mercoledì
22 Aprile 2026

Divise dell’OraSì all’asta per il canestro in Darsena  

Entro marzo pronto un campo da basket 8×8 al Pop UpIn vendita le maglie delle partite contro Fortitudo e Virtus

In Darsena Pop Up sta per arrivare il campo da basket che darà al comparto una connotazione ancora più “street”. Entro metà marzo sarà operativo il campo 8×8 a un canestro, liberamente usufruibile.

La struttura sarà finanziata grazie all’importante collaborazione della società Basket Ravenna. La serata in cui si raccoglieranno i fondi sarà quella di mercoledì 1 marzo, organizzata al ristorante “Il Molinetto” a Punta Marina Terme. Quel giorno ci sarà una cena aperta a tutti, grandi e bambini, dove chi vorrà potrà mangiare insieme agli atleti dell’OraSì Ravenna.

Pizza per tutti e, dopo cena, si aprirà un’asta per le 11 divise scese in campo nelle gare contro Fortitudo e Virtus Bologna.  Divise uniche, non ristampabili e ad edizione limitata, con lo slogan “Ravenna nel cuore” e il Mausoleo di Teodorico come simbolo. Il ricavato dell’asta servirà proprio per l’acquisto del canestro da installare in Darsena Pop Up.

Per cenare è obbligatoria la prenotazione con pagamento anticipato (10 euro per i bimbi sotto i 14 anni, 15 euro per gli adulti. Il menù comprende pizza, dolce e bevande). Gli uffici della squadra sono in viale della Lirica 21, per il pagamento è possibile passare lunedì o martedì (dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19) oppure mercoledì mattina dalle 10 alle 13.

Dirigenti comunali: altre tre conferme, novità per Classense e Municipale

Conclusa la selezione per le otto posizioni. Giacomini alla Sicurezza, Tarantino alla Cultura, conferme a Personale, Turismo, Edilizia

Completata la selezione dei dirigenti pubblici con le ultime cinque nomine, dopo le prime tre di qualche giorno fa a Palazzo Merlato. Si tratta come noto di dirigenti a tempo determinato scelti dal sindaco Michele de Pascale da una rosa di tre nomi scremata invece da un’apposita commissione (vedi correlati). Le uniche vere novità riguardano il nome di Maurizio Tarantino, che assume l’incarico di Direttore dell’Istituzione Biblioteca Classense / Politiche e attività culturali (inclusa l’attività del Mar) e quello di Andrea Giacomini che diventa Comandante del Corpo di Polizia Municipale al posto di Stefano Rossi. Conferme invece per quanto riguarda Flavio Magnani, Capo Servizio Sportello Unico per l’Edilizia; Maria Grazia Marini, Capo Servizio Turismo (che in precedenza era accorpato alla cultura); Maria Brandi, Capo Servizio Risorse Umane e Qualità e U.O. Sistemi Informativi Territoriali ed Informatici (S.I.T.I.).  Due i dirigenti in meno rispetto alla precedente legislatura. In allegato i nomi di tutti i partecipanti al bando. in tutto, su otto nomine le conferme sono state sei e due le novità.

 

Nel dettaglio:

Maruizio Tarantino, 56 anni, romano, laureato alla Sapienza, ha diretto fino al 2006 la Biblioteca dell’Istituto italiano per gli studi storici fondato da Benedetto Croce; dal 2006 al 2008 ha progettato e diretto la Rete delle biblioteche digitali della Regione Campania; dal 2008 al 2014 è stato direttore della Biblioteca Augusta e dirigente delle biblioteche del Comune di Perugia. Attualmente è docente di informatica applicata alle scienze umane all’Università degli studi di Perugia. Ha all’attivo numerose pubblicazioni in particolare su Benedetto Croce e Niccolò Macchiavelli. In Classense Prende il posto dell’attuale dirigente Claudia Giuliani che sta continuando a esercitare il ruolo in attesa appunto della nomina del successore pur essendo in pensione.

Andrea Giacomini, 42 anni, è l’attuale comandante del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia carabinieri di Cervia-Milano Marittima e ha il grado di capitano. Marchigiano di nascita, prenderà il posto di Stefano Rossi, nominato da Fabrizio Matteucci, che è già in servizio a Pordenone, dove aveva chiesto il trasferimento.

