La propaganda con i bambini e la realtà delle scuole

Ero al Papeete, tra i giornalisti invitati alla conferenza stampa dell’allora ministro dell’Interno, quando Matteo Salvini, interpellato a più riprese sul tema dai colleghi, ha evitato di risondere alle domande sul caso del figlio salito sulla moto d’acqua della polizia (notizie di questi giorni sono l’apertura di un procedimento disciplinare a carico dell’agente che lo aveva accompagnato e tre agenti indagati), raccogliendo i convinti applausi dei suoi con l’ormai celebre: «Non si fanno polemiche sui bambini: attaccate me, ma lasciate stare i bambini». Come non fosse stato invece un attacco a lui in quanto padre di quel bambino, ma va beh.

Poche settimane dopo è diventata virale la foto dello stesso Salvini con una bambina sul palco, una di quelle che sarebbero state strappate alla famiglia dai servizi sociali cattivi, con riferimento a Bibbiano ovviamente, anche se poi si è scoperto che la bambina con Bibbiano non c’entrava proprio nulla. Un grande classico, quello di cercare di fare propaganda anche con i bambini, che si sa, smuovono la pancia dell’elettorato quasi come possono riuscire i gattini (anche se non come gli immigrati).

Un classico da cui hanno attinto un po’ tutti gli schieramenti politici di questi anni, non certo solo la Lega o il centrodestra, per poi arrivare però sempre in questo periodo, metà settembre, impreparati all’inizio della scuola. Un tema questo che toccherebbe davvero i bambini e i ragazzi, ma su cui sembra più complicato fare campagna elettorale, tra tagli più o meno mascherati e investimenti sempre rimandati da parte dello Stato, ossia dal Governo di turno, ossia dai politici che vanno in piazza con un bambino in braccio.

E così si arriva in settembre, per esempio, con “interrogazioni urgenti” – in questo caso di Mirco Bagnari del Pd in Regione, ma davvero non ne farei questione di schieramenti politici – in cui si scrive che in Emilia-Romagna mancano quasi 2.000 docenti, mancando all’appello 436 insegnanti di sostegno e 1.541 in “posto comune”. In soldoni, anche in provincia di Ravenna mancano insegnanti in ogni scuola e la Cgil parla di un 40 percento di posti (statali) che non è stato coperto tra primarie e scuole dell’infanzia, con complessivamente circa mille precari nelle cattedre della provincia. I motivi sono diversi (dai pensionamenti con quota cento ai mancati decreti per il reclutamento) ma tutti riconducibili a mancanze della politica (tutta), che lascia così ai propri figli insegnanti precari, magari neppure all’altezza del ruolo, in locali vecchi (a Ravenna sembra fare eccezione il Comune, che continua a investire e ha pure recentemente inaugurato la nuova scuola di Lido Adriano, attesa da un paio di decenni…) e dove non è raro vedere pure piovere dentro o crollare l’intonaco, spesso stipati in aule abilitate a contenere molte meno persone di quelle che invece sono costretti a restarci per buona parte della loro infanzia. Ma ne riparleremo, allo stesso modo, il prossimo anno…

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