lunedì
18 Maggio 2026

Terminano i lavori sulla Casolana: ripristinata la viabilità tra Castello e Riolo

Nel weekend verrà concluso l’ultimo step da 100mila euro

Casolana

Sono iniziati ieri (venerdì 8 settembre) e termineranno domani (domenica 10 settembre) i lavori, a cura della Provincia di Ravenna e del valore di circa centomila euro, per ripristinare completamente la viabilità della strada provinciale 306R Casolana – Riolese tra Castel Bolognese e Riolo Terme, in particolare all’altezza del chilometro 4,9 in corrispondenza della strada comunale via Zinzalina.

Si tratta del completamento del primo intervento di somma urgenza eseguito a maggio, che aveva comportato l’istituzione del senso unico alternato.

Ora verrà tolta la condotta di attraversamento in lamiera ondulata – tipo finsider – sottostante la strada, danneggiata dall’alluvione, che sarà sostituita con elementi in calcestruzzo prefabbricato per complessivi 20 metri di lunghezza; e verrà ripristinata la circolazione a doppio senso.

«Anche in questo caso – sottolinea il presidente della Provincia di Ravenna Michele de Pascale – la spesa è stata anticipata dalla Provincia, perché era indispensabile ripristinare questo come tantissimi altri collegamenti il più velocemente possibile. È senz’altro molto positiva la recente notizia che lo Stato rimborserà tali interventi, ma colgo l’occasione per ribadire che è altrettanto fondamentale, vista la mole di progetti ancora da realizzare, che il Governo preveda procedure semplificate e la possibilità per gli enti locali di potenziare temporaneamente gli organici per i prossimi due anni, nei quali dovranno essere realizzati numerosissimi progetti e interventi sulle nostre strade».

Torna a Ravenna la festa del Quartiere Alberti. «L’anno scorso 12mila presenze»

Festa Quartiere AlbertiLa 18esima edizione della “Festa del Quartiere Alberti” è in programma per l’intera giornata di domenica 17 settembre. Una manifestazione che lo scorso anno ha registrato circa 12 mila presenze, dicono gli organizzatori.

All’interno del quartiere, che si trasforma per un giorno in un vero e proprio “palcoscenico” a cielo aperto, si alterneranno dalla mattina alla sera momenti di spettacolo, musica, eventi, gastronomia e tante altre proposte, con un calendario in via di completa definizione nei prossimi giorni.

Quest’anno, il comitato organizzatore ha deciso di riservare l’area di piazza Bernini – il “cuore” della festa – alle associazioni di volontariato, che avranno spazi gratuiti per presentarsi e svolgere le loro attività. Piazza Bernini ospiterà anche il mercatino di beneficenza organizzato dall’Associazione Cuore & Territorio, che venderà ciò che è rimasto all’interno dell’hub che aveva raccolto i materiali offerti per le zone alluvionate; nonché la pesca organizzata da Ageop e Linea Rosa, anche in questo caso con finalità benefiche. Ad oggi, è confermata la presenza di una decina di associazioni di volontariato cittadine. Se altre associazioni sono interessate a prenotare uno spazio gratuito, potranno farlo fino a giovedì 14 settembre contattando il 340 1984531.

 

 

Muore in piscina davanti alla figlia di 7 anni: tragedia in vacanza

Un 43enne marchigiano, Baldovino Botticelli, è morto nel tardo pomeriggio di giovedì (7 settembre) nella piscina di un hotel del litorale cervese.

L’uomo si trovava in vacanza con moglie e figlia.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 43enne avrebbe avuto un malore in acqua, poco dopo aver aiutato la figlia a uscire dalla piscina.

Inutili i tentativi di soccorso.

La notizia della sua morte in breve tempo si è sparsa in tutta Montegranaro, dove viveva con la famiglia ed era molto conosciuto, in quanto figlio di uno storico amministratore locale e fratello di Boris, tragicamente morto in un incidente con la moto.

I funerali si terranno domanica 10 settembre alle ore 16 alla Chiesa Santa Maria a Montegranaro.

