martedì
12 Maggio 2026

Il Ravenna vince 3-0 il derby con il Forlì al “Benelli” davanti a oltre 3mila tifosi

Ma vola anche il Carpi. Ancora quattro giornate alla fine del campionato e 2 punti di distacco dagli emiliani

Curva Ravenna Forlì
Uno scatto della curva del Ravenna durante il derby contro Forlì

Il Ravenna Fc vince 3-0 al “Benelli” il derby contro il Forlì (con gol di Nappello su rigore, Campagna e Sabbatani), davanti ad oltre 3mila tifosi (2.673 paganti, di cui solo poche decine da Forlì, oltre agli 800 abbonati).

L’unica notizia negativa della giornata è la concomitante vittoria (1-0 contro il Progresso) del Carpi, che mantiene così i 2 punti di vantaggio sui giallorossi in testa al girone D del campionato di calcio di serie D.

Ora mancano 4 giornate al termine e la prossima potrebbe già essere decisiva, con il Ravenna sul campo dello stesso Progresso e il Carpi sempre in trasferta contro la Sammaurese, due squadre in lotta nella zona play-out della classifica.

A seguire ci sarà uno sfizioso Carpi-Forlì, mentre il Ravenna ospiterà la penultima della classe Certaldo.

 

La nipote di Antonioni: «Non si può radere al suolo un pezzo di storia» – VIDEO

L’appello: «Salviamo almeno una delle due torri Hamon»

Manifestazione torri Hamon
Da sinistra alcuni dei promotori dell’iniziativa, Francesca Santarella, Fabio Tramonti e la nipote di Michelangelo Antonioni, Elisabetta

Nel corso della manifestazione per salvare almeno una delle due torri Hamon presenti nell’area ex Sarom di Ravenna, in procinto di essere demolite da Eni per poi vendere il terreno ad Autorità Portuale che vi costruirà un parco fotovoltaico, abbiamo raccolto la testimonianza di Elisabetta Antonioni, presidente dell’associazione Michelangelo Antonioni.

Suo zio ha reso le torri Hamon di Ravenna (anche se non si tratta di quelle al centro del dibattito di questi giorni) una vera e propria icona e un simbolo della Ravenna industriale nel capolavoro Il deserto rosso, Leone d’Oro al Festival del cinema di Venezia del 1964.

Ecco il video con la sua testimonianza, in cui racconta anche un aneddoto risalente alle riprese del film.

Anche due collezionisti ravennati nella mostra dedicata ai menù storici di Roma

Franco Chiarini e Giovanni Maria Collina hanno tra le più grandi collezioni del mondo

Franco Chiarini
Franco Chiarini

A vent’anni dalla mostra al Castello Sforzesco di Milano, in questi giorni a Roma è allestita la più importante esposizione mai dedicata ai menù storici di tutto il mondo. Fino a stasera (domenica 7 aprile) al Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, “Un mondo di menù: la grande storia a tavola”, con oltre 400 menu storici e contemporanei, alcuni dei quali vere perle rare mai resi visibili al pubblico, provenienti dalle maggiori collezioni private d’Italia e non solo.

Fra gli organizzatori della mostra ci sono anche due collezionisti della provincia di Ravenna: Franco Chiarini di Ravenna e Giovanni Maria Collina di Faenza, soci fondatori di Menu Associati – associazione internazionale di menu storici (www.menuassociati.eu).

«A questa importante iniziativa – commenta Chiarini – siamo giunti perché abbiamo le più grandi collezioni del mondo e la mia (10.000 pezzi, dai primi dell’800 fino agli anni ‘50 del ‘900) è il frutto di pazienti raccolte nelle varie bancarelle di tutta Europa e ora nel web. Uno dei menù più significativi è un compleanno della Regina Vittoria della Gran Bretagna del 1885».

Prosegue Collina: «I menù antichi servono anche per riprendere la loro grafica eccelsa e riproporla in menù di oggi, come facciamo abitualmente per le conviviali dell’Accademia Italiana della Cucina a Faenza».

Circolo Brisighellese Retro 1
Un esempio di menù storico

La mostra si articola attraverso 18 pannelli monotematici e si conclude con un pannello aggiuntivo che vuole anticipare l’impegno di Menu Associati e dell’associazione culturale CheftoChef emiliaromagnacuochi a sostegno della candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio dell’Unesco.

