mercoledì
20 Maggio 2026

L’omaggio della Milanesiana: tutti in piedi a Bagnacavallo per “Romagna Mia” – VIDEO

Si è conclusa con un migliaio di persone in piedi ad applaudire, in piazza a Bagnacavallo, la seconda tappa (il 2 luglio) del tour della Milanesiana di Elisabetta Sgarbi in provincia di Ravenna (l’altra è in programma il 6 giugno a Cervia, qui tutto il programma della rassegna in Romagna).

Gran finale dello spettacolo, anche come momento di solidarietà a chi è stato colpito dall’alluvione, una versione senza dubbio originale di Romagna Mia: sul palco le due band protagoniste del concerto della serata, Bandabardò ed Extraliscio, e il “poeta parlante” Roberto Mercadini, qui in un’insolita veste di cantante.

Ecco il video della Romagna Mia in versione Milanesiana…

Bonaccini aspetta Figliuolo: «Dal Governo ritardi imbarazzanti sull’alluvione»

Il commissario atteso in regione: «Quando ci fu il terremoto dopo una settimana c’era già il commissario»

Figliuolo Bonaccini
Figliuolo e Bonaccini ai tempi del Covid

«Mi sono sentito più volte nei giorni scorsi con il generale Figliuolo, ci conosciamo molto bene, abbiamo collaborato per più di un anno quando mise in campo il piano vaccinale e io ero presidente della conferenza delle Regioni. Ci sentivamo quotidianamente, è una persona molto seria, capace. Con lui non abbiamo affrontato questioni prioritarie. Oggi sarà qui, nonostante formalmente ancora non sia stato nominato e questo dice dei ritardi imbarazzanti del governo: è passato oltre un mese e mezzo dalla seconda drammatica alluvione. Quando ci fu il terremoto dopo una settimana c’era già il commissario».

Così Stefano Bonaccini, a Morning News su Canale 5, nel giorno (3 luglio) dell’incontro con il generale Francesco Paolo Figliuolo, atteso nel pomeriggio in regione.

«Oggi farò incontrare il commissario Figliuolo, che ringrazio per la disponibilità e la celerità, con i presidenti delle province colpite, più il sindaco di Forlì. Poi incontreremo tutte le parti sociali dell’Emilia-Romagna», ha aggiunto.

Mortale in via Trieste: il 39enne stava tornando a casa dopo la serata con gli amici

La vittima dell’incidente di sabato notte a Marina di Ravenna è il forlivese Paolo Samorì, impiegato alla Bonfiglioli

Paolo Samori
La vittima, Paolo Samorì, nella foto profilo di Facebook

Aveva compiuto 39 anni lo scorso maggio, Paolo Samorì, il forlivese morto nell’incidente di sabato notte su via Trieste, tra Ravenna e Marina di Ravenna.

L’uomo è stato travolto da un furgone insieme ad altre due persone mentre si trovava in bici nel tratto tra il cavalcavia del petrolchimico e il mare, poco dopo le 4. Stando alle testimonianze raccolte il giorno dopo, i tre amici stavano tornando nel loro appartamento di Marina di Ravenna dopo una serata fuori a Marina Romea. Con il traghetto fuori servizio, visto l’orario, hanno evidentemente allungato la strada, finendo in via Trieste.

L’autista del van, che stava a sua volta andando a prendere alcuni ragazzi dopo la discoteca, è risultato negativo all’alcoltest.

Samorì, descritto dagli amici come una persona «con il cuore grande», «solare», lavorava come impiegato alla Bonfiglioli di Forlì.

Era single. Lo piangono tantissimi amici.

In 700 hanno percorso la Ravenna “città d’acque” con Trail Romagna

Settecento persone hanno puntato la sveglia all’alba per partecipare all’undicesima edizione dell’Urban Trail Ravenna Città d’acque organizzato da Trail Romagna.

In prima fila ai nastri di partenza l’assessora allo sport Giacomo Costantini per sottolineare la compartecipazione del Comune di Ravenna a “Itinerari ravennati”, un fitto e variegato programma dove l’attività fisica non è mai fine a se stessa e spesso corre e cammina a braccetto con la cultura.

