lunedì
11 Maggio 2026

«La biblioteca dedicata a Liverani sarà all’ospedale con libri donati»

Sul palco del Premio Guidarello il sindaco ricorda l’assessore
scomparso a 39 anni e fa il punto sul luogo che sarà a lui dedicato

Sarà l’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna ad ospitare la biblioteca dedicata a Enrico Liverani, l’assessore comunale ai Lavori pubblici e candidato sindaco del Pd improvvisamente scomparso il 20 novembre a 39 anni. L’annuncio è stato dato dal sindaco Fabrizio Matteucci al teatro Alighieri in occasione della cerimonia di consegna dei premi Guidarello per il giornalismo d’autore quando Bruno Vesca, presidente di giuria e conduttore della serata, ha invitato il primo cittadino sul palco per il saluto di rito e un ricordo dell’amministratore.

«Sarà una biblioteca che non dovrà costare nemmeno un euro per le casse del Comune – ha spiegato Matteucci –. È una iniziativa che nasce fra gli amici di Enrico, e abbiamo valutato che sarà composta da libri donati da chiunque voglia fare una donazione. Cominceremo con i testi a cui era più legato Liverani ma ci sarà spazio per qualunque altro volume. Ho già parlato con il direttore dell’Ausl che è d’accordo e sarà il primo ospedale in regione con una biblioteca».

L’annuncio di una biblioteca in ricordo di Liverani era arrivato dall’orazione pronunciata da Matteucci in piazza del Popolo ai funerali dell’assessore.

«La biblioteca dedicata a Liverani sarà all’ospedale con libri donati»

Sul palco del Premio Guidarello il sindaco ricorda l’assessore scomparso a 39 anni e fa il punto sul luogo che sarà a lui dedicato

Sarà l’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna ad ospitare la biblioteca dedicata a Enrico Liverani, l’assessore comunale ai Lavori pubblici e candidato sindaco del Pd improvvisamente scomparso il 20 novembre a 39 anni. L’annuncio è stato dato dal sindaco Fabrizio Matteucci al teatro Alighieri in occasione della cerimonia di consegna dei premi Guidarello per il giornalismo d’autore quando Bruno Vesca, presidente di giuria e conduttore della serata, ha invitato il primo cittadino sul palco per il saluto di rito e un ricordo dell’amministratore.

«Sarà una biblioteca che non dovrà costare nemmeno un euro per le casse del Comune – ha spiegato Matteucci –. È una iniziativa che nasce fra gli amici di Enrico, e abbiamo valutato che sarà composta da libri donati da chiunque voglia fare una donazione. Cominceremo con i testi a cui era più legato Liverani ma ci sarà spazio per qualunque altro volume. Ho già parlato con il direttore dell’Ausl che è d’accordo e sarà il primo ospedale in regione con una biblioteca».

L’annuncio di una biblioteca in ricordo di Liverani era arrivato dall’orazione pronunciata da Matteucci in piazza del Popolo ai funerali dell’assessore.

Le ronde leghiste diventano i passeggiatori della notte

Una dozzina di volontari guidati da Rolando (Lega Nord) battono le strade del lido: «Troppi furti, sono anche gli zingari ma non solo»

Gianfilippo Nicola Rolando, è responsabile organizzativo della Lega Nord e consigliere della pro loco a Marina Romea. Ha 36 anni e porta una lunga barba arruffata. Rolando è l’inventore dei “gruppi di passeggio” una specie di ronda padana in salsa romagnola che il leghista compie assieme a una dozzina di volontari dalla fine della stagione balneare per le strade di uno dei nove lidi ravennati.

Come sono nate le passeggiate?
«Dal gruppo “Sei di Marina Romea se” che ho creato su Facebook. Da lì è partito anche un esposto al prefetto sulla sicurezza che ha raccolto 2.300 firme».

Più dei residenti di Marina Romea che sono 1.500?
«Esatto, un grande successo».

Come vedono le forze dell’ordine le vostre passeggiate?
«Abbiamo un ottimo rapporto con i ragazzi della caserma di Marina Romea. Mi scrivono cosa succede e io mi attivo. Mi hanno dato loro il permesso di farle».

