Il “one woman show” del Teatro En Vilo, da Madrid al Testori

A tu per tu con Andrea Jiménez, co-fondatrice della compagnia spagnola

Spagnola

Una commedia tragica, un canto ai perdenti, a quelli che non smettono mai di aspettare il loro momento. Un’unica attrice, una giovane donna oppressa dalla grandezza dei propri sogni e ambizioni, ossessionata dall’idea di successo, in perenne lotta tra il trionfo e la disfatta, tra il dover essere e la felicità vera. Attraverso questa implacabile critica di se stessa e del mondo che la circonda, rivive un pezzo della nostra storia più recente.
Questa è la presentazione ufficiale di Hoy puede ser mi gran noche, lo spettacolo teatrale portato sul palco del Teatro Testori di Forlì – in lingua originale, martedì 24 aprile – dalla compagnia madrilena Teatro En Vilo, a culmine di un’intera giornata di attività dedicate alla creatività e alla tecnologia, che il centro produttivo teatrale Elsinor ha organizzato per festeggiare l’avvenuta acquisizione, dopo anni di gestione del cartellone, del teatro forlivese come terza sede accreditata, dopo i teatri Fontana di Milano e Cantiere di Firenze. Elsinor intende continuare a ospitare iniziative proposte da altre realtà del territtorio ma punta molto sul respiro internazionale delle rappresentazioni, rapportandosi soprattutto con altri paesi d’Europa.

Quale miglior esempio di Teatro En Vilo: fondato nel 2012, il gruppo funziona come un collettivo itinerante che fa da piattaforma per collaborazioni artistiche internazionali ed interdisciplinari. La compagnia conta tra i suoi interpreti ed autori, tecnici e collaboratori donne e uomini di nazionalità spagnola, inglese, venezuelana, italiana, francese, malese… En Vilo è in stretto contatto col suo intorno sociale, politico e personale, e rinnova costantemente il suo linguaggio scenico. L’obiettivo è situarsi nella fragile linea di demarcazione tra vita e teatro, realtà e finzione, eviscerare i tempi in cui viviamo, combinando improvvisazione, teatro fisico, coreografie, grottesco e autobiografico, humor, gestualità, tenerezza e irriverenza. Abbiamo scambiato due chiacchiere con la gentilissima Andrea Jiménez, co-fondatrice assieme a  Noemi Rodríguez.

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Teatro En Vilo viene fondata a Londra ed è di stanza a Madrid. Perché? Come hai conosciuto Noemi e come è nata l’idea di creare una compagnia?
«Ci siamo conosciute a Londra, quando studiavamo per un dottorato alla London International School of Performing Arts. Lì abbiamo forgiato la nostra amicizia e la collaborazione tra di noi, lì abbiamo incontrato Blanca Solé e Fiona Clift con cui poi abbiamo creato il nostro primo spettacolo Interrupted. Più tardi abbiamo deciso di tornare in Spagna e abbiamo pensato che Madrid era la città spagnola con più attività culturale, per questo ci siamo installate qui».
Avete in programma un piccolo tour italiano, il 24 aprile a Forlì, poi Bologna e Torino, infine Palermo. Non è la vostra prima volta in Italia, come è andata in passato?
«Con altri due nostri spettacoli siamo stati già al Teatro Testori, nel 2016 e nel 2017. Per noi Forlì e il  Testori sono come una seconda casa, e siamo molto riconoscenti verso la direttrice Giuditta (Mengucci, alla direzione artistica del teatro, ndr) per la fiducia che ci riserva fin dal principio. Adoriamo anche il pubblico di Forlì, abbiamo notato che viene molta gente giovane a teatro e questo è sempre un buon segnale!»
Conoscete la nostra realtà teatrale? C’è qualche attore o compagnia italiana con cui vorreste collaborare?
«Per il poco che conosciamo, ci sembra non molto differente da quella spagnola in quanto alle difficoltà che incontrano gli autori nel trovare appoggio dalle istituzioni. Siamo grandi ammiratrici di Silvia Gallerano e Cristian Ceresolli, creatori di La merda. Abbiamo visto lo spettacolo a Madrid e lo adoriamo».
Parliamo di Hoy puede ser mi gran noche interpretato e scritto interamente da Noemi…
«È un One Woman Show che parla delle ambizioni di potere e successo di una giovane donna che ancora non ha ottenuto quello che voleva dalla vita. È ossessionata dai modelli, dai referenti culturali di successo degli anni ’90, ma infondo sa che, per quanto ci provi, non potrà mai essere come loro».
A Bologna, in collaborazione con l’Università, terrete un “Seminario de teatro físico y creacíon colectiva”, di cosa tratta?
«Il seminario cerca di condividere coi partecipanti il nostro proprio processo creativo: a differenza di altre compagnie che lavorano a partire da un testo pre-scritto, noi lavoriamo editando e componendo a partire dalle improvvisazioni degli attori sul palco. È un lavoro che richiede molto ascolto, molta volontà di darsi, tanto tempo da parte di tutti i coinvolti».
E Generacion Why che presenterete a Palermo e Torino?
«Generación Why è uno spettacolo nel quale tre attrici – una italiana, una irlandese e una spagnola – si confrontano sul palcoscenico con la domanda: Cosa vuoi per il tuo futuro? È una commedia esistenzialista sulla paura del futuro e sul caos dei tempi in cui viviamo».

Il futuro di En Vilo è quasi sempre il viaggio, essendo il gruppo spesso in tour, ma a giugno si fermerà a Madrid per presentare in anteprima il quarto spettacolo, Locos de amor, dove 16 persone con infermità mentale grave raccontano le loro visioni, i loro desideri, fantasie e dubbi attorno all’amore romantico.

Per info: www.teatroenvilo.com – www.teatrotestori.it

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