Il cambio di sistema era previsto dal 29 maggio ma Hera è impegnata con la pulizia delle zone alluvionate
Una strada di Faenza piena di rifuti da alluvione
La maggior parte di uomini e mezzi di Hera è impegnata nella pulizia e sgombero delle zone alluvionate in provincia di Ravenna e questo non consente l’avvio del nuovo servizio di raccolta differenziata di rifiuti porta a porta per ottomila utenze in centro a Ravenna anche se non colpito dagli allagamenti. Il passaggio al nuovo sistema slitta dal 29 maggio a data da definirsi, presumibilmente dopo l’estate.
La nuova data di avvio della riorganizzazione dei servizi ambientali, che abbina porta a porta misto ai cassonetti intelligenti a seconda della zona interessata, sarà comunicata non appena ci saranno le condizioni per poter partire con la riorganizzazione di un’area così delicata e complessa come quella del centro storico, al quale si vuole prestare la massima attenzione.
Per eventuali richieste specifiche o per chiarimenti sull’avvio dei nuovi servizi è possibile mandare una mail all’indirizzo dedicato differenziataravenna2021@gruppohera.it, contattare telefonicamente il Servizio Clienti Hera all’ 800.999.500 (per le famiglie) o 800.999700 (per le attività) dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 22 e il sabato dalle 8 alle 18 (numeri verdi gratuiti).
Sulla piattaforma GoFundMe Chiara Galliani ha lanciato una campagna, in seguito all’alluvione in Emilia Romagna, per l’acquisto di un’auto speciale, che ha superato i 5mila euro in poche ore.
Chiara abita a Conselice ed è la mamma di Emma, una bimba di undici anni disabile gravissima che vive attaccata al respiratore perché affetta da malattia muscolare.
«La nostra macchina adibita al trasporto disabili – scrive Chiara – è andata distrutta. Non mi interessa tanto delle altre cose che abbiamo perso, ma una nuova automobile mi permetterebbe di portare fuori Emma per delle passeggiate e accedere agli ospedali per i controlli, che sono tanti con una malattia tanto terribile».
Il rientro a scuola, nei comuni maggiormente colpiti dall’alluvione, ha avuto sicuramente un sapore surreale. E sono le scuole le prime ad adattarsi a quanto successo.
Ai licei Torricelli-Ballardini di Faenza, per esempio, sono finite in anticipo le verifiche e le interrogazioni. Lo scrive in una circolare la dirigente, Paola Falconi, sulla base delle decisioni del collegio docenti, «salvo per chi chieda espressamente di poter recuperare insufficienze».
Non saranno assegnati neppure compiti a casa e le assenze non saranno conteggiate ai fini della validità dell’anno scolastico, per chi dovesse dimostrare di avere problemi a raggiungere gli istituti. Anno scolastico che resterà comunque valido «anche se le cause di forza maggiore hanno comportato la discesa del totale al disotto dei 200 giorni».
Al “Torricelli-Ballardini” «ciascun docente si impegnerà a garantire una didattica personalizzata per rispondere ai bisogni degli studenti e delle studentesse che emergeranno in questi ultimi giorni di scuola».
Ravenna è la provincia con più morti (otto) per il maltempo di maggio: a Russi, Castel Bolognese, Sant’Agata, Faenza e Lugo. Sono tutte persone anziane, quasi tutte sorprese dall’acqua nelle proprie case. Indagini per disastro colposo
L’alluvione di Faenza. Il crollo delle mura del cimitero
In totale sono otto i morti identificati in provincia di Ravenna a causa di esondazioni di fiumi e alluvioni nel mese di maggio. Una vittima con il maltempo del 2-3 maggio e sette nella seconda ondata più violenta del 15-17 maggio. Per ognuno di loro – come riportano i quotidiani locali Corriere Romagna e Resto del Carlino che nei giorni scorsi hanno dato notizia dei singoli casi anticipando anche le comunicazioni ufficiali della prefettura – la procura ha aperto un fascicolo conoscitivo. Affianco c’è un altro fascicolo d’indagine per disastro colposo.
