domenica
17 Maggio 2026

Oltre 2 milioni raccolti dalle fondazioni Specchio per le scuole e le imprese

Ripristinate quattro strutture scolastiche nel Lughese e concessi fondi a 160 piccole aziende

Il Centro Di Lugo Allagato
Lugo sommersa

Le fondazioni Specchio dei Tempi e Specchio Italia, nate dalla storica rubrica de La Stampa, si sono mobilitate fin dal primo giorno di emergenza in Romagna per aiutare i territori alluvionati. Da maggio, le due realtà hanno raccolto 2.429.587 euro da 72.284 donatori.

Ieri (giovedì 21 settembre) le fondazioni hanno presentato al Salone Estense di Lugo le azioni fatte e quelle in programma per il ripristino di strutture scolastiche e il riavvio di piccole-medie imprese nei Comuni della Bassa Romagna. Con le risorse ottenute grazie alla raccolta, infatti,  è stato possibile avviare un programma di assistenza agli alluvionati e di ripristino di edifici scolastici in molti dei luoghi colpiti dall’alluvione, in tutta la provincia di Ravenna e nella zona tra Tredozio, Modigliana e Forlì.

In Bassa Romagna sono quattro gli interventi finanziati: il palazzetto sportivo Lumagni di Lugo (intervento concluso il 5 settembre), la scuola primaria Torchi di Massa Lombarda (intervento concluso il 10 settembre), la scuola materna Capucci di Lugo (intervento in corso). Durante l’estate è stata avviata la progettazione dell’asilo-nido di Sant’Agata sul Santerno (progettazione conclusa, in fase di assegnazione lavori, conclusione stimata febbraio 2024). A settembre invece, un contributo è stato messo a disposizione del comune di Bagnacavallo per il ripristino della scuola primaria.

Oltre al recupero degli edifici scolastici, a giugno è stato lanciato un bando che ha consentito a 160 piccole e piccolissime attività alluvionate di ricevere un contributo immediato di 3.000 euro ciascuna.

Presenti alla conferenza nel lughese anche il Presidente della fondazione Specchio dei tempi e Specchio d’Italia, Lodovico Passerin d’Entrèves, i sindaci dei comuni dell’Unione, i dirigenti scolastici, le piccole attività, le famiglie, gli agricoltori e gli allevatori beneficiari, nonché alcuni dei principali sostenitori della raccolta fondi: Alberto Dalmasso, co-founder e Ceo di Satispay, Matteo Liberali, Presidente e Ceo di LU-VE Group, che insieme a Lavazza e Iveco Group, hanno fortemente contribuito alla raccolta fondi.

Tornano le “Storie di Ravenna”, per riflettere sul senso di essere cooperatori oggi

Alluvione Volta Rivolta

Dal 27 al 29 settembre il teatro Socjale di Piangipane torna ad ospitare Volta e Rivolta, rassegna curata da Ravenna Teatro, Legacoop Romagna, Circolo dei cooperatori, Fondazione Teatro Socjale di Piangipane per riflettere sul senso di essere cooperatori e cooperatrici oggi.

Si torna così a puntare l’attenzione sul mondo cooperativo, oggi protagonista più che mai alla luce dell’alluvione che ha sconvolto il territorio romagnolo. Il sottotitolo di quest’anno sarà Storie di donne e uomini tra acqua e terra.

Come di consueto ad aprire le serate – da mercoledì 27 a venerdì 29, ore 20, in via Piangipane 153, a Piangipane – sarà l’evento speciale di Storie di Ravenna – ideazione Alessandro Argnani, Federica Ferruzzi e Laura Orlandini, con Alessandro Luparini, Tito Menzani, Laura Orlandini, Gianni Parmiani, regia Alessandro Argnani, musica e canto Gianluigi Tartaull – un racconto storico che quest’anno ripercorre le alluvioni che hanno sconvolto, nel corso dei secoli, il nostro territorio, intrecciando il lavoro delle donne in ambito cooperativo.

Ogni sera, a margine della lettura-spettacolo, sarà protagonista un esponente del mondo cooperativo in dialogo con la giornalista Federica Ferruzzi per ragionare su cosa significhi essere cooperatori e cooperatrici oggi. Ospite della prima serata, mercoledì 27 settembre, sarà Fabrizio Galavotti presidente Cab Terra; giovedì 28 settembre toccherà a Paolo Lucchi, presidente Legacoop Romagna, mentre venerdì 29 settembre salirà sul palco Antonella Conti, presidente Formula Servizi. L’anno scorso la prima edizione era nata per celebrare l’anniversario della fondazione del Teatro Socjale di Piangipane, sorto proprio per volontà della cooperativa agricola braccianti, la stessa che con il suo sacrificio ha fatto sì che Ravenna non venisse allagata.

Il costo di ingresso alle serate è di 7 euro, degustazione cappelletti al termine dello spettacolo 8 euro.

Informazioni e prenotazioni 333 7605760.

