sabato
23 Maggio 2026

Il Comune spenderà 52mila euro per ripristinare la pineta disboscata abusivamente

La giunta comunale di Ravenna, nella seduta del 21 aprile scorso, ha approvato il progetto esecutivo del valore di 52mila euro per il ripristino naturalistico dell’area di circa seimila metri quadri all’interno della pineta tra Marina Romea e Casalborsetti rasa al suolo a marzo 2023 a seguito di lavori di disboscamento e movimento terra non autorizzati.

In qualità di proprietario dell’area, il Comune intende ottenere il risarcimento dei danni una volta concluso l’accertamento giudiziario delle responsabilità. A dicembre 2024 ci furono due condanne: pena di 11.400 euro di ammenda per il presidente della cooperativa capannisti e il titolare dell’impresa esecutrice dei lavori.

L’intervento di ripristino prevede la ricostituzione delle conformazioni dunose preesistenti, utilizzando materiali dalle caratteristiche idonee (sabbiosi, limosi e limosi-argillosi) e la piantumazione di specie vegetali autoctone tipiche degli habitat da ricostituire (ad esempio pini domestici, lecci, querce, pioppi bianchi, prugnoli, olivelli spinosi, ligustri e biancospini, giunchi, ginepri e altre specie di sottobosco). È previsto che i lavori partano intorno a fine estate, una volta concluse le procedure di affidamento, e che durino circa sei mesi.

A seguito delle piantumazioni, nei due anni successivi, si dovrà verificare il tasso di attecchimento e provvedere, laddove necessario, ad effettuare i correttivi del caso: diradamento selettivo o spostamenti in caso di eccessiva densità, eventuale sostituzione delle piante che non siano sopravvissute al primo impianto.

Adolescenti violenti, la riflessione di una psicoterapeuta: «Noi adulti che esempi trasmettiamo?»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione di Paola Bianchi, psicoterapeuta ravennate, che prova a rispondere a una domanda: da dove spuntano i maranza?

In questi giorni di metà aprile che mi avevano illuso che fossimo entrati nella stagione della fioritura mi ritrovo ad aprire la finestra da qualche mattina immersa nella nebbia padana. Questo clima letargico e dai toni grigi non mi aiutano di certo ad affrontare le incombenze della giornata.

Mentre assaporo una bevanda calda e leggo alcune mail, mi arriva a bruciapelo una domanda su messanger da una persona che non conosco: Secondo lei da dove spuntano i maranza o che dir si voglia? Provo a rispondere.

Di adolescenza, brufoli e funghi avvelenati

I fatti di cronaca di questi ultimi giorni hanno portato l’attenzione ancora una volta sugli adolescenti. Gesti criminali che hanno sollevato indignazione, preoccupazione, sgomento e l’immancabile giudizio che distribuisce sentenze di pena più o meno spietate. La violenza nei giovani non è un fatto nuovo, ma direi che va contestualizzato in uno scenario piuttosto complesso spesso sintomo di un profondo disagio psicologico ed emotivo. Alcune delle principali cause le possiamo rintracciare nell’analfabetismo emotivo, difficoltà a gestire frustrazione, carenze educative e contesti difficili.

La violenza, da un punto di vista evolutivo, è un comportamento che nasce per proteggere la sopravvivenza: difendere il territorio, il gruppo, le risorse, la prole. La violenza serve a proteggere, evolutivamente, non a distruggere. E’ un gesto fisico, agito, compiuto.

Fra gli esseri umani però quello che sappiamo è che spesso è espressione di qualcosa. Affermazione di potere, di offesa, di disperazione, di vendetta.

Nell’adolescenza, questa dinamica può essere amplificata da un cervello ancora in costruzione: la corteccia prefrontale, che regola l’impulsività e l’empatia, si sviluppa più lentamente rispetto ai sistemi limbici, che governano emozioni intense e reazioni aggressive. Accade così che ci ritroviamo dalla sera alla mattina con un la faccia piena di brufoli e con l’impulso di urlare dalla rabbia per la vergogna di presentarci fra i propri simili con quell’aspetto che non ci rimanda una bella immagine di noi.

È un periodo della vita in cui si oscilla fra il bisogno di indipendenza, autonomia e libertà e la necessità di appartenere, essere visti, accolti, ascoltati dal gruppo dei pari. Nel linguaggio psicodinamico lo definiamo processo di separazione-individuazione.

Ma quando il confine fra un gesto impulsivo, immediato, disregolato diventa crimine, crudeltà, malvagità cosa è accaduto?

Alzo gli occhi e uno spiraglio di sole pare farsi spazio fra le nebbie. La tazza si è raffreddata. L’ambiente, penso, in fondo ha una sua capacità intrinseca di autoregolarsi. Però se in campo entrano elementi che creano forte squilibrio questa possibilità viene notevolmente alterata.