Secondo la stampa locale ravennate dovrebbero essere in realtà 9 perché tra le vittime va inserito un 70enne di origini magrebine deceduto a Lugo. La prefettura non conferma la circostanza ma in procura esiste un fascicolo conoscitivo anche per questo decesso.
Se si tiene conto degli altri morti nel resto della Regione Emilia Romagna, il conto ufficiale arriva a 17 (due in provincia di Bologna, tre a Forlì e quattro a Cesena).
Le 8 vittime delle alluvioni in provincia di Ravenna
Il primo a perdere la vita in provincia di Ravenna, il 2 maggio, è stato Remo Bianconcini, 86enne di Castel Bolognese. Le circostanze della morte non sono ancora state chiarite: si sa che l’anziano è stato travolto dall’acqua del fiume Senio mentre in bicicletta percorreva via Biancanigo che era stata chiusa al transito in via precauzionale. Il figlio ha assicurato che l’uomo non aveva un cane da recuperare e non aveva orti da controllare, come era stato ipotizzato in un primo momento.
Giordano Feletti, pensionato di 79 anni, è stato travolto dall’acqua nella notte tra il 16 e il 17 maggio nella sua abitazione in via Della Valle a Faenza dove abitava da solo. Il corpo è stato ritrovato solo tre giorni dopo. I vicini ricordano di averlo visto fuori di casa per aiutare altri e poi ne hanno perso le tracce.
La morte di Giamberto Pavani, 75enne originario di Ferrara e residente a Castel Bolognese, invece è avvenuta mentre era al telefono con una conoscente. L’uomo non aveva voluto abbandonare l’abitazione in via Marzari e non si è salvato dalle acque.
Una coppia di coniugi è morta a Chiesuola di Russi: Dorotea Dalle Fabbriche (71) e Delio Foschini (73). Li hanno trovati in casa, schiacciati sotto a un frigorifero, non si sa se travolti mentre cercavano di metterlo in sicurezza o folgorati da un corto circuito per l’acqua che aveva cominciato a entrare. I funerali della coppia sono stati già celebrati a San Pancrazio alla presenza della ministra Anna Maria Bernini.
Sant’Agata sul Santerno, paese di 2.500 abitanti, è stato devastato dall’ondata del fiume e piange due vittime. Giovanni Sella, un 89enne allettato: all’arrivo dell’acqua la moglie ha cercato di aiutarlo a salire al piano superiore ma non ci è riuscita e ha chiamato i soccorsi che purtroppo hanno potuto portare via solo lei e constatare il decesso del marito.
L’altra vittima santagatese è Neride Pollini di 92 anni. Aveva problemi di salute e viveva a un piano terra.
L’ultima vittima recuperata è un uomo di 68 anni, Fiorenzo Sangiorgi, che abitava a Fusignano. Il corpo è stato trovato il 23 maggio a Belricetto, frazione di Lugo: risultava disperso dal 17 maggio.
Le 7 vittime delle alluvioni in provincia di Forlì-Cesena
A Forlì sono morti Vittorio Tozzi di 75 anni, Franco Prati (64) e la moglie Adriana Mazzoli (53). Vittorio era nella sua casa, era sceso in cantina per salvare i suoi coniglietti. Anche Franco i due coniugi sono morti in casa. Il corpo di Palma Maraldi è stato trascinato per chilometri fino alla spiaggia di Cesenatico. Quello del marito, Sauro Manuzzi, 70 anni, era invece vicino all’azienda agricola che gestivano insieme producendo erbe aromatiche e spezie a Ronta, frazione di Cesena. A dare l’allarme è stata la figlia 33enne dal secondo piano dell’abitazione di famiglia quando non ha visto tornare i genitori che erano andati a controllare l’azienda. Un ultrasessantenne è stato colpito da un costone franato da una collina allentata dal maltempo: Riccardo Soldati era nel giardino della sua casa a Casale di Calisese tra Cesena e Montiano. Si conta poi la morte di uomo, non vittima diretta dell’alluvione, ma deceduto per un malore nella zona del Ponte Vecchio assediata dall’acqua.