Ad accompagnare l’esposizione, un imponente catalogo (di 464 pagine) strumento di conoscenza imperdibile per professionisti del settore, per gourmet e appassionati curiosi, che sfogliandolo ritroveranno tanti episodi (e piatti) forse dimenticati o comunque da ricordare. La prefazione del catalogo è a firma del professor Alberto Capatti, mentre i testi sono di Maurizio Campiverdi, Franco Chiarini, Giulio Fano, Matteo Ghirighini e Roberto Liberi, tutti soci di Menù Associati.

Info: www.museodellacucina.com

 

Perchè proteggiamo le dune costiere

Si tratta di sistemi ecologici molto complessi, che vanno tutelati
Ma conciliare le esigenze del turismo con quelle dell’ambiente non è sempre facile

Riccardo Isola

Tra i dibattiti che si sono accesi con la costruzione del “Parco marittimo” sulla costa di Ravenna, c’è quello sulle dune naturali costiere. Lo scorso novembre, le associazioni ambientaliste Wwf e Italia Nostra hanno presentato ricorso al Tar per denunciare il negativo impatto delle passerelle sull’habitat, mentre l’amministrazione comunale afferma che i camminamenti sopraelevati siano stati progettati proprio per proteggere questo peculiare ambiente.
Ma perché i cumuli naturali di sabbia che si trovano lungo molte spiagge del ravennate sono così importanti e tutelati? Anche se all’apparenza non sembra, le dune costiere sono dei sistemi ecologici molto complessi, sui quali cresce una vegetazione spontanea composta da piante alofile in grado di resistere a un ambiente arido, salmastro e ventoso come la spiaggia (tra cui gramigna, camomilla marina, eringio marino, erba medica marina, gigli di mare, ammofila, ginepro coccolone). È proprio questa flora autoctona, con le sue robuste e lunghe radici, a trattenere i granelli di sabbia spostati dal vento, senza farsi seppellire bensì continuando a crescere e favorendo così l’aumento di altezza delle dune, che possono raggiungere delle vette molto consistenti, come i 114 metri della Dune de Pyla in Francia o i 280 metri del Mount Tempest in Australia – rispettivamente la più alta d’Europa e del mondo.

Le dune naturali sono le migliori difese dall’erosione costiera, sia perché rappresentano delle solide barriere contro le mareggiate, sia perché costituiscono dei ricchi serbatoi di sabbia che contrastano l’accorciamento della spiaggia. Oltre a ciò, le dune possono favorire la formazione di falde sotterranee di acqua dolce; e non a caso, nel passato, i terreni lungo la costa venivano spesso coltivati. Il turismo balneare ancora non esisteva e la spiaggia non aveva il valore economico che ha oggi, perciò l’agricoltura era un modo facile e utile per sfruttare questi terreni.

Nella nostra epoca, invece, le stesse falde sono talvolta usate dagli stabilimenti balneari per estrarre l’acqua da utilizzare nelle docce e nei lavapiedi gratuiti: per questo, sono frequenti i cartelli affissi nelle strutture per avvisare i clienti che si tratta di acqua non potabile (ma una nuova normativa entrata in vigore questo mese obbligherà a usare l’acqua potabile anche nelle spiagge). C’è poi un altro motivo per cui le dune sono considerate degli ambienti da proteggere: la presenza della vegetazione sulla sabbia favorisce le condizioni ideali per la nidificazione del fratino, il volatile in via di estinzione diventato famoso un paio di estati fa per avere ostacolato l’organizzazione del tour di concerti di Jovanotti che ha toccato anche la spiaggia di Marina di Ravenna. Oltre al fratino, ad abitare sulle dune costiere c’è la cosiddetta “fauna interstiziale”, ovvero un’ampia varietà di insetti, vermi e crostacei che colonizzano gli interstizi della sabbia. Ma a trascorrere il proprio ciclo vitale sulle dune costiere possono esserci anche dei rettili di dimensioni maggiori, come le tartarughe e le lucertole.