Rigassificatore, oltre mille persone lavoreranno per Rosetti e Micoperi

Ufficializzata l’aggiudicazione. Lavori da terminare entro novembre 2024

BW Singapore Bird View 2 1È stata ufficializzata in queste ore da Rosetti Marino Spa l’aggiudicazione del progetto per l’installazione della nave di stoccaggio e rigassificazione (Fsru) che sarà posizionata al largo di Punta Marina. Il contratto vede la Rosetti Marino in associazione con Saipem (mandataria) e l’altra azienda ravennate Micoperi.

Saranno 900 le persone che lavoreranno direttamente al progetto, solo per la Rosetti, come ha dichiarato l’Ad Oscar Guerra. Altre 200 saranno impegnate per Micoperi, che si occuperà in particolare dell’installazione di tutte le strutture metalliche che si congiungeranno alla piattaforma già esistente finalizzate all’attracco della nave. La Rosetti, invece, è responsabile per l’ingegneria, l’approvvigionamento dei materiali, i lavori di costruzione ed il load out per la consegna della piattaforma, delle passerelle di collegamento, delle strutture di ormeggio del rigassificatore e delle navi gasiere.

I lavori di fatto sono già iniziati con l’obiettivo di terminarli entro novembre 2024.

Rosetti Marino nel frattempo ha ufficializzato anche il progetto assegnato dalla società francese Chantiers de l’Atlantique per la realizzazione del “Jacket” della sottostazione elettrica del parco eolico offshore Nordseecluster dell’operatore elettrico tedesco Rwe, da installare a nord dell’isola tedesca di Juist nel Mare del Nord. Il “Jacket”, del peso di circa 2.000 tonnellate, costituisce la struttura di fondazione ancorata al fondo del mare della sottostazione. In questo caso le attività inizieranno a breve e si prevede che saranno completate entro l’estate 2025.

Per Rosetti Marino si tratta di due contratti del valore complessivo di oltre 150 milioni di euro.

L’ex premier Conte e la segretaria Schlein nell’ultimo weekend della Festa del Pd

Il programma al Pala De André, dove la kermesse nazionale chiuderà i battenti lunedì sera

Elly Schlein
Schlein nella serata inaugurale della festa

Il faccia a faccia fra l’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Regione Stefano Bonaccini, dal titolo “Si riparte!” sarà l’evento clou di oggi, 9 settembre, undicesima serata della Festa nazionale dell’Unità “Il nostro tempo”, che si tiene al Pala De André di Ravenna (viale Europa 1) fino a lunedì 11. L’appuntamento è alle 21 alla sala dibattiti Salvator Allende.

In precedenza, lo spazio ospita l’Assemblea dei giovani democratici, alle 16, un altro faccia a faccia, stavolta fra Gianni Cuperlo e Luca Bottura, “Politica e dintorni” (ore 18,30) e un incontro con Giacomo Filibeck su “Il futuro dell’Europa” (ore 19.30).

Inoltre la festa rende omaggio a uno dei più importanti giornalisti investigativi italiani, con Enrico Mentana, Marco Risi, Daria Bonfietti, Paolo Siani, Chiara Gribaudo e Walter Verini che partecipano all’iniziativa “In ricordo di Andrea Purgatori” (sempre alla sala dibattiti Allende, alle 20). Alla libreria Tina Anselmi alle 20 si parla di “Modello Emilia. imprese innovative e spirito di comunità” con Franco Mosconi e Vincenzo Colla.

Sul palco centrale alle 21 il concerto di uno dei gruppi di culto del rock romagnolo, le Fecce tricolori, band pop-rock scorretta e con marcate derive demenziali, come loro stessi si definiscono. Al piano bar, alle 21, Renato Ricci.

Elly Schlein invece ancora grande protagonista: domani, 10 settembre, alle 18, la segretaria del Partito democratico è alla sala dibattiti Salvator Allende per l’iniziativa politica di chiusura della festa e che, per questo, si intitola appunto “Il nostro tempo”. Con lei sul palco anche Luigi Tosiani e Marco Furfaro.