Così come per l’anteprima di sabato 1 luglio con il trekking urbano guidato da Paola Novara che ha condotto 70 curiosi alla scoperta delle acque del Borgo San Rocco e in particolare del Molino Lovatelli, punto focale di un percorso di rigenerazione urbana che non si limiterà a ricordare i segni d’acqua del recente passato, ma – come dichiara l’architetto Massimiliano Casavecchia progettista per la proprietà Molino Spadoni –  coinvolgerà il tessuto economico e sociale del territorio.

Il prossimo appuntamento con Trail Romagna sarà con Viae Sancti Romualdi che dal 19 al 21 agosto anticiperà alcune tappe del cammino Ravenna–Fabriano che si compirà nel 2027 per il millenario della morte di San Romualdo.

Info www.trailromagna.eu

 

 

Ristorante Al 45 Ravenna: una cena in centro città

Ristorante Al 45 Ravenna: una cena in centro città

Se sei un appassionato di cucina e ti trovi a Ravenna in cerca di un luogo speciale dove gustare ottimi piatti, il Ristorante Pizzeria Al 45 è sicuramente una tappa da non perdere. In questo articolo continuiamo il nostro viaggio tra i migliori ristoranti dove mangiare a Ravenna e andremo alla scoperta della storia e delle specialità di questo locale nel cuore culturale della Romagna.

La storia del Ristorante Pizzeria Al 45

La storia di questo incantevole ristorante è legata alla passione e alla dedizione dello Chef Andrea, classe 1980, che fin da giovane ha sviluppato una fervida passione per la cucina. Sin da piccolo, sembra che questa passione fosse radicata nella sua famiglia, da sempre nel settore culinario.

Nel 1994, Chef Andrea decide di dare forma concreta alla sua passione iscrivendosi alla scuola alberghiera. Qui, ha avuto l’opportunità di coniugare lo studio con l’esperienza pratica, attraverso stage e stagioni estive. Le prime esperienze lavorative lo hanno portato ad affinare le sue abilità presso rinomati ristoranti come Aida, Ristorante al Borgo, Campo dei Miracoli e Ristorante Mamuthones. Il percorso culinario di Chef Andrea è stato arricchito da numerose collaborazioni con ristoranti lungo la riviera, inclusi prestigiosi nomi come Antica Romea & Voci del Mare. Durante circa due anni, ha avuto l’opportunità di lavorare presso questi ristoranti, guadagnando preziose competenze sia in sala che in cucina.

Nel 2009, accetta la sfida di gestire la cucina e gli acquisti di un noto ristorante a Milano Marittima, ZiTeresa.

Il vero momento di svolta arriva nel 2011, quando insieme a un gruppo di amici decide di aprire il suo ristorante nel centro di Ravenna. Da quel momento, Chef Andrea non è solo il cuoco straordinario del ristorante, ma anche il gestore a tempo pieno di un’attività in continua crescita. Un sogno che si è concretizzato grazie ai suoi sforzi e al sostegno dei clienti che apprezzano quotidianamente le sue creazioni culinarie.

Cosa ne pensano i clienti che hanno mangiato qui

Le recensioni dei clienti del Ristorante Pizzeria Al 45 parlano chiaro: è un luogo dove la qualità del cibo si fonde con un servizio impeccabile. Uno dei clienti ha elogiato l’ambiente bellissimo e l’atmosfera eccezionale creati dal personale attento e dall’ottimo cibo. La presentazione impeccabile dei piatti e l’attenzione al cliente hanno reso l’esperienza ancora più memorabile.

Un’altra recensione sottolinea il piacere di scoprire questo angolo nascosto” nel cuore di Ravenna, con un ambiente moderno e accogliente. I clienti sono rimasti colpiti dalla cucina, con piatti della tradizione emiliano romagnola come le celebri tagliatelle al ragù, e hanno elogiato anche la varietà di opzioni senza glutine disponibili.

Dove si trova il Ristorante Pizzeria Al 45

La posizione strategica di “Al 45” lo rende ancora più attraente per i visitatori. Situato in Via Paolo Costa 45, nel cuore di Ravenna, infatti, questo ristorante è a pochi passi da importanti attrazioni come il Battistero degli Ariani e la Basilica di San Giovanni Battista. Quindi, dopo aver esplorato le meraviglie culturali della città, puoi deliziare il tuo palato con le prelibatezze offerte da Chef Andrea e il suo team.

