata ad un’azienda ma, di solito una rosa di possibili candidati ovvero pubblicizzando le offerte e lasciando che siano i lavoratori stessi a candidarsi se disponibili. Non vi è quindi un legame univoco tra lavoratore e offerta vacante per il quale si possano poi generare effetti diretti. È allo studio a livello ministeriale e inter-regionale una disciplina su questo tema (cioè sulla cosiddetta “offerta congrua”) ma le difficoltà a tradurla operativamente a mio avviso sono molte e difficilmente superabili. D’altra parte obbligare un lavoratore ad accettare un’offerta che non gradisce non mi pare neppure un grande affare per l’impresa che dovrebbe assumere un lavoratore non interessato. Credo che l’impresa stessa preferirebbe rivolgersi ad altre persone per le quali quel lavoro risulti appetibile. E, aggiungo, questa è una fase nella quale la fame di lavoro è molta e non sono tante le offerte che restano inevase».
Alcune indagini statistiche rivelano che la “rete di relazioni”, un po’ quelle che il ministro Poletti aveva suggerito di coltivare giocando a calcetto, resta il principale strumento per trovare lavoro. Come invertire questa tendenza?
«Il Ministro Poletti può risultare o meno simpatico ma “l’apologo del calcetto” metteva in luce un aspetto strutturale del mercato del lavoro italiano. Anche i servizi per l’impiego, con formule più tecniche e professionali sostengono le persone a muoversi in questo contesto sviluppando le tecniche di ricerca attiva che in parte si traducono anche in capacità di accrescere le proprie relazioni. Mi astengo dall’esprimere un giudizio sul fatto che il nostro mondo sia bello o giusto e mi limito a prendere atto che la situazione è questa. Il problema è che i sistemi di ricerca del lavoro in Italia continuano spesso a fondarsi sui criteri delle relazioni e delle conoscenze personali e dirette. Le ragioni sono di carattere socio-culturale e socio-economiche, legate alla ridotta dimensione aziendale e alla cultura di impresa molto spesso fondata su una dimensione familiare. Molto spesso le variabili considerate prioritarie nel lavoratore da assumere sono riferite all’affidabilità e in qualche modo alla “fedeltà” e solo in un secondo luogo ad elementi riferibili alle competenze professionali. Dall’altra parte vi è un sistema di servizi pubblici tradizionalmente non efficiente e che non gode generalmente di buona fama presso la pubblica opinione e un sistema privato sorto da non molti anni e non sempre ritenuto affidabile. Questo insieme di fattori determina che la quota di lavoratori assunti tramite canali formalizzati è largamente inferiore al 10 % del totale. Per invertire la tendenza occorrerebbe lavorare sulla cultura di impresa e aumentare la qualità dei servizi di intermediazione, anche se, con riferimento al servizio pubblico e ai numeri del personale di cui ho dato conto prima, mi pare un’impresa assai ardua… »
«Stimiamo che duemila persone abbiano trovato lavoro grazie ai centri nel 2017»
Ma perché, in un simile contesto, si dovrebbe investire in servizi per il lavoro?
«Credo che i servizi per il lavoro, pubblici o privati, siano molto importanti perché da una parte sollecitano le imprese ad assumere personale sulla base delle competenze delle persone e non sulla base delle semplici conoscenze contribuendo a fare crescere il sistema produttivo nel suo complesso e dall’altra rendendo per le persone più fluido il percorso per l’ottenimento di un nuovo impiego tuttavia non c’è dubbio che la soluzione alla mancanza di lavoro della quale continuiamo a soffrire in modo patologico sta nella crescita del sistema economico. È solo lo sviluppo che produce nuovi posti di lavoro».
Eppure, ci diceva, che non si stanno registrando variazioni significative, nonostante indicatori di crescita del Pil.
«Il lento processo di recupero di competitività delle nostre aziende è la fonte di crescita della quantità di lavoro richiesta e quindi di occupati. In realtà,però, assistiamo a fenomeni per i quali alla crescita di fatturato e di produzione non corrisponde una crescita della quantità di posti di lavoro richiesti nella misura che eravamo abituati a conoscere nella fase precedente la crisi. Altrettanto problematici sono gli aspetti collegati alla stabilità del lavoro: la competizione internazionale e la difficoltà a orientarsi nel tempo colloca le strategie aziendali in un orizzonte di breve termine e di conseguenza le imprese sono meno propense a investire in assunzioni a tempo indeterminato».