Il programma della mattina e del primo pomeriggio della Festa prevede tre momenti interni del Partito democratico: l’assemblea con i segretari regionali, provinciali e di circolo del Pd (ore 10.30 con Igor Taruffi), l’assemblea dei responsabili organizzazione e dei tesorieri regionali e provinciali del Pd (ore 14.30) e l’incontro degli eurodeputati Pd (ore 15).

Sul palco centrale alle 21 tornano i Revolution e il loro repertorio all’insegna del ballo scatenato con i più famosi successi della musica disco degli anni 70-80-90. Al piano bar, alle 20, la musica è quella proposta dai Giovani democratici.

Nei 13 giorni di festa si sono alternati oltre 30 dibattiti e numerose presentazioni di libri, con partecipazione di ospiti non solo nazionali, rappresentanti della società civile, dei sindacati, dell’associazionismo, del mondo economico.

Sono oltre 1.000 i volontari che hanno montato e allestito la festa e che ne gestiranno ristoranti, bar, pesca, tombola e altre iniziative.

I sindacati contro la catena degli appalti: «Troppi infortuni alla Marcegaglia»

Cgil, Cisl e Uil: «La sicurezza nello stabilimento rischia di non essere più sotto controllo. Assicurare formazione e ridurre i ritmi»

Marcegaglia Infortunio
Foto di repertorio

I tre sindacati confederali denunciano una situazione allarmante allo stabilimento ravennate della Marcegaglia per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, a due anni dall’infortunio che ha portato alla morte Hysa Bujar.

«Nel corso di questa settimana – si legge in una nota firmata congiuntamente da Cgil, Cisl e Uil della provincia – siamo venuti a conoscenza di almeno quattro incidenti che avrebbero potuto avere gravi conseguenze sugli operai. Tali incidenti, accaduti durante la movimentazione di coils e pacchi di lamiere di diverse decine di tonnellate, hanno coinvolto aree dello stabilimento dove operano quasi esclusivamente ditte in appalto. Tali eventi sono purtroppo troppo ricorrenti per non fare preoccupare profondamente tutti gli addetti del sito produttivo, indipendentemente dall’azienda datrice di lavoro».

«Non possiamo accettare supinamente – continuano i sindacati – che l’unica giustificazione portata dalla direzione aziendale di Marcegaglia faccia riferimento ad errori umani. Le problematiche della sicurezza devono essere affrontate alla radice del problema che il sindacato unitariamente identifica da tempo, tra l’altro, nella catena degli appalti e dei sub-appalti».

Cgil, Cisl e Uil ritengono che «la sicurezza nello stabilimento rischia di non essere più sotto controllo, che le procedure interne siano carenti e che i tempi di formazione e di addestramento degli operatori delle ditte in appalto non siano congrui».

È necessario – secondo i sindacati – «intervenire sulle aziende appaltatrici per assicurare una formazione e addestramento adeguati, ridurre i ritmi di lavoro e garantire le pause che ad oggi ci risulta non siano effettuate. Tutte richieste che il sindacato ha già avanzato nelle piattaforme per la contrattazione aziendale, ma che ancora non hanno avuto alcun riscontro».

Alla Sagra delle Erbe Palustri tra laboratori d’intreccio, mercatini e “azdore”

Musicanti San Crispino 2022
I Musicanti di San Crispino alla Sagra 2022

Entra nel vivo sabato 9 settembre la trentanovesima edizione della Sagra delle Erbe Palustri, in programma da oggi (8 settembre) e fino a lunedì 11 settembre a Villanova di Bagnacavallo.

L’iniziativa, che celebra la creatività di una comunità che ha saputo tradizionalmente basarsi su un’economia totalmente rispettosa dell’ambiente, vuole essere un modo originale e autentico di rievocare le antiche arti dell’intreccio, dell’utilizzo delle erbe di valle e del legno nostrano.