Le 2 vittime delle alluvioni in provincia di Bologna
A San Lazzaro di Savena alle porte di Bologna, nella seconda ondata di maltempo è morto annegato un 44enne: Fabio Scheda stava tentando di installare una pompa sommersa per svuotare dall’acqua il garage allagato. Mentre lo faceva è caduto in un pozzo. Nella prima alluvione un altro morto: Enrico Rivola aveva 78 anni ed è stato trovato morto sotto le macerie della sua abitazione a Fontanelice, crollata per una frana.
Flashmob all’insegna della musica a Ravenna, Cervia, Faenza, in spiaggia…
Tutti in piazza nelle principali città romagnole domenica 28 maggio in tarda mattinata per cantare insieme Romagna mia e promuovere le raccolte fondi nei singoli territori comunali.
Questa è l’idea partita dal basso attraverso l’associazione Rumours For Children alla quale hanno già aderito Ravenna, Cervia e Faenza.
Nella città manfreda l’appuntamento, coordinato dal Mei è alle 11.30 in piazza del Popolo con la “rockstar” del liscio Roberta Cappelletti e il duo indie del folklore Emisurela insieme a Max Monti che sta lavorando a un arrangiamento in versione Generazione Z di Romagna Mia convolgendo giovani artisti, band e dj.
A Ravenna, in Piazza del Popolo, sono attese per le 11,30 la figlia Riccarda e le nipoti Lisa e Letizia di Secondo Casadei, compositore dell’inno Romagna Mia.
Tra le adesioni, anche quelle di molti bagnini della costa romagnola, che attorno a mezzogiorno faranno partire “Romagna Mia” in spiaggia in segno di vicinanza.
«Lo scopo del flashmob, oltre alla raccolta fondi, è quello di cercare di superare questa terribile calamità ribadendo l’importanza che la comunità e i suoi valori hanno in Romagna», afferma Paolo Bravura, ideatore dell’iniziativa. «Storicamente – continua – abbiamo superato le peggiori catastrofi sempre abbracciandoci e cantando».
L’autore è Marco Parollo, fotografo ravennate classe 1978, attivo in particolare nel mondo dello spettacolo e dell’arte, che ha deciso di dedicare queste drammatiche giornate a documentare i disastri provocati dall’alluvione, dal Ravennate al Faentino e al Lughese.
«Ho montato la sequenza – ci dice – pensandola come una specie di funerale dei beni materiali. Il soggetto delle foto è Il fiume che entra nelle nostre vite, ci strappa tutto quello che trova, lo digerisce e lo risputa fuori lasciandolo senza più colori. Non ci resta che buttare tutto e si rimane, nel migliore dei casi, con un vuoto da riempire».
Acqua dolce al posto della salata sugli 827 ettari e nei bacini proliferano le zanzare
L’alluvione mette a rischio anche il pregiato sale di Cervia. Inondati dal Savio tutti gli 827 ettari di superficie delle saline. Solitamente c’è solo acqua salata e invece ora non è più così come dimostra la presenza massiccia di zanzare. I cumuli di riserve si stanno sciogliendo e la raccolta 2023 potrebbe non andare a buon ne.
La salina di Cervia, come riporta l’agenzia di stampa Agi, è grande un terzo dell’intera estensione del comune di Cervia ed è compostata da oltre 50 bacini, circondati da un canale di oltre 14 chilometri, che consente all’acqua del mare Adriatico di entrare ed uscire. La raccolta avviene con 20 i dipendenti, più altrettanti stagionali. La produzione, due milioni di pezzi marchiati sale dolce venduti all’anno in 34 Paesi del mondo. È stata definita riserva naturale di popolamento animale con un Decreto ministeriale del 1979, le Terme di Cervia ne utilizzano tuttora l’acqua salata per la cura di malattie articolari e respiratorie. Le saline sono servite anche come “vasca di espansione” naturale, permettendo quindi a una grande quantità di acqua di non riversarsi direttamente sulla parte costiera della città. Nato vent’anni fa, il Parco della Salina è una società pubblica di diritto privato che ha un unico socio privato: le Terme di Cervia. Gli altri soci sono pubblici per il 92%. Tra essi, a maggioranza, spicca il Comune di Cervia.