E allora mi chiedo a quale livello di frustrazione deve essere arrivato un ragazzo che accoltella la propria insegnante? perché ogni capacità di discernimento soggettiva viene a sparire in un tranquillo sabato sera di orrore dove un uomo trova la morte per calci e pugni da un gruppo di giovani anonimi? Ce lo aveva ben spiegato G.Le Bon nel suo intramontabile manuale ”La psicologia delle folle”.

Quando l’agito diventa di gruppo anziché scattare una sorta di autocontrollo da parte dei coetanei presenti pare invece che si annullino completamente le singole menti per confluire in unico gesto di violenza.

Si è fatta ora di pranzo, l’anziana madre mi porta funghi cresciuti spontanei, raccolti dalla betulla di casa , evidentemente aiutati a prolificare dall’umidità campestre. Sono buoni? La mia è ovviamente una domanda retorica, so bene che non è un cibo avvelenato. Mia madre ha imparato a riconoscerli da quando era bambina e mi ha trasmesso questa abilità.

Penso quindi che qualcosa si è inceppato nel cammino della crescita, forse non solo dei giovani aggiungo, tanto da rendere lo scenario ancora più complicato. Qualcuno sostiene che questi esiti di violenza agita come assunzione quasi identitaria sia da rintracciare nelle lassità educative delle famiglie odierne, con poca o nessuna capacità di tenuta sui margini, divieti, confini o per contro assumendosi il diritto di sapere noi qual’è il bene dei nostri figli. Se anche fosse, dimostra solo una nostra pretesa che rischia di non attivare invece un percorso forse ben più difficile e complicato che è quello di capire meglio chi è nostro figlio.

Ma in ogni caso, quanto dobbiamo aver ignorato, mal interpretato, omesso, non accompagnato e addirittura negato quel sottile confine che fa riconoscere un fungo commestibile da quello avvelenato?

In altre parole, la violenza che diventa crudeltà e orrore ci sta mostrando il lato più oscuro di noi stessi. Se ha radici evolutive, anche la sua cura deve esserlo: non solo punire, ma insegnare a trasformare gli impulsi. L’educazione affettiva aiuta a riconoscere e regolare le emozioni: la rabbia può diventare energia, la forza protezione. Noi adulti abbiamo un compito fondamentale che è quello di riprendere, utilizzare, potenziare le nostre risorse di esseri umani.

Non solo nella relazione con i figli, ma con l’intera comunità. Dobbiamo chiederci quali esempi stiamo trasmettendo, quali patti educativi siamo in grado di costruire, quali messaggi esprimiamo. Quali i valori che ci orientano nel mondo? E aggiungo infine, siamo credibili?

Se la violenza, l’aggressività, la prevaricazione, la falsità, l’ipocrisia, diventano la forma, l’oggetto, l’incarnazione e la rappresentazione del nostro modo di vivere, come possiamo pensare che chi sta imparando a starci in questo mondo ne sia esente?

Un nuovo spazio per studio e lettura aperto tre sere a settimana dalle 20 alle 23

Russi ha un nuovo ambiente pubblico aperto di sera che può essere utilizzato come aula studio, luogo di lettura o spazio per chi lavora da remoto. Da lunedì 27 aprile all’ex Lavatoio in via Godo Vecchia 8 sarà attivo Iki-Hub, gestito dai giovani dell’associazione Iki-guys che ha siglato una convenzione di co-progettazione con il Comune di Russi della durata di un anno, eventualmente rinnovabile di un ulteriore anno.

L’apertura con accesso gratuito sarà tutti i lunedì, mercoledì e giovedì, dalle 20 alle 23. Lo spazio sarà allestito con 16 postazioni dotate di prese elettriche; saranno inoltre disponibili la connessione wi-fi e un’area break con macchinetta da caffè e bollitore.

«La collaborazione con enti del terzo settore – sottolinea l’assessora alla Cultura e all’Istruzione Grazia Bagnoli – costituisce un importante riconoscimento del ruolo dell‘associazionismo nella realizzazione degli obiettivi dell´Amministrazione comunale sul versante sociale, culturale e della promozione sociale. A questo fine, l´ente si avvale di strumenti come la co-progettazione per la gestione dei servizi, al fine di valorizzarne le potenzialità sociali e culturali, mentre il Comune copre gli oneri assicurativi, la fornitura del materiale necessario per il buon funzionamento, le utenze e la pulizia. Già dallo scorso anno l´ex Lavatoio, inutilizzato da anni, è stato riaperto al pubblico grazie al progetto H2Officina. Ogni martedì sera prosegue l´iniziativa Wave dedicata ai ragazzi dagli 11 anni in su. Con questa nuova aula di studio abbiamo voluto dare fiducia ai giovani di Iki-guys per far sì che la struttura si connotasse ancor più come spazio educativo, sociale, formativo e relazionale, in cui gli studenti potessero anche aiutarsi reciprocamente».