Leggi anche: “Gli 8 monumenti Unesco che raccontano la storia di Ravenna“.

Ha riaperto il ponte sul Lamone a Grattacoppa. Ecco le foto

In ritardo di oltre un anno. Investimento da 3 milioni di euro del Comune di Ravenna

Ha riaperto ieri, sabato 1 luglio, il ponte sul Lamone tra Torri di Mezzano e Savarna, nei pressi di Grattacoppa.

Si tratta di un’opera attesa dai residenti della zona da tempo, in ritardo di oltre un anno rispetto alle previsioni.

Il transito è infatti chiuso da marzo 2021: l’obiettivo era quello di abbattere il vecchio ponte e costruire quello nuovo entro un anno. Le difficoltà nel reperire materiali e problemi tecnici hanno causato l’enorme ritardo che nel frattempo ha fatto montare la rabbia dei residenti e le polemiche dell’opposizione in consiglio comunale.

Si tratta di un investimento molto importante del Comune di Ravenna, pari a quasi 3 milioni di euro.

 

Travolto da un furgone in via Trieste alle 4 di notte, muore un 39enne – FOTO

La vittima stava andando in bici a Marina di Ravenna insieme ad altre due persone

Un 39enne è morto poco prima dell’alba di oggi, domenica 2 luglio, investito da un furgone mentre si trovava in bici lungo via Trieste.

L’incidente è avvenuto poco dopo le 4 nel tratto della strada che va dal cavalcavia del polo chimico al mare.

La vittima – originario di Forlì ma residente nel Ravennate – stava andando in bici verso Marina di Ravenna insieme ad altre due persone.

I tre sono stati colpiti da un furgone che è sopraggiunto nella stessa direzione, guidato da un uomo che stava andando a riprendere alcuni ragazzi dopo la serata in discoteca.

Violento l’impatto, con il 39enne che è rimasto fin da subito incosciente, per poi morire poco dopo. Ferite di media gravità per gli altri due ciclisti.

Avevano comprato l’azienda agricola in novembre, le frane l’hanno devastata

La storia della Ca’ ad La’: persi oltre nove ettari di terreno. Dieci giorni senza luce e acqua hanno causato la morte di una ventina di maiali appena nati

«La terra è sempre pronta a muoversi e se un terreno è franato non ci rientri più». Claudia Buzzegoli, originaria di Firenze, è un’imprenditrice agricola di Brisighella e come tanti altri nella zona sta facendo i conti con le frane che le hanno portato via per sempre quasi un terzo della superficie dell’azienda Ca’ ad La’ gestita con il compagno Gionata Venzi.

Ca Ad La«La passione per questa attività è nata da noi, il mio compagno è romagnolo e ci piaceva questa azienda. L’abbiamo avuta in affitto per otto anni e, dopo tanti sacrifici, a novembre 2022 siamo riusciti a comprarla».

In tutto 30 ettari di terreno suddivisi tra seminativo, vigna e ulivi, circa 150 capi di suini di Mora romagnola e una sessantina tra capre e pecore: «Ancora non sappiamo come fare la conta dei danni, per adesso posso dire che abbiamo perso otto ettari di seminativo, un ettaro di vigneto, una ventina di alberi di ulivo e una ventina di maialini appena nati sono morti per il freddo».

È successo tutto il 17 maggio scorso e per dieci giorni l’azienda è rimasta senza luce e acqua. Mentre diverse città della Romagna erano allagate, qui il problema non era l’acqua, che addirittura mancava, ma le frane. «Diverse strade sono state inagibili fino a pochi giorni fa – ha spiegato la titolare dell’azienda –, adesso hanno riaperto ma con delle limitazioni a 35 quintali di massa complessiva per i veicoli e quindi passare con camion o trattori non è ancora possibile. Stiamo cercando una soluzione. In questi giorni siamo riusciti a ripartire con le macellazioni, per adesso cerchiamo di andare avanti con la vendita diretta e di trattare le viti che sono rimaste».