In che senso?
«Abbiamo parlato del fatto che ci sono stati molti furti a fine stagione, raid nei bagni al mare e nelle case. Succede ogni anno quando arrivano gli zingari dalle parti del Veneto».

Come fa a dire che sono gli zingari?
«Ho i miei informatori. Sono anche gli zingari, ma non solamente loro».

Ma quanti siete in queste ronde?
«Siamo 30 volontari che fanno i turni con noi e battono la zona. Non tutti attivi. Metà sono attivi».

Quindi secondo lei le forze dell’ordine non sono sufficienti per monitorare Marina Romea?
«Assolutamente no, sono sufficienti, ma occhi in più possono essere utili».

Come funziona un “gruppo di passeggio”?
«Andiamo in giro in coppie di due. Indossiamo la pettorina gialla per farci riconoscere dai cittadini e dalle forze dell’ordine. Abbiamo in mano telefonino e torcia. Giriamo per le strade buie a piedi, in bici o in macchina».

E se vedete qualche infrazione?
«Non interveniamo, ci allontaniamo e chiamiamo le forze dell’ordine. Non siamo dei Rambo o i giustizieri della notte».

Ha ripreso l’idea delle vecchie ronde padane, che il partito aveva abbandonato?
«Non mi ricordo cosa erano di preciso le ronde padane, è passato molto tempo. Noi siamo residenti che facciamo un giro. È anche un modo per tenere unito il paese. Abbiamo creato anche un gruppo Whatsapp su cui ci sentiamo».

C’è ogni sera una passeggiata?
«A seconda della disponibilità, però quasi tutte le sere».

Quanto dura?
«Giriamo 3 o 4 ore».

C’è una selezione dei passeggiatori?
«Assolutamente no. È solo una passeggiata. Non c’è selezione nemmeno tra i vigili urbani, si immagini se selezioniamo noi…».

Vi è capitato di intervenire?
«Sì, abbiamo segnalato porte aperte e finestre aperte in un bagno al mare e abbiamo segnalato anche persone losche…».

Cosa è successo dopo la chiamata?
«Non so, noi per sicurezza ci siamo allontanati».

Cosa intende per “persone losche”?
«Per esempio c’era un ragazzo fermo sotto una casa. Era in macchina e guardava il cellulare. Dopo un’ora che era lì abbiamo avvisato i ragazzi dell’Arma e sono andati a chiedergli i documenti».

E chi era? Avete sventato un pericolo?
«Non lo so. Non possono dare informazioni. Mi hanno solo detto che era tutto a posto».

Anche decine di profughi tra i volontari che hanno ripulito i giardini Speyer

Il 19 dicembre toccherà alla zona dello stadio e del mercato

Mattinata di lavoro ai giardini Speyer per una pulizia della zona da cartacce, mozziconi, rifiuti abbandonati in giro. Insieme, all’opera, alcune associazioni, volontari e anche una quarantina di profughi ospitati in strutture del ravennate. Ecco la dichiarazione delle assessore Martina Monti, con delega all’Immigrazione, e Giovanna Piaia, con delega al volontariato: «Questa mattina decine di volontari, fra cui una quarantina di profughi, si sono ritrovati a giardini Speyer. Ringraziamo moltissimo gli  organizzatori di questa giornata: Legambiente, diverse associazioni del volontariato ravennate, la Cooperativa Persone in Movimento. La giornata si è conclusa “alla romagnola” con un ristoro presso la sede di CittÀttiva. Una mattinata con un servizio simile a quello di oggi è calendariata il 19 dicembre nella zona del mercato e dello stadio, dopo quella di fine ottobre al quartiere Darsena. Il Comune di Ravenna, in costante e positiva collaborazione con la Prefettura, è attivo sui progetti per generalizzare l’esperienza del lavoro socialmente utile a tutti i profughi ospitati a Ravenna.”

