E così ci si vaccinerà all’Esp. Qualcuno aveva sbagliato?

 

Era lo scorso febbraio quando Alvaro Ancisi, decano dell’opposizione ravennate, inviava alla stampa un report con i costi (a carico dell’Ausl) del Pala De André, per la sua funzione di hub vaccinale, sottolineando come fossero “fuori mercato”, nettamente più alti di altri centri paragonabili in altre città romagnole. Senza considerare che la fiera di Faenza, tanto per restare in provincia, è utilizzata in comodato d’uso gratuito.

Ne seguì una replica in cui l’Ausl si limitò a difendere il proprio operato, senza entrare però nel merito della vicenda. E senza nascondere un certo fastidio, va detto, arrivando anche a canzonare il consigliere.

L’effetto concreto, però, fu quello che venne poco dopo bandito un avviso pubblico per ricercare, per tre mesi eventualmente prorogabili, una nuova sede vaccinale per il comune di Ravenna. Furono presentate tre proposte, ma l’Ausl preferì continuare al Pala De André, ritenuto più idoneo, valutando però una quarta ulteriore ipotesi al centro commerciale Esp, in quanto «la sede mostra delle potenzialità, sebbene trattandosi di un’area grezza richieda tempi progettuali e di allestimento tra i 40 e i 60 giorni». Inoltre, «in parallelo – dichiarava il direttore Carradori -, l’Azienda sta valutando la possibilità di dotarsi di una struttura di proprietà da allestire presso l’area ospedaliera».

Un problema, allora, forse c’era.

Di proroga in proroga arriveremo comunque ad agosto inoltrato al Pala De André, che poi non si può più perché si deve liberare lo spazio per l’Omc, che già dovremo accogliere con gli occhi bassi, senza il nuovo palazzetto, come era stato invece promesso.

Così, è notizia dei giorni scorsi, da fine agosto (dopo aver versato circa 440mila euro più Iva nelle casse private della società che gestisce il Pala De André) la sede vaccinale di Ravenna verrà trasferita al centro commerciale Esp, appunto.

Sul Carlino, nelle scorse settimane, la direttrice del distretto sanitario di Ravenna ha dichiarato a tal proposito che «l’affitto è più economico perché è tutto un altro tipo di struttura. Qui l’area è più piccola e con caratteristiche diverse, con costi di gestione completamente diversi», ma in grado comunque di permettere agli addetti ai lavori di «somministrare tra le 1.300 e le 1.500 dosi al giorno, ovvero le stesse che facciamo ora».

Prassi piuttosto diffusa da queste parti è cercare sempre di minimizzare gli attacchi dell’opposizione, ma in questo caso la domanda sorge spontanea: perché il bando pubblico, la ricerca di una nuova sede, non è partita prima dell’avvio della campagna di vaccinazione? Ci sarà stato un po’ di pressapochismo? Qualcuno può ammettere di avere sbagliato?

Sperando che questo (piccolo) caso possa servire da lezione e che Ancisi torni presto a sollevare solo polemiche strumentali…

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