Un festival per raccogliere fondi per gli alluvionati. Sul palco anche Giancane

Dal 29 settembre all’1 ottobre a Campiano “Rumagna Unite”

Giancane Ph Onorati3 2

Al via il festival benefico Rumâgna Unite che promuove tre giornate di musica dal vivo con artisti noti, cibo e intrattenimenti su temi ambientali, dal 29 settembre all’1 ottobre, nella pieve di San Cassiano in Campiano, con il fine di raccogliere fondi da destinare a opere di risanamento dei danni provocati nelle Ville unite e disunite dopo l’alluvione di maggio.

La kermesse è organizzata dal circolo Bandini “Primo Noco”, in collaborazione con i consigli territoriali di San Pietro in Vincoli e Roncalceci, “L’esercito delle 12 birre”, le associazioni, i comitati cittadini, le società sportive delle Ville Unite e disunite, i volontari e con il patrocinio del Comune.

La serata iniziale, venerdì 29 settembre, sarà all’insegna del dj set anni ’90 con nomi storici come dj Fary, Ebreo, Gianmaria, Montanari; il giorno seguente, sabato 30, sarà la volta del punk-rock con l’esibizione del cantautore romano Giancane, colonna sonora della serie Netflix con Zerocalcare, i torinesi Bull Brigade e i ravennati Sunset Radio. Le esibizioni saranno precedute nel pomeriggio da incontri sul clima tenuti dal meteorologo Pierluigi Randi e dall’associazione Minerva, per spiegare le cause di ciò che è avvenuto, cosa aspettarsi e come fronteggiare emergenze simili in futuro o semplicemente raccontare esperienze che legano il territorio alla comunità che lo abita. Dj set a cura di Rock a Nastro.

L’ultima giornata di domenica 1 ottobre vedrà sul palco il supergruppo musicale dei Rezophonic – una frangia dei Lacuna Coil (Cristina Scabbia e Andrea Ferro), Omar Pedrini, l’ex Prozac + Eva Poles e ancora Paletta e Noise dei Punkreas e i Modena City Ramblers.

Carabinieri: De Donno saluta dopo tre anni, il nuovo comandante provinciale è Lachi

3Il colonnello Marco De Donno lascia il comando provinciale dei carabinieri a Ravenna e sarà sostituito dal colonnello Andrea Lachi che sarà in servizio dal 25 settembre. De Donno arrivò a Ravenna nel 2020 e ora si trasferisce a Padova come capo ufficio logistico del comando interregionale con competenze su Triveneto e Emilia-Romagna. Lachi arriva dalla Scuola marescialli di Firenze.

Nella mattinata odierna, 22 settembre, De Donno ha incontrato la stampa locale per un saluto, cogliendo l’occasione per ringrazia le istituzioni del territorio con cui il rapporto di lavoro è stato sereno e collaborativo.

Teatro inagibile per l’alluvione, la stagione si farà al centro civico con 270 posti

Si comincia a novembre con la rassegna teatrale con Davide Dalfiume e “La Bottega del Buonumore” che già da alcuni anni cura la direzione artistica del teatro

Conselice Allagata
Conselice dall’alto durante gli allagamenti

Il teatro comunale di Conselice è tra gli edifici che hanno subito danno durante l’alluvione. L’acqua ha allagato il seminterrato, danneggiando gli impianti, e l’edificio non è utilizzabile. Il ripristino richiederà tempi lunghi e ancora incerti, fa sapere il Comune. Per questo motivo l’amministrazione comunale si sta impegnando per concludere i lavori al centro civico ex coop dove è in corso di definizione la rassegna teatrale con Davide Dalfiume e “La Bottega del Buonumore” che già da alcuni anni cura la direzione artistica del teatro di Conselice.

«La struttura consentirà di ospitare circa 270 spettatori e l’inaugurazione è prevista per il mese di novembre – ha dichiarato l’assessora alla cultura Raffaella Gasparri -. Il cartellone teatrale si svolgerà da dicembre a maggio e lo stiamo ultimando. Sarà divulgato appena possibile, nel frattempo chiediamo a tutti gli amanti del nostro teatro di avere pazienza, e attendere ancora un po’. Non resterete delusi».

Lo psicologo a scuola: «Non solo per studenti, anche il personale va aiutato»

Il presidente regionale dell’Ordine degli psicologi in Emilia-Romagna ricorda che gli investimenti in psicoterapia riducono costi sociali per ricoveri, farmaci, assenze dal lavoro e disagi

Il 15 settembre la campanella suonerà in tutte le scuole dell’Emilia-Romagna, riportando in classe centinaia di migliaia di studenti. Dopo gli anni horribiles del Covid e della didattica a distanza, l’esigenza di porre un accento sulla tutela della salute mentale e sulla ricerca del benessere si è fatta sempre più stringente e ha riportato l’attenzione sulla figura dello psicologo scolastico, un tempo elemento quasi accessorio e oggi sempre più richiesto, in primis dagli studenti stessi. È quanto rileva il dottor Gabriele Raimondi, presidente dell’Ordine degli psicologi dell’Emilia-Romagna e in campo da vent’anni come professionista nell’ambiente scolastico.

Adolesente Cappuccio Giovane

Dottor Raimondi, come funziona esattamente il servizio di supporto psicologico nelle scuole? 