Mostra dedicata ai Sonetti romagnoli

In Classense l’omaggio a Guerrini

Sarà una mostra alla Classense dedicata ai Sonetti Romagnoli e alla Ravenna del tempo che vi viene raccontata a chiudere le lunghe celebrazioni per il centenario della morte di Olindo Guerrini avvenuta il 21 ottobre 1916. Dal 25 febbraio al 6 maggio saranno infatti esposti alla Manica Lunga un centinaio di pezzi tra manoscritti, autografi, riviste d’epoca, fotografie e anche pezzi di arredo incentrati proprio sull’opera postuma dialettale che ha assicurato la gloria al poeta e intellettuale fino a oggi. Tra i promotori, nel contesto del Centenario guerriniano, l’infaticabile Associazione “Amici di Olindo Guerrini”, presieduta da Paolo Belletti di Sant’Alberto, dove il poeta visse da bambino, figlio del farmacista del paese: «Con il centenario abbiamo fatto un’operazione che voleva essere culturale; l’obiettivo era quello di restituire la giusta dimensione di Olindo Guerrini. Nel tempo, infatti, Guerrini si è per molti trasformato esclusivamente in Stecchetti ed è sopravvissuto per decenni solo nella sua dimensione romagnola dialettale, anche con qualche limitante stereotipo. In realtà Olindo Guerrini – precisa Belletti – è stato un protagonista della vita culturale a cavallo dei due secoli, un letterato che ha scritto best seller come Postuma (raccolta di poesie appunto firmate con lo pseudonimo Lorenzo Stecchetti, ndr) che vendette molto più delle Odi barbare di Carducci, ma che fu anche polemista, intellettuale a tutto tondo con un atteggiamento irriverente che anticiperà il Novecento. Fu bibliotecario all’università e ha lasciato tracce importanti delsuo lavoro, ma è stato anche fotografo, fondatore del Touring Club, appassionato di viaggi e di bicicletta. Ed era pure noto come gastronomo col suo testo sulla cucina degli avanzi e come corrispondente dell’Artusi. Non solo, suoi testi sono diventati opere musicali di Mascagni, Lehàr e tanti altri. Tuttavia, alla fine di questo lungo percorso, abbiamo pensato di chiudere “ridando al popolo ciò che è del popolo”, ossia una mostra sui Sonetti romagnoli per cui oggi è ancora conosciuto e amato».

E fin qui, la parte celebrativa e anche emotiva dell’omaggio.
L’aspetto scientifico dell’esposizione curata da un comitato di cui fa parte anche il professore Renzo Cremante è affidata invece dalla biblioteca Classense per ragioni storiche e letterarie, come ci spiega la direttrice Claudia Giuliani: “Come Classense abbiamo scelto di lavorare sul Guerrini dei Sonetti perché, se la fortuna di opere come Postuma e Nova Polemica oggi è stata molto ridimensionata dalla critica e non esiste più se non in termini di popolarità per qualcuno, per i Sonetti romagnoli la questione è diversa. Questi componimenti sono studiati con molta attenzione perché da un lato sono la prima operazione importante di dialetto romagnolo scritto e dall’altra perché dal punto di vista stilistico e poetico collocano Guerrini alla stregua di un Porta o un Belli, quindi tra i grandi della letteratura dialettale italiana. A dirlo sono critici come Pasolini e Contini, non stiamo parlando di un livello locale».
La ragione per cui la fama tuttavia non è mai andata molto oltre i confini romagnoli secondo Giuliani va ricercata nella difficoltà della lingua, soprattutto scritta, incomprensibile appunto fuori dai confini territoriali, almeno fino alla prossima pubblicazione dei Sonetti romagnoli (vedi box in basso).
«Il punto è che Guerrini – sottolinea Giuliani – mostra una sensibilità contemporanea quando cela dietro la burla anche l’aspetto di dolore e sofferenza. Penso per esempio al sonetto dedicato alla Balia in cui mette in contrapposizione il ridere di giorno e il sanguinare di notte. Questa complessità da alcuni sottolineata rende i sonetti più interessanti e dimostra come appiattire l’idea del dialetto sul comico sia molto riduttivo».
Giuliani tuttavia non ha un atteggiamento agiografico verso il poeta. «In lui esistono anche aspetti che personalmente trovo fastidiosi – dice la direttrice – e sono quelli che hanno contribuito a creare gli stereotipi più nefasti sui romagnoli, penso per esempio alle donne, come accade nel caso di grottesco estremo raggiunto con la figura della celeberrima Zabariona. E a lui dobbiamo l’ingiusto soprannome dato all’opera del Morigia per la Tomba di Dante, fu infatti Guerrini a bollarla come la “pivirola”. Diciamo che nella creazione di questi cliché lui ci ha messo del suo e il resto lo ha fatto la mancanza di senso critico dei posteri. Ciò non toglie che ci ha dato la possibilità di esprimerci bene nel nostro dialetto e che gli dobbiamo molto».
Cosa si potrà dunque vedere alla Manica Lunga? Molte carte guerriniane in cui nel tempo le biblioteche di Romagna si sono specializzate, a cominciare dall’Oriani, come ci spiega Giuliani, che a partire dagli anni Settanta ha raccolto – tramite donazioni dal figlio Guido Guerrini (che ne curò la pubblicazione postuma nel 1920 su indicazione del padre) e dal nipote Paolo Poletti – e acquisizioni, vari manoscritti autografi. Tra questi i Sonetti che sono stati scritti da Guerrini nel corso della propria vita su materiali da reimpiego, come il retro delle schede della biblioteca universitaria o sul verso di lettere, spesso accompagnati dai disegni dello stesso poeta.
Inoltre, l’Oriani può contare sulla raccolta di molte lettere e anche dei manoscritti delle Ciacole del Bepi (versi in dialetto veneto, il cui protagonista è papa Pio X, che Guerrini scriveva per “Il travaso delle idee”).
La biblioteca Classense da parte sua metterà in mostra il carteggio tra Corrado Ricci e Guerrini. «Lettere bellissime – dice Giuliani – da cui emerge l’intero ambiente della dotta Bologna di quegli anni, di questi intellettuali appassionati di ricerca e amanti anche della burla».
Ci saranno poi riviste, come quelle in cui Olindo Guerrini per primo pubblicò i fogli sparsi di Jacopo Landoni in dialetto. Un centinaio complessivamente i pezzi esposti, provenienti anche dalla biblioteca Saffi, da Casa Carducci a Bologna, dall’Archiginnasio e da altre biblioteche emiliane. Il tutto sarà accompagnato da un corredo iconografico di foto dedicate alla Ravenna dell’epoca e raccontata proprio nei Sonetti, dalla Tomba di Dante al Candiano fino al palazzo «che ci dicono Merlato».