Investigatori fai da te su Facebook

Auto e movimenti sospetti segnalati sul gruppo “Ravenna Sicura” con 5mila iscritti. Il fondatore: «Idea nata per esasperazione»

La media è di due o tre segnalazioni al giorno: tentativi di scasso in abitazioni e negozi, auto sospette per le vie del paese, ignoti nei cortili a cercare un varco, venditori porta a porta poco affidabili, tentativi di truffe e raggiri. Ci si passa la parola con la speranza di non farsi trovare impreparati e lo si fa con le nuove tecnologie: sono più di cinquemila le persone iscritte al gruppo Facebook “Ravenna Sicura”, amministrato dal 31enne Andrea Barboni. Che lo creò di sua iniziativa nell’agosto del 2014: «Una sera in cui ero particolarmente stanco delle continue notizie di furti e truffe e reati simili ho pensato alle possibilità di comunicazione offerte dai social network per il passaparola».

Barboni conosce bene il fenomeno vivendo a Sant’Alberto, nel cosiddetto forese che alletta i ladri. Con tutte le scaramanzie del caso può dirsi fortunato: «Nelle case vicine sono già passati diverse volte ma da noi ancora no. Anche se una notte mi sono svegliato con i carabinieri attorno a casa perché il mio vicino tornando dal turno di notte ha visto delle persone attorno alla mia abitazione e ha chiamato il 112. Non è stato un bel risveglio ma sempre migliore di quello con i ladri».

Una piccola community di cinquemila persone – tra loro anche l’assessore comunale alla Sicurezza Martina Monti che ogni tanto interviene dialogando con i cittadini e raccogliendo segnalazioni – ha bisogno di qualche regola di convivenza civile che Barboni ha messo in chiaro e cerca di far rispettare. Vengono accettati nel gruppo solo profili personali credibili e residenti in provincia di Ravenna: niente pubblicità per antifurti ma sono ben accetti tutti i consigli per la prevenzione, sono banditi ogni tipo di incitazione alla violenza o insulti a sfondo razziale e soprattutto il costante invito a pensare bene prima di postare qualcosa. «Ogni tanto arriva qualcuno che mette la foto di un’arma e propone di farsi giustizia da solo. Rimuovo la foto, spiego il motivo a chi l’ha messa e se ricapita cancello la persona dal gruppo».

Questione più delicata quando viene diffusa la targa di un veicolo perché ritenuto potenzialmente sospetto e magari utilizzato da malviventi: «Ricordo a tutti che sono responsabili di quello che scrivono su Fb». In qualche caso il gruppo ha ottenuto risultati dando una mano al ritrovamento di veicoli rubati. Ma anche un aiuto dietro le quinte: «So per certo che anche le forze dell’ordine leggono perché ho avuto conferma da un carabiniere che conosco. Se il servizio è utile mi fa piacere».

Ora il passo successivo potrebbe essere l’utilizzo di un’applicazione. Ci sono già contatti con una società del Trentino: «È un’idea che avevo già avuto e pare esista quacosa del genere. Ognuno scarica l’applicazione sul cellulare e pubblica la sua segnalazione che arriva sul telefonini di chi vive entro un raggio di un tot di chilometri. Vedremo se ne verrà fuori qualcosa».

Basta centrali a biogas La posizione di Ravenna in Comune

La lista che candida Raffaella Sutter a sindaco prende posizione rispetto alle situazioni di San Pietro in Campiano e Bastia

 No al proliferare di centrali a biogas nel comune di Ravenna. La posizione è quella di Ravenna in Comune, soggetto politico che si presenta alle elezioni 2016 candidando a sindaco Raffaella Sutter. “Queste centrali – scrivono dalla lista – oltre a rubare ingenti quantità di ettari agricoli alla produzione di cibo, si approvvigionano di materiale alimentare da parecchi Km di distanza, perché spesso le colture dedicate nei paraggi non bastano ad approvvigionare le centrali esistenti. Questo crea un immenso traffico di mezzi pesanti, con relativo inquinamento e deterioramento del manto stradale, vi sono realtà, nel nostro comune, dove alcune strade sono pressoché impraticabili per questo motivo.” Ravenna in Comune sposa dunque la causa dei comitati cittadini e non che soprattutto nel forese, tra San Pietro in Campiano, Bastia e Caserma, che denunciano situazioni invivibili per via dei cattivi odori, oltre a continui rovesciamenti  negli scoli.

