Primarie Pd, mozione Martina: «Ci rivolgiamo a chi non vuole né abiure né nostalgie»

Elisa Vardigli è capolista per l’ex ministro dell’Agricoltura, in corsa anche il segretario provinciale Barattoni

Elisa Vardigli Maurizio Martina

Elisa Vardigli con Maurizio Martina

La seconda candidatura per le primarie del Pd (in ordine di arrivo e anche di voti presi) è quella di Maurizio Martina (al 36,1 percento a livello nazione e al 32,77 percento ib nprovincia). Il suo slogan è “#fiancoafianco – Cambiare il Pd per cambiare l’Italia”. Ha risposto alle nostre domande Elisa Vardigli, capolista nel Ravennate, seguita dal segretario provinciale Alessandro Barattoni (in lista anche il senatore Stefano Collina).

Martina si presentò in tandem con Renzi all’ultimo congresso ed è stato ministro negli ultimi governi Pd, ossia è stato protagonista nella stagione in cui il Pd ha registrato la più pesante debacle elettorale della sua storia. Peraltro da segretario reggente non è stato particolarmente celere a convocare il congresso che alcuni chiedevano. Perché mai, avendo fatto parte del problema, adesso dovrebbe rappresentare una soluzione?
«Il congresso è arrivato con tempi lunghi in base ad una scelta condivisa praticamente all’unanimità in Assemblea Nazionale. Pensare di cavarsela con il semplice avvicendamento della classe dirigente è troppo semplicistico, dobbiamo avere le lenti giuste per leggere la società di oggi e provare a restare uniti per elaborare politiche che facciano sentire i cittadini protetti e fiduciosi nel futuro. Il problema della sinistra riformista è riuscire a sconfiggere i governi di destra che praticamente governano ovunque in Europa indicando nemici e alimentando paure».

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Cosa non vi convince nelle candidature di Zingaretti e Giachetti?
«Pur essendo entrambe candidature autorevoli vedo che Giachetti non è disposto a mettere in discussione nemmeno gli aspetti degli ultimi anni che evidentemente non hanno funzionato, alla luce del risultato delle Politiche. Dall’altro lato credo che Zingaretti sia stato troppo severo rispetto all’esperienze dei governi a guida Pd e mi chiedo come potrebbe conciliare il buono ma gravoso lavoro come presidente della Regione Lazio con l’eventuale incarico di segretario nazionale».

I renziani sono divisi tra Martina e Giachetti. Renzi stesso si dice sia più vicino a Giachetti. Qual è quindi il vostro elettorato di riferimento?
«Chiunque non sia interessato ad abiure o nostalgie ma voglia riprogettare e aprire il Pd. La mozione di Martina può essere utile a tenere insieme, in modo plurale e inclusivo, le energie positive per guidare con obiettività e concretezza la nostra comunità verso il futuro, con l’obiettivo di rappresentarne l’alternativa forte e nuova al Governo giallo-verde».

Che cosa si salva dell’esperienza di Renzi e cosa va drasticamente cambiato?
«Insieme a Martina rivendichiamo con forza le politiche riformiste e la stagione dei diritti civili avviate dagli esecutivi Pd pur comprendendo di aver governato in anni di crisi economica profonda e consapevoli che si poteva e doveva fare meglio rispetto alle politiche sociali e del lavoro. La ripresa economica è stata avvertita da pochi, le disuguaglianze non sono diminuite abbastanza e oggi non si sente in difficoltà solamente chi non lavora ma ci sono forti sofferenze legate al reddito anche fra lavoratori e pensionati».

Con la recente uscita del suo nuovo libro, Renzi sta dando una mano in vista del congresso o lo sta di fatto sottilmente boicottando?
«Renzi, come tanti altri, è una risorsa di questo partito, la nostra comunità politicasta portando avanti un dibattito che non dipende dalle azioni di un senatore».

Se la Lega è agli antipodi, è ancora possibile un dialogo con i 5 Stelle? Magari anche a livello locale?
«Dalle urne è uscito un governo gialloverde che in pochi mesi è diventato sempre più verde a causa di diverse promesse non mantenute. Questo perché su temi ambientali, della legalità e della giustizia per esempio hanno rinnegato la loro ragion d’essere. Il quadro politico locale è mutevole, non sappiamo ancora in quanti Comuni i 5 stelle si presenteranno alle elezioni. Noi siamo disponibili a instaurare un confronto aperto e sincero, senza pregiudizi con l’umiltà di chi vuole ricostruire un legame vero con tutti i cittadini che credono che un’Italia diversa da questa a trazione leghista sia possibile. L’elettorato dei 5 Stelle che riconosce ora in loro una forza sempre più lontano dagli ideali di centro sinistra, è rappresentato da persone che si aspettano anche da noi una proposta alternativa forte e vicina ai loro bisogni».

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