Sul fronte della formazione, come e quali corsi vengono attivati e con quale ricaduta sull’effettiva occupazione?
«Da alcuni anni, a seguito della riforma istituzionale che ha accentrato in regione la programmazione dell’offerta formativa che prima era gestita dalle province si è un po’ perso il legame costruito sui territori tra formazione e servizi per il lavoro e nel 2017 le uniche attività di formazione cui si poteva accedere direttamente passando dai Centri per l’impiego riguardavano iniziative di breve durata molto apprezzate dalle persone ma sulle quali è difficile esprimere una valutazione in termini di immediata efficacia occupazionale. Al momento sta prendendo il via un’altra iniziativa analoga che vede un’offerta molto ampia di corsi di breve durata rivolta a persone disoccupate e incentrata sui temi della formazione informatica e linguistica nonché delle competenze comunicative e relazionali per stare nelle organizzazioni del lavoro».
Scatta in provincia da mezzanotte l’allerta meteo numero 50. Sulla costa lo stato di attenzione è “arancione”. Attese nevicate in quota
Neve in quota, anche bassa, e venti sulla costa e in montagna. L’allerta meteo numero 50 corrisponde con l’arrivo della primavera e sarà valida per tutta la provincia. Arancione per quanto riguarda lo stato del mare, gialla per la criticità idraulica e idrogeologica. L’allerta meteo è stata emessa dall’agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia-Romagna. In collina sono previste nevicate a partire da 200 metri, dai cinque centimetri. A quota più alta potrebbero scendere fino a 30 centimetri di neve.
Non si escludono sulla pianura romagnola episodi di pioggia mista a neve con scarsi accumuli al suolo, vento da nord-est sulla costa, colline e rilievi (intensità fra 50 e 61 Km/h e temporanee raffiche superiori).
La comunicazione dell’assessore Baroncini dopo la notizia diffusa da Ancisi (Lpr), presidente della commissione Sanità pubblica. Question time in municipio per chiarire le cause
L’introduzione di quattro cuccioli di provenienza ignota infetti da parvovirosi è la ragione per cui è stata disposta la chiusura del canile municipale di Ravenna dal 16 marzo a data da destinarsi. L’ha spiegato l’assessore Gianandrea Baroncini con delega agli Animali secondo cui è possibile che i quattro cani fossero già infetti prima dell’ingresso nella struttura.
«Su richiesta e in accordo con il servizio veterinario della Azienda sanitaria locale della Romagna – scrive Baroncini –, è stato attivato il protocollo sanitario che prevede in questi casi diverse misure fino alla chiusura del canile ai visitatori e ai volontari, allo scopo di limitare al minimo le possibilità di diffusione dell’eventuale agente patogeno. Si ribadisce che il virus della parvovirosi è altamente diffusivo e il contenimento dell’infezione è estremamente complicato, specialmente in un canile come quello di Ravenna dove, come è ovvio, si accolgono animali di provenienza sconosciuta e quindi potenzialmente già infetti e recettivi a qualsiasi tipo di malattia».
L’assessore chiede la collaborazione della cittadinanza per la custodia dei propri cani onde evitarne la permanenza anche per poche ore al canile in attesa che la situazione si normalizzi e si possa valutare la riapertura in sicurezza.
A comunicare per primo la chiusura al pubblico per motivi sanitari era stato il presidente della commissione consiliare Sanità Pubblica, Alvaro Ancisi. Al politico l’informazione è arrivata dall’associazione animalista Clama. Il capogruppo di Lpr ha presentato un question time da discutere in consiglio comunale domani, 20 marzo. Nel cartello apposto si legge che solo il personale autorizzato può accedere alla struttura.