L’inaugurazione si tiene sabato 25 maggio alle 17 con letture di Giuseppe Bellosi e Nevio Spadoni.

Libera: «Black Monkey, sentenza storica, mafia a Ravenna senza se e senza ma»

Il coordinamento provinciale dell’associazione di don Ciotti commenta le 23 condanne tra cui la famiglia Femia residente nella Bassa

«La sentenza di Bologna nel processo Black Monkey è solo un tassello che dimostra l’esistenza della mafia sul territorio provinciale di Ravenna». Il coordinamento ravennate di Libera, l’associazione fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti che si occupa di sensibilizzazione e contrasto al fenomeno delle mafie, commenta l’esito di primo grado del lavoro svolto dalla Dda e dalla guardia di finanza nel corso degli ultimi anni. «La giornata di mercoledì è stata uno spartiacque per la nostra Regione. Per la prima volta il tribunale di Bologna ha condannato in primo grado per associazione mafiosa e concorso esterno una serie di individui che risiedevano nella provincia di Ravenna».

Il riferimento è infatti alla famiglia Femia, ritenuti i vertici dell’associazione e domiciliati nella Bassa Romagna, tra Sant’Agata e Conselice da diverso tempo: «È arrivata la condanna di tutti e 23 gli imputati, infliggendo la pena più alta, 26 anni e 10 mesi, a Nicola Femia, ritenuto il vertice di un gruppo legato alla ‘Ndrangheta che faceva profitti con le slot illegali per foraggiare le casse dei clan. Pene considerevoli anche per i suoi figli, Nicholas (15 anni, contro i 19 e sei mesi chiesti dall’accusa), e Guendalina (10 anni e tre mesi, la Procura ne chiedeva 14), e per il genero Giannalberto Campagna (12 anni e due mesi, a fronte di una richiesta di 15 anni). Ha quindi retto l’impianto accusatorio del pm della Dda Francesco Caleca, visto che per i 14 imputati di associazione mafiosa o concorso esterno è arrivata la condanna proprio per quei reati, a differenza di quanto accaduto nel processo con rito abbreviato, in cui la Cassazione non aveva riconosciuto l’associazione di stampo mafioso».

Libera si è costituita parte civile e ha sostenuto il giornalista dell’Espresso Giovanni Tizian, che per queste vicende trattate quando era alla Gazzetta di Modena è sotto scorta, e tutte le associazioni del territorio che hanno denunciato: «Continueremo ad essere al loro fianco continuando a lavorare per far emergere il più possibile le ramificazioni della criminalità organizzata e, nei nostri prossimi incontri nelle scuole, potremo raccontare agli studenti questa storia che ci tocca così da vicino, senza più quei se e quei ma che ci avevano accompagnato in questi anni».

Bonifiche e riattivazione dopo l’incendio: la centrale del 118 è di nuovo operativa

Servizio mai interrotto: coordinamento gestito da Bologna. Dalla Romagna una media di 500 chiamate al giorno

La centrale del 118 a Ravenna, sede del coordinamento di tutta Romagna Soccorso, è tornata pienamente operativa dopo il principio di incendio scoppiato il 15 febbraio scorso nei locali tecnici. Durante la risoluzione del problema tutte le funzioni operative sono state dirottate sulla centrale 118 Emilia Est che si trova a Bologna all’ospedale Maggiore.

«Quanto realizzato ha una complessità forse non così evidente dall’esterno – ha commentato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi –. Il trasferimento dell’operatività, ovvero la ricezione delle chiamate e la gestione delle emergenze sul territorio, è un’operazione difficile, pertanto un doveroso ringraziamento va a tutto il personale coinvolto, infermieri, medici, tecnici, coordinatori per la professionalità, disponibilità e la capacità di lavorare in sinergia dimostrate. Tutto ciò ha consentito di affrontare e gestire l’evento con tempestività e nel migliore dei modi».


La centrale operativa 118 Emilia Est, immediatamente dopo l’evento e per tutto il periodo necessario, è stata potenziata e ha operato complessivamente con 13 operatori di giorno, di cui 5 dalla Romagna, e 11 di notte, di cui 4 dalla Romagna; inoltre, per gestire in sicurezza il flusso delle chiamate è stato raddoppiato il personale del centralino, da 1 a 2 operatori. Nei giorni successivi al 15 febbraio la centrale Emilia Est ha gestito una media di 1.350 chiamate telefoniche al giorno, 840 dalle zone di Bologna, Ferrara e Modena e le restanti 510 dalla Romagna, con un aumento di quasi il 60 percento dell’attività.
Nel pomeriggio di giovedì 23 febbraio, a seguito delle necessarie bonifiche e della riattivazione dei sistemi tecnologici, è stato possibile procedere al ripristino completo delle funzioni della centrale operativa 118 Romagna nella sede abituale.