«Gli istituti possono attivare un servizio di supporto psicologico che spesso viene identificato con la parola “sportello d’ascolto”. Gli studenti, ma anche gli insegnanti e i genitori, possono richiedere un intervento di sostegno per affrontare diverse tematiche, da quelle individuali a quelle relative alla gestione del gruppo. Lo psicologo scolastico, poi, si occupa anche di facilitare la relazione scuola-famiglia e di promuovere i comportamenti di benessere in generale».

La presenza dello psicologo è obbligatoria o è a discrezione dei singoli istituti?

«Purtroppo in Italia non abbiamo una normativa che imponga la presenza dello psicologo scolastico, quindi la scelta è lasciata alla sensibilità dei singoli istituti. In Emilia-Romagna abbiamo una buona presenza in termini di diffusione, circa il 90 percento, ma non un’adeguata presenza in termini di tempo: sei o sette ore settimanali, a volte anche meno, sono insufficienti».

Come vengono selezionati i professionisti? 

«La modalità più diffusa è quella dei bandi emanati dai singoli istituti, ma c’è un tema aperto di discussione sulla continuità degli incarichi a scuola perché la figura dello psicologo è legata anche all’aspetto di fiducia e relazione, che si costruisce naturalmente solo con il tempo».

I ragazzi utilizzano gli sportelli?

«Sì, riconoscono l’importanza del supporto che ricevono. Una volta un ragazzo mi ha fermato in corridoio e mi ha detto: “Dottore, io non sono mai venuto allo sportello, però sapere che c’era e che ci potevo venire se mi andava per me è stato bello”. È stato un segnale importante di come una presenza come quella dello psicologo nella scuola garantisca una possibilità di benessere».

Quali sono, di solito, i motivi per cui gli studenti chiedono aiuto?

«Soprattutto le relazioni affettive e interpersonali, come è naturale che accada in una fase, come quella adolescenziale, in cui l’identità viene costruita e definita mediante l’appartenenza ai gruppi. Ma si parla anche di difficoltà di apprendimento e di orientamento scolastico».

Le richieste sono aumentate durante la pandemia? 

«Molto, comprese quelle degli studi privati, che hanno visto aumentare il loro reddito del 30 percento circa. Questo vuol dire che c’è una domanda importante che però non sempre viene accolta, sia perché le strutture pubbliche in Emilia-Romagna non sono sufficienti, sia perché non tutti i cittadini hanno la possibilità di rivolgersi al privato. Come Ordine abbiamo avviato un’interlocuzione costante con la Regione per aumentare gli investimenti nel pubblico. Gli studi dimostrano che un maggior investimento in psicoterapia riduce costi successivi in termini di ricoveri, farmaci, assenze dal lavoro, disagio sociale. Insomma, è anche un investimento economico».

Lo sportello serve non solo agli studenti, ma anche agli insegnanti e al personale scolastico non docente…

«Ci sono insegnanti che hanno difficoltà a relazionarsi con le situazioni di vita degli studenti, con i colleghi o con i genitori degli alunni, si sentono in difficoltà nel riconoscimento del ruolo e nella condivisione della responsabilità educativa. Prendersi cura di chi si prende cura è un investimento strategico».

E i genitori, invece, che ruolo hanno? Mandare il figlio dallo psicologico è ancora percepito come un taboo?

«No, direi che nella maggior parte dei casi è percepito come un servizio utile. Certo, ci sono anche situazioni in cui i genitori non vogliono che il figlio ne usufruisca. A questo proposito, credo che sia fondamentale una corretta informazione delle caratteristiche e del modello di intervento, chiarendo sin da subito sia ai ragazzi che ai genitori i limiti del segreto professionale. Ad ogni modo, al momento è ancora necessario il consenso informato dei genitori per rivolgersi allo sportello, soprattutto per l’attività di tipo sanitario, mentre si sta lavorando per alleggerire l’obbligo sulle attività di tipo educativo-formativo».

Adolescenti e giovani adulti di oggi si interessano al loro benessere psicologico molto più che in passato. Per quale motivo, secondo lei?

«Si sta acquisendo una consapevolezza sempre maggiore del fatto che il benessere psicologico ha lo stesso diritto, dignità e funzione del benessere fisico. C’è una maggiore legittimazione a chiedere e a riconoscerne l’importanza. Da questo punto di vista anche la pandemia è stata una facilitazione: i vissuti di disagio psicologico legati al distanziamento sociale hanno legittimato molti a poter dire “anch’io”: anch’io ho paura, ho l’ansia, vivo situazioni rispetto alle quali ho bisogno di un aiuto. I giovani si identificano come portatori di bisogni anche psicologici e vogliono che la società riconosca loro il diritto a prendersene cura».

Non sarebbe utile, allora, introdurre percorsi formativi sulla salute mentale nelle scuole?