In particolare, Nicola Staloni capogruppo di Sel in Provincia (Sel è tra le forze che hanno aderito al progetto Ravenna in Comune) ha presentato un’interpellanza proprio a proposito delle indagini svolte in particolare da Arpa e Consorzio di Bonifica rispetto in particolare alla società Casalgrande Energy (come si vede nell’allegato) e allo scolo Spadaloro.

 

Primo Gran Galà dello Ior raccolti 21mila euro

Serviranno per ricerche sui tumori tramite nanotecnologie

Venerdì 27 novembre, nelle Sale della Prefettura di Ravenna, si è tenuta la Prima Edizione del Gàla Ior di Ravenna con quasi 180 partecipanti. Il ricavato totale della serata, di quasi 21.000 euro, contribuirà a sostenere un importante progetto di Ricerca internazionale che si svolgerà presso i laboratori dell’IRST IRCCS. Questo progetto sviluppato dal Centro di Osteoncologia e Tumori Rari dell’IRST di Meldola avrà l’obiettivo  di sviluppare un tumore artificiale, grazie alle nanotecnologie, per studiare come interrompere il dialogo tra le cellule buone e quelle cattive. Un altro passo verso la sconfitta del cancro.
 Protagoniste della serata sono state le numerose aziende sostenitrici dell’evento: Cna Ravenna, Ascom Ravenna, Confesercenti Ravenna, Confartigianato Ravenna, Se.T.Am snc, CMC Ravenna, Consar Soc. Coop., Cosmi Spa, Setramar Spa, Sva, Rosetti Marino Spa, Bambini Ravenna, Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna, Bcc Credito Cooperativo Ravennate e Imolese, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Confindustria di Ravenna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Azimut Ravenna, Cam. Impianti e Abr Impianti.
Alla prima edizione del Gran Gala IOR hanno partecipato anche autorità locali: Francesco Russo, Prefetto di Ravenna, il sindaco Fabrizio Matteucci, Livia Molducci, Presidente Consiglio Comunale di Ravenna, Claudio Casadio Presidente Provincia di Ravenna, Gianni Bessi Consigliere Regionale, Fabrizio Miserocchi Direttore IOR, dott. Daniele Turci Direttore facente funzione Oncologia di Ravenna, Ignazio Stanganelli Responsabile Centro Oncologia Dermatologica – Skin Cancer Unit IRCCS IRST e Professore Associato Clinica Dermatologica Università Parma, Giorgio Martelli Direttore Generale IRST IRCCS, Toni Ibrahim Responsabile Centro di Osteoncologia e Tumori Rari IRST IRCCS, Elsa Signorino Presidente Ravenna Antica, Giovanni Naccarato Comandante Corpo Forestale Provinciale di Ravenna, Stefano Busetti Coordinatore Reti Dipartimenti Ospedalieri e Reti Cliniche Aziendali AUSL Romagna e Elio Bagnari Vice Presidente Confindustria Ravenna. Dino Amadori Presidente Ior e Direttore Scientifico IRST IRCCS ha spiegato ai presenti come la ricerca sia un traino per lo sviluppo del territorio romagnolo e la principale arma per sconfiggere il cancro. Mario Pretolani e Gianluigi Bambini, Consiglieri IOR di Ravenna e promotori dell’iniziativa hanno ringraziato tutta la Cittadinanza, le Aziende e le Istituzioni del territorio che hanno partecipato a questa serata rendendola un’occasione unica in cui si è fatta la differenza nella lotta contro il cancro

Fabrizio Gatti e il giornalismo d’inchiesta «Nixon non si sarebbe dimesso in Italia»

L’inviato de L’Espresso si è finto profugo a Lampedusa e bracciante in Puglia: «Metodo infiltrato, viene dall’antropologia»