Carira approva il bilancio individuale 2016 con 17 milioni di utile netto

All’assemblea del 13 marzo per il 23esimo anno consecutivo verrà proposto un dividendo ai circa 25mila azionisti

È di 16,9 milioni di euro l’utile netto del bilancio individuale 2016 della Cassa di Risparmio di Ravenna (in aumento dell’1,12 percento nei confronti del 2015) approvato dal consiglio di amministrazione presieduto da Antonio Patuelli su proposta del direttore Nicola Sbrizzi.

All’assemblea della Cassa del 13 marzo verrà proposta ai circa 25mila azionisti, per il ventitreesimo anno consecutivo, la distribuzione di un dividendo: lordo in contanti di 0,40 euro per azione, con la possibilità per ciascun azionista di optare per il pagamento del dividendo in azioni (senza tassazione, a differenza dell’incasso del dividendo tassato al 26 percento), in ragione di una azione ogni 45 possedute. Nelle stessa assemblea del 13 marzo verrà proposto anche un aumento gratuito del capitale sociale da euro 174 a 343 milioni da realizzare tramite un aumento gratuito del valore nominale delle azioni da 6 euro a 11,80.

Il gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna opera in 7 regioni con 137 sportelli bancari e finanziari. Chiudono pure in utile tutte le società operative del gruppo Cassa (Banca di Imola, Banco di Lucca e del Tirreno, Italcredi e Sorit).

Così scrive la banca in una nota inviata alla stampa: «La Cassa evidenzia una raccolta da clientela: diretta di 3.166 milioni di euro (+6,20 percento) e globale di 7.556 milioni di euro (+2,01 percento), impieghi per 3.048 milioni di euro (+3,61 percento); i mutui erogati a privati sono cresciuti del 10,35 percento; le sofferenze nette sono risultate il 3,60 percento del totale degli impieghi netti».

Il bilancio consolidato del gruppo «evidenzia una raccolta da clientela: diretta di 4.770 milioni di euro (+3,74 percento) e globale di 10.936 milioni di euro (+1,04 percento), impieghi per 4.324 milioni di euro (+1,03 percento); i mutui erogati sono cresciuti del 13,79 percento; le sofferenze nette, dopo cospicui e assai prudenziali accantonamenti, si attestano al 4,24 percento del totale degli impieghi netti. Il totale dei fondi propri consolidati (ex patrimonio di Vigilanza) del Gruppo Cassa di Ravenna ammonta a 724 milioni di euro. Il tutto senza valorizzare il cospicuo patrimonio immobiliare di proprietà. Inoltre la Cassa di Ravenna, assai prudenzialmente, non detiene titoli nè obbligazionari esteri, nè azionari esteri. Il bilancio consolidato è anch’esso penalizzato dai contributi e dagli oneri riguardanti i salvataggi bancari decisi dalle competenti Autorità e da un’operazione straordinaria di ulteriore prudente rettifica degli avviamenti ed esprime un utile netto normalizzato “pro-forma”, escludendo tali partite, di 17 milioni e 400 mila euro che rappresenta la redditività strutturale del Gruppo Cassa. Tenendo conto di tutti questi importanti fattori obbligatori e prudenziali, il bilancio consolidato si chiude con una perdita di 22 milioni e 992 mila euro che non intacca i già citati ben solidi indici patrimoniali del Gruppo».

Carira approva il bilancio individuale 2016 con 17 milioni di utile netto

All’assemblea del 13 marzo per il 23esimo anno consecutivo verrà proposto un dividendo ai circa 25mila azionisti

È di 16,9 milioni di euro l’utile netto del bilancio individuale 2016 della Cassa di Risparmio di Ravenna (in aumento dell’1,12 percento nei confronti del 2015) approvato dal consiglio di amministrazione presieduto da Antonio Patuelli su proposta del direttore Nicola Sbrizzi.

All’assemblea della Cassa del 13 marzo verrà proposta ai circa 25mila azionisti, per il ventitreesimo anno consecutivo, la distribuzione di un dividendo: lordo in contanti di 0,40 euro per azione, con la possibilità per ciascun azionista di optare per il pagamento del dividendo in azioni (senza tassazione, a differenza dell’incasso del dividendo tassato al 26 percento), in ragione di una azione ogni 45 possedute. Nelle stessa assemblea del 13 marzo verrà proposto anche un aumento gratuito del capitale sociale da euro 174 a 343 milioni da realizzare tramite un aumento gratuito del valore nominale delle azioni da 6 euro a 11,80.

Il gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna opera in 7 regioni con 137 sportelli bancari e finanziari. Chiudono pure in utile tutte le società operative del gruppo Cassa (Banca di Imola, Banco di Lucca e del Tirreno, Italcredi e Sorit).

Così scrive la banca in una nota inviata alla stampa: «La Cassa evidenzia una raccolta da clientela: diretta di 3.166 milioni di euro (+6,20 percento) e globale di 7.556 milioni di euro (+2,01 percento), impieghi per 3.048 milioni di euro (+3,61 percento); i mutui erogati a privati sono cresciuti del 10,35 percento; le sofferenze nette sono risultate il 3,60 percento del totale degli impieghi netti».

