martedì
12 Maggio 2026

Demolito lo storico Marepineta di Marina di Ravenna: diventerà un condhotel

Il progetto verrà presentato dagli architetti in un incontro pubblico alla galleria Faro Arte

Marepineta

Sabato 23 marzo dalle 17.30 alla galleria Faro Arte di Marina di Ravenna è in programma un incontro pubblico sul futuro del Marepineta, storico hotel avviato a fine anni Ottanta e chiuso dal 2015 su viale delle Nazioni (al civico 215), dopo essere stato utilizzato anche come residenza per anziani.

La struttura è stata demolita nei giorni scorsi e la rinascita avverrà con la cosiddetta formula del condhotel, un ibrido fra la camera d’albergo e la seconda casa. In buona sostanza un’ala dell’immobile verrà trasformata in appartamenti poi venduti sul mercato per riqualificare invece la parte che resterà alberghiera con un miglioramento dello standard qualitativo.

A presentare il progetto architettonico del nuovo Marepineta saranno i professionisti di Nuovostudio e Rossi&Zaganelli Architetti.

«Abbiamo evitato l’11 settembre dell’Italia grazie al controspionaggio offensivo»

Marco Mancini è stato per 35 anni un agente segreto: nel 2004 sventato un attentato all’ambasciata a Beirut con 400 kg di esplosivo: «Se reclutare “fonti immorali” permette di salvare lo Stato, allora va bene farlo». Il ravennate spiega la humint, human intelligence: «Il fattore umano al centro della raccolta informazioni e viene prima del supporto tecnologico»

Marco ManciniNella sezione speciale anticrimine dei carabinieri, guidata dal generale Dalla Chiesa, il suo nome di servizio era “Tortellino”. Quando è entrato nei servizi segreti è diventato “Doppio Mike”, utilizzando l’alfabeto fonetico per le iniziali di nome e cognome. Dal 1979 al 2021 Marco Mancini – residente a Sant’Alberto da giovane e poi a Lugo – è stato un uomo dello Stato. Operativo sul campo, ma sempre nell’ombra: in quarant’anni è apparso in una sola foto, quella del 2005 che trovate sulla copertina di questo numero di Ravenna&Dintorni. Ora che è arrivata la «pensione punitiva», come la definisce lui stesso, ha deciso di raccontare la sua storia in un libro, Le regole del gioco (il 23 marzo la presentazione alle 18 al Mercato coperto di Ravenna in un dialogo con il giornalista Stefano Folli).

Mancini, cominciamo dalla fine del libro: Meloni ha risposto alla sua lettera aperta in cui le suggerisce di applicare il metodo del controspionaggio offensivo per regolare l’immigrazione clandestina?
«Non è che mi aspettassi una risposta. Il mio intento era solo di proporre un protocollo che ha portato risultati ottimali quando è stato applicato in passato. È il metodo che ci ha permesso di catturare un latitante che stava piazzando 400 kg di esplosivo all’ambasciata italiana di Beirut nel 2004. Il metodo potrebbe dare frutti anche se lo applicassimo al contrasto dei gruppi criminali che gestiscono l’immigrazione clandestina. Fermarsi agli arresti degli scafisti non serve: uno scafista in carcere in Italia è solamente un costo già messo a budget dai trafficanti che poi mantengono la sua famiglia. E qualunque cella italiana sarà sempre più confortevole di una in Libia».

Come mai allora il governo che prometteva il blocco degli sbarchi non sta usando questo metodo?
«È una domanda che dovrebbe fare al presidente del Consiglio».

A proposito di politica, la serata di presentazione del suo libro a Faenza a gennaio è stata introdotta da un esponente di Forza Italia e molti del partito erano in sala. C’è una vicinanza con quel partito?
«Al momento non mi occupo di politica, ma del mio Paese».

Qualcuno le ha chiesto di candidarsi alle Europee?
«No».

Perché ha deciso di scrivere questo libro?
«Ho vissuto in clandestinità per 40 anni per il lavoro che facevo e sono rimasto sempre zitto nonostante le vicissitudini che ho avuto e da cui sono stato prosciolto. Ora sto dicendo quello che posso dire rispettando le norme e il segreto di Stato dove è stato apposto».

Aveva dei sassolini da togliere dalle scarpe?
«Non ce l’ho con nessuno. Ringrazio Rizzoli che mi ha dato la possibilità di raccontare un pezzo di Italia che pochi conoscevano».

Il libro è di 339 pagine e dice che è stato scritto tutto facendo ricorso solo alla memoria perché non ha mai tenuto appunti delle operazioni. Come è possibile?
«La memoria è selettiva e quando si ritorna nei luoghi operativi, si riaprono i cassetti dei ricordi. Quando ho deciso di scrivere il libro sono andato a visitare i luoghi dove si erano svolti i fatti».

A proposito di libri… un vero agente segreto guarda serie tv di spie e legge romanzi sul tema?
«Ho letto praticamente tutto quello che è uscito. Mi avevano consigliato di guardare la serie Fauda ma quello che ho visto in Medioriente era già oltre».