Un tuffo nelle acque di Lampedusa un venerdì sera e diventò Bilal Ibrahim el Habib del villaggio immaginario di Assalah, distretto di Aqrah, Kurdistan iracheno. Fingendosi un profugo naufragato rimase in acqua quattro ore e mezza prima che qualcuno lo ripescasse e lo spedisse al centro per immigrati della piccola isola siciliana: rimase dentro otto giorni scrivendo poi una straordinaria inchiesta giornalistica pubblicata da L’Espresso nel 2005 e poi finita anche in un libro. Ci sarà anche un po’ di Bilal il 29 novembre sul palco del teatro Alighieri di Ravenna quando il 49enne Fabrizio Gatti riceverà il Guidarello, premio per il giornalismo d’autore targato Confindustria. Di sicuro con Gatti ci sarà la sua carriera cominciata nel 1991 e fatta di storie e approfondimenti arrivando a infiltrarsi anche tra gli schiavi del lavoro nero nelle campagne della Puglia o tra la malasanità romana.

Assegnare il Guidarello a Fabrizio Gatti significa premiare il giornalismo d’inchiesta fatto sul campo. Insomma da qualche parte in Italia c’è chi lo fa…
«Il premio è inaspettato e mi onora: i riconoscimenti sono come delle puntine fissate sulla lavagna che permettono di far conoscere il proprio lavoro. In Italia ci sono molti che fanno inchiesta, non solo io, e lo fanno nonostante le minacce e le pressioni che ricevono».

All’estero il reportage d’inchiesta sta meglio?
«La differenza in Italia è la reazione del potere e dei lettori, il primo se ne infischia e i secondi non sono così volenterosi nell’informarsi da renderlo qualcosa che conta. Non è che come giornalista d’inchiesta mi ponga l’ambizione di cambiare la società, altrimenti sarei un attivista, il mio obiettivo è informare. Però, se vogliamo dirla con una battuta, diciamo che in Italia non ci sarebbero state le dimissioni di Nixon per la questione Watergate».

Di cosa ha bisogno il giornalismo d’inchiesta?
«Serve l’estrema libertà di chi lo esercita e dell’editore che lo finanzia. Più è stretto il legame tra editoria e altri settori dell’economia e più vincolanti sono i binari mentre invece non dovrebbero essercene perché quando cominci un lavoro non sai dove andrai a finire e cosa potrà venire fuori. Forse se le inchieste riscuotessero maggiore interesse tra il pubblico in modo da diventare qualcosa di economicamente importante allora aumenterebbe anche l’interesse degli editori…».

Come comincia un’inchiesta?
«C’è un giornalista che decide di concentrarsi su un tema non necessariamente legato all’attualità stringente, partendo da un aspetto particolare. A volte l’imbeccata giusta può arrivare anche per un colpo di fortuna, non è così raro. Poi si propone l’idea a qualcuno perché venga pubblicata e in quella fase può migliorare. Ci vuole un direttore che abbia fiducia nel suo giornalista, nella sua serietà, professionalità, onestà. E poi si procede con un metodo scientifico applicando le cosiddette 5W (chi, dove, quando, cosa, perché). Rispetto alla ricerca scientifica il giornalista non ha bisogno di attendere la ripetizione del fenomeno ma può bastare dimostrarlo una volta con i documenti. Il giornalismo è l’applicazione sul campo dell’antropologia, descriviamo il comportamento di persone».

Anche quando ci si butta in mare per farsi ripescare a Lampedusa e fingersi profugo?
«È il metodo infiltrato che corrisponde all’osservazione partecipante dell’antropologia».

E alla fine va presentato il lavoro al lettore…
«Non trattandosi di una relazione scientifica c’è bisogno di un po’ di estetica per facilitare la lettura e attirare il pubblico. Credo che il lavoro venga bene quando il giornalista riesce a scomparire nella narrazione ma sia capace di prendere per mano il lettore e fargli vivere cosa ha vissuto».