«La partecipazione alla co-progettazione con il Comune di Russi – spiega il presidente dell´associazione Iki-guys Jacopo Zauli – rappresenta per noi un’opportunità fondamentale per restituire valore alla comunità attraverso la rigenerazione di spazi storici. Abbiamo scelto di aderire a questo progetto perché crediamo che la sinergia tra istituzioni e le associazioni sia la chiave per creare luoghi vivi sul nostro territorio. All’ex Lavatoio stiamo allestendo uno spazio per lo studio che sarà costantemente in fase di aggiornamento in base alle richieste dei giovani di Russi, poiché l’obiettivo è far evolvere l’Hub con chi lo vive. Oltre a ciò, stiamo già lavorando per l’apertura di una ludoteca e continueremo a collaborare attivamente con tutte le realtà che ci circondano per creare una rete che unisca l’intera comunità in un percorso di crescita condiviso».

Marcegaglia installa l’intelligenza artificiale su otto carriponte per ridurre i rischi

Marcegaglia sta introducendo nello stabilimento di Ravenna un nuovo sistema di sicurezza basato sull’intelligenza artificiale per ridurre i rischi nelle fasi di manovra con i carriponte, le macchine che sollevano e spostano i coils di lamiera che arrivano a diverse tonnellate di peso. Il sistema Icoy, progettato dalla Itway di Ravenna, allerta l’operatore rispetto al suo trovarsi in una posizione non corretta: il lavoratore comincia a correre rischi se si trova entro cinque metri dal carico sospeso e se arriva a quattro metri il pericolo è massimo.
Sul carroponte vengono installate due telecamere ad altissima definizione rivolte verso il basso e capaci di individuare una figura umana nella circonferenza di rischio: sirena a intermittenza e lampeggiante arancione a 5 metri, luce rossa e sirena in continuo se si arriva a 4 metri.

Marcegaglia ha acquistato otto sistemi Icoy (45mila euro per ognuno): cinque sono già operativi (due dal 2024, tre dal 2025) e gli altri tre saranno operativi entro il 2026. Il percorso per arrivare alle prime introduzioni di Icoy è stato piuttosto lungo. I primi annunci pubblici risalgono al 2019. Aldo Fiorini, direttore dello stabilimento in via Baiona, intervenne nella sala del consiglio comunale di Ravenna, accanto ai fratelli Emma e Antonio Marcegaglia, per la presentazione alla città del piano quinquennale di investimenti: «Le dinamiche lavorative saranno mappate e sistemi computerizzati avviseranno il lavoratore se si mette in condizioni di rischio».
Nel 2021 Ravenna&Dintorni accertò che da cinque mesi era arrivato il collaudo del prototipo, ma il sistema risultava ancora installato solo su uno dei 180 carriponte di via Baiona, quello utilizzato per i test. Secondo i progettisti di Itway la tecnologia era pronta e affidabile. Marcegaglia, tuttavia, pur convinta della validità del progetto, non era ancora sufficientemente sicura della sua affidabilità in un ambiente industriale altamente complesso come quello di Ravenna per estenderla subito alle altre gru: nell’agosto 2021 ci dissero che sarebbe servito fino alla fine del 2021 per chiudere tutta la fase dei controlli. A quel punto, in base agli esiti, si sarebbe deciso se e come allargare l’installazione.

«Il periodo di sviluppo è stato piuttosto articolato – ci informano oggi dall’azienda siderurgica –, perché la sua applicazione pratica in un ambiente industriale complesso come quello dello stabilimento di Ravenna ha creato diverse variabili che abbiamo gestito e risolto di volta in volta per poi passare alla fase di messa a terra e di addestramento e formazione dell’operatore». Marcegaglia auspica di poter diventare apripista e caso di studio per altre aziende.
Lo stabilimento di Ravenna ha circa 180 carriponte, ma non tutti sono dedicati alla logistica dei coils. Per i coils sono usati 55 carriponte, gli altri sono o di servizio, per la manutenzione sugli impianti, o desti- nati al centro servizi. Il progetto Icoy è stato sviluppato per la movimentazione dei coils con sistema a pinze.

«Nel frattempo – afferma ancora Marcegaglia – non siamo stati fermi rispetto alle innovazioni e abbiamo intrapreso una strada ancora più strutturata per ridurre il possibile rischio derivante dalla movimenta- zione dei materiali. Già dal 2021, infatti, nello stabilimento ravennate è iniziato un innovativo e avveniristico progetto di digitalizzazione e au- tomazione dei magazzini che elimina alla base il rischio da movimentazione perché i magazzini sono e saranno ancora più automatizzati, senza alcuna presenza di operatori, dotati di carriponte automatici e software di parcatura (detta anche stoccaggio, ndr). I magazzini nuovi che stanno nascendo sono totalmente recintati e anche le navette a terra spostano il materiale da un posto all’altro senza l’intervento dell’uomo. È un progetto avveniristico, unico al mondo, per il quale sono già stati investiti 30 milioni di euro e che avrà compimento nei prossimi anni, con ulteriori importanti investimenti. Alla luce di questo progetto, è chiaro che ricorriamo al sistema Icoy solo laddove non possiamo implementare un magazzino completamente automatico». Oggi il 60 percento dei magazzini coils è già completamente automatizzato.