Il tema del segreto di Stato è un argomento che torna più volte nelle pagine del libro. È lei stesso a dire di non poter scrivere tutto per non infrangere la legge. Allora come fa il lettore a fidarsi di quello che trova?
«Tutto quello che ho scritto è vero. Ho omesso la parte coperta dal segreto di Stato. E a volte sono stato costretto a farlo contro il mio interesse: per esempio, il segreto di Stato apposto e conservato da molti presidenti del Consiglio sul sequestro dell’imam Abu Omar nel 2003 non mi ha permesso di difendermi nel procedimento dove comunque sono stato prosciolto. Mi rendo conto che per il segreto di Stato manca la comprensione di una parte dei fatti, ma quella parte non implica responsabilità penali mie e dei miei colleghi. Per questo auspico che venga tolto il segreto di Stato sul caso Abu Omar».

C’è qualcuno in carcere in Italia per violazione del segreto di Stato?
«Nessuno in carcere, ma qualche sentenza di condanna c’è stata».

Anche sul famoso incontro con Matteo Renzi a dicembre 2020, nell’autogrill di Fiano Romano, è stato apposto il segreto di Stato.
«Elisabetta Belloni, direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), ha opposto il segreto di Stato di fronte ad alcune domande dei miei avvocati Paolo De Miranda e Luigi Panelli nel contesto delle indagini difensive. La presidenza del Consiglio ha confermato il segreto. A me pare incomprensibile per questa vicenda».

Da luglio 2021 lei è formalmente in quiescenza. L’ha definita un “pensione punitiva” come risultato di una guerra interna all’amministrazione dei servizi segreti da cui è uscito sconfitto. Vista la sua carriera, però, non la si può immagine nei panni di Davide contro Golia: aveva le spalle larghe e avrà avuto anche i suoi sostenitori. Come mai ha perso quella guerra?
«C’era qualcuno che non voleva che raggiungessi i vertici della mia amministrazione. Ma non avevo nessuna fazione dalla mia parte: lavoravo per il Paese e per i Servizi, il premier Conte mi aveva convocato a Palazzo Chigi e la strada sembrava spianata verso la vicedirezione. Poi è uscita la vicenda dell’autogrill. Io ho sicuramente perso la mia guerra. Non so se in quel momento l’abbia persa anche il Paese».

Renzi le ha fatto il trappolone con quell’incontro?
«Nessun trappolone. L’ho detto in ogni occasione possibile: avevo appuntamento con il senatore Renzi a Palazzo Madama per scambiarci gli auguri di Natale, un’abitudine che avevo con diversi altri senatori, deputati e ministri a cui solitamente regalavo una scatola di biscotti Babbi. Fu la scorta di Renzi a chiamare la mia scorta per dire che l’incontro veniva spostato in un autogrill a Fiano Romano per esigenze del senatore che aveva tardato facendo visita in carcere a Denis Verdini».

Non le è sembrato strano?
«L’appuntamento era al Senato e poi è stato spostato. Se ti chiama un senatore, che fai non vai? Di certo se avessi saputo come sarebbe andata a finire non sarei andato all’incontro».

Sente ancora Renzi?
«Non ci sentiamo da un po’».

Possibile che un agente segreto, con tanta esperienza alle spalle come lei, non si sia accorto che in quell’autogrill c’era una donna comune, una insegnante di scuola, che vi stava filmando da un’auto in sosta a pochi metri da voi?
«Il mio lavoro al Dis era quello di dirigente generale. Da anni, a seguito di gravi minacce di morte ricevute, vivevo sotto scorta. Non era certamente mio compito tutelare la mia sicurezza. Mi sembra strano non siano stati svolti accertamenti di eventuali conoscenze fra la signora che ha filmato l’incontro, il suo compagno che l’ha contattata al cellulare mentre sostava all’autogrill e tutti gli appartenenti ai servizi segreti. Aggiungo che le rispettive scorte, mia e del senatore, non sono state interrogate».

A proposito di babbi, con la minuscola: è appena arrivata l’assoluzione per il padre di Renzi nell’inchiesta Consip in cui invece è stato condannato l’ex maggiore del Noe, il carabiniere Gian Paolo Scafarto, a 18 mesi di carcere. Nel 2018 in una intervista a Il Foglio, Scafarto parlò di un file chiamato “Mancini.docx” che conteneva informazioni su di lei (. La stavano spiando?
«Forse era già in atto un dossier contro di me per danneggiarmi in un momento in cui già c’erano possibilità di mie promozioni ai vertici. Forse la vicenda dell’autogrill è stata solo la parte finale di un lavoro iniziato tempo prima».

Le fonti umane per un agente segreto quanto sono importanti?
«Sono l’elemento centrale di quello che chiamo controspionaggio offensivo: il fattore umano è al centro dell’attività di raccolta informazioni e viene prima del supporto tecnologico e scientifico. In gergo si parla di humint, acronimo che sta per human intelligence. Si svolge nei Paesi stranieri ostili all’Italia: si organizza una struttura clandestina reclutando donne e uomini capaci di fornire informazioni utili».