Il presidente della giuria del Guidarello è Bruno Vespa. A guardare Porta a Porta con i plastici e le veline viene difficile pensare che Vespa e Gatti stiano nella stessa categoria di giornalista.
«E invece è proprio la spiegazione della libertà di informazione sancita dall’articolo 21 della Costituzione. Vespa è un maestro e non posso permettermi di commentare nulla: io mi sarò buttato nel mare di Lampedusa ma lui continua a buttarsi nel mare della politica e non sono sicuro sia meno pericoloso. Abbiamo percorsi personali diversi anche per motivi anagrafici. E poi la sua attività ha grande seguito, questo dimostra che fa bene il lavoro».

Facendo il proprio lavoro in Vaticano può capitare che vadano a processo i giornalisti, come sta accadendo a Fittipaldi e Nuzzi…
«Di fronte a un libro che mostra alcuni episodi, il potere dovrebbe rispondere se è vero o non è vero e qui finisce ciò che riguarda il lavoro del giornalista. Tutto il resto sono tentativi di condizionare la libertà dei cittadini. Il Vaticano è una monarchia teocratica che dimostra di non gradire la libertà di informazione. Ai colleghi indagati va la mia solidarietà ma se questa è la reazione ottenuta credo che allora abbiano fatto il loro mestiere nel migliore dei modi. Forse di fronte a questi libri dovrebbe arrivare la reazione del mondo credente per chiedere più trasparenza».

La Chiesa, soprattutto le parrocchie, sono rimaste fredde alle richieste di un redivivo Bilal…
«Per tre settimane ho bussato a diverse parrocchie europee fingendomi profugo bisognoso di aiuto. Non esprimo giudizi morali su chi mi ha chiuso la porta in faccia, ma credo che il lavoro abbia messo in mostra l’aspetto umano del nostro tempo, con la sottomissione totale di alcuni parroci al concetto di sicurezza. Molti dicevano di aver bisogno della autorizzazione di polizia per ospitarmi e non è vero. Ma è emersa anche la mancata applicazione di un appello del Papa. Nella parabola del Vangelo il buon samaritano non porta il povero in commissariato, ma lo ospita in albergo. O si aggiorna il Vangelo, e non credo sia il caso, oppure tutti noi dobbiamo fare una riflessione sui tempi attuali».

Se parliamo di profughi, di richiedenti asilo significa parlare di immigrazione. Un tema molto presente nelle tue inchieste.
«Abbiamo saputo chiudere la prima guerra mondiale e la seconda, abbiamo saputo affrontare le crisi economica ma non abbiamo ancora fatto i conti con il tema del colonialismo europeo verso i Paesi africani, i fatti di oggi partono da quel passato di sfruttamento nell’Ottocento. Dovremmo cominciare da lì ma vorrebbe dire mettere in gioco la politica energetica e la politica estera. Negli ultimi vent’anni abbiamo affrontato la quetione dell’immigrazione dalla coda, dall’aspetto dell’arrivo: non è un caso se si sono mobilitati i ministeri degli Interni e poco quelli degli Esteri. Potremo anche risolvere lo questione dello Stato islamico ma tra dieci anni potremmo trovare stesso problema sotto altri ombrelli come è accaduto con Alqaeda in passato».

Il terrorismo in questi giorni significa Parigi. Quei fatti distano un paio di settimane. Si può già guardarli con mente più fredda?
«Dei criminali hanno ucciso degli innocenti. Le risposte dei governi possono essere di tipo mediatico come il bombardamento in Siria o di tipo radicale andando alla radice del problema rendendosi conto che sono stati francesi a sparare contro francesi. La soluzione a queste situazioni richiede tempo e mette tutti di fronte al problema dello sviluppo recente dell’Europa, un tema già affrontato dagli Stati Uniti. Si aprono scenari di estrema instabilità: il mondo prosegue quando c’è equilibrio a meno che non siamo azionisti dei produttori di armi. Negli ultimi vent’anni abbiamo visti una serie di squilibri ignorati o compressi e ora stanno esplodendo».

Codacons chiede un Black Friday con supersconti anche in regione  

Secondo l’associazione dei consumatori l’ideale sarebbe l’11 dicembre

La Codacons dell’Emilia Romagna chiede alla regione di introdurre anche qui il “Black Friday”, sul modello di quello statunitense, con sconti eccezionali nei negozi per gli acquisti di Natale allo scopo anche di rilanciare i consumi.