Con lo sviluppo del turismo di massa e la conseguente antropizzazione delle coste, nella gran parte delle spiagge italiane le dune naturali sono state spianate e distrutte per fare spazio a stabilimenti balneari, alberghi, campeggi, ristoranti e altre attività turistiche sul mare. Inoltre la pulizia meccanica della spiaggia, effettuata dai gestori dagli stabilimenti balneari con le moderne macchine puliscispiaggia a motore, estirpa sul nascere la vegetazione sulla sabbia e perciò impedisce la formazione spontanea delle dune. Il paradosso è che in assenza delle dune naturali, per proteggere le strutture costiere dalle mareggiate, durante l’inverno costruiamo delle dune artificiali: ma trattandosi di barriere erette in un giorno con le ruspe, non hanno la stessa resistenza delle dune naturali, dove invece i granelli sono molto più compatti e trattenuti dalle radici delle piante. E perciò la duna artificiale viene distrutta dalle prime onde forti, costringendo a ricostruirla e spendendo delle cifre piuttosto consistenti.

Quelle di Ravenna sono tra le poche spiagge italiane dove ancora esiste una vasta estensione di dune naturali sopravvissute all’antropizzazione delle coste. Oltretutto, nelle spiagge della nostra località le dune sono diventate un luogo ancora più peculiare grazie all’esistenza dei capanni balneari, nelle scorse settimane al centro di un vivace dibattito a causa dell’ordinanza di demolizione giunta dal Comune per le strutture prive di regolare concessione.

Oggi che siamo più consapevoli della loro importanza, le dune costiere sono degli ambienti naturali protetti e intoccabili. Preservarle significa innanzitutto tutelare la loro vegetazione, impedendone quindi il calpestio. Perciò sulle poche spiagge italiane dove ancora esistono le dune naturali, per garantire l’accesso alla spiaggia senza compromettere la flora, vengono costruiti dei camminamenti sopraelevati. Lo scopo è semplicemente quello di conciliare le esigenze del turismo con quelle dell’ambiente. Che è un obiettivo non sempre facile da raggiungere.

Arieggiata e sanificata la scuola dopo l’incendio: lunedì riapre la Don Minzoni

L’annuncio del Comune di Ravenna, quattro giorni dopo le fiamme

Incendio Don Minzoni

Il Comune di Ravenna ha terminato le attività di messa in sicurezza, pulizia e arieggiamento dei locali della scuola media Don Minzoni, coinvolta da un incendio lo scorso martedì. Da lunedì 8 aprile riprenderà l’attività didattica.

Nello specifico sono stati smontati i controsoffitti anneriti, sono state imbiancate le pareti investite dal fumo, sono state isolate le linee danneggiate dell’impianto elettrico che è stato integralmente controllato, è stata ripristinata la funzionalità dell’impianto di rilevazione fumi e sono stati verificati gli impianti di allarme evacuazione e spegnimento incendi anche se non danneggiati.

I locali della scuola sono stati oggetto di una profonda pulizia e sanificazione condotta da una ditta specializzata nella restituzione dei locali post incendio e le aule sono state aerate quasi ininterrottamente per 5 giorni. Si è inoltre proceduto alla pulizia di tutti i filtri dei convettori dell’impianto di riscaldamento.

Rimarranno ancora inagibili i locali interessati dall’incendio e la mensa, non ancora sanificata, non sarà utilizzabile, ma sarà comunque garantito il servizio di refezione con un pasto al sacco per le classi che hanno il rientro pomeridiano.

La segreteria, che necessita di alcuni lavori che verranno svolti nei prossimi giorni, sarà momentaneamente spostata in un altro locale, sempre interno alla scuola.

 

Incendio a Ravenna, distrutto un gazebo con un’auto – FOTO

Vigili del fuoco al lavoro in via Ronco

Paura nella mattinata di oggi, 6 aprile, per un incendio che ha coinvolto un gazebo e un paio di terrazzi tra le abitazioni di via Ronco, a Ravenna.

Sul posto i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare non poco per domare le fiamme. Non risultano feriti, né intossicati. Ingenti i danni, con tanto di auto devastata.

Venduti quasi 1.500 biglietti in prevendita per il derby tra Ravenna e Forlì

Botteghini aperti al Benelli dalle 13 per la sfida che rappresenta anche un crocevia per il girone D del campionato di serie D

Tifosi Ravenna
Uno degli striscioni affissi in città dai tifosi del Ravenna per invitare i concittadini al Benelli domenica 7 aprile in occasione del derby contro il Forlì

Sono stati venduti 1.350 biglietti in prevendita per il derby di domani (domenica 7 aprile) allo stadio Benelli tra Ravenna Fc e Forlì, una partita che oltre a rappresentare una sfida storica legata alla rivalità e alla vicinanza tra le due città rappresenta un vero e proprio crocevia per il campionato di calcio di serie D.