«Sarebbe assolutamente prezioso, anche per superare finalmente quel meccanismo in base al quale per poter parlare di come si sta in classe bisogna sottrarre due ore alla professoressa di matematica o a quella di italiano. Avere uno spazio garantito e strutturato da dedicare alla formazione, all’accompagnamento e all’elaborazione psicologica permetterebbe di dare risposta anche a quei ragazzi che per loro difficoltà a esporsi magari non si rivolgeranno mai a uno sportello d’ascolto. Spazi di questo tipo permetterebbero di creare un clima di condivisione e di comunità scolastica che faciliterebbe anche il resto dell’apprendimento».

Un nuovo centro per la cura della demenza: in Romagna 16mila persone con disturbi

Ausl: al primo piano del Centro medicina e prevenzione (Cmp) di Ravenna un centro per la cura della demenza, in particolare Alzheimer, con tre ambulatori medici e due studi per assistenza psicologica

Centro 1In Romagna ci sono circa 16mila persone con demenza. È la stima calcolata dall’Ausl attraverso un algoritmo regionale che tiene conto dei flussi amministrativi correnti. Per queste persone, da oggi 21 settembre, a Ravenna c’è un nuovo centro per i disturbi cognitivi. L’inaugurazione è avvenuta in occasione della giornata mondiale dedicata alla lotta contro l’Alzheimer.

Collocato al primo piano del Centro medicina e prevenzione (Cmp) di via Fiume Montone Abbandonato, è composto da un locale accoglienza, tre ambulatori medici e due studi per assistenza psicologica e sala di attesa. Per accedere al centro è richiesta la prescrizione del medico di base e la prenotazione al sistema Cup o, in considerazione della sintomatologia presentata dal paziente,  è possibile da parte del medico contattare il geriatra del Servizio e concordare l’accesso in modalità prioritaria.

Roberta Mazzoni è la direttrice del distretto di Ravenna dell’Ausl Romagna: «Il Centro offre interventi  rivolti a persone con disturbi neuro cognitivi degenerativi, come la malattia di Alzheimer, e ai loro famigliari. È sotto l’organizzazione dell’unità operativa di Geriatria diretta dal dottor Stefano Boni e vede la collaborazione delle unità operative di Medicina Interna 1 e Neurologia, dirette rispettivamente dal professor Marco  Domenicali e dal dottor Pietro Querzani. L’equipe multiprofessionale e multidisciplinare è composta da medici geriatri e neurologi, infermieri, psicologi  e assistenti sociali. Oltre alla definizione dell’iter diagnostico, viene garantita la presa in carico terapeutica e gestionale del paziente affetto da disturbi cognitivi in attuazione alle indicazioni aziendali e regionali. Di particolare valore la valutazione neuropsicologica e la programmazione degli interventi psicosociali post-diagnostici a supporto dei pazienti e dei caregivers».

Grazie alla consolidata collaborazione e gli accordi di co-progettazione siglati con il Comune di Ravenna e l’Associazione Alzheimer, viene svolta un’attività informativa e formativa per i familiari dei pazienti con incontri periodici al fine di aumentare le conoscenze, le competenze nella pratica assistenziale necessaria alla cura nonché, supportare i famigliari nella gestione del proprio caro.

«La demenza è stata definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una priorità di Salute Pubblica – spiega la dottoressa Federica Boschi –. con l’invecchiamento della popolazione il numero assoluto delle persone con demenza è previsto in aumento. Attualmente si stima che nel mondo ci siano 55 milioni di persone con  demenza e che questo numero triplicherà entro il 2050. Il sito del ministero della Salute riporta che attualmente il numero totale delle persone con demenza in Italia è stimato essere di 1,1 milioni di cui seicentomila con Alzheimer; 270mila i nuovi casi annui. Si stima inoltre che siano tre milioni le persone direttamente o indirettamente coinvolte nella loro assistenza».

Alle persone e alle famiglie dietro a questi numeri si vuole offrire un percorso diagnostico terapeutico di presa in carico globale attraverso le equipe multiprofessionali dei centri disturbi  cognitivi e demenze (Cdcd). «Attualmente l’attenzione   si sta  focalizzando su come vivere bene “nonostante la demenza”, come affrontare nella vita di tutti i giorni le difficoltà create dalla progressione della malattia, come conservare i contatti sociali ed  essere riconosciuti ancora come parte attiva della società. È importante inoltre ricordare che l’80 percento delle persone con demenza sono assistite da un caregiver familiare che fornisce in media 4,4 ore al giorno di assistenza diretta e oltre 10 ore di sorveglianza; 38 percento delle famiglie usufruisce di assistenti familiari».

Burattini e pupazzi in scena nella nuova stagione de “Le arti della marionetta”

Il teatro di figura tornerà ad animare gli spazi delle Artificierie Almagià. Da ottobre a marzo un cartellone di spettacoli per un pubblico che va dalla prima infanzia all’adolescenza, con agevolazioni per le famiglie alluvionate

 Asino D'oro

Al via a Ravenna la trentacinquesima edizione della stagione teatrale “Le arti della marionetta”, dieci appuntamenti da ottobre a marzo dedicati all’arte della figura (marionette, burattini, pupazzi, ombre, oggetti) con un cartellone interamente dedicato al pubblico delle famiglie, con spettacoli pensati per un pubblico che va dalla prima infanzia all’adolescenza.