L’uomo prima del drone. La pensano così anche gli agenti segreti della generazione successiva alla sua?
«A gennaio un ex ufficiale della marina militare italiana, Walter Biot, è stato condannato a 29 anni dal tribunale militare e 20 dal tribunale ordinario per aver venduto notizie coperte da segreto militare a un funzionario del governo russo. È stato arrestato nel 2021 mentre passava una chiavetta con dei file. Quindi non c’è stato un attacco hacker, non c’è stato un drone: c’è stato un ufficiale di marina reclutato in una caserma italiana. È stata un’ottima attività humint da parte della Russia. Bisogna reclutare il nemico, bisogna penetrare il nemico con il controspionaggio offensivo per entrare nelle logiche di chi ci vuole male».

Si può fare controspionaggio efficace restando dentro la legge?
«Io ci sono rimasto sempre. Per altre persone non posso rispondere».

Reclutare persone in altri Paesi perché forniscano informazioni utili può voler dire anche trattare con persone non proprio di specchiata moralità, per usare un eufemismo. Si può accettare?
«Nel 2004 io e i miei colleghi abbiamo catturato 42 terroristi a Beirut, compreso Ahmad Mikati che era il capo di Al-Qaeda in Libano e latitante da oltre dieci anni, evitando un attentato alla nostra ambasciata con un 400 kg di esplosivo che avrebbero ucciso due-trecento persone. Se reclutando “persone immorali” abbiamo evitato l’11 settembre dell’Italia allora credo che vada bene farlo. Ma bisogna avere le capacità di individuare le persone giuste e riuscire a parlarci. Quando non si fa questo succede il 7 ottobre di Israele».

È una critica al controspionaggio di Israele?
«Hamas ha attaccato il suolo di Israele che è l’Occidente in medioriente, il Paese tecnologicamente più avanzato dell’area. E nessuno sapeva nulla di questo attacco? 1.500 morti e 200 persone sequestrate: per arrivare a questo lo spionaggio di Hamas ha lavorato a lungo sul territorio israeliano con attività humint che invece è stata messa da parte da Mossad e Shin Bet».

Eppure non sono servizi che godono di scarsa reputazione…
«Nemmeno la Cia, ma ricordiamo le Torri Gemelle».

Quale sarà l’esito della situazione palestinese?
«Nessuno può dirlo. Per me c’è solo una certezza: la fine politica di Netanyahu. Ritengo che il gruppo Al-Fatah stia emergendo e voglia prendere il posto di Hamas nelle trattative. Il primo passo per una soluzione è che Hamas liberi tutti gli ostaggi. E Israele deve catturare Yahya Sinwar, capo dei sequestratori che si nasconde nei tunnel, penso dalle parti di Rafah».

Hamas è un gruppo terroristico?
«Sì, ma non tutti i palestinesi sono con Hamas».

Israele sta facendo un genocidio a Gaza?
«No, il genocidio è stato quello subito dagli ebrei, non dobbiamo perdere di vista il senso delle parole».

Le vicende palestinesi stanno portando quelle ucraine più lontane dai riflettori.
«L’Ucraina va aiutata, soprattutto nell’attività di intelligence e diplomazia. Anche in questo caso torna il discorso degli effetti della scarsa disponiblità di informazioni. L’ex premier Draghi ha affermato che gli unici ad avere informazioni erano i servizi segreti inglesi e americani. Forse se qualcuno in Europa lo avesse saputo si sarebbe potuto sollevare un movimento di opposizione contro la minaccia di Putin. Sarebbe bastato poco: in Italia ci sono 150mila badanti ucraine, ognuna di loro ha almeno un parente o un amico in patria e con una attività humint si sarebbe potuto raccogliere informazioni».

Il dettaglio/1: l’ingresso nel Sismi grazie a don Isidoro

Marco Mancini è nato nel 1960 a Castel San Pietro, ma ha vissuto i primi vent’anni della sua vita a Sant’Alberto con la famiglia. Nel 1979 è entrato nei carabinieri e si è trasferito a Milano. Nel 1984 è entrato nei servizi segreti. Nel frattempo i genitori si sono trasferiti a Lugo. L’ingresso nel Sismi è avvenuto grazie all’intercessione di don Isidoro, insegnante di religione di Mancini alle scuole superiori. Il parroco era amico d’infanzia con Ninetto Lugaresi, all’epoca capo del Sismi, e fece da tramite per l’arruolamento di “Doppio Mike”.

Il dettaglio/2: Marco Mancini è stato arrestato due volte nel 2006 e due volte è stato prosciolto

Marco Mancini è stato arrestato due volte: il 5 luglio e il 12 dicembre 2006, in entrambi i casi per ordinanze di custodia cautelare. La prima volta nell’ambito dell’indagine sul rapimento dell’imam di Milano, Abu Omar, e la seconda nell’inchiesta Telecom-Sismi su presunti dossieraggi a personalità pubbliche. Entrambe le vicende si sono concluse per Mancini con il proscioglimento: nel 2011 per il caso Telecom e nel 2014 per il caso Abu Omar. Mancini in cella ricevette la visita di Francesco Cossiga: «Una persona meravigliosa con cui ho in comune origini sarde. Parlammo tutta una mattina usando il dialetto gallurese che conosco grazie a mia madre. Lui mi consegnò una copia del romanzo “Il giovane Holden”. Io non sapevo che dargli e allora presi il cartellino che indicava le informazioni del detenuto sulla porta della cella. Era l’unica cosa che potevo dargli». Quel cartellino ora è nel portafoglio di Mancini: «Al funerale di Cossiga me lo diede un suo collaboratore dicendo che il presidente si era raccomandato di farmelo riavere».