I giallorossi, infatti, continuano nel tentativo di rimonta in vetta al girone D ai danni di un Carpi che guida la classifica con sole due lunghezze di vantaggio; i galletti forlivesi che arrivano da due sconfitte consecutive cercano di rimettersi in pista in questa partita per insidiare il secondo posto.

Considerando i circa 800 abbonati e chi comprerà i biglietti direttamente domani (i botteghini aprono alle 13, due ore prima del calcio d’inizio, fissato alle 15), potrebbero essere almeno 3mila i tifosi allo stadio. In questi giorni a lanciare l’appello erano stati gli stessi tifosi, con diversi striscioni piazzati in zone trafficate di Ravenna per invitare i concittadini ad andare allo stadio.

L’Accademia riporta sotto i riflettori l’arte di una scultrice controcorrente

Fino al 12 aprile in piazza Kennedy la piccola mostra dedicata alla riscoperta di Teresa Feodorovna Ries

Teresa Feodorovna Ries
Teresa Feodorovna Ries

Certe volte bastano appena due opere e un semplice allestimento fotografico di fondo per aprire una porta chiusa sul passato, recuperare la memoria di un’artista controcorrente e con lei il passato di Ravenna e di una delle sue antiche istituzioni. L’inaugurazione di una piccola mostra dedicata a Teresa Feodorovna Ries (18661956) al Polo delle Arti dell’Accademia di Belle Arti, Un paradiso amaro. Visita a Ravenna, ha coagulato una serie di eventi dal recupero conoscitivo di due modelli in gesso appartenenti alla collezione dell’Accademia al loro recente restauro, dalla riscoperta di una scultrice vissuta fra Otto e Novecento all’attivazione di una rete fra l’Accademia di Ravenna e alcune ricercatrici viennesi che hanno studiato l’artista e realizzato l’allestimento.

A delineare le collaborazioni che hanno portato alla scoperta dei due gessi e alla biografia di Teresa F. Ries, ricordiamo per Ravenna la direttrice dell’Accademia di Belle Arti Paola Babini, la consulente della gipsoteca dell’Accademia Giovanna Montevecchi, e la giovane Irene Ciacci, restauratrice diplomata all’Accademia che sotto la supervisione di Augusto Giuffredi ha studiato e restaurato i due gessi e ampliato la biografia di Ries. Per la parte austriaca di questo viaggio hanno collaborato Judith Augustinovic e Valerie Habsburg, artiste e curatrici dell’allestimento, alle quali si deve inoltre la riscoperta di Ries tramite un progetto per l’Accademia di Belle Arti di Vienna. La passione le ha portate poi all’acquisto dell’archivio personale dell’artista messo all’asta e a una conoscenza approfondita della biografia e delle opere di Teresa, consegnate finalmente alla memoria pubblica grazie a una grande mostra del 2019 intitolata City of Women. Female Artists in Vienna from 1900 to 1938.

Che la figura di Teresa F. Ries fosse caduta nell’oblio non è inusuale: una generale damnatio memoriae ha operato per secoli sulle donne artiste e ancor di più sulle scultrici che dall’epoca rinascimentale sono state viste e tramandate come donne sregolate, eccezioni al loro genere, come nel caso della rinascimentale Properzia de’ Rossi. Per le donne era quasi impossibile studiare arte: solo le figlie di padri artisti risultavano talvolta avviate alla pittura o alla miniatura. La scultura invece, così come l’architettura, veniva considerata inadatta alle donne, la prima perché troppo astratta e matematica per le doti mentali del genere femminile; la seconda perché legata a materiali pesanti e sporchi, inadatti alla gentilezza attribuita socialmente alle donne. Comunque, anche se le pittrici ebbero ai loro tempi sorti migliori, lo stesso non hanno potuto accedere alla ribalta della storia se non in tempi assai recenti. Infatti è solo dagli anni ‘80-’90 del secolo scorso che la produzione di Artemisia Gentileschi, Rosalba Carriera, Miriam Mafai – citando nel mucchio – è stata oggetto di studi, recuperi e mostre.