Von der Leyen ai romagnoli: «Tin bota, l’Europa è con voi»
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ieri (25 maggio) in Emilia-Romagna per visionare di persona i territori colpiti duramente dall’alluvione.
Entrambe, insieme al presidente della Regione, Stefano Bonaccini, hanno sorvolato in elicottero l’intera area colpita: il ravennate, la provincia di Forlì-Cesena, la fascia collinare fino al bolognese, con le tantissime frane causate dagli smottamenti e dalla pioggia.
Con loro il capo dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio.
Successivamente, Von der Leyen, Bonaccini, Curcio e il ministro Fitto hanno raggiunto Cesena per un sopralluogo nell’area colpita dalle esondazioni del fiume Savio insieme al sindaco Enzo Lattuca. La presidente Meloni era rientrata a Roma per il Consiglio dei ministri dedicato a ulteriori misure sull’emergenza alluvione.
Infine, l’ultima tappa in piazza del Popolo, con il saluto alle forze dell’ordine, ai volontari e agli operatori che in questi giorni hanno lavorato senza sosta nelle operazioni di salvataggio e assistenza alla popolazione. Presenti anche i sindaci di Forlì, Gian Luca Zattini, e i primi cittadini dei comuni della provincia di Forlì-Cesena.
«Vedere queste cicatrici spezza davvero il cuore – ha detto la presidente della Commissione Ue-. Saremo al vostro fianco. È urgente far partire il Fondo di solidarietà: ci sarà un primo pagamento poi la stima dei danni per avere un’idea più chiara del contributo e vedere cos’è possibile fare da parte della Ue. Questo succederà nei prossimi tre mesi, poi vedremo».
E poi, per dare il proprio incoraggiamento alla regione colpita dall’alluvione, ha detto in dialetto emiliano-romagnolo: «Tin bota’, l’Europa è con voi».
«Ringrazio la presidente Meloni per la seconda visita in pochi giorni in Emilia-Romagna – ha detto il presidente Bonaccini – insieme stiamo lavorando molto bene. E sono molto soddisfatto delle rassicurazioni della presidente Von Der Leyen sulla vicinanza alla nostra regione da parte dell’Europa e l’attivazione di risorse e del Fondo di solidarietà europeo: la sua presenza qui oggi è un altro segnale importante per l’Emilia-Romagna, le comunità e le persone colpite da questa tremenda alluvione. Insieme, lo ribadisco, ci rialzeremo».
Due imprenditori raccontano la sinergia con cui stanno portando avanti l’impresa di asciugare le campagne ed evitare allagamenti in paese
Nella zona di Alfonsine le operazioni per la rimozione dell’acqua dalle alluvioni sono portate avanti da alcuni agricoltori del luogo che hanno messo a disposizione 50 trattori e una ventina di pompe per lavorare in sinergia con il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale. «Ci aiutano e insieme si decide dove mandare più o meno acqua – affermano gli imprenditori agricoli Mirco Quattrini e Massimo Missiroli –. Stavolta l’abbiamo capito tutti che i consorzi sul territorio sono una presenza fondamentale».
Quattrini non ha dubbi: «I danni ce li siamo tenuti nelle campagne, ci siamo messi a disposizione noi e i nostri mezzi, sacrificato i nostri campi per salvare i cittadini di Alfonsine». Il 36enne è titolare di un’azienda agricola di circa 250 ettari (pomodoro da industria, bietole, cereali, vigneti) che per oltre il 50 percento è andata sott’acqua. Il collega Missiroli non ha avuto danni dall’alluvione: i due dall’inizio delle allerte hanno tenuto monitorata la situazione dei canali, in sinergia con il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale e sotto le sue direttive.
Gli agricoltori conoscono bene il territorio e la rete degli scoli: «Insieme al Consorzio abbiamo messo in piedi una squadra operativa di agricoltori, trattori, bracci telescopici, idrovore, lungo il circondario alfonsinese per gestire l’acqua e contenere i danni. Abbiamo tentato tutte le strade possibili per portare l’acqua verso il mare. Pompiamo acqua dai terreni e la trasferiamo nel Canale dei Molini, che si utilizza in genere per l’irrigazione, che è libero e non toccato da acque particolarmente violente. Le idrovore sono arrivate anche dai nostri amici e colleghi ferraresi, da Longastrino, Anita, Comacchio: le chiamano “frati” e le usano per irrigare».