Le pagelle di fine campionato: ecco i giocatori del Ravenna con la media voto più alta (secondo noi)

Da quest’anno sul nostro sito abbiamo pubblicato quasi in tempo reale le pagelle di tutte le partite del Ravenna Fc, a cura del nostro direttore Luca Manservisi. Una curiosità per chi le ha seguite: al termine della stagione regolare, il migliore per media voto è risultato il difensore centrale (vice capitano) Adriano Esposito, con  6,33. Praticamente a un soffio (6,32) si piazza al secondo posto Giulio Donati (insieme nella foto) mentre grazie a un grande girone d’andata chiude il podio Cristian Spini (6,23), appena davanti all’ultimo arrivato Manuel Fischnaller (6,20).

Naturalmente – per i “malati” di fantacalcio… – si tratta di voti puri, senza considerare nessun bonus legato ad assist o gol (in questa speciale classifica vincerebbe Spini con 7 gol e 12 assist, davanti a Tenkorang con 8 gol e 4 assist e Fischnaller, capace di segnare 8 gol in sole 16 presenze).

Non abbiamo considerato chi ha meno di 10 voti a referto, altrimenti il migliore della stagione sarebbe stato il portiere Poluzzi, arrivato in gennaio, che ha una media di 6,38 grazie ai voti di 9 partite. L’altro portiere Anacoura, al centro spesso del dibattito tra i tifosi durante la stagione, chiude con una media del 6,04

Il peggiore – secondo i nostri voti – è il difensore Scaringi, con una media comunque vicina alla sufficienza (5,85), simile a quella di Luciani (5,89), ceduto nel mercato di riparazione. Guardando tutta la rosa, a fare peggio sarebbe l’attaccante Italeng, tra gli acquisti di gennaio, con una media di 5,61, ma con solo 9 voti a referto.

I candidati a sindaco a confronto sul rilancio di Milano Marittima. Dal pubblico la richiesta di un assessore dedicato alla località

Sette minuti a testa per esporre il proprio progetto sul rilancio di Milano Marittima, tra sicurezza e proposte per il turismo. Martedì 21 aprile all’hotel Rouge International si è svolto il primo confronto tra i candidati a sindaco di Cervia, promosso dal comitato “Per chi ama Milano Marittima” e moderato da Francesco Focaccia, davanti a circa 150 tra residenti e imprenditori.

Il tema centrale è stato quello della definizione di un nuovo modello turistico per Milano Marittima, riflessione nata dal comunicato di Federalberghi che parla di «un modello turistico attuale incompatibile con la città». A questo, si sono aggiunte tre domande differenti per candidato, selezionate tra le proposte arrivate al comitato. Il primo a rispondere è stato Mirko Boschetti, della coalizione di centrosinistra, interrogato su urbanistica e Bolkenstein, sul contrasto delle “discoteche in spiaggia” e sull’ipotesi del ritorno a eventi a numero chiuso. «È necessaria una svolta – ha esordito l’assessore uscente -. La Bolkestein può diventare un’occasione per ripensare l’intero sistema ricettivo». Secondo Boschetti, i fenomeni di mala movida sarebbero dovuti anche ad alcune gestioni imprenditoriali che non sempre hanno privilegiato la qualità. Dopo l’entrata in vigore della direttiva, «il vero tema sarà quello della messa in atto di regolamenti che, pur attenendosi ai bandi, tutelino spiagge e imprenditori». Sulle discoteche, più controlli, rispetto delle capienze e dei regolamenti, «senza rinunciare al divertimento che resta una risorsa per la città». In questo senso, il Papeete è stato indicato come esempio di format capace di migliorare le sue criticità negli anni, tra vigilanza e rinnovo della propria comunicazione. «Anche il pubblico molto spesso ha portato avanti intrattenimenti non adeguati a Milano Marittima – conclude Boschetti -. Credo che anche la mia parte politica abbia sbagliato a sottovalutare il tema della sicurezza, snocciolando dati che spesso purtroppo non raffigurano la realtà».

È stato poi il turno di Paolo Savelli, candidato civico per la lista Cambia con noi. All’avvocato è stato chiesto come strutturerà, in caso di vittoria, l’attività di sindaco per garantire l’indipendenza decisionale; come regolamentare la concorrenza tra ristoranti sulla spiaggia e dell’entroterra e dove finisce l’intrattenimento e inizia l’attività da sanzionare. «Per garantire sicurezza bisogna utilizzare gli strumenti già in mano ai sindaci: Daspo urbano, sanzioni e richieste di recupero danni tramite negoziazione assistita, con conseguenti costi per l’assunzione di un legale – spiega Savelli – Chi vuole venire nella nostra località per creare danni, non deve trovare una dimensione comoda per farlo». Critico sulle ordinanze, ritenute instabili, propone invece regolamenti comunali e protocolli vincolanti con le attività, con obblighi e premialità. Tra le proposte, la somministrazione di alcol solo al tavolo per preservare il decoro. Sul tema della ristorazione, la sfida agli stabilimenti che effettuano servizio serale a restare aperti a regime per almeno sei mesi: «Non si può aprire quando c’è il guadagno sicuro e chiudere quando si prospetta una perdita». Sull’indipendenza decisionale, legata all’eventuale conflitto con il suo ruolo da legale per alcune attività del territorio: «Mi chiederò sempre se quel faccio è utile o no alla città». Centrale l’importanza dei limiti acustici e dell’utilizzo del fonometro.