Il bilancio consolidato del gruppo «evidenzia una raccolta da clientela: diretta di 4.770 milioni di euro (+3,74 percento) e globale di 10.936 milioni di euro (+1,04 percento), impieghi per 4.324 milioni di euro (+1,03 percento); i mutui erogati sono cresciuti del 13,79 percento; le sofferenze nette, dopo cospicui e assai prudenziali accantonamenti, si attestano al 4,24 percento del totale degli impieghi netti. Il totale dei fondi propri consolidati (ex patrimonio di Vigilanza) del Gruppo Cassa di Ravenna ammonta a 724 milioni di euro. Il tutto senza valorizzare il cospicuo patrimonio immobiliare di proprietà. Inoltre la Cassa di Ravenna, assai prudenzialmente, non detiene titoli nè obbligazionari esteri, nè azionari esteri. Il bilancio consolidato è anch’esso penalizzato dai contributi e dagli oneri riguardanti i salvataggi bancari decisi dalle competenti Autorità e da un’operazione straordinaria di ulteriore prudente rettifica degli avviamenti ed esprime un utile netto normalizzato “pro-forma”, escludendo tali partite, di 17 milioni e 400 mila euro che rappresenta la redditività strutturale del Gruppo Cassa. Tenendo conto di tutti questi importanti fattori obbligatori e prudenziali, il bilancio consolidato si chiude con una perdita di 22 milioni e 992 mila euro che non intacca i già citati ben solidi indici patrimoniali del Gruppo».

Sbarre chiuse 20 minuti, 3 km di coda Solarolo in tilt per il passaggio a livello

Il sindaco: «Le lamentele dei cittadini ricadono sugli amministratori». Pronta un’interrogazione della Lega Nord in Regione

Alle 8.30 le sbarre sono scese, restando giù per venti minuti, e si sono create due code di auto e camion per tre chilometri che hanno bloccato di fatto tutto il paese. Ancora una volta il sindaco di Solarolo, Fabio Anconelli, lancia un appello alle autorità competenti affinché si possa risolvere il problema del passaggio a livello di via Felisio. L’ultimo episodio ricordato è avvenuto ieri mattina, 23 febbraio, ma è uno scenario che si ripete spesso. A settembre era toccato a un’ambulanza restare ferma per 11 minuti.

«È accaduto quando molti si stavano recando al lavoro, inevitabili i disagi legati ai ritardi dei cittadini e le lamentele che ovviamente ricadono su chi vive sul territorio, ovvero gli amministratori cittadini, in primis il sindaco». Il primo cittadino entra nel dettaglio del caso con tutte le sue perplessità: «La chiusura per venti minuti è stata determinata dal transito di un treno merci che viaggiava in direzione Lugo. E pare, da quanto mi è stato riferito, che le sbarre sono state riaperte soltanto quando il treno merci era già in prossimità della stazione lughese… visto i tempi di attesa, è molto verosimile».

Per Anconelli «è inammissibile che nel terzo millennio si debba ancora fare i conti con queste situazioni, occorre intervenire sulla tratta ferroviaria Castelbolognese-Ravenna, come abbiamo già richiesto in diverse sedi. Come amministrazione comunale, confidiamo nella riunione dei sindaci della provincia di Ravenna che dovrà essere presto convocata per discutere di questo argomento».

Qualche mese fa, spiega la nota inviata alla stampa dal Comune di Solarolo, in una riunione organizzata in prefettura alla presenza anche di Rfi si è definita l’impossibilità di adottare efficacemente soluzioni tecniche e l’unica vera azione che può eliminare il problema è la realizzazione di un sottopasso: «Nella discussione è emerso anche il forte interesse da parte di Rfi a discutere un programma di interventi che non solo possa risolvere la problematica di Solarolo, ma che consentirebbe di portare al massimo la velocità dei treni merci (oggi ridotta anche per la presenza dei passaggi a livello), in piena sicurezza, saturando così il potenziale della linea. Inoltre ciò permetterebbe di raggiungere gli obiettivi ambientali (con la riduzione del traffico merci su gomma) che la Regione si è data».

Il consigliere regionale della Lega Nord Andrea Liverani è pronto a presentare un’interrogazione alla giunta Bonaccini per spronarla a intervenire: «È un problema che esiste da tantissimo tempo e non si è fatto nulla per risolverlo».

Sbarre chiuse 20 minuti, 3 km di coda Solarolo in tilt per il passaggio a livello

Il sindaco: «Le lamentele dei cittadini ricadono sugli amministratori». Pronta un’interrogazione della Lega Nord in Regione

Alle 8.30 le sbarre sono scese, restando giù per venti minuti, e si sono create due code di auto e camion per tre chilometri che hanno bloccato di fatto tutto il paese. Ancora una volta il sindaco di Solarolo, Fabio Anconelli, lancia un appello alle autorità competenti affinché si possa risolvere il problema del passaggio a livello di via Felisio. L’ultimo episodio ricordato è avvenuto ieri mattina, 23 febbraio, ma è uno scenario che si ripete spesso. A settembre era toccato a un’ambulanza restare ferma per 11 minuti.