In questo senso, nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 la sagra viene caratterizzata dai laboratori dimostrativi d’intreccio e degli antichi mestieri, offrendo l’opportunità di vedere dal vivo l’abilità delle sportaie e seggiolaie villanovesi del “Cantiere Aperto”, dei cestai e di intrecciatori italiani e artigiani ospiti della manifestazione.
Sempre nelle giornate di sabato e domenica, il centro del paese ospita una grande mostra-mercato con numerosi espositori di antiquariato, modernariato, collezionismo, opere dell’ingegno, produttori agricoli, associazioni di volontariato e privati arrivando per un totale di circa trecento espositori. Inoltre, al parco pubblico c’è il “Mercatino delle pulci” che offre la possibilità ai ragazzi delle scuole di scambiare e vendere i loro giocattoli, cose vecchie e cose strane. La giornata di domenica viene animata poi da artisti che dal mattino intrattengono i visitatori con spettacoli itineranti: in programma c’è anche l’esibizione dei Musicanti di San Crispino.

La sagra offre la possibilità di visitare liberamente la collezione dell’Ecomuseo delle Erbe Palustri, che si è appena arricchito di un nuovo murale all’ingresso, e l’Etnoparco “Villanova delle Capanne”. Diverse mostre della creatività e della memoria sono ospitate all’interno dell’Etnoparco e della sede museale. Quest’anno si è voluta dedicare ulteriore attenzione agli eventi alluvionali che hanno messo a dura prova il paese, con la mostra “La rotta del Lamone” a cura del Consorzio di Bonifica. Altre mostre sono: “Intrecci d’autore”, disegni di nature morte di Lorenzo Dell’Anna; “La creatività d’Miglio”, legno, plastica e “quarcì”, l’arte del riciclo di Emilio Amadori; “Grasse e succulente”, esposizione di piante grasse a cura di Aias; “Le case del tempo” sull’uso dei materiali di filiera corta dalla preistoria ai giorni nostri. Le mostre sono aperte durante tutta la manifestazione.

Come sempre è possibile gustare la cucina delle “azdóre” alla Locanda dell’allegra mutanda, all’interno dell’Ecomuseo, che lunedì 11 propone anche una Cena Slow Food con menu a cura dello chef Federico Scudellari.

Il programma completo è disponibile sul sito www.erbepalustri.it

Il ponte sul Montone chiude al traffico da novembre fino alla prossima primavera

Collega le località di Ragone e San Pancrazio. Investimento da oltre 1 milione di euro. Allo studio un bus navetta per limitare i disagi

Ponte Sul Montone Tra Ragone San Pancrazio

Oltre un centinaio di cittadini hanno partecipato giovedì sera all’incontro al Museo della Vita Contadina in cui gli amministratori hanno fatto il punto sui previsti lavori (attesi da tempo, dal valore di 1,1 milioni di euro) al ponte sul fiume Montone, posto al confine tra la frazione russiana di San Pancrazio e la frazione ravennate di Ragone.

Al momento sono in corso i lavori preliminari necessari a consentire l’avvio del cantiere principale. Nella prima metà di agosto, infatti, sono state avviate le opere provvisionali di bypass dei sottoservizi di Telecom e Lepida, che verranno completate entro fine settembre. In ottobre, poi, è previsto lo spostamento di tali sottoservizi nelle opere provvisionali.

I lavori principali di adeguamento del ponte partiranno invece a novembre e si concluderanno – si legge in una nota del Comune di Russi – nella primavera 2024. Durante tale periodo il ponte sarà chiuso alla circolazione.

Il Comune di Ravenna, per limitare i disagi per la cittadinanza, predisporrà una navetta le cui modalità di funzionamento saranno definite nelle prossime settimane. I percorsi alternativi saranno evidenziati da apposita segnaletica.

A chi chiedeva la realizzazione di un ponte provvisorio, in attesa dell’ultimazione dei lavori, i tecnici della Provincia di Ravenna hanno spiegato che realizzare un’opera di questo tipo richiederebbe le stesse procedure e costi analoghi a quelli del rifacimento del ponte esistente, una soluzione dunque antieconomica e non risolutiva.

Intanto alcune attività commerciali della zona si stanno organizzando in autonomia dal punto di vista logistico, con punti di consegna ad hoc, per andare incontro alle esigenze dei clienti che risiedono nelle frazioni coinvolte.