È stato poi il turno di Marco Delorenzi, candidato sostenuto dalla coalizione di centrodestra che unisce Fratelli d’Italia, Forza Italia e Patto per il Nord. Durante l’esposizione però, Delorenzi ha sottolineato il suo ruolo da «tecnico prestato alla politica» e la mancanza di agganci con i principali partiti nazionali. I quesiti selezionati per lui hanno riguardato il divertimento sostenibile, i criteri di selezione per i bandi Bolkestein e come garantire per Milano Marittima scelte dettate dal valore economico e non dal consenso elettorale. «Milano Marittima deve tornare il fiore all’occhiello della nostra località – spiega Delorenzi -. A partire dal decoro urbano: il degrado porta degrado, e bisogna intervenire in maniera forte e precisa». Sul tema investimenti, la località «porta la percentuale più alta di incassi per le tasse di soggiorno. Quei soldi vanno immediatamente reinvestiti sul territorio». La Bolkestein resta un tema centrale, «ma è necessario aspettare direttive da Roma, le ricadute regionali, e poi studiare un piano comunale che tuteli la classe imprenditoriale, osservando anche l’approccio delle città vicine». Il divertimento sostenibile passerebbe invece da un aumento dei controlli e dell’utilizzo dei mezzi comunali, compreso un rafforzamento della polizia locale.

A chiudere il confronto il civico Enea Puntiroli, ex segretario comunale della Lega, che corre con la lista civica Cervia Più e Democrazia sovrana popolare. Le domande in questo caso hanno riguardato le misure per un cambio di modello turistico, le tipologie di intrattenimento da valorizzare e come si potrebbe rendere vincolante il parere di residenti e imprenditori nelle scelte urbanistiche della località. «È sbagliato pensare che Milano Marittima non abbia peso politico. Le amministrazioni hanno preferito investire in zone dove si “porta a casa” l’elettorato» commenta Puntiroli. Da parte degli imprenditori, la colpa sarebbe stata quella di non aver portato avanti un adeguamento strutturale: «È stato più facile mettere in affitto per decenni le attività, vederle degradarsi e portare a casa soldi sicuri» Tra le criticità, anche la mancanza di prospettive a lungo termine. Per quanto riguarda la sicurezza, Puntiroli suggerisce l’assunzione di personale di polizia locale secondo determinati criteri fisici e un cambio dei patti sindacali per estendere l’orario di lavoro notturno. «Con una progettazione adeguata potremmo avere gli stessi numeri di Rimini – conclude il candidato – le nostre ambizioni dovrebbero essere molto più grandi».

Dal pubblico è emersa la proposta di un assessore esterno delegato allo sviluppo Milano Marittima, accolta con favore generale. Più critico Savelli, che ha sottolineato il rischio di un ruolo poco incisivo, rilanciando la necessità di un ritorno della carica di assessore al Turismo.

Marini Spa, quattro licenziamenti ad Alfonsine: sindacati proclamano lo stato di agitazione

Quattro tra lavoratrici e lavoratori della Marini Spa di Alfonsine sono stati licenziati. La comunicazione è arrivata in questi giorni alla Rsu aziendale, scatenando la dura reazione delle organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm territoriali.

Secondo i sindacati, la decisione è «oltre che inaccettabile, anche del tutto incomprensibile». Solo poche settimane fa, infatti, durante un incontro tenutosi il 18 marzo, la società avrebbe descritto «un andamento aziendale con carichi di lavoro assicurati almeno fino alla fine del mese di giugno», senza lasciare presagire criticità occupazionali. Al contrario, «ai lavoratori e alle lavoratrici è stata chiesta di recente e in più occasioni la disponibilità ad effettuare anche ore di lavoro straordinario».

Le sigle denunciano quindi una scelta che, a loro avviso, penalizza il personale: «Ancora una volta pare che il profitto venga prima delle persone, della loro sicurezza economica e della loro dignità».

Fim, Fiom e Uilm, insieme alla Rsu, chiedono «il ritiro immediato della procedura di licenziamento» e annunciano l’avvio dello stato di agitazione. La mobilitazione prevede il blocco dello straordinario e della flessibilità, oltre a un pacchetto di otto ore di sciopero, le cui modalità saranno definite nei prossimi giorni.

Infine, i sindacati esprimono «totale solidarietà al personale coinvolto» e garantiscono «la nostra totale disponibilità a fornire adeguata tutela individuale».