Il sipario si aprirà domenica 22 ottobre: alle 18 alle Artificierie Almagià andrà in scena lo spettacolo I tre desideri/Drei wünsche Frei, nato dalla collaborazione artistica tra Teatro del Drago e Kinder und Jugend Theater di Speyer. Lo spettacolo, liberamente ispirato a tre racconti dei Fratelli Grimm fa parte del progetto biennale “La Montagna di Vetro” nato in collaborazione con l’Assessorato alla Politiche Europee del Comune di Ravenna ed il Comune di Speyer e che ha visto il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei ragazzi del Liceo Artistico Nervi Severini e del Liceo Classico Linguistico Dante Alighieri di Ravenna.

La stagione vedrà susseguirsi spettacoli di burattini, pupazzi, marionette, ombre, teatro su nero e musicale, teatro d’oggetti e giocoleria, con uno spazio dedicato ai piccolissimi (dai 2 anni in su) e  coinvolge 8 compagnie provenienti da Toscana, Abruzzo, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, oltre una co-produzione internazionale.

Tra i titoli proposti in questa trentacinquesima edizione: Ecomonster Puppets Show della compagnia All’InCirco Teatro (31 ottobre); Oh!, della compagnia Catalyst, tratto da OH! Il libro che fa dei suoni di Hervé Tullet (26 novembre); la fiaba classica I tre porcellini, co-produzione Pupi di Stac/Teatro del Drago (21 gennaio); Antonio Panzuto e il suo omaggio alle Città Invisibili di Italo Calvino, con lo spettacolo L’Atlante delle Città (4 febbraio); il colorato e musicale Carnaval, della compagnia Teatro dei Colori, esempio di teatro su nero (10 febbraio): un omaggio alle fiabe con Once upon a time! Il museo della fiaba, di Emanuela Dall’aglio (25 febbraio). La rassegna si concluderà con un’avventura di Fagiolino, protagonista di uno degli spettacoli più coinvolgenti del Teatro del Drago, Fagiolino asino d’oro (3 marzo). La sezione “Le Arti per i Piccolissimi” invece, ospiterà il coniglietto Teo, protagonista di uno spettacolo dedicato all’importanza dell’ascolto (tre repliche il 18 e 19 novembre).

TEO burattini

Torna per tre giornate (Halloween, Befana e Carnevale) il consueto appuntamento con “Almagià in festa” e il progetto di formazione e di peer education “Le arti crescono” pensato per ragazzi dagli 11 ai 19 anni. Un modo per conoscere il mestiere di chi fa il teatro da dietro le quinte e di avere un contatto diretto con il mondo artistico.

Alla rassegna teatrale si aggiungono attività di formazione, incontri con gli artisti, laboratori, visite guidate, letture ed esposizioni al museo “La Casa delle Marionette” (Vicolo Padenna 4a). A ottobre inaugureràanno i progetti “Tci furbi com fasulen”, tre incontri domenicali gratuiti alla scoperta del dialetto con burattini della tradizione, “Gli elementi della figura” per scoprire l’affascinante mondo del Teatro di Figura attraverso gli elementi naturali e il “Laboratorio di scrittura creativa” a cura di Matteo Cavezzali, in collaborazione con ScrittuRa Festival. Il laboratorio si articolerà in dieci incontri da due ore su come strutturare una storia e scriverla. Dal 2 ottobre, ogni lunedì dalle 18 alle 20

Sul versante della formazione del giovane pubblico torna anche l’attività “Il Piccolo Giornalista”, rivolta tutti i bambini che, dopo aver visionato gli spettacoli, potranno fermarsi e raccontare con disegni o scritti la loro impressione e il loro pensiero su quanto hanno visto. Ogni settimana alcune delle recensioni, verranno poi pubblicate sul nostro settimanale cartaceo R&D.

L’idea di una stagione di teatro dedicata esclusivamente alle famiglie nasce nel 1988, grazie alla visione condivisa di Teatro del Drago/Famiglia d’arte Monticelli e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna. Ancora oggi la stagione rientra nelle nuove convenzioni insieme alla gestione dello spazio del museo La Casa delle Marionette che dal 2021 è entrato a far parte del Sistema Museale Nazionale e accreditato tra i “Musei di Qualità” della Regione Emilia Romagna. Il cartellone de “Le Arti della Marionetta” presenta una selezione di produzioni artistiche per l’infanzia del panorama nazionale di riconosciuta qualità, grazie anche alle collaborazioni e alla messa in rete di diverse associazioni ed enti, tra le quali si segnalano: la Rete di Associazioni Almagià, Cantieri Danza, ScrittuRa Festival, Coop E, Ravenna Teatro, Reclam, La Casa delle Marionette APS , ReteFi (Rete dei Musei di Teatro di Figura), Atf/Agis (Associazione Teatri di Figura), Unima (Unione internazionale della Marionetta).