“Chiediamo alla Regione di introdurre anche in Emilia Romagna il “Black Friday” per venerdì 11 dicembre, ossia una giornata di offerte speciali e super-sconti nei negozi, come forma di sostegno al commercio locale e alle famiglie – spiega il Presidente Carlo Rienzi – In tal modo si consentirà ai cittadini di acquistare regali e altri beni tipici del Natale senza svuotare il portafogli, aiutando il settore del commercio al dettaglio attraverso un valido e forte incentivo ai consumi“. Anche in occasione dell’ultimo black friday, il 27 novembre, come noto alcuni punti vendita sono stati presi d’assalto dai consumatori, ci sono state lunghe file prima delle aperture.

Mar del Plata: quegli eroi in uno spogliatoio di rugby

In scena anche l’attore ravennate Claudio Casadio

Una storia vera di torture, assassini, ingiustizie. Un periodo storico, un paese, una dittatura: gli anni Settanta dell’Argentina di Videla. Uno spettacolo decisamente poco consolatorio è Mar del Plata, l’ultima coproduzione di Accademia Perduta/Società per attori che è andata in scena nel comunale di Cervia venerdì 27 novembre (in replica il 28) e sarà in scena al Goldoni di Bagnacavallo il 30 novembre dopo aver esordito a Roma al piccolo Eliseo. La storia di una squadra di giocatori di rugby che vengono eliminati a uno a uno da uno stato governato dall’esercito e dalla paura impersonato magistralmente dall’attore Claudio Casadio. Un gerarca zoppo e spietato che fa parte di una catena di comando e trova nell’impartire ordini di morte l’unico sollievo alla miseria della sua vita, fatta fino a quel momento di frustrazioni e invidie. Un essere spregevole e spietato eppure mai caricaturale nella interpretazione del ravennate che non concede spiragli di empatia allo spettatore, ma allo stesso tempo è in grado di dare a quella figura uno spessore umano, una credibilità nella sua malvagità che lo rende se possibile ancor più spaventoso. Ma a essere credibile non c’è solo lui sul palco. C’è il suo contraltare, l’allenatore, interpretato da Fabio Bussotti, oltre a un di bianco vestito generale . Ma ci sono soprattutto giocatori stessi, tratteggiati in pochi dati biografici e poi visti dentro la suggestiva scenografia di uno spogliatoio di rugby che può all’occorrenza trasformarsi in una cella. Un gruppo di ragazzi in grado di contagiare il pubblico con la passione sportiva e la voglia di vivere e la capacità di scegliere comunque di stare dalla parte giusta in modo quasi istintivo, di mettere in atto un gesto di ribellione perché incapaci di fare calcoli di convenienza. Ragazzi che alla fuga scelgono la resistenza, scelgono di continuare ad andare in campo, sempre più decimati, fino alla fine, a testimoniare cosa sta accadendo in Argentina. Mentre le luci della ribalta internazionale sono concentrate sul campionato mondiale di calcio, il focus della scena è tutto su questo sport trascurato ma che per i giocatori rappresenta l’occasione di riscatto delle loro vite di panettieri, postini, operai, vite destinate a essere spezzate dall’assurdità di una dittatura cieca e barbara. In un gioco scenico quanto mai efficace che fa sembrare il palcoscenico una meravigliosa scatola magica di spazi verticali e orizzontali, si muovono, diretti dal regista Giuseppe Marini, attori più esperti e ragazzi giovanissimi (con Giovanni Anzaldo nella parte di Raul, il capitano, l’unico che sopravviverà) in un mix assai riuscito per raccontarci un fatto di cronaca che racconta un pezzo di storia attraverso un testo drammaturgico intenso e mai banale, tratto un libro di Claudio Fava che recupera questa vicenda quarant’anni dopo per restituirne l’orrore della tirannia e l’eroismo di un gruppo di ragazzi, giocatori di rugby.