«Il maxiprocesso a Cosa Nostra svolta di civiltà. La mafia ha cambiato volto ma esiste ancora»

Politico ed ex magistrato, Pietro Grasso è stato venerdì 17 aprile a Lugo per presentare il suo libro U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra (Feltrinelli 2026) nell’ambito della rassegna “Fratture”, in dialogo con Pierluigi Senatore. Il libro racconta il maxiprocesso del 1986 alla mafia, che Grasso ha vissuto in prima persona da giovane magistrato, con ricordi vividi sull’aula bunker di Palermo e sul sistema di potere della malavita organizzata. Lo abbiamo intervistato.

Perché ha deciso, a 40 anni di distanza, di scrivere un libro sul maxiprocesso?
«Ho sentito il bisogno di tornare dentro quelle giornate e quell’impresa collettiva, non per nostalgia ma per riaccendere i riflettori su una stagione che in molti credono conclusa. Alcuni aspetti di quella vicenda sono stati travolti dal tempo, distorti dalla memoria e talvolta dimenticati. Perciò ho voluto lasciare la mia traccia personale».

I suoi ricordi più vividi dell’aula bunker di Palermo?
«Sono gli stessi che sono rimasti scolpiti nell’immaginario collettivo: l’ingresso del boss Tommaso Buscetta, il suo teso confronto con il capo della sua famiglia mafiosa Giuseppe Calò, le dichiarazioni in dialetto siciliano del collaboratore di giustizia Salvatore Contorno pretestuosamente contestate dagli avvocati che asserivano di non comprenderle, il capo di Cosa nostra Michele Greco che, prima che la corte d’assise si ritirasse in camera di consiglio per deliberare la sentenza, augurò ai componenti della corte la pace fino alla fine dei loro giorni. Avendo vissuto il Maxiprocesso come giudice a latere, ho cercato di commentare ogni singolo episodio e di arricchire con retroscena e dettagli che finora erano rimasti nelle pieghe delle cronache».

Perché è importante continuare a raccontare il maxiprocesso?
«Perché non fu solo una battaglia vinta nei tribunali, bensì una vera e propria svolta di civiltà. Il maxiprocesso ha dimostrato che lo Stato può diventare comunità, quando tutti lavorano nella stessa direzione. Non solo i magistrati e le forze dell’ordine, ma anche il governo che costruì l’aula bunker per la sicurezza delle udienze, il parlamento che approvò una legge affinché il processo terminasse a gabbie piene, i cittadini che parteciparono come giudici popolari alla corte d’assise, e ovviamente i testimoni e le parti civili. Quando lo Stato nel suo complesso vuole raggiungere lo stesso obiettivo, ci riesce. Fu possibile allora, nonostante all’inizio sembrasse un’impresa a causa del numero elevato di 475 imputati, e può continuare a esserlo. Questo è il messaggio principale da trasmettere soprattutto ai giovani».

Quella fase storica ha cambiato l’Italia, lasciando ferite ancora aperte.
«Le stragi che seguirono al maxiprocesso furono le principali fratture. Prima di allora non era mai accaduto di condannare dei capi mafia all’ergastolo, ma dopo che la sentenza divenne definitiva, prese il via quella triste pagina su cui ci sono ancora oggi delle parti oscure. Credo che uno Stato democratico dovrebbe fare il possibile per arrivare alla verità fino in fondo. Finché non ci sarà chiarezza, le ferite non si potranno rimarginare».

Come è cambiata la mafia in questi 40 anni?
«Oggi la mafia è scomparsa quasi completamente dalle cronache quotidiane, ma non si può assolutamente ritenere sconfitta. Nonostante il maxiprocesso abbia fatto condannare all’ergastolo tanti capi mafia come Riina, Provenzano e Messina Denaro, che nel frattempo sono morti in carcere, purtroppo la mafia esiste ancora e ha cambiato volto. Ha smesso di sparare ma continua a infiltrarsi nei circuiti dell’economia e della pubblica amministrazione. Cerca di catturare il consenso di una parte della società, quella che trae vantaggi da un sistema fatto di privilegi, corruzione e collusioni. Anche questa è mafia e non lo si può nascondere col silenzio. Non riconoscerlo significa aiutare i criminali che sperano che la normativa antimafia possa essere cambiata o svuotata lentamente. L’indifferenza e la rassegnazione sono un male terribile».

La politica non fa abbastanza?
«La lotta alla mafia non dovrebbe avere ideologia politica, perché la mafia è la negazione dei principi costituzionali di libertà, democrazia, giustizia, solidarietà umana, rispetto per l’ambiente e per l’altro. Ogni partito dovrebbe contrastarla con eguale efficacia e senza divisioni».

La riforma della magistratura proposta dal governo Meloni è stata respinta dal recente referendum, ma il dibattito sui problemi del sistema giudiziario è ancora aperto. Come è possibile migliorarlo?
«Una riforma utile dovrebbe risolvere i veri mali della giustizia, che riguardano soprattutto la sua lentezza. I tribunali dovrebbero funzionare in modo più efficace e tempestivo. Per farlo occorre attribuire loro più risorse umane e materiali, ma anche semplificare i processi in modo che le lungaggini procedurali non vengano sfruttate dagli imputati per raggiungere la prescrizione. Mi pare che negli anni non si sia mai riusciti a risolvere questi aspetti, che sono gli unici sentiti dai cittadini».