Nomadi e Modena City Ramblers a Faenza per ringraziare chi l’ha liberata dal fango

Musica e solidarietà il 22 settembre in piazza. Presenta Maria Pia Timo

Nomadi
I Nomadi in un recente concerto

Sarà una grande festa dedicata alla comunità quella in programma venerdì 22 settembre in piazza del Popolo a Faenza. Una festa musicale con importanti nomi della musica italiana – i Nomadi, Modena City Ramblers, Mirko Casadei POPular Folk Orchestra, Zibba e Metallurgica Viganò – per ringraziare i volontari e gli operatori degli enti che hanno contribuito a liberare la città dal fango dopo le alluvioni.

L’appuntamento, promosso dall’amministrazione comunale di Faenza, sarà dunque l’occasione per dire grazie alle migliaia di persone.

Sarà quindi la musica a parlare il 22 settembre con i tantissimi artisti che, con l’organizzazione di Balamondo, hanno scelto di mettere le proprie canzoni a disposizione della città.

Presentatrice della serata sarà l’attrice faentina Maria Pia Timo.

La partecipazione alla festa nella piazza principale che verrà lasciata aperta non richiederà alcun biglietto di ingresso; saranno però sistemati, in diversi punti, alcuni raccoglitori per chi, liberamente, volesse lasciare un’offerta.

Dalle 19, in piazza della Libertà, i Rioni di Faenza allestiranno di punti di ristoro e, dalle 20.30 sino alle 24, spazio alla musica.

Servono 244 interventi da 87 milioni di euro per ripristinare le strade in provincia

L’appello delle istituzioni al Governo: «Procedure di gara veloci e più personale per i Comuni»

De Pascale elenco strade alluvione

La Provincia di Ravenna – anche per conto dei 18 Comuni che la compongono – ha comunicato alla Regione Emilia-Romagna (e per suo tramite alla struttura commissariale presieduta dal generale Francesco Paolo Figliuolo), l’elenco degli interventi urgenti di ricostruzione, ripristino e riparazione per la messa in sicurezza dei collegamenti viari in provincia di Ravenna a seguito degli eventi alluvionali dello scorso maggio. Interventi da realizzare già nel 2023.

Il dato complessivo è di 244 interventi per un importo complessivo di circa 87 milioni di euro, di cui circa 30 milioni di diretta competenza dell’ente provinciale e i restanti 57 ripartiti tra i Comuni.

Per quanto riguarda Ravenna si parla di 19 interventi per un totale di 9.431.750 euro; Faenza 11 interventi per un totale di 10.763.360 euro, Lugo 31 interventi per un totale di 21.008.800 euro, Bagnacavallo 13 interventi per un totale di 4.404.611 euro; Conselice 1 intervento da 2.000.000, Russi 4 interventi per un totale di 890.410 euro, Cotignola 4 interventi da 185.300 euro, Cervia 12 interventi da 1.987.800 euro, Sant’Agata sul Santerno 3 interventi da 417.009,83 euro, Bagnara 31 interventi per un totale di 199.811,50 euro, Massa Lombarda 12 interventi da 272.660 euro, Fusignano 3 interventi da 18.000 euro, Castel Bolognese 3 interventi da 1.500.000 euro, Alfonsine 3 interventi per un totale di 279.000 euro, Solarolo 6 interventi da 75.000 euro.

«Le spese sostenute per tutti gli interventi effettuati nei mesi scorsi – ha spiegato il Presidente della Provincia Michele de Pascale – sono stati anticipati dagli enti locali, per un importo complessivo di oltre 400 milioni di euro, rispetto ai quali, come promesso, con grande correttezza da parte del commissario Figliuolo, ne è stato disposto il rimborso. Le opere già fatte però sono solo una minima parte degli interventi necessari, ci sono opere di somma urgenza che non sono ancora state fatte perché c’erano somme urgenze più prioritarie o per carenza di ditte, e ci sono poi interventi che non potevano essere affrontati in maniera immediata poiché necessitavano di uno studio geologico complesso che doveva precedere l’intervento. L’elenco delle opere presentate oggi ricopre la quasi totalità del ripristino della rete viaria provinciale. In alcuni casi si può intervenire ripristinando, in altri servono opere infrastrutturali di grande impatto. Questi interventi ci consentiranno di procedere in via definitiva sulle principali arterie di traffico, come le strade provinciali 302 “Brisighellese” e la 306 “Casolana” e ripristinare le connessioni intervallive».

