Sette minuti a testa per esporre il proprio progetto sul rilancio di Milano Marittima, tra sicurezza e proposte per il turismo. Martedì 21 aprile all’hotel Rouge International si è svolto il primo confronto tra i candidati a sindaco di Cervia, promosso dal comitato “Per chi ama Milano Marittima” e moderato da Francesco Focaccia, davanti a circa 150 tra residenti e imprenditori.
Il tema centrale è stato quello della definizione di un nuovo modello turistico per Milano Marittima, riflessione nata dal comunicato di Federalberghi che parla di «un modello turistico attuale incompatibile con la città». A questo, si sono aggiunte tre domande differenti per candidato, selezionate tra le proposte arrivate al comitato. Il primo a rispondere è stato Mirko Boschetti, della coalizione di centrosinistra, interrogato su urbanistica e Bolkenstein, sul contrasto delle “discoteche in spiaggia” e sull’ipotesi del ritorno a eventi a numero chiuso. «È necessaria una svolta – ha esordito l’assessore uscente -. La Bolkestein può diventare un’occasione per ripensare l’intero sistema ricettivo». Secondo Boschetti, i fenomeni di mala movida sarebbero dovuti anche ad alcune gestioni imprenditoriali che non sempre hanno privilegiato la qualità. Dopo l’entrata in vigore della direttiva, «il vero tema sarà quello della messa in atto di regolamenti che, pur attenendosi ai bandi, tutelino spiagge e imprenditori». Sulle discoteche, più controlli, rispetto delle capienze e dei regolamenti, «senza rinunciare al divertimento che resta una risorsa per la città». In questo senso, il Papeete è stato indicato come esempio di format capace di migliorare le sue criticità negli anni, tra vigilanza e rinnovo della propria comunicazione. «Anche il pubblico molto spesso ha portato avanti intrattenimenti non adeguati a Milano Marittima – conclude Boschetti -. Credo che anche la mia parte politica abbia sbagliato a sottovalutare il tema della sicurezza, snocciolando dati che spesso purtroppo non raffigurano la realtà».
È stato poi il turno di Paolo Savelli, candidato civico per la lista Cambia con noi. All’avvocato è stato chiesto come strutturerà, in caso di vittoria, l’attività di sindaco per garantire l’indipendenza decisionale; come regolamentare la concorrenza tra ristoranti sulla spiaggia e dell’entroterra e dove finisce l’intrattenimento e inizia l’attività da sanzionare. «Per garantire sicurezza bisogna utilizzare gli strumenti già in mano ai sindaci: Daspo urbano, sanzioni e richieste di recupero danni tramite negoziazione assistita, con conseguenti costi per l’assunzione di un legale – spiega Savelli – Chi vuole venire nella nostra località per creare danni, non deve trovare una dimensione comoda per farlo». Critico sulle ordinanze, ritenute instabili, propone invece regolamenti comunali e protocolli vincolanti con le attività, con obblighi e premialità. Tra le proposte, la somministrazione di alcol solo al tavolo per preservare il decoro. Sul tema della ristorazione, la sfida agli stabilimenti che effettuano servizio serale a restare aperti a regime per almeno sei mesi: «Non si può aprire quando c’è il guadagno sicuro e chiudere quando si prospetta una perdita». Sull’indipendenza decisionale, legata all’eventuale conflitto con il suo ruolo da legale per alcune attività del territorio: «Mi chiederò sempre se quel faccio è utile o no alla città». Centrale l’importanza dei limiti acustici e dell’utilizzo del fonometro.
È stato poi il turno di Marco Delorenzi, candidato sostenuto dalla coalizione di centrodestra che unisce Fratelli d’Italia, Forza Italia e Patto per il Nord. Durante l’esposizione però, Delorenzi ha sottolineato il suo ruolo da «tecnico prestato alla politica» e la mancanza di agganci con i principali partiti nazionali. I quesiti selezionati per lui hanno riguardato il divertimento sostenibile, i criteri di selezione per i bandi Bolkestein e come garantire per Milano Marittima scelte dettate dal valore economico e non dal consenso elettorale. «Milano Marittima deve tornare il fiore all’occhiello della nostra località – spiega Delorenzi -. A partire dal decoro urbano: il degrado porta degrado, e bisogna intervenire in maniera forte e precisa». Sul tema investimenti, la località «porta la percentuale più alta di incassi per le tasse di soggiorno. Quei soldi vanno immediatamente reinvestiti sul territorio». La Bolkestein resta un tema centrale, «ma è necessario aspettare direttive da Roma, le ricadute regionali, e poi studiare un piano comunale che tuteli la classe imprenditoriale, osservando anche l’approccio delle città vicine». Il divertimento sostenibile passerebbe invece da un aumento dei controlli e dell’utilizzo dei mezzi comunali, compreso un rafforzamento della polizia locale.
A chiudere il confronto il civico Enea Puntiroli, ex segretario comunale della Lega, che corre con la lista civica Cervia Più e Democrazia sovrana popolare. Le domande in questo caso hanno riguardato le misure per un cambio di modello turistico, le tipologie di intrattenimento da valorizzare e come si potrebbe rendere vincolante il parere di residenti e imprenditori nelle scelte urbanistiche della località. «È sbagliato pensare che Milano Marittima non abbia peso politico. Le amministrazioni hanno preferito investire in zone dove si “porta a casa” l’elettorato» commenta Puntiroli. Da parte degli imprenditori, la colpa sarebbe stata quella di non aver portato avanti un adeguamento strutturale: «È stato più facile mettere in affitto per decenni le attività, vederle degradarsi e portare a casa soldi sicuri» Tra le criticità, anche la mancanza di prospettive a lungo termine. Per quanto riguarda la sicurezza, Puntiroli suggerisce l’assunzione di personale di polizia locale secondo determinati criteri fisici e un cambio dei patti sindacali per estendere l’orario di lavoro notturno. «Con una progettazione adeguata potremmo avere gli stessi numeri di Rimini – conclude il candidato – le nostre ambizioni dovrebbero essere molto più grandi».
Dal pubblico è emersa la proposta di un assessore esterno delegato allo sviluppo Milano Marittima, accolta con favore generale. Più critico Savelli, che ha sottolineato il rischio di un ruolo poco incisivo, rilanciando la necessità di un ritorno della carica di assessore al Turismo.