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Dal 2022 il progetto si è ampliato della sezione di Teatro Scuola “Le Arti per la Scuola”, con repliche in matinèe delle compagnie presenti in cartellone, incrementando così il progetto formativo e didattico rivolto al mondo della scuola. Nel rispetto del difficile periodo che sta attraversando la Romagna dopo disastri dello scorso maggio il biglietto di accesso a tutti gli spettacoli e gli eventi avrà il costo simbolico di 1€ per tutte le famiglie colpite dall’alluvione e ci sarà la possibilità di lasciare “biglietti sospesi”.

Si può consultare il sito per maggiori informazioni e per consultare il programma completo della rassegna. Info e prenotazioni: 392 6664211 / compagnia@teatrodeldrago.it

Il Ravenna Fc spiega i debiti verso il Comune: «Ci siamo mossi appena saputo»

La società giallorossa del Ravenna Fc ha accumulato 430mila euro di debiti verso il Comune a cui era rimasta intestata un’utenza del campo sportivo Benelli: «Ci siamo sempre mossi con trasparenza e buona fede pensando a tutelare il patrimonio calcistico»

72616358 2465255540256239 5000896689230315520 N«Una volta emersa la situazione su segnalazione dell’amministrazione comunale, la società si è immediatamente attivata per rimuovere il problema sino ad allora rimasto sconosciuto». Così la dirigenza del Ravenna Football Club commenta la notizia dei debiti verso il Comune di Ravenna per bollette dello stadio Benelli non pagate. In totale circa 430mila euro, risultati di anni di mancati pagamenti. L’origine sarebbe nella mancata voltura – la procedura che consiste nel cambio di intestazione di una fornitura – di alcuni contratti di utenza che sono quindi rimasti addebitati alle casse del Comune che se ne è reso conto solo a distanza di anni.

Il Ravenna Fc ritiene necessario ricordare che «lo scopo primario della società è sempre stato quello di tutelare il patrimonio calcistico cittadino nel migliore dei modi, occupandosi in prevalenza di sport e degli aspetti tecnici e gestionali connessi, con la ferma volontà di rimanere totalmente estranea alle dinamiche di natura politica. Tutti coloro che hanno agito a favore di Ravenna Football Club 1913, sin dalla costituzione della società nel 2012, sono stati mossi da massima trasparenza e buona fede».

Per le implicazioni connesse alla vicenda, la società ha affidato la tutela dei propri diritti allo studio legale Lolli di Bologna.

Ravenna assegnata come approdo per una nave con 28 migranti di cui 9 minorenni

La Life Support di Emergency attesa in porto il 25 settembre. È il quarto sbarco a Ravenna in nove mesi, in totale finora 266 persone

1Il porto di Ravenna è stato assegnato alla nave Life Support di Emergency per lo sbarco di 28 migranti soccorsi nel mare Mediterraneo. L’approdo è previsto per le 16 del 25 settembre. Secondo le informazioni in possesso della prefettura, a bordo ci sono 10 uomini, 9 donne di cui una incinta, due minori non accompagnati e sette minori accompagnati. Al momento non è stato reso noto se verrà utilizzato il terminal crociere di Porto Corsini o altre banchine del Candiano.

Il prefetto di Ravenna, Castrese De Rosa, ha convocato per oggi pomeriggio, 22 settembre, una riunione di coordinamento con tutti i soggetti interessati alle operazioni di sbarco. In fondo alla pagina è possibile vedere dove si trova la nave in tempo reale.

È la quarta volta in nove mesi che le autorità italiane assegnano Ravenna a una nave carica di migranti raccolti in mare. La prima volta successe il 31 dicembre 2022 con 113 persone, poi a febbraio 2023 (84 persone) e aprile 2023 (69). In totale 266 persone che sono state distribuite tra le province dell’Emilia-Romagna nei centri di accoglienza o strutture deputate alla gestione.

I maestri giapponesi della xilografia in mostra al museo di Bagnacavallo

“Paesaggi da Hokusai a Hiroshige” fino al 14 gennaio. All’inaugurazione anche un buffet giapponese…

Sarà inaugurata sabato 23 settembre alle 17 al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo la mostra “Strade e storie. Paesaggi da Hokusai a Hiroshige”, a cura del direttore del museo Davide Caroli. Seguirà un buffet giapponese, a tema.

L’esposizione, promossa dal Comune e organizzata dal Museo Civico delle Cappuccine e dal Museo d’Arte Orientale di Venezia, si innesta nella programmazione triennale dedicata al paesaggio, tema sul quale verterà la proposta culturale di Bagnacavallo fino al 2024. Sarà visitabile fino al 14 gennaio, a ingresso gratuito.

Dopo Francisco Goya, Max Klinger e Albrecht Dürer, il filone espositivo promosso dal Museo Civico sui più importanti artisti internazionali che hanno saputo esprimere la loro grandezza attraverso l’incisione aggiunge una nuova tappa, questa volta spostandosi dall’Europa al lontano Oriente, per raccontare la storia della tecnica della xilografia ukiyo-e e di alcuni dei più importanti maestri che vi si sono dedicati – Hokusai e Hiroshige – divenuti ben noti anche in Europa. Ukiyo-e, termine che significa letteralmente “immagini del mondo fluttuante”, descrive il genere artistico, fiorito tra il XVII e XIX secolo, che aveva inizialmente una connotazione edonistica ma poi si incentrò sul paesaggio.