Le istituzioni segnalano però due criticità.«Fino ad ora abbiamo operato, nella piena legalità e trasparenza, con lo strumento della somma urgenza, ora non possiamo pensare di passare alle procedure ordinarie, altrimenti i tempi si allungherebbero in maniera drammatica. Ecco perché abbiamo chiesto al commissario Figliuolo di prevedere nella sua ordinanza il massimo della semplificazione possibile. L’altra criticità è relativa al personale: la mole di attività di questi progetti richiede di potenziare temporaneamente gli organici per i prossimi due anni. Su questo aspetto ci rivolgiamo al Governo, infatti insieme alle associazioni degli enti locali, presenteremo tre emendamenti al decreto di agosto. Due riguarderanno il tema degli indennizzi a famiglie e imprese, l’altro riguarderà l’applicazione anche all’alluvione dello stesso strumento utilizzato per il Pnrr, dove una quota di tutti i progetti può essere utilizzata dagli enti locali per assumere personale a tempo determinato finalizzato alla realizzazione del progetto. Questi interventi rappresentano un impegno che prendiamo col Commissario, col Governo e il territorio. Saremo in grado di mettere a terra questi lavori per offrire ai nostri cittadini e cittadine un livello di sicurezza superiore a quello di prima, ma per farlo abbiamo bisogno di procedure di gara celeri e della possibilità di rafforzare le nostre strutture».

Una manifestazione di protesta dove furono tagliati gli argini per salvare Ravenna

Organizza il movimento di Legacoop il 16 settembre in via degli Zingari per tenere alta l’attenzione sui fondi del Governo che ancora non ci sono

Alluvione Cab Terra
Le operazioni della rottura dell’argine

Sono passati 4 mesi dall’alluvione, 120 giorni dal taglio degli argini sui campi coltivati delle cooperative. Ora i soci e i lavoratori di quelle imprese chiedono risposte: sabato 16 settembre alle 11 il movimento di Legacoop organizza una manifestazione a Ravenna, con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione sulla drammatica situazione che il territorio sta vivendo.

Il sito scelto, nei pressi di via degli Zingari, è simbolico: proprio di fronte al punto in cui i soci della Cab Terra diedero il permesso di allagare i loro campi per salvare la città. In quei giorni, gesti simili videro protagoniste anche le altre sei cooperative braccianti della provincia: Agrisfera, Bagnacavallo e Faenza, Cervia, Campiano, Massari e Fusignano. In quei luoghi saranno affissi dei cartelli, come ricordo e monito per le future generazioni.

Alla manifestazione prenderanno parte tutti i livelli di Legacoop, rappresentati dal presidente nazionale Simone Gamberini, dal presidente regionale Daniele Montroni e da quello della Romagna Paolo Lucchi. Per le cooperative agricole braccianti interverranno Gabriele Tonnini (Cab Massari), Fabrizio Galavotti (Cab Terra) e Rudy Maiani (Agrisfera). Tra le autorità il presidente della Provincia di Ravenna, Michele de Pascale.

«Abbiamo deciso di mobilitarci — dicono gli organizzatori — perché ormai quattro mesi dopo l’alluvione non abbiamo nessuna risposta concreta da parte del Governo, nemmeno relativamente alla prima, parziale, copertura dei danni che avrebbe dovuto essere garantita dai 4,5 miliardi messi a disposizione attraverso i decreti emanati. Non ce n’è alcuna traccia, mentre noi stiamo sostenendo tutte le spese per ripartire: ci sentiamo traditi».

