“Il contagio”, racconto inedito di Matteo Cavezzali

Un racconto inedito dello scrittore ravennate Matteo Cavezzali

Longon CholeraA metà dell’800 un’epidemia decimò la popolazione di Soho, uno dei quartieri popolari di Londra. Moltissime persone morivano una dopo l’altra per il colera, un morbo che pareva impossibile da fermare. Gli inglesi conoscevano bene questa malattia perché in diverse ondate aveva causato a Londra la morte di oltre 14 mila persone.

In quegli anni tutti si interrogavano su una questione decisiva: come avviene il contagio? Come possiamo fermarlo? Nell’antichità si pensava che le epidemie fossero una vendetta di Dio e quindi l’unico modo per fermarla era fare penitenza e pregare. Dalla nascita della medicina moderna nel ‘600 però la percezione era cambiata grazie agli studi di un italiano: Girolamo Fracastoro, medico e filosofo di Verona. In De contagione et contagiosis morbis del 1546 Fracastoro aveva teorizzato l’esistenza di organismi invisibili a occhio nudo che passavano da una persona all’altra tramite l’aria o il contatto fisico. Le aveva chiamate “particelle”. Per comprendere quindi come si diffondevano le epidemie come il colera o la peste nera fu teorizzata l’esistenza dei “miasmi”. La malattia veniva diffusa dall’aria malsana (la “malaria” appunto) che esalava dai cadaveri degli appestati.

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Tra i vari medici accorsi a Londra per tentare di sedare la piaga c’era un dottore di York che si chiamava John Snow. Snow decise di studiare il fenomeno guardandolo da un punto di vista diverso. Prese una mappa della città ed iniziò a segnare tutti i contagi per creare una visione di come l’epidemia si stava allargando e comprenderne il motivo e l’epicentro. Osservando questi dati fu colpito da un dettaglio bizzarro. In mezzo a una zona “rossa” di Broad Street, altamente contaminata, c’era un gruppo di uomini completamente sani. In due settimane a Broad Street erano morte 127 persone. Praticamente tutti, tranne loro. Questi uomini avevano tra di loro una sola cosa in comune, lavoravano in una birreria. Questo dettaglio non tornava. Se la diffusione avveniva attraverso l’aria malsana come mai loro erano sopravvissuti in mezzo a tanti contagi? E se la malattia avesse percorso un’altra strada? Il medico li interrogò uno a uno. Voleva sapere dove abitavano, che abitudini avevano, cosa mangiavano, e improvvisamente ebbe un’intuizione. I lavoratori della birreria mangiavano solo al lavoro e accompagnavano tutti i pasti con la birra. E se fosse stata la birra a salvare loro la vita? Decise allora di segnare nella mappa dei contagi le fontane a cui le persone prendevano l’acqua e la fontana di Broad Street era il centro esatto dell’epidemia. A far ammalare le persone era l’acqua della fonte a cui tutto il quartiere beveva ogni giorno, tutti tranne i dipendenti della birreria. Come un giornalista d’inchiesta, Snow scoprì infine che la società idrica che si occupava di quell’area della città recuperava l’acqua sporca del Tamigi e la inseriva nella rete idraulica. Nel Tamigi finivano anche gli scarichi delle fogne. L’esito della sua inchiesta fu pubblicato nel 1854. Il medico presentò una domanda formale al governo cittadino per chiudere la fontana che stava avvelenando la popolazione. Dopo una lunga trattativa il governo acconsenti a far chiudere la fontana e il focolaio si estinse. L’ipotesi di Snow però non riscosse grande successo. Fu attaccato da molti membri della comunità medica e venne accusato di essere un ciarlatano. Il comitato scientifico di Londra si radunò e sentenziò che la causa del colera erano i miasmi e il calo dei casi non era in alcun modo legato alla chiusura della pompa. I suoi studi furono considerati carta straccia. Non solo la fontana fu riaperta, ma venne sostituita da una nuova che poteva pompare l’acqua ancora più velocemente. Ci vollero molti anni e molte altre morti prima che gli scettici si convincessero che Snow con quella sua bizzarra teoria della fontana aveva ragione.

Oggi i suoi studi sono alla base delle analisi sulla diffusione di un’epidemia, sull’utilizzo dei vaccini, e anche sul Coronavirus.

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