Il dettaglio/3: la fine della carriera da 007 in un autogrill con Matteo Renzi

Quanto accaduto a Fiano Romano in un autogrill dell’autostrada A1 il 23 dicembre 2020 è costato la fine della carriera di Marco Mancini. Il lughese, all’epoca al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), incontrò il senatore Matteo Renzi e cinque mesi dopo Report su Rai3 fece un servizio su quell’incontro con le immagini filmate da una donna presente, a suo dire, per caso nella stessa area di sosta. Renzi e Mancini sostengono che fu un incontro per lo scambio di auguri natalizi. Ma in quel momento (governo Conte 2) Mancini era stato individuato dal premier per una promozione ai vertici dei servizi segreti e dopo quell’incontro tutto sfumò. Da lì a poco per lo 007 l’invito alla pensione.

Incidente sulla circonvallazione Al Molino: in ospedale scooterista e ciclista

Chiusa la strada per i rilievi. Le condizioni dei due feriti non destano preoccupazioni

Paura nella mattinata di oggi, 22 marzo, a Ravenna, per un incidente tra uno scooter e una bicicletta. Lo scontro è avvenuto lungo la circonvallazione Al Molino nel tratto tra viale Randi e il semaforo di via Port’Aurea.

Per cause in corso di accertamento, lo scooterista ha colpito la ciclista all’altezza di un attraversamento pedonale, ma non è ancora chiaro se la donna stesse cercando di attraversare e neppure se fosse in sella alla biciletta o la stesse portando a mano.

I due feriti sono stati accompagnati in ospedale, ma le loro condizioni non destano particolari preoccupazioni.

Sul posto per i rilievi la polizia locale, costretta a chiudere momentaneamente la strada.

Le foto sono di Massimo Argnani

Una mostra dedicata ad Alberto Salietti, grande della pittura romagnola

Dal 23 marzo al 12 maggio a Palazzo Rasponi

Salietti

Dal 23 marzo al 12 maggio gli spazi di palazzo Rasponi dalle Teste, in piazza Kennedy a Ravenna, ospiteranno nell’ambito del percorso Novecento Rivelato, l’ esposizione pittorica Alberto Salietti, pittore dedicata alla figura di Alberto Salietti (Ravenna, 1892 – Chiavari, 1961). L’inaugurazione è prevista per domani, sabato 23 marzo, alle 18.

Considerato tra i protagonisti della vicenda figurativa italiana del primo Novecento e degli anni centrali del secolo scorso, oggi viene riproposto alla città in cui è nato e alla quale è stato sempre profondamente legato e dove, nella collezione d’arte della Pinacoteca del Mar di via di Roma, è presente uno dei suoi dipinti più amati, Ritratto di Signora, esposto alla II Biennale di Roma del 1923.

Salietti è stato un punto di riferimento per i pittori romagnoli, soprattutto nel periodo tra le due guerre. Trasferitosi giovanissimo con il padre decoratore a Milano, frequenta l’Accademia di Brera fino al 1914. Dopo la Biennale d’Arte di Venezia del 1924 (ma saranno ben 14 le presenze a questa straordinaria rassegna internazionale, comprese tra il 1920 e il 1952) entra a fare parte del movimento Novecento e nel 1927 è tra i fondatori del Gruppo dei sette pittori moderni assieme ad altri importanti artisti come Sironi, Carrà, Tosi,  Funi,  Marussig e Bernasconi.

La mostra, a cura di Claudio Castellini e Paolo Trioschi, è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune, Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Chiavari, Società Economica Chiavari, Associazione  culturale “Tecnica Mista” di Chiavari, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e Cassa di Risparmio di Ravenna.

La mostra sarà visitabile in ogni giorno feriale, dal martedì al venerdì, dalle 15.30 alle 19; sabato, domenica e festivi, dalle 11 alle 19. Chiusura il lunedì.

L’ingresso è gratuito. Per informazioni: 0544 35404.

A Solarolo e Casola corsa contro il tempo per riaprire le piscine dopo l’alluvione

Investimenti necessari per riparare i danni di allagamenti e frane

Solarolo
Una vista aerea della zona della piscina di Solarolo nei giorni dell’alluvione a maggio 2023

Alluvioni e frane di maggio 2023 hanno danneggiato due delle nove piscine comunali in provincia di Ravenna: Solarolo e Casola Valsenio, entrambe gestite dalla cooperativa Nuova Cogi Sport di Faenza (a Solarolo la gestione è in collaborazione con la società Nuoto Sub Faenza). Si tratta di impianti scoperti con apertura solo estiva: l’estate scorsa sono rimasti chiusi, per quest’anno il gestore si augura di arrivare all’apertura tra fine di giugno e inizio luglio.