«È accaduto quando molti si stavano recando al lavoro, inevitabili i disagi legati ai ritardi dei cittadini e le lamentele che ovviamente ricadono su chi vive sul territorio, ovvero gli amministratori cittadini, in primis il sindaco». Il primo cittadino entra nel dettaglio del caso con tutte le sue perplessità: «La chiusura per venti minuti è stata determinata dal transito di un treno merci che viaggiava in direzione Lugo. E pare, da quanto mi è stato riferito, che le sbarre sono state riaperte soltanto quando il treno merci era già in prossimità della stazione lughese… visto i tempi di attesa, è molto verosimile».

Per Anconelli «è inammissibile che nel terzo millennio si debba ancora fare i conti con queste situazioni, occorre intervenire sulla tratta ferroviaria Castelbolognese-Ravenna, come abbiamo già richiesto in diverse sedi. Come amministrazione comunale, confidiamo nella riunione dei sindaci della provincia di Ravenna che dovrà essere presto convocata per discutere di questo argomento».

Qualche mese fa, spiega la nota inviata alla stampa dal Comune di Solarolo, in una riunione organizzata in prefettura alla presenza anche di Rfi si è definita l’impossibilità di adottare efficacemente soluzioni tecniche e l’unica vera azione che può eliminare il problema è la realizzazione di un sottopasso: «Nella discussione è emerso anche il forte interesse da parte di Rfi a discutere un programma di interventi che non solo possa risolvere la problematica di Solarolo, ma che consentirebbe di portare al massimo la velocità dei treni merci (oggi ridotta anche per la presenza dei passaggi a livello), in piena sicurezza, saturando così il potenziale della linea. Inoltre ciò permetterebbe di raggiungere gli obiettivi ambientali (con la riduzione del traffico merci su gomma) che la Regione si è data».

Il consigliere regionale della Lega Nord Andrea Liverani è pronto a presentare un’interrogazione alla giunta Bonaccini per spronarla a intervenire: «È un problema che esiste da tantissimo tempo e non si è fatto nulla per risolverlo».

Nelle terre senza Uber il problema del tassista sono le tariffe bloccate

A Ravenna non c’è l’app ma prezzi fermi da anni. In tutto 24 licenze, costo top-secret. Confartigianato: «Reddito medio? C’è la privacy…»

Lontano dalle metropoli, nella provincia profonda, non è Uber il problema dei tassisti. Certo che conoscono la tanto contestata app considerata concorrenza sleale e insultano gli americani che l’hanno inventata, ma al momento in Italia solo Milano, Roma e Firenze sono servite e così una sera di fine febbraio dai finestrini abbassati delle auto bianche in fila alla stazione ferroviaria di Ravenna ti dicono che piuttosto sono più preoccupati per le tariffe bloccate da anni senza che il Comune voglia sentire ragioni. Verso le 19 tre vetture in piazza Farini: «Crescono i prezzi di ogni cosa ma non c’è modo di rivedere le nostre tariffe».

A Ravenna sono ventiquattro i taxi. Tante le licenze rilasciate da Palazzo Merlato. Il numero è bloccato ma il mercato c’è: l’ultima compravendita è di un paio di mesi fa quando ha cominciato il servizio un milanese che già l’aveva fatto nel capoluogo lombardo anni fa. Le cifre per una licenza? Top secret. Sul marciapiede c’è un 50enne che vorrebbe smettere: «Quanto voglio? Se sei interessato ne parliamo – sorride –. Però diciamo che in tre anni si rientra dell’investimento».

Venti dei ventiquattro sono riuniti nella cooperativa Radiotaxi. Il presidente è Gianni Stefanini. Lui e i suoi oltre vent’anni di esperienza oggi sono al volante di un monovolume otto posti. Ma con i giornalisti non parla: «In passato è capitato di aver detto cose e poi ne ho trovate scritte altre. E allora adesso lascio parlare solo i sindacati». Che in realtà non dicono molto di più. Dalla Confartigianato che rappresenta i taxi preferiscono non fornire cifre su licenze e redditi medi: «Stiamo parlando di solo 24 persone – spiegano in coro Antonello Piazza e Andrea De Murtas –, dare una cifra media del reddito sarebbe come dare il dato di ognuno di loro e ci sembra una violazione della privacy». Lo scenario ravennate delle auto bianche è comprensibilmente ben diverso dalle scene di guerriglia urbana viste nella capitale: «Fortunatamente qui il mercato ha una dimensione sufficiente per garantire lo spazio utile a chi ha le licenze. C’è la questione delle tariffe bloccate da molti anni ma evidentemente l’assessorato pensa che siano ancora abbastanza». E nemmeno l’abusivismo è un fenomeno che alza il livello di preoccupazione: «Non è qualcosa di radicato, magari qualcuno che va oltre le regole ma sempre pochi casi che segnaliamo subito alle autorità.