Casola Valsenio continua a ricostruire dopo l’alluvione: al via tre nuovi cantieri per oltre 6 milioni di euro

Un investimento da oltre 6 milioni per l’apertura di altri tre cantieri a Casola Valsenio, dove proseguono i lavori per la ricostruzione post alluvionale. I lavori per la sistemazione di via Settefonti, via Capanne e via Lama hanno preso il via oggi, 22 aprile e prevedono opere di consolidamento e messa in sicurezza della viabilità. Dell’importo complessivo, 3 milioni sono stati destinati al ripristino di via Settefonti, 1 milione e 49 mila euro a via Capanne e oltre 2 milioni per via Lama. 

Il cantiere di via Settefonti sarà realizzato da Beozzo Costruzioni Srl e interesserà numerosi tratti lungo l’asse viario, con interventi diffusi su più punti caratterizzati frane sia sopra che sotto la sede stradale. Le opere previste comprendono il consolidamento dei versanti, la stabilizzazione del terreno e interventi di regimazione delle acque, con l’obiettivo di ridurre il rischio idrogeologico e garantire condizioni di sicurezza durature per la circolazione. Per quanto riguarda via Capanne e via Lama, i lavori saranno eseguiti dal Consorzio fra Cooperative di Produzione e Lavoro – Conscoop (in collaborazione con la Cooperativa Montana Valle del Lamone nel caso di via Capanne), con opere mirate di consolidamento e ripristino della sede stradale.

Le eventuali limitazioni alla viabilità dovute al procedimento dei lavori saranno comunicate tempestivamente alla cittadinanza. L’intervento rientra nel più ampio piano di ricostruzione che interessa l’intera rete viaria comunale colpita dalle frane del 2023, per un investimento complessivo che supera i 30 milioni di euro. Come già avvenuto per altri cantieri, gli interventi sono realizzati nell’ambito delle procedure coordinate a livello commissariale, con Consap nel ruolo di stazione appaltante e soggetto attuatore.

Il capannone Z.A.R.A. riapre il 1 e 2 maggio, con la missione di diventare un presidio culturale permanente

Non più un intervento temporaneo, ma uno spazio stabile per generare cultura, aprire nuove opportunità e dialogare in modo continuativo con il territorio. Forti dell’esperienza maturata con Manualetto, il festival che, dal 2022, restituisce vita agli spazi urbani in disuso per tutta la sua durata, Studio Doiz e DENARA scelgono di compiere un passo ulteriore: trasformare la riqualifica temporanea in un presidio culturale stabile, indipendente e accessibile: in via Zara 27 sorgerà quindi Z.A.R.A. (Zona Artistica di Rigenerazione Attiva). 

L’1 e 2 maggio saranno le due giornate simboliche di apertura dello spazio al pubblico ma, già dai prossimi giorni, sarà lanciato un crowdfunding di finanziamento per comprare nuove luci, sedute e attrezzature necessarie a rendere gli spazi più sicuri e confortevoli. L’accesso all’inaugurazione è libero e gratuito, in linea con la volontà di mantenere una forte accessibilità verso la cittadinanza.

Le serate saranno dedicate totalmente alla musica, con proposte che esplorano generi e linguaggi contemporanei: le porte apriranno alle 19.30 del 1 maggio e i live partiranno alle 21 con i Tv Fuzz, progetto musicale che si colloca tra indie rock e jangle pop, con sonorità shoegaze. Alle 22 sarà il turno dei Jam Republic, una giovanissima formazione ravennate che si muove in un territorio ibrido tra jazz, fusion e groove contemporaneo. Chiude la prima giornata il dj set di Refo, un mix di dance, speed garage e big beat.

Il 2 maggio spazio alla sperimentazione elettroacustica con due nuovi e interessanti progetti musicali. Alle 21 il live di Agenda dei buoni propositi, alias Tiziano Parente, che presenta Prima Danza, il suo album d’esordio. Alle 22 il live de Lostatobrado, progetto dei musicisti bolognesi Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra. La loro ricerca si sviluppa in una dimensione elettroacustica e sperimentale. Chiude la prima due giorni di Z.A.R.A. il live set di Aurora b2b Olivia, che propone sonorità latin, bass e breakbeat dinamiche e sensuali.

La dottoressa Caterina Florescu è la nuova direttrice del distretto faentino di Ausl Romagna

Cambio al vertice in Ausl Romagna per il distretto di Faenza: la nuova direttrice è la trentaseienne Caterina Florescu. La nomina è arrivata a seguito dell’apposita procedura di selezione pubblica, con delibera del Direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori.