L’azienda agricola si occupa della lavorazione della carne e della vendita diretta ai mercati del contadino, ma anche del conferimento dell’uva per il vino e della produzione di olio. «Abbiamo una macelleria all’interno del mercato coperto di Forlì – ha continuato Buzzegoli – dove vendiamo i nostri prodotti, ma essendosi allagato abbiamo perso tutto anche lì. A Ravenna, invece, stiamo cercando di vendere tutto quello che riusciamo a produrre al mercato contadino di “Campagna Amica” in via Canalazzo».

In questo momento difficile, la solidarietà che è arrivata da parte di aziende, associazioni e clienti è stata tanta. «Coldiretti e l’Associazione regionale allevatori Emilia-Romagna (Araer) sono intervenute subito per aiutarci per quanto fosse possibile, sono stati numerosi anche i clienti che hanno chiamato per sapere come potessero dare il loro contributo. Il Consorzio di Parma è stato il primo che si è attivato per fornirci il mangime per gli animali, visto che la nostra azienda si trova tre chilometri sopra Brisighella e in quel momento si poteva scendere solo con un piccolo furgoncino».

Sono tante le aziende nella zona che si trovano nella stessa situazione. «Si brancola ancora nel buio, nessuno ci ha fatto sapere niente riguardo un eventuale risarcimento dei danni e le assicurazioni non coprono. Non penso si potrà tornare alla normalità di prima, è inevitabile che la gestione dell’azienda cambierà. Se un terreno è franato, entrarci con un trattore è molto pericoloso e l’unica cosa che potremmo fare adesso è piantarci delle piante. A parte la morte dei maialini, l’allevamento non ha subìto danni e continueremo con questo settore forse anche più di prima».

A Faenza nasce una “nuova” società di calcio con oltre 500 tesserati

Sancita l’unione tra il Faventia e il Real. In arrivo anche la scuola femminile

Faventia Calcio2Luglio apre la nuova stagione calcistica faentina con una grande novità: l’unione tra il Faventia Calcio e il Real Faenza, che dà vita a un’unica società calcistica tra le più rappresentative del proprio territorio dal punto di vista numerico, con oltre 500 tesserati complessivi.

La nuova società, che continuerà a chiamarsi Faventia, punta a far crescere i propri giovani giocatori accompagnandoli alle categorie superiori. Grazie a questa unificazione infatti, in attesa di conoscere la categoria in cui militerà il prossimo anno, oltre ad avere una prima squadra di calcio a 11 proseguirà anche il progetto legato al calcio a 5 giovanile.

Non solo: la prossima stagione aprirà anche le porte al progetto di una nuova scuola di calcio femminile, la prima in assoluto del territorio.

Il “nuovo” Faventia Calcio conterà un totale di 4 campi da gioco nella città: un impianto in erba sintetica sito nel complesso degli ex Salesiani, che verrà completamente rinnovato dopo i danni causati dall’alluvione entro l’inizio della prossima stagione calcistica, e i 3 campi in erba naturale della Graziola – anche questi destinati a importanti lavori di riqualificazione che inizieranno a breve.

L’avventura del Faventia parte con un nuovo logo e sarà presto online con un portale pensato per offrire alle famiglie una modalità semplice e veloce per rimanere informati su tutte le novità, effettuare iscrizioni, inviare certificati, acquistare abbigliamento, merchandising e molto altro.

Il Faventia Calcio nasce nel 1998 come squadra di Calcio a 5, giunta fino al campionato nazionale di Serie B. La società si è sviluppata negli anni anche come scuola di Calcio a 11, organizzando un importante progetto di settore giovanile. Il numero dei suoi tesserati è passato da 34 nel 2018 a 323 nel 2023.

Il Real Faenza prende vita nel 2017 raccogliendo in eredità lo staff e i tesserati della Dinamo Calcio, società degli anni ‘60 tra le più storiche del territorio. Con il suo calcio giovanile e dilettantistico, il Real Faenza è ripartito dalla Terza Categoria, disputando la stagione scorsa gli spareggi per salire in Prima.