A fine gennaio a Lugo due agenti della polizia municipale in abiti civili, fingendosi clienti, hanno sorpreso e bloccato un tassista abusivo, un siciliano 50enne con un’Audi, senza licenza e patente professionale. Gli agenti in borghese hanno pattuito il compenso di 10 euro per farsi trasportare da Cotignola alla stazione ferroviaria di Lugo poi hanno orchestrato la trappola: una pattuglia di colleghi ha fermato l’auto. Alla richiesta delle divise su chi fossero le persone trasportate, il conducente ha risposto che si trattava di propri nipoti. Oltre alle sanzioni per la condotta, è stato elevato un ulteriore verbale in quanto il veicolo risultava non revisionato. L’autovettura è stata posta in stato di fermo e la carta di circolazione sospesa.

Per conoscere la vita da tassista bisogna parlare con i quattro autonomi che lavorano a Ravenna fuori dalla coop. Loro hanno voglia di parlare, semplicemente per raccontare un lavoro che ciclicamente occupa le prime pagine della cronaca dalle grandi città, da decenni attende una vera regolamentazione moderna ma visto da una città mediopiccola è tutt’altro: «I clienti ci sono ancora – dice lo stesso 50enne di prima –, soprattutto nelle ore del mattino. Di solito entro le sette e un quarto cerco di essere in stazione e si lavora». A fine giornata in media una dozzina di corse, a fine anno mediamente 35-40mila km: «Non si diventa ricchi ma a Ravenna si fa campare una famiglia. Ovviamente devi essere disposto a fare parecchie ore». Qualcuno, al suo diciassettesimo anno di servizio, abbozza anche una stima nel migliore degli scenari: «In una giornata perfetta puoi arrivare a incassare una media di 10-12 euro l’ora ma sono poche le giornate così». Fa i conti mentre paga la pizza consegnata in strada dal fattorino e mangiata in piedi aspettando il treno delle 20.30: «Di solito qualcuno sale. Altrimenti aspetti l’ultimo treno dopo le undici sperando…». Quella sera va bene: c’è una ragazza che deve andare in via San Mama.

Per arrotondare le entrate si possono cedere le fiancate immacolate delle auto (bianche per obbligo di legge) agli sponsor. Diversa invece la natura dell’adesivo comparso nel 2014 sui taxi della cooperativa. Trovò spazio il logo di Ravenna 2019, in piena corsa verso il titolo. E nel dossier consegnato alla commissione internazionale c’era un progetto per corsi di lingua inglese e corsi di formazione in caso di vittoria: ai driver locali avrebbero dato nozioni per migliorare le proprie conoscenze nelle lingue straniere ma anche gli strumenti e le informazioni per saper rispondere a eventuali quesiti, da parte di turisti e visitatori, sugli appuntamenti in programma.

Non c’è Uber a torturare la serenità del taxista ravennate ma ci sono, come detto, le tariffe bloccate da troppo tempo e qualche abusivo che spunta soprattuttto nel periodo estivo. Pericoli da poco. Roba che non merita certo uno sciopero: «Non faremmo altro che rovinarci l’immagine. A Ravenna se si fermano i taxi non se ne accorge nessuno. Se ne accorgerebbero solo i pochi clienti che hanno bisogno e ci faremmo una figura pessima».

Caos nel Pd, il segretario comunale: «C’è molto smarrimento, discuteremo»

L’assessore Baroncini: «Io con Bersani? Non corriamo»

In questo frangente convulso e per molti versi confuso del partito, abbiamo rivolto alcune domande a Gianandrea Baroncini, oggi assessore nella giunta di Michele de Pascale, dal 2013 segretario comunale del Pd e volto storico, nonostante la giovane età, della sinistra del partito di via della Lirica.

Lei è ancora il segretario comunale del Pd. Come si sta vivendo sul territorio questa scissione? Ci saranno movimenti anche in consiglio comunale o in giunta? Cosa dicono i tesserati?
«È aperta la “campagna di ascolto” e stiamo preparando le elezioni per i consigli territoriali del 12 marzo per cui abbiamo assemblee in tutti i circoli e in tutti i territori. È normale che in una fase del genere la natura delle iniziative cambi e ci si confronti su quello che sta succedendo a livello nazionale. A tutt’ora prevale un senso di impotenza e smarrimento per la piega che ha preso la discussione. Ci siamo aggrappati a ogni appello e a ogni spiraglio perché si costruissero condizioni diverse per il confronto, ma non abbiamo molti strumenti per influenzare il dibattito tra il gruppo dirigente nazionale. Ora prenderemo atto delle conclusioni e ci confronteremo. Lo faremo come sempre nei nostri luoghi: nei circoli, nel territorio, nel gruppo consigliare e in giunta».
Lei è sempre stato bersaniano. Sta valutando l’ipotesi di aderire al nuovo soggetto che sta nascendo e a cui pare possa aderire anche Vasco Errani?
«Non corriamo, come dicevo, presto potremmo prendere atto delle scelte e discuterne. Se dicessi di essere indifferente alla discussione che si è aperta direi il falso, ma a oggi il quadro è in continuo movimento. Una riflessione seria sul paese e sulla situazione internazionale spero possa coinvolgere nelle prossime settimane anche il Pd e tutto il centro sinistra. Ripeto che noi ci dobbiamo occupare dell’Italia che soffre, perché la crisi ancora non è alle nostre spalle, e della sofferenza che cresce in modo importante tra i giovani, nelle famiglie e nelle imprese che richiedono scelte importanti e anche qualche cambio di rotta nell’azione di governo».
Sabato sarà alla Strocchi per l’incontro autoconvocato in cui Errani e altri potrebbero fare il fatidico annuncio?
«Con quel luogo e quella comunità ho un legame particolare avendolo traghettato nel Pd da segretario di sezione ed essendo poi stato per sette anni segretario di circolo. Per cui sì, andrò. Credo sia giusto partecipare e rispondere alla chiamata in autoconvocazione di un gruppo di iscritti».