La mostra allestita nelle sale del museo si apre con una sala dedicata a Katsushika Hokusai. Maestro indiscusso dell’arte giapponese, Hokusai ebbe enorme successo già in vita, soprattutto grazie ad alcune delle serie più famose, tra cui le “Trentasei vedute del Fuji,” che sono qui documentate da una selezione delle immagini più note, tra le quali anche una versione di “Una grande onda al largo di Kanagawa”, forse l’opera ukiyo-e più conosciuta al mondo.
Nelle sale successive il racconto si incentra principalmente sul lavoro di Ando Hiroshige, il più grande paesaggista giapponese, che eguagliò in abilità e fama lo stesso Hokusai.
Proseguendo nel percorso, oltre ad altre note serie di Hiroshige, la parte principale della mostra è dedicata alla raffigurazione del Tōkaidō: la strada del Tōkaidō, che collegava la capitale dello shōgun, Edo, a quella dell’Imperatore, Kyōto, era la principale via dei viaggi e del commercio nel Giappone antico.

La mostra si conclude con una sala dedicata ad Hiroshige II, erede del maestro e suo successore nella scuola Utagawa.

Le quasi 120 opere esposte, tra le quali due importanti trittici e alcuni volumi originali che contengono le serie complete, sono affiancate da alcuni oggetti: tsuba, inrō e un prezioso kimono decorati con immagini ispirate agli ukiyo-e per sottolineare quanto l’immaginario paesaggistico influenzasse la cultura giapponese grazie al lavoro di Hiroshige.

La mostra, realizzata grazie alla preziosa collaborazione del Museo d’Arte Orientale di Venezia e al prestito di generosi collezionisti, è accompagnata da un catalogo che include le fotografie di tutte le opere esposte e i testi di Davide Caroli di Marta Boscolo Marchi, direttrice del Museo d’Arte Orientale di Venezia e di Marco Fagioli, uno dei massimi studiosi degli autori di stampe giapponesi.

Durante tutto il periodo di mostra saranno organizzati, in collaborazione con l’associazione Ascig di Ravenna, eventi che permetteranno di approfondire diversi aspetti della cultura giapponese: da specifiche visite guidate dedicate a temi legati alla mostra, a proiezioni di film, fino ad altre esperienze molto coinvolgenti come la tradizionale Cerimonia del tè.

L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 14 gennaio nei seguenti giorni e orari: martedì e mercoledì 15-18, giovedì 10-12 e 15-18, venerdì, sabato e domenica 10-12 e 15-19, 1 novembre, 8 dicembre e 6 gennaio 10-12 e 15-19; dal 28 settembre all’1 ottobre, in occasione della Festa di San Michele, orario ampliato dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 23, domenica 1 ottobre 10-23, chiusa il lunedì, 25 dicembre e 1 gennaio.

Luca Sofri e il giornalismo de Il Post: «Ci piace fare i dj dell’informazione»

Il direttore spiega una delle caratteristiche del quotidiano online: aggregare contenuti prodotti anche da altri media per raccontare storie, «cerchiamo la qualità, non inseguiamo lo scoop». Dal 22 al 24 settembre a Faenza la quinta edizione di Talk: dibattiti e incontri sull’attualità con ospiti, promossi da Il Post. Tra gli ospiti: Roberto Saviano, Cecilia Sala, Neri Marcorè, Vera Gheno

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Luca Sofri, direttore de Il Post

La parola inglese scoop è forse il termine del gergo giornalistico più usato fuori dalle redazioni. Dalla Treccani: “notizia sensazionale che un giornalista riesce ad avere e un giornale a pubblicare in esclusiva precedendo la concorrenza”. Ma c’è anche un giornalismo che non vive inseguendo scoop. Ad esempio è così a Il Post, quotidiano online fondato nel 2010: «Non è snobismo – dice Luca Sofri, direttore e fondatore nel 2010 –. Ci interessa di più la qualità delle cose e ci piace “fare i dj dell’informazione”, come dico ogni tanto: aggregare e raccontare contenuti, poco importa chi abbia scoperto le storie».

Questo modo di fare giornalismo sarà sullo sfondo anche di “Talk”, la tre giorni organizzata da Il Post dal 22 al 24 settembre a Faenza con diversi ospiti per dibattiti e incontri (qui il programma completo che comincia alle 16.30 del 22 settembre). Con Sofri, alla vigilia, abbiamo parlato di un po’ di cose (qualche giorno fa avevamo intervistato anche Stefano Nazzi, autore del podcast Indagini).

Luca Sofri 2Direttore, quinta volta di Talk a Faenza. Che significato ha farlo dopo l’alluvione di maggio?
«In questi casi si cerca di far tornare tutto normale: negli ultimi quattro anni a settembre siamo stati a Faenza e volevamo far sapere che non ce ne andiamo. Prima ci siamo assicurati che non disturbassimo: non volevamo creare nessuna complicazione. E ovviamente abbiamo grande rispetto per alcuni degli sponsor che ci hanno detto di avere altre priorità».