Gambe contro briciole: le stranezze del parlato dialettale ravennate

Tin Bota Te BotaDi recente ho letto su queste pagine un Bombolone che dopo la visita di Ursula von der Leyen sviscerava giustamente le differenze territoriali secondo le quali, di luogo in luogo, è più corretto dire tin bota o te bota. È bello sapere che questo dibattito esista anche al di fuori della mia mente di expat, di cesenate trapiantato a Ravenna che passa una parte vergognosa del suo tempo libero ad annotare differenze linguistiche tra la sua terra d’origine e la sua terra d’adozione.

In ogni caso un approfondimento sulle peculiarità linguistiche del ravennate, così come registrate da un foresto, era da tempo nei progetti di questa rubrica, e questo mese ci tocca. La principale differenza tra il dialetto romagnolo parlato a Ravenna e il dialetto romagnolo parlato a Cesena è che a Ravenna ogni parola ha dodici o tredici vocali in meno. Prendiamo ad esempio il pane, la principale misura della civiltà n dai tempi dei Promessi Sposi e forse da ancor prima. Il pane, quello che voi chiamate E PÉ, noi cesenati lo chiamiamo E POAÈIN. Mettiamo di andarlo a comprare con il cane, che i ravennati chiamano e ché e i cesenati chiamano e caein. Va detto che a Ravenna si fa prima. A Ravenna è relativamente facile dire a un tuo familiare che porti il cane a fare una passeggiata e ti fermi a comprare il pane, mentre nella mia città di origine se dici “a port fora e caein e a vag a to e poaein” potresti rimanere per sempre intrappolato nella modulazione delle vocali di uno dei due complementi oggetti. Mettiamo che il forno sia a Marina, che un ravennate chiama marèna, e per un ravennate si tratta di un luogo preciso e specifico compreso tra la rotonda della Colonia e la riva sud del canale Corsini, mentre per un cesenate è una parola che si pronuncia più “maraoeoaeoina” e identifica più o meno l’intera costa adriatica e forse anche le altre. Ok, sto divagando. Poi insomma bisogna superare l’impasse e non indulgere troppo nel campanilismo, e quindi a un certo punto sei davvero entrato dal fornaio, con o senza cane.

Dal fornaio succede una cosa stranissima, perché c’è tutta una serie di prodotti che potete comprare e che a Cesena hanno tutti nomi diversi – c’è la pagnotta dolce stesa, c’è la pizza, ci sono le pizzette, c’è la spianata. A Ravenna queste cose per qualche motivo si chiamano tutte “pizza”. Tu sei lì a fare la la cercando di succhiare conoscenza dalla persona che sta ordinando, e a un certo punto inizi a sentirti un corpo estraneo all’interno di un agglomerato sociale con fortissime leggi interne, fondamentalmente incomunicabili all’esterno di quel corpo tribale, come in un mondo movie o uno Scorsese d’annata. Mi dai quel pezzo di pizza e poi se non ti scoccia ti prendo un altro pezzo di pizza, ce l’hai la pizza con l’olio? Quanto la fai la pizza dolce?

Ok, intendo, sì, nella vita i problemi sono anche altri. Però, come dire, uno va ad abitare in Croazia e si aspetta che nelle prime settimane ci possa essere qualche problema a capire e a farsi capire, una cosa che quando ti trasferisci dalla Romagna alla Romagna fa un po’ di effetto perché, insomma, ovvi motivi.

Le mie prime frequentazioni ravennati mi hanno abituato all’idea che il ravennate pronunci la parola “diverso” in modo divérso dal modo in cui la pronunciano il resto degli italiani, e che questo valga altresì come regola generale per la lettera “e” accentata, quindi ad esempio cérto e la mérda e quel modo divertentissimo che avete di pronunciare la parola “förbici” con l’umlaut. Più difficile accettare che i ravennati siano l’unica popolazione in questo paese a pronunciare “presèpe” con la E aperta, ma probabilmente lo fate solo per prendere in giro i cesenati che osano avventurarsi nella bassa in periodo natalizio, e quindi no problem.

No problem nemmeno per il fatto che  voi chiamate becacino una cosa che noi chiamiamo marafone perché in fondo una volta che ti siedi al tavolo non è così importante come lo chiami (approfitto qui per dire che da quando mi sono trasferito in questa città non ho una compagnia per giocare a marafone o becacino che dir si voglia).