La rottura dell’argine del fiume Senio sommerse Solarolo. Quando l’acqua si ritirò, sui 1.800 mq di prato e piscina in via Kennedy rimase uno strato di fango fino a 30 cm di spessore in alcuni punti. «Quando riuscimmo a far partire gli impianti idraulici – racconta Roberto Carboni della Nuova Cogi Sport – usciva fango dai tubi. I tecnici hanno elaborato il progetto di recupero e contiamo che la partenza dei lavori possa arrivare in aprile». L’intervento (circa 200mila euro) riguarderà solo la piscina. «La possibilità di aprire a metà giugno dipende da eventuali rallentamenti per il maltempo». Dopo l’estate serviranno altrettanti soldi per intervenire sulla parte bar-pizzeria (un servizio ristorazione sarà comunque attivo con un chiosco temporaneo).

A Casola Valsenio invece sono stati gli smottamenti a rendere inutilizzabile lo spazio all’aperto. E qui il percorso di ripristino è più indietro: «Ci auguriamo di farcela per l’inizio di luglio, ma ci sono passaggi burocratici da affrontare».

A Russi via Garibaldi si è rifatta il look

Restyling da 286 mila euro che ha riguardato marciapiedi, alberi, arredi urbani, illuminazione e parcheggi. Nei prossimi mesi sono previste migliorie anche in Piazza Dante e Piazza Gramsci Via Garibaldi prima e dopo 2

A Russi è stata terminata la riqualificazione di spazi, parcheggi e marciapiedi in via Garibaldi, nel tratto compreso tra l’incrocio di via Trieste fino all’incrocio con via IV Novembre su entrambi i lati della carreggiata.

Il restyling, iniziato lo scorso aprile, ha riguardato il rifacimento della pavimentazione in pietra, con l’eliminazione della barriere architettoniche e l’inserimento di percorsi tattili per ipovedenti, la piantumazione di 14 alberi (robinie, liquidambar e peri ornamentali), con una maggiore superficie permeabile e dotati di impianti di irrigazione, in sostituzione di 7 piante abbattute perchè ammalorate e quindi potenzialmente pericolose per la sicurezza dei cittadini. È stato inoltre modificato l’arredo urbano, con l’inserimento di 5 panchine e di portabiciclette, e un’illuminazione implementata e più efficiente. La riorganizzazione degli spazi, ha permesso di aumentare sia la superficie a disposizione per i pedoni che il numero dei parcheggi, salito da 4 a 8.

L’intervento è stato realizzato per migliorare l’accessibilità al centro storico e la connessione tra i percorsi ciclopedonali perimetrali e l’area centrale. Tra gli scopi dei lavori anche quello favorire l’attrattività dei negozi della zona, che rappresentano una parte fondamentale dell’economia della cittadina.

La riqualificazione ha beneficiato di un finanziamento di 192 mila euro, ottenuto con la Legge regionale 41/1997, che permetterà di coprire oltre la metà dei costi complessivi del progetto (286 mila euro). Il contributo consentirà nei prossimi mesi di installare nuovi elementi di arredo come dissuasori, panchine, porta-biciclette e fioriere, anche in Piazza Dante e Piazza Gramsci.

«Siamo soddisfatti di questo lavoro sinergico – spiega la sindaca Valentina Palli -, inserito all’interno di un accordo quadro con le Associaciazioni di categoria del territorio e funzionale alla riqualificazione progressiva del centro storico. Questo è il primo stralcio dei lavori che verranno realizzati grazie al finanziamento regionale, ottenuto dal Comune due anni fa. Siamo partiti da via Garibaldi con l’intenzione di estendere il progetto anche al Mercato coperto, che verrà ritinteggiato integralmente all’esterno entro la primavera. L’obiettivo futuro sarà intervenire anche in Piazza Farini e lungo il Corso, per arrivare alla riqualificazione integrale del centro storico».

Tutti “gialli” per il Tour de France: ecco il percorso che attraversa il Ravennate

Il palazzo del Comune di Cervia illuminato a tema. Appuntamento storico il 30 giugno

Palazzo Comunale Giallo
Il palazzo comunale “giallo” di Cervia

Ieri, giovedì 21 marzo, sono scattati i “cento giorni dalla partenza della Grande Boucle“, che per la prima volta quest’anno partirà in Italia, e che con la seconda tappa (Cesenatico- Bologna il 30 giugno) attraverserà il territorio della provincia di Ravenna.

Come altri Comuni vicini, anche Cervia in omaggio al Tour de France ha scelto di “tingere” di giallo uno dei monumenti cittadini più significativi. Fino a dopo Pasqua il Palazzo comunale sarà illuminato con il colore simbolo del Tour.

Come detto, dopo la prima tappa Firenze-Rimini, la seconda tappa attraverserà il 30 giugno buona parte del territorio della provincia di Ravenna. Si tratta di un percorso di 200km prevalentemente pianeggiante con circuito finale a Bologna sulla salita di San Luca. Dopo Cesenatico, l’itinerario proseguirà attraversando nell’ordine Cervia, Milano Marittima, Savio, Classe, Ravenna, San Michele, Godo, Russi, Mezzeno, Faenza, Errano, Rontana, Riolo Terme e poi verso Imola fino a Bologna.