Una cerimonia e uno spettacolo per l’eccidio di Madonna dell’Albero

Le celebrazioni per il 71° anniversario. Il 2 dicembre al Bronson va in scena “Acthung Banditi” di Eugenio Sideri

Con una cerimonia pubblica in programma domenica 29 novembre, un evento teatrale aperto a tutta la cittadinanza il 2 dicembre e alcuni appuntamenti nelle scuole, il Comune e l’Anpi commemoreranno, con il consiglio territoriale Ravenna sud e il comitato cittadino di Ponte Nuovo e Madonna dell’Albero, il 71° anniversario dell’ eccidio di Madonna dell’Albero (27 novembre 1944), la più efferata strage nazista in provincia di Ravenna, nella quale 56 civili furono uccisi da truppe tedesche. Le vittime furono prese nelle case di via Nuova (oggi via 56 Martiri) e radunate in un vicino capanno di canne dove, dall’esterno, vennero mitragliate a morte e poi nascoste sotto il letame. Vi fu un unico superstite, che riuscì a scampare al massacro rifugiandosi in una botte incassata nel terreno. Su 56 vittime 16 erano bambini, 8 anziani, 17 donne, 15 uomini.

Il programma della cerimonia di domenica 29 novembre prevede alle 10 la partenza del corteo, preceduto dal Gonfalone della città e con l’accompagnamento della banda, dal Bronson (ex circolo Endas) di Madonna dell’Albero, in via Cella 50; si raggiungerà prima la parrocchia di Madonna dell’Albero, in via Cella 99, per l’omaggio alla lapide di don Domenico Turci, che il 17 novembre 1944, vigilia del suo trentesimo compleanno, venne sorpreso da una pattuglia tedesca mentre segnalava la presenza di mine con ramoscelli. Il religioso venne arrestato e condotto al comando tedesco di Ravenna. Da allora di lui non si è saputo più nulla e nemmeno il suo corpo è mai stato ritrovato. Il corteo raggiungerà poi il Sacrario dei Martiri, in via 56 Martiri, per la deposizione di corone in memoria delle 56 vittime della barbarie nazista. Dopo il saluto di Antonio Mellini, presidente del consiglio territoriale Ravenna Sud, interverrà per il discorso commemorativo il sindaco Fabrizio Matteucci.

Mercoledì 2 dicembre alle 20.30 al Bronson andrà in scena l’evento teatrale, a ingresso libero, “Achtung banditi! Voci della Resistenza”, di Eugenio Sideri, per della compagnia Lady Godiva Teatro.

Il nuovo rettore Francesco Ubertini in visita al polo di Ravenna

Ad accoglierlo il vicesindaco Mingozzi, con delega all’Università

Nella sua prima uscita ufficiale a Ravenna il nuove rettore dell’università di Bologna, Francesco Ubertini è intervenuto sabato 28 novembre alla seconda sessione dei lavori sulle problematiche giuridiche della gestione ambientale promosso dalla facoltà di giurisprudenza alla Casa Matha.

Ad accoglierlo il vicesindaco Giannantonio Mingozzi e il direttore della fondazione Flaminia Antonio Penso che hanno fatto il quadro della situazione dell’insediamento ravennate in continua crescita sul piano delle immatricolazioni e vicino a raggiungere i 4mila studenti iscritti.

Ubertini ha ringraziato per gli auguri di buon lavoro sottolineando come la Romagna e l’impegno dell’ateneo costituiscano ormai uno dei punti di eccellenza della ricerca e della capacità di inserire le nuove  generazioni nel mondo del lavoro e nelle imprese qualificate.

Ha ringraziato inoltre i docenti che decidono di impegnarsi per sviluppare i campus della Romagna apprezzando nel contempo gli sviluppi positivi dei Dipartimenti di Scienze ambientali, ingegneria, beni culturali, giurisprudenza, e medicina.

Mingozzi ha colto l’occasione infine per informare del fatto che il Comune ha appena licenziato in sede di commissione consiliare lo stanziamento di 200mila euro per ultimare le nuove otto aule a disposizione del corso di scienze ambientali.

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