Ma non c’è solo il tema degli aiuti. L’altra questione molto sentita è quella della sicurezza del territorio. «L’inverno è vicino e i lavori da fare sono tanti. Temiamo conseguenze pesanti sulla mobilità, sui trasporti e sull’economia. Ancora non tutti i collegamenti sono stati ripristinati e molte strade che sono state riaperte hanno bisogno di essere consolidate. Quello che è successo in Appennino rischia di ripetersi. Sicurezza e tenuta idrogeologica del territorio romagnolo sono un obiettivo prioritario: rivolgiamo a tutte le istituzioni locali ma, soprattutto, ai rappresentanti istituzionali nazionali, un appello perché, attraverso un vero lavoro di squadra, venga superato il tempo delle promesse, si passi ai fatti e arrivino in Romagna, al più presto, le risorse necessarie alla ricostruzione».

Alex Majoli, professione fotoreporter: «La fotografia è in realtà una grande bugia»

Ravennate, oggi vive tra New York e la Sicilia. «Il giornalismo? Negli Stati Uniti per ogni cosa che viene scritta c’è un fact-check; qui non esiste»

Alex Majoli (credit Marco Zanella)

Ravennate d’origine, classe 1971, Alex Majoli è una delle stelle più luminose del firmamento cittadino degli ultimi decenni.

Fotoreporter di fama internazionale, negli anni Novanta, ad appena vent’anni, ha lasciato il luogo natale per documentare i conflitti nei Balcani. Sono seguiti ulteriori viaggi ed esperienze – tra queste, il reportage sull’ospedale psichiatrico dell’isola greca di Lero, poi racchiuso nel suo primo libro fotograco Leros – e soprattutto la collaborazione con l’agenzia fotografica Magnum, di cui è stato presidente tra il 2011 e il 2014.

Una carriera piena di soddisfazioni per un ex ragazzo di provincia appassionato e desideroso di scoprire il mondo e le sue complessità.

Oggi Majoli vive con la sua famiglia tra New York e la Sicilia rimanendo però legato alle sue radici romagnole, come dimostra l’aver accettato per il secondo anno di fila l’incarico di direttore artistico del SI Fest, il festival di fotografia di Savignano su Rubicone, in programma dall’8 al 10 settembre e nei weekend del 16-17 e 23-24 settembre (a questo link il programma).

Lo abbiamo contatto per farci raccontare della nuova edizione, ma anche del suo rapporto con l’Italia, il giornalismo e, naturalmente, la fotografia.

Alex, quale impronta ha voluto dare al festival?
«Quando il sindaco di Savignano, Filippo Giovannini, e lo storico ideatore del festival, Mario Beltrambini, mi hanno contattato la prima volta, due anni fa, ho detto loro che se avessi accettato avrei fatto qualcosa di completamente differente rispetto al passato e rivolto agli studenti della città. Ho cercato di creare un programma che potesse essere utile a loro: l’idea era che i docenti avrebbero usato le fotografie per insegnare la loro materia, un modo per educare alle immagini spiegando allo stesso tempo discipline come la letteratura, la matematica e la scienza. L’anno scorso, quando ho finito il festival, il sindaco mi ha chiesto di replicare il mio ruolo di direttore artistico per il secondo anno e io gli ho chiesto se in città ci fossero anche delle carceri. Sembrava una battuta, ma io avevo già da tempo in mente un progetto con i detenuti».

La novità di quest’anno, infatti, è soprattutto il progetto nelle carceri dal titolo “Testimone oculare”. In cosa consiste? Qual è lo scopo?
«Il progetto nasce in collaborazione con la Casa Circondariale di Forlì. Quattro fotografi (Arianna Arcara, Cristina De Middel, Lorenzo Vitturi, Marco Zanella) si sono messi a disposizione di sei detenuti che hanno chiesto loro di fotografare tutto ciò che volevano vedere del mondo esterno. I detenuti hanno poi ricevuto anche dei libri di fotografia da leggere e da sfogliare, abbiamo creato un’interazione con loro».