Il Pd verso l’ora X, Fiammenghi con Errani L’assessore Corsini: «Fanno un errore»  

Anche il partito ravennate è diviso ma molti lo vogliono cambiare «dall’interno». Gatta: «Spero in una nuova generazione di dirigenti»

L’ora X per il Pd ravennate e non solo ormai è diventata quella di sabato 25 febbraio quando si svolgerà l’assemblea autoconvocata da alcuni iscritti nella storica sede del circolo D’Attorre, meglio nota come la Strocchi. Qui infatti si riuniranno anche i “big” del partito locale che intendono seguire le orme dell’ex segretario Pier Luigi Bersani che ha annunciato l’intenzione di uscire dal partito e dar vita a un nuovo soggetto politico. Tra questi il carico da novanta dovrebbe metterlo Vasco Errani, l’ex presidente della Regione ora commissario per il terremoto del Centro Italia, il cosiddetto dominus della politica ravennate e non solo. La Strocchi è il suo circolo e da quanto ha annunciato alla stampa nazionale è proprio qui che spiegherà le ragioni per cui intende seguire il sodale e compagno di tante battaglie, Bersani. La stessa cosa dovrebbe fare un altro componente di quello che la stampa nazionale battezzò come il “tortello magico”, ossia Miro Fiammenghi, ex segretario provinciale, ex consigliere regionale. Molto vicino a Bersani, si era già schierato per il no al refendum e da tempo chiedeva un luogo per ridiscutere politiche e scelte del partito: sabato potrebbe arrivare anche il suo annuncio. Insieme a quelli di altri nomi storici del partito ravennate come l’ex direttore generale del Comune di Ravenna Carlo Boattini. E chissà che non possano arrivare altre sorprese da altri “big”. Per le dichiarazioni ufficiali c’è ancora da aspettare, ma la sensazione è che anche a Ravenna sia in atto una divaricazione sofferta che, almeno nel gruppo dirigente, pare avere al momento anche una connotazione generazionale. Nonostante infatti l’annuncio di Vasco Errani e nonostante i trascorsi bersaniani, tra i più giovani sono più numerose le voci contrarie alla scissione e che invocano invece un cambiamento del partito dall’interno. Per esempio il deputato Alberto Pagani, pur essendo molto critico verso Renzi, non aderirà al nuovo gruppo parlamentare di Speranza, Rossi, Bersani & Co. E l’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini, cervese come Miro Fiammenghi ed ex Ds, dichiara: «Io sto nel Pd per dare il mio contributo a cambiare questo partito che deve ricostruire un profilo programmatico partendo dai temi dello sviluppo economico – ci scrive –, lavoro (è sicuramente necessario correggere la norma sui voucher), scuola, welfare, investimenti pubblici. È necessario rafforzare il Pd e non indebolirlo per non fare un favore alle destre populiste e ai 5 Stelle. Bisogna ricostruire un partito progressista e riformista di sinistra, perno di un’alleanza e di un campo largo di centrosinistra». Ma quindi, gli chiediamo, Vasco Errani e Pierluigi Bersani stanno sbagliando? «Rispetto la loro scelta – dice Corsini – ma uscire dal Pd per me è un errore».

Ancora più duro e netto, se possibile, il commento del consigliere comunale Rudy Gatta, anche lui ex Ds, anche lui ex bersaniano, eletto lo scorso giugno con quasi 700 preferenze, il più votato della sinistra del Pd. «Sono stato bersaniano finché Bersani è stato Bersani – ci dice –: ora davvero non credo più che possiamo pensare di affidarci a un gruppo dirigente che è lì da quarant’anni». Questo non significa tuttavia che Gatta sia diventato renziano. «Renzi ha sbagliato tante cose, non mi piace quando è troppo “patàca”, tuttavia sono convinto che il Pd vada cambiato da dentro. E che da dentro dobbiamo lavorare per far riscoprire il sentimento di cosa significhi essere di sinistra, che in questi anni si è appannato». Il governatore della Puglia Michele Emiliano che ha annunciato di restare nel partito (a differenza per esempio di Enrico Rossi, presidente della Toscana) e candidarsi contro Renzi potrebbe incarnare questo spirito? «Emiliano non è credibile. Spero sinceramente che possa emergere nel partito una nuova generazione di dirigenti capaci e preparati, qualcuno che ancora non abbia un risalto nazionale. Intanto dobbiamo continuare a lavorare, a cominciare dai territori, per dare al partito una nuova identità socialdemocratica ed europeista». Ma nel 2017 cosa significa essere di sinistra per Gatta? «Parafrasando il grande Giorgio Gaber: qualcuno era di sinistra perchè non poteva essere felice se non lo erano anche gli altri».

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