Imparare il dialetto è stato più difficile, perché una conversazione in dialetto romagnolo tra un cesenate e un ravennate sembra una conversazione in lingue indoeuropee tra un portoghese e un tedesco e quando indulgo nell’ascolto della vostra lingua natia a volte sento il petto squarciato dagli stessi tagli brutali che vengono dati alle ultime sillabe de pé e de ché e po andé a fe i pasadé cun e bröd, e ci ho messo un’eternità a capire che voi parlate di briciole nel contesto in cui noi parliamo di gambe (cioè dite che ugné brisul quando noi diciamo ugné gamba, per rafforzare l’assenza di una certa cosa) senza contare questa idea balorda (nata credo nel contesto della trafila garibaldina o durante la Resistenza, in un periodo cioè nel quale sgamare i forestieri con certi trucchi linguistici era molto importante) che un vero ravennate entra in gelateria a prendere un gelati o du gelato.

Ma la cosa a cui da fuori non mi abituerò mai e poi mai è in realtà una consuetudine della lingua italiana parlata dai ravennati e che ci riporta dentro al negozio del fornaio, quando il ravennate modello ha comprato tutto il e la pizza e la pizza e le pizze che gli servivano, e il fornaio fa la domanda di rito: «Altro?». E il ravennate risponde «altro», e a Ravenna quando dici «altro» significa che non vuoi più niente. Decenni di acquisti in città non sono serviti ad abituarmi: resto mesmerizzato ogni volta che lo sento dire.

(vi lascio a meditare con una cosa incredibile ma sotto gli occhi e gli orecchi di tutti, che personalmente ho scoperto solo dopo aver passato i quarant’anni: avete mai notato che nel dialetto romagnolo non esiste la doppia consonante? Anche Ursula ha imparato che “botta” si traduce “bota”, ma in generale anche la cassetta diventa la caseta. Propongo un piccolo concorso: se qualcuno invia alla redazione – redazione@ravennaedintorni.it – una parola pronunciata anche in dialetto romagnolo con la doppia consonante vince una pizza, offerta da me, al fornaio sotto casa mia. Scelgo io quale pizza. Altro.)

Francesco Farabegoli, cesenate trapiantato a Ravenna, scrive o ha scritto su riviste culturali come Vice, Rumore, Esquire, Prismo, Il tascabile, Not

Dopo Dante, anche il Don Chisciotte rivive con il Teatro delle Albe (e i cittadini)

Dal 5 al 16 luglio a Palazzo Malagola la prima anta di un nuovo progetto triennale

Don Chisciotte Ad Ardere “opera in fieri 2023” è il titolo del nuovo progetto ideato e diretto da Ermanna Montanari e Marco Martinelli, fondatori e direzione artistica del Teatro delle Albe, che andrà in scena a Palazzo Malagola, nell’ambito di Ravenna Festival, dal 5 al 16 luglio (ore 20), coproduzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Ravenna Festival e Teatro Alighieri.

Come suggerisce il titolo, si tratta della prima anta di un progetto triennale (2023-2025) che i due direttori artistici de Le Albe dedicano all’opera-mondo di Cervantes, con la partecipazione spontanea dei cittadini alla produzione dello spettacolo.

«Siamo partiti – spiegano Montanari e Martinelli – da un suggerimento che Don Chisciotte dà al suo fedele Sancio: “Devi tener presente, sempre dinanzi agli occhi, quello che sei, cercando di conoscere te stesso, che è la conoscenza più difficile che si possa immaginare”. In questa frase, come in una gemma, il senso del romanzo come viaggio iniziatico a cui gli spettatori-erranti vengono invitati: attraverseranno i luoghi di Palazzo Malagola, scenderanno nelle “stanze” interne del proprio inconscio. Il cammino li condurrà nel giardino adiacente, sede della locanda a cui approda Don Chisciotte, e dove avranno inizio le sue grottesche vicende».

«L’hidalgo spagnolo – proseguono i due direttori artistici – simbolo irriducibile di sognatore che non si rassegna alle ingiustizie di un mondo retto sull’ipocrisia e il sopruso, continua ad “ardere”, pur se da tutti considerato folle, patetico, ridicolo come gli attori che tentano di rappresentare le sue avventure, anch’essi goffi e stonati. Man mano che l’opera procede, il solitario cavaliere e chi lo accompagna, appariranno più saggi di quella maggioranza che li contrasta e che pretende di avere il monopolio della ragione».