Teresa Feodorovna Ries non è sfuggita alla regola: non solo era donna ma era anche ebrea, quindi doppiamente sottoposta a epurazioni storiche. Nata a Budapest nel 1866 in un contesto borghese, Teresa manifesta fin dai primi studi una predisposizione al disegno che la favorisce a intraprendere la formazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Mosca, città in cui si era trasferita con la famiglia. Qui impara a dipingere e soprattutto dà avvio alla passione per la scultura ma a causa di contrasti con un docente viene espulsa. Nel 1894 si trasferisce a Vienna ma la locale Accademia non permette l’ingresso alle donne: come molte altre artiste nello stesso periodo, l’unica strada è studiare in atelier privati. Questo è il passaggio obbligato per la scultrice e coetanea Camille Claudel a Parigi, come sarà per Teresa a Vienna nello studio di Edmund Hellmer. Ma a differenza di Claudel – una figura fragile e tragica -, Teresa ha i mezzi economici per creare una stanza tutta per sé e possiede una decisa consapevolezza del proprio lavoro.

L’apertura del proprio studio privato le permette di lavorare in modo remunerativo come ritrattista – uno dei committenti sarà lo scrittore Mark Twain (1897) – e di realizzare sculture di chiara matrice simbolista in perfetto allineamento con l’epoca. Nel 1895, quasi trentenne, si aggiudica un premio alla mostra nel Künstlerhaus con la Strega nella notte di Valpurga, una scultura innovativa non tanto per lo stile – di un realismo dalle forti tinte espressive – quanto per il soggetto, che pur inserito nel contesto del Simbolismo incarna un femminile dirompente e del tutto controcorrente. Allo stesso modo doveva essere percepita anche la stessa autrice dell’opera, come anche le altre colleghe con cui Teresa espone al Salon Pisko nel corso del primo decennio del nuovo secolo. Assieme alla solidarietà fra artiste, Ries porta avanti la carriera in modo individuale partecipando a numerose mostre della Secessione, ad alcune esposizioni internazionali (Parigi 1900 e Roma 1911), a varie edizioni della Biennale di Venezia (1903, 1907, 1910). È proprio in laguna che il ravennate Carlo Malagola – responsabile dell’archivio storico di Venezia – intercetta il lavoro della scultrice e propone all’Accademia di Ravenna di riconoscerle il titolo di Accademica. Teresa contraccambia donando nel 1910 due busti che probabilmente vengono consegnati nel contesto di un suo viaggio a Ravenna, quando visita i monumenti accompagnata dal direttore dell’Accademia Vittorio Guaccimanni. I ritratti di Emma Rattner e N. W. Medinzoff sono fra le poche opere dell’artista che si sono salvate dalla distruzione operata dai nazisti e dall’incuria successiva. Superata la Prima guerra mondiale, Teresa cerca di affrontare l’alba del terzo decennio del ‘900, ma per una donna, ebrea, artista non ci sono sconti. Vivrà a Vienna in uno stretto ritiro che nel 1942 si deve trasformare in esilio: riesce a raggiungere Paradiso, nel distretto di Lugano, e mai nome di luogo fu più tristemente ironico di questo.

“Un paradiso amaro. Visita a Ravenna”
Polo delle Arti, piazza Kennedy 7
Fino al 12 aprile.
Orari: lu-sa 10-18. Ingresso gratuito

I proprietari del Sigarone: «Sarebbe stato meglio demolirlo. Ora resta in stand by»

Cia-Conad: «Ora la nostra priorità è l’ex Cmc. Poi si vedrà…»

Ex SIR Esterno Popup 2019
L’ex Sir, detto Sigarone, in una foto dall’alto pubblicata sul blog di Beppe Grillo anni fa

Cia-Conad, impegnata nell’ambizioso progetto di recupero dell’area ex Cmc di cui parlavamo a questo link, è proprietaria (anche se a metà con l’Immobiliare Platani) del cosiddetto Sigarone, l’ex magazzino Sir tra i simboli della Darsena di Ravenna, in stato di abbandono da decenni, più volte al centro del dibattito cittadino per il suo recupero.

«Ci stiamo ragionando, è una sorta di eterna promessa incompiuta – commenta Luca Panzavolta, Ad di Cia-Conad -. In questo momento la nostra priorità è portare avanti il comparto ex Cmc. Una volta realizzata quella riqualificazione, ci auguriamo che possa rappresentare un volano anche per le aree limitrofe e quindi che ci siano nuove idee anche per il Sigarone. Al momento il vincolo della Soprintendenza che ne impedisce la demolizione – di cui non comprendo molto il senso, non essendo una struttura architettonica di pregio – limita molto le possibilità. Se si potesse demolire sarebbe uno spazio fantastico per attività di ricreazione, di ristorazione, o per attività commerciali molto specifiche, penso ad esempio all’ambito nautica.  Riadattare quell’involucro invece non è per nulla semplice».