«Tra le priorità del mio mandato c’è lo vi sviluppo di una programmazione integrata fra sociale e sanitario, basata sull’analisi attuale dei bisogni della popolazione, utilizzando tutti gli strumenti aziendali disponibili – commenta la neo eletta direttrice -. Altro obiettivo strategico è rappresentato dal rafforzamento dell’integrazione fra ospedale e territorio. Non da ultimo, sarà necessario sostenere l’evoluzione dell’assistenza territoriale, attraverso idee innovative e relazioni rinnovate».

Nata a Bologna e laureata in Medicina e Chirurgia all’Alma Mater Studiorum, Florescu si specializza in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli studi di Ferrara. Dopo il Master di 1° livello all’università di Bologna su “Coordinamento dell’assistenza territoriale”, la sua carriera si sviluppa all’interno dell’Ausl Romagna: nel 2021 viene nominata dirigente medico in staff per la Direzione Sanitaria di Ausl Romagna, ricoprendo l’incarico di referente di Direzione per il Dipartimento Oncoematologico, Comprehensive Cancer Care Network e Telemedicina aziendale. Dal 2025 il suo ruolo è diventato quello di dirigente medico, nello staff unificato di Direzione Medica di presidio e Direzione di Distretto di Forlì, con l’incarico di supporto alla governance dei processi clinico-assistenziali e all’integrazione ospedale-territorio. Dallo scorso 1 aprile è in carica come Direttrice del Distretto di Faenza, chiamata a dirigere un’articolazione territoriale fondamentale per il governo aziendale. 

Tour in azienda per “Conoscere il mondo del lavoro a Russi”: 12 imprese pronte per l’open day

Porte aperte in azienda per Conoscere il mondo del lavoro a Russi, la quarta edizione dell’open day che vuole avvicinare studenti, disoccupati e realtà produttive locali, con l’obiettivo di favorire nuove opportunità occupazionali. L’appuntamento è venerdì 8 maggio alle 9, negli spazi della biblioteca comunale di via Godo Vecchia 10, con visite in azienda dalle 10 alle 10.45 e dalle 11.15 alle 12.

Le visite sono tutte a prenotazione obbligatoria (è possibile iscriversi qui) e della durata di circa 45 minuti, per questo sarà possibile visitare una sola azienda per ciascun turno. A questa edizione dell’open day parteciperanno 12 aziende.

Per il settore metalmeccanico Frega, alla ricerca di  un ingegnere o perito meccanico per ufficio tecnico, Meccanica Mazzotti (addetti macchine utensili, tornitori, fresatori), Officina Graziani (carpentieri, operatori macchine utensili), Sigma 4 (carpentieri prototipisti e saldatori con conoscenze disegno tecnico, addetti al montaggio, addetti alla preparazione merci e ricambi e movimentazione materiali con conoscenze informatiche, addetto all’ufficio tecnico con conoscenza dei programmi Cad e disegno tecnico e distinte base di produzione). In rappresentanza del campo diHeating, Ventilation, Air Conditioning – Refrigeration troviamo Almatek  (alla ricerca di elettricisti e installatori impianti fotovoltaici) e Energetica (per inserire in organico un idraulico con esperienza e apprendista idraulico anche senza esperienza). Non mancano settore legno, con Torneria Balelli (alla ricerca di ragazzi a cui insegnare”un mestiere), servizi con Urbitek (tecnico manutentore tecnico informatico junior, responsabile di magazzino) e energie rinnovabili, con Powercrop (ingegneri gestionali, Ingegneri meccanici, tecnici di manutenzione, personale abilitato alla conduzione di caldaia a vapore di 1 e 2 grado, personale che opera in ambito Hseq, dottori agronomi forestali, figure amministrative, figure tecniche per la gestione della materia prima). Venendo al commercio, Villaggio Natura (è alla ricerca di un magazziniere e un toelettatore, preferibilmente con esperienza) mentre per quanto riguarda turismo e ristorazione, Osteria Locanda del Viaggiatore offre posizioni da bartender, aiuto cuoco e capo chef e Villa Roncuzzi come cameriere, aiuto cuoco, barista, addetto ai piani/pulizie e receptionist.

«In questi quattro anni – sottolinea la Sindaca Valentina Palli – l’Open Day è diventato un appuntamento atteso e riconosciuto, capace di far emergere nuove opportunità di crescita professionale. Crediamo fortemente che un’Amministrazione comunale debba svolgere un ruolo attivo nel creare connessioni tra i giovani, le persone in cerca di occupazione e le aziende locali. Investire nella conoscenza del nostro tessuto economico significa investire in prospettiva nel futuro della nostra comunità, creando le condizioni affinché i giovani possano un giorno costruire qui il proprio percorso professionale». La rete messa in campo dal Comune di Russi per il progetto coinvolge un’ampia rete di partner che include le aziende del territorio, le principali associazioni di categoria (Cna, Confcommercio, Confartigianato e Confesercenti), la Scuola Arti e Mestieri Angelo Pescarini di Ravenna, Aeca (Associazione Emiliano Romagnola di enti autonomi di formazione professionale) con lo Sportello Lavoro e l’Istituto Comprensivo Baccarini di Russi.

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