Strategico in questo momento, 25 maggio, è il Canale dei Molini: viene presa dal piano di campagna l’acqua straripata dal Santerno lato destro che scende per le campagne e ha esondato i canali di bonifica e viene traferita nel Canale dei Molini. Da qui va direttamente nel Destra Reno, più a valle del punto critico dell’idrovoro Tratturo. I mezzi per pompare l’acqua sono stati collocati in un punto strategico a circa un km in linea d’aria dalla cassa di espansione di Alfonsine: «Se l’acqua fosse arrivata lì sarebbe risalita su per le fognature e il centro di Alfonsine avrebbe potuto essere pesantemente compromesso: capito il problema è partito il contenimento e il reindirizzamento verso i canali», spiegano Quattrini e Missiroli.
Occorre verificare l’effettivo passaggio di proprietà e conservare scontrini e fatture per eventuali indennizzi
Sant’Agata sul Santerno dopo l’alluvione causata dal fiume (foto dalla pagina Facebook Emilia-Romagna Meteo)
L’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, insieme a Confcommercio, Confesercenti, Cna e Confartigianato, invita i cittadini che abbiano avuto danni ai propri veicoli, ad affidarsi esclusivamente a operatori autorizzati e a diffidare degli abusivi.
Auto, moto, furgoni, camper, sono beni mobili registrati, e la responsabilità (non solo quella relativa alla loro circolazione, ma anche quella per la loro demolizione e corretto smaltimento come rifiuto una volta fuori uso) rimane in carico all’intestatario.
È quindi necessario – prima di affidare il proprio mezzo a un demolitore, un concessionario o a un compratore – verificarne la regolarità, al limite anche contattando in caso di dubbio le Associazioni di categoria presenti sul territorio, e richiedere immediatamente di effettuare il necessario passaggio di proprietà.
I danni da evento alluvionale sono molto gravi, soprattutto relativamente all’elettronica avanzata presente nei veicoli più moderni, dove è spesso impossibile verificare che l’umidità non sia penetrata nei cablaggi elettrici e nelle centraline sigillate. Anche in questo caso, Unione dei Comuni e Associazioni di categoria invitano i cittadini ad affidarsi esclusivamente ad autoriparatori regolari, che sapranno verificare i mezzi e consigliare il meglio, e a diffidare di abusivi e meccanici improvvisati, anche perché ne va della sicurezza delle persone a bordo.
Come per qualsiasi altro danno subito, inoltre, si ricorda la necessità di richiedere e conservare ricevute fiscali, fatture e regolari certificati di rottamazione, per poter procedere successivamente alla richiesta dei ristori e dei rimborsi che saranno previsti da parte delle Istituzioni.
In caso di nuovi allagamenti occorre evacuare solo chi vive in edifici al piano terra
Il Comune di Ravenna aggiorna la mappa delle evacuazioni e dei rientri in abitazioni e attività.
La zona rossa definita con l’ordinanza del 21 maggio (delimitata dal perimetro fra via Romea nord, via Guiccioli, via Canalazzo, via Ferragù, via Sant’Egidio, A14dir, 309 dir più aree pertinenziali agli scoli Canala, Cupa e Drittolo tra statale 16 e Romea dir) diventa arancione dal 25 maggio. Rimane zona arancione l’area delimitata da fiume Ronco, statale 16 e A14, oltre gli abitati di Santerno e Piangipane.
In tutte queste zone è consentito quindi l’accesso alle abitazioni per le operazioni di pulizia laddove l’acqua si sia ritirata; qualora le abitazioni siano agibili e a più piani è consentito alle persone permanere all’interno delle stesse con l’ordine di portarsi ai piani alti qualora dovessero ripresentarsi nuovi allagamenti; le persone devono evacuare in caso di nuovo allagamento se l’edificio è a un solo piano. Nelle zone ancora allagate permane il divieto di ingresso.