Selen all’Isola dei Famosi. L’inviata in Honduras è Elenoire Casalegno

Due ravennati tra i protagonisti della nuova edizione del programma che partirà lunedì 8 aprile su Canale5

Luce Caponegro SelenC’è anche la ravennate Luce Caponegro – nota con il nome d’arte Selen ai tempi della sua carriera da attrice pornografica – tra i concorrenti della nuova attesa edizione dell’Isola dei Famosi, che prende il via lunedì 8 aprile in prima serata su Canale5.

Alla guida della diretta del reality sarà Vladimir Luxuria, affiancata in studio da Sonia Bruganelli e dal giornalista del Tg5 Dario Maltese.

L’inviata a Cayo Cochinos in Honduras sarà un’altra ravennate, la conduttrice televisiva Elenoire Casalegno.

L’Isola dei Famosi sarà visibile anche su Mediaset Infinity.

Uno spazio per gli adolescenti, «dove sentirsi ascoltati e non giudicati»

Inaugura all’ex Salesiani la sede di “Universo Fuori Onda” pera ragazzi dai 14 ai 25 anni e le loro famiglie

UFO PuntoAscoltoSarà inaugurato oggi (sabato 6 aprile) alle 18 a Faenza “Universo Fuori Onda”, uno spazio rivolto a ragazzi e ragazze dai 14 ai 25 anni e alle loro famiglie.

Il servizio, attivo da oltre un anno e nato dalla stretta collaborazione tra Unione della Romagna Faentina e Ausl della Romagna, avrà così una sede definitiva, in via San Giovanni Bosco 1, nel complesso ex Salesiani di Faenza.

Si tratta di uno spazio dedicato all’adolescenza, per sostenere ragazzi e ragazze in cerca di sostegno, crescita e sviluppo personale. Un tempo-luogo di ascolto psicologico o socio-educativo gratuito, in cui è possibile portare dubbi, paure e difficoltà personali. Ad accoglierli ci saranno operatori con diverse professionalità psicoeducative per rispondere con tempestività ai diversi bisogni. Sono coinvolti operatori sociali e sanitari dello spazio giovani del consultorio familiare fino a comprendere professionisti afferenti ai Dipartimenti Salute Donna Infanzia Adolescenza e Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’ambito di Ravenna.

Al servizio possono accedere direttamente i ragazzi e le ragazze residenti nei comuni dell’Unione della Romagna Faentina, ma anche i loro genitori o figure significative. «Troveranno un momento e un luogo in cui sentirsi ascoltati e non giudicati – scrivono dall’Ausl -, in cui essere accompagnati in un percorso di conoscenza di sé, di acquisizione di informazioni e competenze per poter superare il momento di difficoltà e accrescere la padronanza di sé».

Tra i progetti che hanno caratterizzato questo primo anno di attività, molti sono correlati al mondo della scuola, e alla riduzione del rischio di dispersione scolastica.  Il servizio si pone l’obiettivo di aiutare a costruire ponti e relazioni tra studenti, famiglie, insegnanti e territorio, sia collaborando a sostenere la frequenza scolastica, sia proponendo esperienze significative extrascolastiche. Tra queste, la possibilità di essere ospitati da aziende locali e poter osservare da vicino mestieri e conoscenze proprie del mondo del lavoro, o di frequentare laboratori in piccolo e piccolissimo gruppo, progettati ad hoc per chi sta affrontando un momento di difficoltà nei percorsi scolastici o formativi tradizionali e vive un periodo di stallo nel proprio percorso di crescita.

Investito da un’auto alle porte di Faenza, muore un 86enne

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Foto Massimo Argnani

Un faentino di 86 anni, Eugenio Tarroni, è morto nella serata di ieri (venerdì 5 aprile) travolto da un’auto su via Ravegnana, alle porte di Faenza.

La notizie è riportata sul Resto del Carlino in edicola oggi.

L’incidente è avvenuto attorno alle 20 all’altezza del civico 251. L’anziano si trovava a piedi ed è stato investito – forse mentre stava tentando di attraversare – da Una Peugeot 307 sopraggiunta alle sue spalle, condotta da un faentino di 69 anni che, probabilmente anche a causa della scarsa illuminazione, non si è evidentemente accorto del pedone.

Per l’86enne non c’è stato niente da fare, gli uomini del 118 non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

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