La movida e gli spioni del web: come convivere con il virus?

Il dibattito ormai è ben definito: da una parte c’è la movida – parola divenuta di uso comune sui giornali di tutta Italia per definire chi si fa un aperitivo – dall’altra gli “spioni del web”. In mezzo chi fa il tifo per l’una o per gli altri.

A Ravenna in particolare un piccolo caso è scoppiato per la pubblicazione da parte di un sito web locale della foto di un lettore, indignato per la presenza di persone sedute allo stesso tavolo in un bagno al mare. Nessuna ressa, nessun aperitivo stile Navigli, ma alcuni amici senza mascherina. Potessi smettere per un attimo i panni da giornalista, mi verrebbe da unirmi agli altri che hanno invitato lo scrupoloso lettore a starsene a casa, la prossima volta.

Scrivendo però su un giornale, mi limiterò a fingermi sorpreso per l’enfasi che alcune testate, locali e non, stanno dando alla formazione di presunti assembramenti. O per lo stupore diffuso nel constatare che gli spostamenti sono tornati ai livelli dell’epoca pre-Covid. Ebbene sì, ora si può uscire e quindi la gente esce. Ed essendo aperti i locali, la gente va nei locali a bere o a mangiare o a prendere un caffè. Anzi, l’auspicio per la ripresa dell’economia è che la gente se lo possa permettere e lo faccia davvero, sempre di più. Sperando che vengano presto, a farlo, anche da fuori regione.

Certo, utilizzando sempre il tanto auspicato “buon senso”. E cioè – per parlare con parole semplici – stando a distanza in particolare dagli sconosciuti, evitando di abbracciare gli amici, igienizzandosi le mani, non condividendo il cocktail, eccetera eccetera.

La sensazione però è che a molti tutto questo non basti, ma che dia fastidio invece la ritrovata socialità, che si preferisca denunciare violazioni alle ordinanze anche quando queste violazioni non sono così palesi. Dando per scontato di essere sempre di fronte a untori asintomatici. Ecco, ci sarebbero vari studi da analizzare meglio, sugli asintomatici e soprattutto il “tempo di esposizione”, ma non è certo questa la sede.

Questa vuole essere solo una riflessione su come davvero vogliamo convivere con il virus, visto che dobbiamo farlo, e che mi porta perfino a dire che forse, ma sottolineo forse, la folle idea del Governo di controllare la movida arruolando assistenti civici – volontari, disoccupati o pensionati, a forte rischio insulto, se non peggio – potrebbe alla fine quasi tornare utile. Potrebbe far sparire gli “spioni del web”, a quel punto.

Sperando che dopo un po’ tutti ci dimenticheremo di guardare quello che fanno gli altri per concentrarci magari su temi più stimolanti. Sugli edifici scolastici che, guarda un po’, non sono in grado di garantire il distanziamento, per esempio. O su come un sistema sanitario efficiente, magari, che negli anni non sia stato costantemente privato di risorse, dovrebbe riuscire ad affrontare una nuova emergenza, a far fronte alle conseguenze della vita sociale. Che finora, tra l’altro, analizzando i dati delle prime settimane di emergenza, non pare abbia trasmesso il virus quanto ospedali, case di riposo, luoghi di lavoro, le nostre stesse case…

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