Le parole con cui gli scrittori locali stanno affrontando l’emergenza
Casola Valsenio, in collina, è tra le realtà più colpite dalle frane e dal disastro del maltempo. Piccola località capace di costruirsi un’idendità culturale forte attorno a idee più che a monumenti di fama nazionale, come le erbe perdute o il festival estivo “Casola è una Favola” o ancora l’antica festa dei carri, paese natio di Alfredo Oriani e di Pittàno, oggi Casola è nota a un larghissimo pubblico soprattutto grazie a una voce che la racconta da anni, quella dello scrittore Cristiano Cavina. E ancora in questi giorni, usando i social, Cavina sta facendo un racconto di quanto è successo a Faenza tra le 4 e le 17.30 del 17 maggio destinato a diventare una testimonianza che rimarrà nel tempo. E ancora, Cavina nei giorni successivi all’alluvione racconta della sua scelta di non andare al Salone del Libro per presentare il volume in uscita per Bombiani proprio per essere a Casola a dare una mano “alla sua gente”. Una testimoninanza in presa diretta da non perdere, in attesa del suo prossimo libro.
Non solo Cristiano Cavina ha deciso di disertare il Salone di Torino per restare qui, a dare una mano. Matteo Cavezzali, scrittore e direttore dello ScrittuRa Festival (vedi articolo accanto), pur vivendo a Ravenna ha deciso di andare armato di badile a Faenza. Il suo, a differenza di quello di Cavina, è lo sguardo di chi arriva da fuori e racconta cosa vede avvicinandosi alla zona alluvionata. Anche lui descrive e racconta l’esperienza del volontario con parole d’autore (e anche immagini), a partire alla biblioteca Manfrediana, ma ci sono anche gli incontri con i residenti. «Un’anziana signora con i capelli bianchi raccolti sulla testa ci viene incontro, “questi sono per voi”. Ha novantadue anni, vive qui. Ci ha portato dei cioccolatini al rum con la carta rossa. Li scarta e ce li infila direttamente in bocca perché noi abbiamo le mani sporche di fango, in una sorta di comunione laica al gusto di cioccolato. Siamo nel fango da stamattina. A spalare e buttare via mobili marci». Questo l’incipit del suo racconto dal fango.
Maurizio Maggiani
Il grande autore Maurizio Maggiani, ligure che ha scelto da qualche tempo ormai di vivere in terra faentina, ha scritto e raccontato anch’egli in questi giorni, ricordando come questa sia stata una terra “inventata” che si è retta su un patto delicatissimo tra uomini e natura, un patto rotto dai primi negli ultimi 50 e 60 anni. E adesso? «Non potrà più essere come prima, serve un nuovo patto che potrà essere fatto solo dalle nuove generazioni», ha scritto. A Maggiani si deve anche l’improvvisa fama nazionale dell’espressione tutta romagnola «Ci andiamo su dietro» a esprimere una capacità di adattamento e perseveranza che non lascia spazio a vittimismi.
Lo scrittore ravennate Eraldo Baldini, che da una vita racconta questo angolo di mondo con occhio da antropologo e da narratore, è stato tra i primi a sostenere la raccolta fondi per la casa editrice Il Ponte Vecchio di Cesena. Ecco il messaggio dello scrittore: «La sede, parte dei magazzini (migliaia di volumi) e degli strumenti di lavoro, i veicoli, sono andati perduti a seguito dell’inondazione. È a rischio la sopravvivenza di una realtà importante, un sicuro punto di riferimento culturale, che con la pubblicazione di decine di titoli all’anno, quasi tutti dedicati appunto alla Romagna, dà da oltre trent’anni voce e spazio alla ricerca, agli studi e alla scrittura sulla nostra terra (pubblica tra l’altro le riviste “Romagna arte e storia”, “Confini” eccetera)». Per questo è stata aperta una sottoscrizione (a cui si può partecipare anche con piccolissime cifre) con cui si intende aiutare la casa editrice a ripartire prontamente. Info sulla piattaforma Gofundme.