L’associazione Clama ha evidenziato al sindaco e all’Ausl «la necessità di prevenire qualunque fenomeno di contagio infettivo potenzialmente derivato dall’eventuale presenza di cani malati ed in particolare affetti da gastroenterite virale» richiamando il «rispetto di tutte le normative sanitarie finalizzate ad evitare i fenomeni evidenziati». Ha chiesto inoltre che, «nel caso in cui all’interno del canile si registrino quindi casi di malattie contagiose, non vengano introdotti altri cani, in quanto i medesimi verrebbero esposti al pericolo di contagio con possibilità di decesso». Infine, »di ricevere puntuale informazione in ordine alle cause di chiusura del canile medesimo, nonché il rilascio dei certificati sanitari di morte di tutti i cani deceduti dal 19 febbraio in poi all’interno della struttura con la precisazione delle cause del decesso».
I fatti risalgono al 2014, la coppia di cugini stanziava nella zona di residenza dell’uomo che riceveva frequenti richieste
Un sessantenne è a processo a Ravenna con le accuse di minacce e molestie dopo la querela presentata da due nomadi a cui l’uomo ha rifiutato di concedere l’elemosina in strada allontanandoli a voce per respingere le loro richieste. I fatti si sono svolti nell’estate del 2014 a Marina Romea dove l’uomo vive: il 14 marzo scorso, come si legge sulle pagine odierne de Il Corriere Romagna che riporta la notizia, in tribunale si è tenuta la seconda udienza (giudice Federica Lipovscek, pm titolare Angela Scorza) immediatamente rinviata a settembre quando è prevista l’audizione delle parti offese che presentarono denuncia autonomamente rivolgendosi alla stazione locale dei carabinieri senza l’assistenza di un legale. I due dovranno essere ascoltati in aula, la deposizione dei due era già teoricamente prevista per l’ultima udienza ma nessuno si è presentato.
Nell’estate di quattro anni fa i due nomadi – un uomo e una donna, cugini di giovane età di nazionalità romena – stazionavano spesso nelle strade della zona in cui vive l’imputato che quindi riceveva spesso le richieste insistenti per qualche spicciolo. L’imputato, difeso dall’avvocato Nicola Babini di Lugo, respinge le accuse: «È capitato diverse volte che abbia avuto richieste insistenti – spiega il legale – e forse potrà aver sbottato all’ennesima richiesta ma non al punto da giustificare le accuse che gli vengono rivolte». Da tempo la coppia di cugini non è più presente in zona e non si hanno notizie sul loro domicilio.
Nuova allerta meteo della protezione civile, criticità particolari dovute allo stato del mare per il quale lo stato di attenzione è “arancione”
Il maltempo non molla la presa. Da mezzogiorno di oggi, lunedì 19 marzo, alla mezzanotte di domani, martedì 20, è attiva nel territorio del comune di Ravenna l’allerta meteo numero 49, arancione per stato del mare, gialla per criticità idraulica, idrogeologica, vento e criticità costiera, emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia Romagna.
“Raccomando – dichiara il sindaco Michele de Pascale – di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione, fra le quali, in questo caso, non accedere a moli e dighe foranee e fare particolare attenzione nel caso in cui si acceda alle spiagge; prestare particolare attenzione allo stato dei corsi d’acqua ed evitare di accedere ai capanni presenti lungo gli stessi; prestare inoltre attenzione alle strade allagate e ai sottopassi e non accedere a questi ultimi nel caso li si trovi allagati o impraticabili; sistemare e fissare gli oggetti sensibili agli effetti del vento o suscettibili di essere danneggiati”.
Richieste di informazioni al centralino. Il dermatologo al banco dei testimoni il 23 marzo nella diciannovesima udienza del processo per uxoricidio pluriaggravato
L’impronta denominata “palmare muro” impressa con il sangue di Giulia Ballestri su uno spigolo della cantina dove è stato trovato il cadavere della donna. Secondo la polizia scientifica e il consulente della parte civile appartiene a Matteo Cagnoni
Da quando è stata fissata la data dell’udienza in corte d’assise in cui sarà interrogato Matteo Cagnoni, il 53enne dermatologo imputato per l’omicidio volontario pluriaggravato della 39enne moglie Giulia Ballestri, sono aumentate le telefonate al centralino del tribunale di Ravenna per avere informazioni su come poter essere presenti in aula. Telefonate di gente comune interessata a sapere se occorrano particolari procedure per l’accesso al palazzo di viale Randi.