Ha iniziato la sua carriera da fotoreporter nel 1989, documentando il conflitto in Jugoslavia. Allora aveva solo 18 anni. Cosa l’ha spinta a fare questa scelta, a intraprendere un percorso lavorativo fatto anche di situazioni spesso molto difficili e pericolose?
«Faccio il fotografo da quando avevo 15 anni. Ho iniziato come assistente del mio maestro Daniele Casadio, dello Studio F45, che era specializzato in ritratto. Fotografavamo le piattaforme in costruzione a Marina di Ravenna, ma mi occupavo anche di matrimoni e di arte. In seguito, ho conosciuto Ettore Malanca, socio di Casadio; era un fotogiornalista e quando tornava in città dopo aver realizzato un progetto raccontava sempre dei suoi viaggi e del suo lavoro. Rimasi colpito: mi appassionava l’idea di viaggiare facendo fotografie. Da qui ho iniziato il mio lavoro di fotoreporter, che mi ha poi portato a fotografare anche i conflitti».

Che aiuto può dare la fotografia nel raccontare i fatti?
«Per molto tempo la fotografia, specialmente in Italia, è stata considerata l’illustrazione delle parole scritte dai giornalisti, con la differenza che la fotografia mostrava delle cose realmente successe, mentre le parole potevano inventare. C’è sempre stato uno scontro fra queste due arti, quella del parlare e quella del fotografare. In realtà, se ci pensiamo, anche la fotografia è una grande bugia. In un’ideale agorà in cui tutti devono trovare una forma per raccontare la verità, la fotografia è forse quella che porta più ambiguità perché si è obbligati a osservare attraverso lo sguardo del fotografo, che è sempre soggettivo. Certo, la fotografia ritrae un fatto realmente accaduto, ma sempre secondo l’interpretazione di chi la osserva; questi è sia il fotografo che la realizza, sia l’osservatore che la contempla, il quale attribuisce ad essa significati diversi anche in base al proprio vissuto e al proprio bagaglio emotivo».

Quali sono le caratteristiche che una “buona” fotografia deve avere?
«Non esiste una “buona” fotografia, come non esiste una buona opera d’arte. Esistono delle esperienze e degli esperimenti. La fotografia deve partire da un percorso sincero, spontaneo e genuino compiuto dal fotografo. Quando poi viene assimilata dalla persona che la osserva, lui o lei dovrà decidere cosa è quella cosa lì, cosa gli provoca a seconda del suo background storico e culturale. Una buona fotografia tocca i nervi di una persona, ma può essere “buona” per qualcuno e “non buona” per qualcun altro».

Oggi vive tra New York e Scicli, in Sicilia. Cosa ne pensa del giornalismo italiano? Rispetto a quello estero fa più o meno ricorso alla fotografia come strumento di indagine e testimonianza?
«Negli Stati Uniti la tradizione giornalistica basata sulle tre regole – where, when e what – vale ancora. Per ogni cosa che viene scritta c’è un fact-check, cioè un sistema per cui quando un giornalista scrive un pezzo, un suo collega controlla alla fonte se quello che ha scritto è vero. Negli Stati Uniti il giornalismo è una cosa seria, anche se poi non è detto che racconti la verità, si tratta pur sempre di uno sguardo soggettivo sulle cose. In Europa, invece, questa cosa del fact-checking praticamente non esiste. Per quanto riguarda la fotografia vale lo stesso principio: negli Usa le didascalie delle foto vengono controllate molto bene, quello che scrivi deve essere accurato. In Italia o in Europa non c’è questa attenzione, non fa parte della nostra cultura. Noi siamo più visionari, anche più creativi nel trovare soluzioni, mentre gli americani sono più pragmatici e rigidi».

E con Ravenna che rapporto ha? La considera ancora casa sua?
«Mio padre vive ancora a Ravenna, come anche amici storici e una parte della mia famiglia. Ma non la considero più casa. È una città perfetta, non ha niente di sbagliato, tutto funziona. Io però non riesco a vivere dove tutto funziona bene, non imparerò mai nulla. Ho bisogno di imparare dai luoghi in cui ti svegli alla mattina e c’è un problema da risolvere».

Adesso, oltre al festival, a cosa sta lavorando?
«Dopo il festival continuerò un grosso progetto che ho da tanti anni in Brasile e che diventerà anch’esso un libro. Nel frattempo, sto lavorando alla sceneggiatura di una sorta di documentario-film basato su una mia vicenda personale. Non ha ancora un titolo però, non so bene in quale forma uscirà».

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