Tour De France

Nuova proroga per il cantiere della ciclopedonale di Marina Romea. «Pasqua nel caos»

Ancisi (Lista per Ravenna) chiede al sindaco di intervenire

Cantiere Ciclabile Marina Romea

La nuova ciclopedonale di Marina Romea lungo la metà di viale Italia verso Casal Borsetti, a completamento della metà esistente, fu inserita dal Comune di Ravenna tra le opere di “Rigenerazione urbana” finanziate dall’Unione Europea. Un’ordinanza comunale dell’autunno 2023 ne fissò l’esecuzione, articolata in quattro stralci, tra il 27 ottobre e il 10 gennaio 2024.

Lo ricorda il decano dell’opposizione in consiglio comunale, Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, che il 29 gennaio aveva chiesto lumi al Comune sui ritardi. Due giorni dopo, il verbale di ripresa dei lavori allungò il termine al 14 marzo. Ma in quei giorni, il cantiere, tutt’altro che concluso, «impediva quasi totalmente l’accesso agli stalli di sosta su tutto viale Italia, da viale Ferrara in poi (vedi foto fornita dallo stesso Ancisi, ndr)». Di qui le forti preoccupazioni, esposte a Lista per Ravenna da residenti e operatori del posto, sulle sorti della stagione turistica, a cominciare dalla prossima settimana pasquale, quando si prospetta un primo affollamento degli stabilimenti balneari.

«A questo punto, dobbiamo purtroppo rivelare pubblicamente – continua Ancisi -, in assenza di qualsiasi altra comunicazione istituzionale, che il 13 marzo l’amministrazione comunale, accogliendo la richiesta di proroga presentata dall’impresa appaltatrice, ha dilazionato il termine dei lavori addirittura di 90 giorni, cioè fino al 12 giugno 2024. Per non dilungarci, stendiamo al momento un velo pietoso sulla gestione e sull’andamento a singhiozzo dei lavori, pur avendo molto da obiettare».

Ancisi chiede quindi al sindaco di intervenire, in particolare sulla disponibilità di parcheggi, sottolineando le inevitabili ripercussioni sulla fruibilità del litorale, «considerando anche lo stato dei parcheggi retrodunali, in parte occupati dal cantiere del Parco Marittimo».

In auto con 31 kg di cocaina: l’imbianchino in silenzio in tribunale, resta in cella

La vettura non era intestata al 40enne arrestato, un incensurato che ha moglie e due figli e vive a Godo di Russi

L’imbianchino 40enne di origini albanesi arrestato a Ravenna il 18 marzo perché trovato con 31 kg di cocaina, nascosti in due vani laterali della vettura che stava guidando, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida in tribunale oggi, 21 marzo. L’uomo resta quindi in carcere.

L’indagine nasce da Torino e proseguirà per fare luce sugli aspetti che lasciano margine di ulteriori approfondimenti. L’arrestato non ha alcun precedente, ha un lavoro con il fratello, è sposato e ha due figli. Insomma, quello che viene definito un insospettabile. La vettura che stava guidando, una Volvo C30, non è intestata a lui ma a un altro uomo di nazionalità albanese.

Una food influencer alla Bocconi: «Cucinare mi ha aiutata nel rapporto con il cibo»

La ventenne ravennate Eva Andrini ha 265mila follower su Instagram e studia economia. Caso Ferragni: «Io cerco la massima trasparenza, seleziono con cura le collaborazioni». Ora arriva il suo primo libro di ricette: «Preparazioni alla portata di tutti, pensate soprattutto per i giovani e indaffarati fuori sede come me». La presentazione il 22 marzo a Ravenna da Ubik

Eva AndriniEva Andrini ha 20 anni e, dopo la maturità conseguita al liceo classico di Ravenna, come tanti coetanei ha lasciato la sua città per trasferirsi a Milano dove studi economia all’Università Bocconi. Dal 2019 però Eva affianca allo studio la carriera di food blogger e content creator, che l’hanno portata in pochi anni a contare oltre 260mila follower sulla sua pagina Instagram @evasfoodaddiction, grazie all’invenzione di un format fresco e diretto e alla divulgazione di ricette veloci e sfiziose, adatte anche a giovani alle prime armi con i fornelli.

Dopo decine di reels da migliaia (e milioni) di views, le ricette di Andrini arrivano anche in libreria con il suo primo libro: “Per Passione – Ricette facili e veloci per trasformare ogni occasione in un momento di gusto”, edito da De Agostini. Il libro, uscito il 19 marzo, sarà presentato alla libreria Ubik-Liberamente di Ravenna il 22 marzo, con un momento firma-copie.

Come e quando nasce la passione per la cucina?
«È un grande amore che mi è stato trasmesso dalla mia famiglia, fin dall’infanzia. Tra i miei ricordi più cari ci sono le mattinate trascorse insieme alla nonna, preparando cose buone per il pranzo con i parenti. Anche mia madre e mio padre sono ottimi cuochi, mi hanno insegnato il valore e la soddisfazione delle preparazioni home made».