Nei giorni scorsi ha inviato una mail agli abbonati per spiegare quante sono le difficoltà dietro l’organizzazione dell’evento. La domanda è brutale: chi ve lo fa fare?
«È un questione di equilibrio da trovare. Gli eventi pubblici per noi sono un investimento per consolidare il rapporto con gli abbonati, con i lettori e con quelli che non ci conoscono ma possiamo raggiungere attraverso queste iniziative. Dal punto di vista editoriale lo consideriamo un pezzo del nostro lavoro di informazione: andiamo a raccontare e spiegare cose, insieme a ospiti che consideriamo interessanti. Ed è piacevole incontrare chi ci sostiene».

Luca Sofri 3L’attenzione alla sostenibilità di ogni iniziativa è da sempre una questione cruciale per Il Post. Gli eventi pubblici come si collocano in questo discorso?
«Se li guardiamo dal punto di vista strettamente economico costano sicuramente più di quello che raccogliamo da sponsor e partnership. Ma è difficile misurare il bilancio effettivo perché sono un investimento con un ritorno di consolidamento nel rapporto con i nostri lettori».

Oggi è più importante fare nuovi abbonati o conservare quelli che già avete?
«È un dibattito aperto perché in tutto il mondo assistiamo a una situazione simile: dopo una grande crescita di accesso degli abbonati durante la pandemia e subito dopo, adesso c’è l’impressione che si sia un po’ saturato un potenziale immediato. Oggi tutti lavorano soprattutto alla conservazione degli abbonati».

Qual è l’identikit dell’abbonato a Il Post?
«Mediamente molto più giovane rispetto alle altre testate, anche se questo dato riguarda più i lettori che gli abbonati perché serve una disponibilità di soldi (abbonamento annuale a 80 euro, ndr) ed è soprattutto nel centro e nord Italia, ma questa è una cosa di cui siamo colpevoli noi che abbiamo la redazione a Milano e a volte ci manca un punto di vista più ampio».

E invece com’è l’identikit del giornalista che cerca Il Post?
«All’inizio cercavamo figure duttili e capaci di muoversi in terreni diversi. Negli ultimi tempi siamo cresciuti e abbiamo cominciato ad avere persone con competenze più specifiche su alcune cose, non solo giornalistiche. In generale però il giornalista di oggi me lo immagino capace di essere versatile».

Avete chiuso il bilancio 2022 con un utile di 1,7 milioni di euro, in un settore dove le crisi e le difficoltà sono palesi. E il 70 percento delle entrate sono abbonati che pagano per qualcosa che potrebbero leggere anche gratis. Come si spiega questo risultato?
«Prima di tutto è giusto dire che fanno numeri interessanti in termini di abbonamenti anche molti altri giornali che hanno comunità interessate. Nel nostro caso hanno funzionato delle cose che non sono particolari strategie di marketing: dalla nascita abbiamo investito su accuratezza, chiarezza, affidabilità e a un certo punto, in particolare con la pandemia, è cresciuto il valore di queste qualità nella percezione delle persone. Ma non mi sentirete mai dire che la qualità paga sempre: paga dentro certe scale, se promossa bene e comunicata bene. Ecco, forse la carenza di qualità nell’informazione italiana ci ha aiutato».

Il modello Post sarebbe replicabile su scala più piccola di quella nazionale?
«In teoria sì. Ma in questi tempi globalizzati credo che il problema sia costruire il coinvolgimento di una comunità locale grande abbastanza da rendere sostenibile il progetto. Ho l’impressione che la fidelizzazione e il rapporto di complicità su base locale tra un giornale e una comunità sia più difficile perché ora le persone sono dentro a una bolla molto più estesa».

I podcast sono la strada da percorrere alla ricerca di nuove entrate?
«Per ora ci sono investimenti e attenzioni superiori al ritorno che riescono a generare. Ma è anche giusto che sia così in questa fase. Non si è ancora trovato, e potrebbe non trovarsi mai, un meccanismo di monetizzazione valido e solido».

Nella parte di produzione di informazione in cui il Post cerca di spiegare bene le cose, c’è anche un lavoro di rassegna di quanto riportato da altre testate. Senza altri giornali, Il Post avrebbe una fetta di lavoro in meno?
«Attingere alle notizie e a cosa dicono altri giornali si è sempre fatto. A noi interessa molto anche raccontare cosa c’è sugli altri mezzi di informazione. Ad esempio Il Corriere della Sera ha sottolineato di recente che un suo scoop su Pio XII è stato ripreso da molti altri giornali nel mondo e non se ne lamentava certo».

Se un lettore avesse Il Post come unica voce nella sua dieta mediatica, sarebbe un lettore sufficientemente informato? Avete l’ambizione di dare quel tipo di informazione?
«Non è quello che abbiamo in mente. Nessuno oggi può dare un’informazione completa, qualunque cosa si intenda per completa. L’offerta di informazione di qualità da tutti i posti del mondo è talmente ricca che non si può immaginare di essere gli unici. Non direi mai a qualcuno leggi solo Il Post».

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