Tale creazione inaugura il Cantiere Malagola, che raccoglie l’eredità del Cantiere Dante che dal 2017 al 2022 ha coinvolto migliaia di cittadini nella messa in scena delle cantiche della Divina Commedia.

Lo spettacolo si sviluppa negli spazi dell’omonimo Palazzo Malgola, in via di Roma 118, sede del Centro di ricerca vocale e sonora fondato e diretto proprio da Montanari insieme a Enrico Pitozzi. Questo nuovo percorso drammaturgico, vocale e sonoro, vedrà, oltre ai cittadini e alle cittadine che hanno risposto alla Chiamata Pubblica, gli attori delle Albe insieme a Martinelli e Montanari.

In scena ci saranno Alessandro Argnani, Luca Fagioli, Roberto Magnani, Laura Redaelli, Marco Saccomandi.
Guide saranno Cinzia Baccinelli, Alice Billò, Vittoria Nicita, Marco Saccomandi, Marco Sciotto e Anna-Lou Toudjian.
Le musiche sono state composte e saranno eseguite dal gruppo Leda. Sound design Marco Olivieri, disegno dal vivo Stefano Ricci, spazio scenico Ludovica Diomedi, Elisa Gelmi, Matilde Grossi; costumi Federica Famà, Flavia Ruggeri; disegno luci Luca Pagliano, Marcello Maggiori; direzione tecnica Luca Pagliano, Alessandro Pippo Bonoli e Luca Fagioli.

Lo scrittore Eraldo Baldini contro il Parco Marittimo: «Rinuncio al pranzo al mare»

Continua a far discutere l’eliminazione dei parcheggi a Marina e Punta: «Il mio bagno prima era pieni, ora apparecchiano 3 o 4 tavoli…»

Stradello Marina Di RavennaContinua a far discutere il progetto del Parco Marittimo, la riqualificazione degli stradelli retrodunali che a partire da questa stagione ha di fatto eliminato la possibilità di parcheggiare direttamente in spiaggia a Marina di Ravenna e Punta Marina.

A intervenire sul tema, sui social, ora è anche Eraldo Baldini, scrittore ravennate di fama nazionale, che sottolinea un aspetto da noi affrontato anche in un recente editoriale: il rischio per i bagnini di poter perdere la clientela della pausa pranzo o quella comunque “mordi e fuggi”.

Baldini – sottolineando come da anni non frequenti comunque più la spiaggia abitualmente – racconta di aver desistito dal tornare nel proprio stabilimento balneare preferito, «tra Marina di Ravenna e Punta Marina, in zona Rivaverde, a cui sono fedele da decenni», per una pausa pranzo o una capatina verso il tramonto. «Anche ultimamente ci ho provato, ma ormai è davvero difficile, a meno di non avere un colpo di fortuna. Perché non si trova dove lasciare l’auto, dopo la sistemazione del “parco marittimo”. Si può lasciarla nel parcheggio grande prima del litorale, aspettare il bus navetto sperando che a bordo ci sia posto, ma servono tempi lunghi e sbattimenti che rendono la cosa non più un piacere ma un impegno, soprattutto per un anziano quale ormai io sono. Peccato».

Cercando di smorzare le polemiche, Baldini continua: «Se ciò che è stato fatto sul nostro litorale è per il bene comune, posso rinunciare tranquillamente anche a questa cosa, senza alcuna rivendicazione. Del resto non solo il solo: i gestori di quel bagno, a cui ho parlato, mi dicono che se fino ad anno scorso a pranzo erano pieni, magari di persone che facevano una capatina come me, adesso non apparecchiano più di 3 o 4 tavoli. Forse perché è un bagno con una clientela non particolarmente giovane».

«Il piatto di pasta o l’insalatona li mangio a casa – termina Baldini -, e in quello che era un mio “posto del cuore” rinuncio ad andarci. Vivrò lo stesso. Però, lo confesso, un po’ mi dispiace. Anzi, mi dispiace molto. Ma tant’è».

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