Qual è la storia di questo primo libro?
«Sono stata contattata direttamente da De Agostini. Devo ammettere di avere avuto qualche timore iniziale: divido le mie giornate tra studio e lavoro, e la stesura di un libro è un progetto molto impegnativo. Però era una grande opportunità, quindi ho deciso di buttarmi. È stata un’esperienza bella e formativa, anche se un po’ stressante: quando qualcosa porta il tuo nome sopra vuoi che ti rispecchi e che sia come l’hai immaginato. Sono felice di essere riuscita nell’intento, sia nella ricette, sia nella parte grafica, che immaginavo colorata e minimalista, dall’animo pop. Ci sono voluti tre giorni di shooting per ottenere il risultato, ho cucinato 60 ricette “no-stop”, con un team di tre fotografi a realizzare gli scatti».

Vuole raccontarci qualche ricetta?
«Si tratta di preparazioni alla portata di tutti, pensate soprattutto per i giovani e indaffarati fuori sede come me, in cerca di ricette sfiziose e veloci per “salvare una cena” o un pranzo all’università. All’inizio del libro si trova qualche piatto tipico romagnolo, secondo la tradizione di famiglia. Nelle pagine dedicate alla moussaka e ai cookies ci sono i ricordi delle vacanze in Grecia e Stati Uniti con papà, per insalatone e overnight oat (una variazione del porridge, ndr) ho lasciato spazio alla fantasia, sperimentando sapori e abbinamenti. La maggior parte delle ricette sono inedite, le poche già pubblicate sui social hanno un Qr code abbinato, che rimanda alla spiegazione video. La suddivisione secondo momenti della giornata vuole dare anche alle persone più impegnate spunti per il “meal prep” settimanale e, per essere più inclusivi possibile, oltre a ricette naturalmente vegetariane, gluten free o senza lattosio, ho creato un box per le sostituzioni utile ad adattare le ricette a vari regimi alimentari».

Nella prefazione colpiscono le poche righe dedicate alla paura e al rifiuto del cibo durante l’adolescenza. In che modo cucinare l’ha aiutata a riappropriarsi del suo rapporto con il cibo?
«Qualche anno fa mi sono ritrovata ad attraversare un periodo particolare, che purtroppo accomuna molte ragazze. Avevo sviluppato un rapporto conflittuale con la mia immagine e con il cibo: mangiavo pochissimo e poi mi abbuffavo. Avevo smesso di cucinare perché vedevo il cibo come una tentazione, poi ho capito che se questa condizione mi stava allontanando dalla mia più grande passione, doveva esserci qualcosa di sbagliato. Ho ripreso a cucinare, sperimentando anche nuove ricette, fino a riprendere il controllo sul mio appetito. Ho avuto la fortuna di salvarmi grazie alla mia passione, ma so che per molte non è così, e tornando indietro probabilmente mi sarei rivolta anche all’aiuto di professionisti».

Come è iniziata invece la carriera da blogger?
«Era il 2019, pubblicavo le mie ricette su Instagram, per condividerle con gli amici. Sono state proprio le mie amiche a convincermi ad aprire un profilo dedicato, dove però postavo senza costanza, ed ero seguita solo da vicini e conoscenti. Durante il primo lockdown ho dedicato molto più tempo al progetto, ottenendo un discreto successo a livello locale. Nel 2021, complici le nuove restrizioni imposte dalla pandemia e l’introduzione dei reel su Instagram, c’è stata una vera e propria “esplosione” (che avevamo raccontato in questo articolo, ndr). Certo, mostrarmi davanti alla camera, girare e montare da sola i video ha richiesto più coraggio, più impegno e più tempo, ma sono stata ripagata dall’affetto della mia community e dalle prime collaborazioni, prima su tutte quella con GialloZafferano».

Ha raggiunto il successo su Instagram in un periodo in cui il mercato social veniva già considerato saturo, crede che oggi si possa ancora avere seguito su Instagram partendo da zero?
«Secondo me è ancora possibile, ma sempre più difficile. Il mercato era saturo nel 2020 e lo è ancora di più nel 2024, per emergere è necessaria una forte specializzazione. Nel settore del food, ad esempio, è fondamentale costruirsi una propria nicchia, un segmento di riferimento. Può essere quello della cucina vegana, dei lievitati, o delle ricette veloci e “salvatempo”, come nel mio caso. Un altro aspetto importante è quello di essere se stessi e fare solo ciò che davvero si ama fare, perché questo viene trasmesso al di là dello schermo. Chi inizia a fare il content creator solo con l’idea di guadagnare e trasformarlo in un lavoro è destinato a fallire».

