giovedì
24 Settembre 2026
Assistenza

La Pigna ha un progetto per aiutare i caregiver familiari

Sei i punti della proposta della lista di centrodestra: sportello informazioni, formazione, certificazione delle competenze, rete di servizi, contributi previdenziali, assistenza psicologica

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La lista civica di centrodestra Pigna, rappresentata da Veronica Verlicchi tra i banchi dell’opposizione in consiglio comunale a Ravenna, ha elaborato una sua proposta per strutturare una rete di sostegno per i cosiddetti caregiver, le persone che prestano assistenza volontaria e gratuita in modo continuativo a un familiare o un congiunto non autosufficiente o fragile.

Il progetto è stato elaborato da Emily Tassinari, 52enne fisioterapista domiciliare dell’Ausl Romagna che nel 2025 risultò la più votata della Pigna alle elezioni comunali (158 preferenze), e nella mattinata del 24 settembre è stato illustrato alla stampa.

Sono sei i punti della proposta della Pigna. In estrema sintesi: uno sportello informazioni, un percorso di formazione, una certificazione per spendere le competenze acquisite sul mercato del lavoro, una rete di servizi, il riconoscimento dei contributi previdenziali, assistenza psicologica per evitare sovraccarichi emotivi.

La premessa di partenza è che il caregiver familiare rappresenta oggi una componente essenziale dell’assistenza alle persone anziane, malate, con disabilità o non autosufficienti: genitori, figli, coniugi e familiari che, spesso improvvisamente e senza una preparazione specifica, si trovano a dover riorganizzare completamente la propria vita per garantire assistenza continuativa a una persona cara.

Lo sportello
Un punto di riferimento dedicato ai caregiver, con un orario di apertura ampio e continuativo, pensato per andare incontro alle esigenze di chi spesso deve conciliare l’assistenza con il lavoro e con la gestione della famiglia. L’ipotesi di partenza è quella di una fascia indicativa dalle 8 alle 20 con funzioni di informazione sui servizi.

Formazione
Il caregiver viene spesso chiamato a svolgere attività assistenziali e a gestire situazioni per le quali ha bisogno di essere adeguatamente preparato. Vengono ipotizzati percorsi formativi dedicati, articolati in moduli teorici e pratici, finalizzati a fornire conoscenze omogenee e a migliorare la sicurezza delle pratiche assistenziali. Una tutela per il caregiver, ma anche per la persona assistita.

Certificazione delle competenze
Una persona che ha assistito per lungo tempo un familiare può avere acquisito capacità, conoscenze e competenze molto significative. Da qui la proposta di approfondire la possibilità di percorsi formativi strutturati che possano portare anche a una certificazione delle competenze acquisite, spendibile successivamente nel mondo del lavoro.

Servizi in rete
Una rete territoriale di supporto al caregiver, che metta in collegamento servizi sanitari, servizi sociali, professionisti, associazioni e istituzioni per evitare la frammentazione delle informazioni e dei percorsi.

Contributi
Assistere una persona non autosufficiente può significare ridurre l’orario di lavoro, scegliere un part-time o, nei casi più impegnativi, abbandonare completamente la propria occupazione. Per questo il riconoscimento del caregiver deve essere accompagnato anche da una riflessione sulle tutele economiche e previdenziali, a partire dalla possibilità di riconoscere contributi figurativi per i periodi nei quali l’attività lavorativa viene sacrificata per assistere una persona non autosufficiente.

Supporto psicologico
Il carico continuativo, la responsabilità, la mancanza di tempo personale e l’isolamento possono incidere profondamente sulla qualità della vita del caregiver. Per questo la rete non deve occuparsi soltanto delle necessità della persona assistita, ma deve essere in grado di intercettare anche i segnali di difficoltà di chi la assiste.

La Pigna ha accompagnato la presentazione del progetto con alcune testimonianze di chi in prima persona è un caregiver. Dalle quattro testimonianze emergono questioni diverse, ma strettamente collegate tra loro: il costo dell’assistenza e delle strutture; la solitudine nella quale le famiglie vengono spesso lasciate; le difficoltà di accesso tempestivo a visite ed esami; la necessità di servizi di sollievo; le tutele previdenziali; il diritto del caregiver a curare la propria salute e, soprattutto, il diritto a continuare ad avere una propria vita.

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