Dall’inizio del processo, il 10 ottobre scorso, ogni udienza ha sempre richiamato una consistente affluenza di pubblico. Dai semplici curiosi agli studenti di giurisprudenza passando per avvocati e addetti ai lavori, per alcuni una sorta di appuntamento fisso ogni settimana. E già non erano mancate le chiamate per informarsi su come partecipare. Dieci giorni fa è stata resa nota la data dell’interrogatorio dell’imputato e il telefono ha cominciato a squillare più spesso. Per dovere di cronaca va detto che le udienze sono pubbliche, può partecipare chiunque non sia nella lista testi o abbia già parlato, non serve presentare documenti per l’ingresso.
Cagnoni si siederà al banco dei testimoni nel corso della diciannovesima udienza, a partire dalle 9.30 del 23 marzo. Come da prassi, prima sarà l’accusa a interrogarlo (pm Cristina D’Aniello) e poi la difesa (avvocato Giovanni Trombini), nel mezzo gli eventuali quesiti delle parti civili (famiglia Ballestri, Comune di Ravenna, Udi, Linea Rosa, Dalla parte dei minori). È facile prevedere che la deposizione dell’imputato, che rischia l’ergastolo qualora venissero riconosciute le aggravanti della premeditazione o della crudeltà, occuperà l’intera giornata.Come ormai noto, il cadavere della consorte del medico fu ritrovato il 19 settembre 2016 nello scantinato della villa disabitata di proprietà della famiglia dell’uomo in via Padre Genocchi, a pochi passi da un ingresso ai giardini pubblici. Secondo gli accertamenti medico-legali il decesso sarebbe avvenuto la mattina di venerdì 16 settembre al termine di una violenta aggressione cominciata sul ballatoio e conclusa in cantina dopo 30-40 minuti, prima a colpi di bastone e poi facendo sbattere il volto della donna contro uno spigolo di un muro. Cagnoni è stato arrestato all’alba del 19 settembre a Firenze dopo una fuga dalla casa dei genitori dove era arrivato nel pomeriggio del venerdì insieme ai tre figli. I due coniugi erano in crisi ormai da circa un anno, pochi mesi prima lui aveva scoperto la relazione extraconiugale della donna facendola spiare da un investigatore privato. L’accusa ipotizza che il dermatologo l’abbia uccisa per questo motivo. La difesa sostiene l’innnocenza e ipotizza che ad agire possa essere stato un malvimente entrato nella casa poco dopo l’uscita dell’imputato che era stato nella villa a fotografare dei quadri insieme alla vittima.
Il veicolo era stato rubato qualche giorno prima: era nel parcheggio, senza danni, con le chiavi nascoste su una ruota. All’interno anche le altre chiavi rubate dagli uffici degli arancioni
Sul campo è arrivata una sconfitta per 2-0 ma la trasferta a Faenza si è chiusa comunque con il lieto fine per il Russi: due tifosi arancioni, nel pomeriggio di ieri 18 marzo dopo il match del campionato di Eccellenza, nel parcheggio dello stadio Neri hanno riconosciuto il pullmino della società rubato dal campo sportivo di via Pascoli a Russi nella notte tra il 12 e il 13 marzo. Dopo aver informato le forze dell’ordine che hanno fatto gli accertamenti del caso per le indagini, i dirigenti della società calcistica hanno riportato a casa il veicolo.
Il mezzo non ha danni. Le chiavi erano nascoste su una ruota, circostanza che lascia ipotizzare si possa trattare di un parcheggio temporaneo a disposizione di chi lo aveva rubato. All’interno del pullmino sono state ritrovate anche le chiavi che erano state rubate negli uffici del Russi.
Lo spunto è l’arrivo di 35 nuovi agenti a Rimini. Il consigliere regionale faentino Liverani: «Nella nostra provincia gli orari di pattugliamento sono limitati per la carenza di organico»
Andrea Liverani, consigliere regionale della Lega Nord, chiede maggiori rinforzi per i territori di Ravenna e Faenza. Lo spunto viene dalla notizia che vede 35 nuovi agenti inviati dalla direzione centrale della polizia di Stato a Rimini. Quel territorio, da otto anni, chiedeva un aumento della dotazione organica. Ora Liverani spera che si muova qualcosa anche a a Ravenna: «Già da tempo mi sono attivato in Regione per richiedere uno sblocco delle nuove assunzioni, soprattutto dopo aver visto le gravi carenze di organico a Ravenna e Faenza, dove gli orari di pattugliamento sono limitati e non si riesce ad avere i numeri per la seconda volante».