A tal proposito, qual è il suo punto di vista sulle nuove strette a blogger e influencer (anche e soprattutto nel settore food) dopo il “caso Ferragni”?
«Credo che sia sbagliato generalizzare, come in tutte le professioni c’è chi non rispetta le regole. Si tratta di un settore cresciuto troppo in fretta e per questo poco regolamentato, credo sia possibile confondersi anche se in buona fede. Al tempo stesso, però, per chi è del settore ormai è facile capire e rispettare le linee guida. C’è chi evita di usare hashtag come #adv e #suppliedby per nascondere la pubblicità e non perdere credibilità agli occhi dei follower, ma è sbagliato. Personalmente, cerco di essere sempre trasparente al massimo con chi mi segue, selezionando con cura le collaborazioni e scegliendo solo quelle che danno un valore aggiunto ai miei contenuti, prodotti in cui credo, e che non devo “nascondere”, ma promuovere sinceramente con la mia community».

Nel suo futuro immagina una carriera legata al food e alla comunicazione social o al settore economico?
«Il futuro è tutto da delineare, ma so che voglio lavorare nell’ambito del food, sia esso intrattenimento o ristorazione. Forse può sembrare strano, ma il mio percorso di studi mi sta aiutando molto anche in questa direzione».

Una mostra su Dante tra documenti storici e intelligenza artificiale

L’esposizione alla basilica di Sant’Agata si ispira alla lettera apostolica Candor Lucis Aeternae di Papa Francesco e al rapporto tra il poeta e Ravenna. In occasione del Dantedì saranno organizzate visite guidate gratuite

289) PASCOLI, DANTE, PINETA

Dante Alighieri tra documenti storici e intelligenza artificiale. La basilica di Sant’Agata a Ravenna, in via Mazzini, ospita la mostra “Dante, profeta di Speranza. Candor Lucis Aeternae e Dante a Ravenna”: inaugurazione venerdì 22 marzo (ore 18), visitabile fino al 31 maggio.

L’esposizione, voluta dall’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia e curata da “Dante in rete”, è un viaggio nell’opera di Dante e nella Ravenna del Sommo Poeta, con la chiave di lettura della lettera apostolica pubblicata il 25 marzo 2021, in occasione del 700esimo anniversario della morte dell’Alighieri.

«Papa Francesco ce l’aveva preannunciata quando eravamo stati in udienza, come delegazione ravennate, nell’ottobre del 2020 – spiega Manuela Mambelli, principale curatrice della mostra assieme a Piergiorgio Benini, Silvia Perini e Ruggero Cornacchia –. Avevamo quasi un debito morale nei suoi confronti. E così abbiamo pensato a questa mostra per divulgare e far conoscere meglio i contenuti di questa lettera apostolica. La Candor Lucis Aeternae ha tanto da dire agli uomini e alle donne del nostro tempo».

La mostra consiste in 24 pannelli avvolgibili ed è divisa in due sezioni: la prima specificamente sulla Candor Lucis Aeternae, che verrà illustrata attraverso immagini dei mosaici di Ravenna e descritta, capitolo per capitolo, con brani del testo e Qr code per approfondire.

La seconda sezione invece sarà incentrata su Dante a Ravenna: «Qui – aggiunge Mambelli – abbiamo voluto parlare di com’era Ravenna al tempo del Poeta, dei suoi figli, del “cenacolo degli amici” e dei mosaici nella sua Commedia. Ci sarà anche un focus su Rinaldo da Concorrezzo, il vescovo di Dante». In questa parte del percorso, i curatori hanno cercato di valorizzare il patrimonio dei documenti dell’Archivio arcivescovile e del Centro Dantesco, utilizzando anche l’intelligenza artificiale per ricostruire un ritratto della famiglia di Dante e dei suoi amici.

All’inaugurazione del 22 marzo saranno presenti l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni e Manuela Mambelli, coordinatrice di Dante in Rete. La mostra sarà aperta al pubblico il venerdì e sabato dalla 9 alle 13, domenica dalle 9 alle 17. In occasione del Dantedì sono in programma alcune visite guidate gratuite: sabato 23 marzo, alle 11 e domenica 24 marzo, alle 15.15 e alle 16.

Opera falsa nella mostra di Banksy? Il Comune: «La responsabilità è dei curatori»

L’amministrazione comunale interviene nella vicenda sul prsunto falso in esposizione al Magazzino del Sale

IMG 20240229 172552 2048x1536Il Comune di Cervia prende le distanze dalla vicenda della presunta opera falsa in esposizione alla mostra di Banksy nel Magazzino del Sale. «L’amministrazione comunale ha stipulato una convenzione con Metamorfosi Eventi, prestigiosa associazione che ha organizzato la mostra e ha la piena responsabilità del progetto di allestimento generale, della selezione delle opere e pertanto dell’autenticità e della validità delle stesse e di quanto esposto. Metamorfosi Eventi ha deciso di ritirare l’opera contestata dalla mostra».

Il Comune ricorda che quella dedicata a Banksy è la mostra che completa la trilogia dedicata alla street art che prese inizio nel 2022 con Keith Haring e proseguì nel 2023 con Obey. «Le opere esposte sono di indubbio valore artistico e stanno riscuotendo un notevole successo di pubblico, rappresentando un importante momento di crescita culturale per la città e un’occasione in più da offrire ai tanti turisti nel periodo primaverile».

L’amministrazione comunale afferma di avere piena fiducia nell’operato delle indagini delle autorità competenti ed evidenzia ulteriormente l’importante valore culturale e artistico della mostra.

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