Prosegue il consigliere regionale leghista: «Anche i sindacati di categoria nell’ottobre del 2017 si erano attivati in questo senso, inviando una lettera al capo della polizia Franco Gabrielli per denunciare la situazione ed avviare un processo di aumento della dotazione organica dei corpi locali, per assicurare una maggiore turnazione e una presenza più costante sul territorio».
Per Pasqua previsto un pacchetto “parco+hotel” e ingresso gratuito per i bambini fino a dieci anni. Confermata l’apertura a Natale
Mirabilandia riapre giovedì 29 marzo, pronta a offrire divertimento formato famiglia e, per gli amanti dell’adrenalina, attrazioni top in Italia e in Europa. Previsto un nuovo palinsesto spettacoli tra cui Otto l’Esploratore, Peter Punk (una versione inedita della favola di Peter Pan) e Mirabilandia the Movie. Tra gli eventi del 2018: i la Festa delle scuole, che si terrà il 9 giugno, la Notte Rosa del 7 luglio, la Festa di compleanno di Mirabilandia del 28 luglio e il Summer Party del 25 agosto. In autunno continuano le edizioni dell’Oktoberfest, di Halloween, fino ad arrivare al Natale che il parco ripropone dopo l’avvio dell’esperimento nel 2017.
Previsto inoltre un ampliamento di Mirabeach, il parco acquatico di Mirabilandia, con 20.000 metri quadri dedicati al divertimento in pieno “stile caraibico”: la grande piscina a onde di 2.000 metri quadri e sei scivoli. Per i giorni di Pasqua Mirabilandia riserva ai propri visitatori un’offerta che prevede l’ingresso gratuito dei bambini fino a 10 anni, prenotando un pacchetto parco+hotel tramite Mirabilandia Vacanze – il Tour Operator di Mirabilandia – o attraverso uno degli hotel partner di Mirabilandia.
Grande vittoria in gara-2 della Bunge contro la capolista e favorita Perugia, in una gara di playoff, oltre vent’anni dopo l’ultima volta
Serata da ricordare per gli appassionati di volley ravennati, al Pala De André, dove anche se solo per una sera hanno potuto rivivere momenti simili a quelli dei tempi d’oro del Messaggero. La Bunge, Porto Robur Costa Ravenna, ha infatti battuto al tiebreak la corazzata, capolista e favorita, Perugia in gara-2 dei playoff scudetto, tornati al palasport ravennate oltre vent’anni dopo l’ultima volta.
In una partita romanzesca e interminabile la Bunge conquista il suo piccolo scudetto regalando un bagno di gioia al proprio pubblico (quasi 3mila persone) e trascinando alla gara di spareggio una Sir Safety Conad, probabilmente affaticata dalla massacrante trasferta infrasettimanale ad Ankara in Champions che, per contrappasso, toccherà alla squadra ravennate mercoledì per la Challenge Cup. La Bunge poteva addirittura chiudere in quattro set (ben tre occasioni a disposizione), ma il set “supplementare” ha fugato ogni eventuale rimpianto. Paul Buchegger, nome d’obbligo per il premio mvp segnando 33 punti, eguaglia Maurice Torres nel record per giocatori in maglia di Ravenna.
Queste le parole di Fabio Soli, allenatore della Bunge: «Una serata da ricordare per Ravenna e per questi ragazzi. Abbiamo giocato alla pari con una squadra come Perugia e vinto una partita forse non bellissima, ma con tante emozioni. Complimenti davvero ai miei ragazzi che hanno realizzato un sogno. Avevamo l’obiettivo di portare ad Ankara (in Challenge Cup, ndr) qualcosa da questa partita e lo abbiamo fatto alla grande dimostrando che con il gruppo e la capacità di soffrire si può fare qualcosa di fantastico».