Tutto ruota attorno all’aperitivo. Ma non fateci più sentire in colpa…

 

Ci ricorderemo di questo periodo, oltre che per i morti, i bollettini e le mascherine, anche per l’attesa degli aperitivi che è essa stessa, come si dice, un grande aperitivo. Da quelli del segretario del Pd Zingaretti di più di un anno fa, quando cercò di tranquillizzare tutti sui Navigli di Milano beccandosi poi però il Covid, fino alla foto già iconica per noi ravennati di questi giorni, con il sindaco De Pascale che brinda con un bicchiere di vino insieme al presidente di Confcommercio nel giorno della tanto attesa riapertura dei ristoranti e dei bar. Poco prima di assistere in tv a un animato dibattito (eufemismo) tra il presidente della Regione Bonaccini e il noto infettivologo Galli, che accusa la politica di aver aperto tutto troppo presto, con conseguenze pesanti sulle vittime future. Mentre le associazioni di categoria, invece, si lamentano pure, chiedendo al Governo di dare la possibilità di riaprire anche ai locali che non hanno spazi all’aperto.

E il dibattito si concentra così sui pranzi fuori, il caffè al tavolo, l’aperitivo con gli amici. Tutti aspetti della socialità che forse in passato non avevamo mai considerato davvero così importanti, dandoli per scontati, e che oggi sono invece tutto quello che chiediamo per sentirci di nuovo in una sospesa normalità, per un ritorno alla vita vera. Non essendo infettivologo, non so se tutto questo porterà a una nuova impennata dei casi, immagino di sì, ma di certo senza un vero piano economico per affrontare ulteriori chiusure, riaprire era diventato inevitabile. E anche giusto, diciamo la verità, di fronte a istituzioni (mettiamocele dentro quasi tutte) che non sono riuscite a far arrivare le dosi di vaccino promesse, non sono state in grado di mettere in piedi un sistema di tracciamento efficace del contagio, non hanno messo a disposizione quei letti e quelle strumentazioni aggiuntive in grado di fare fronte a un nuovo picco senza dover ogni giorno sentir parlare di “soglia di sicurezza”.

Sperando non arrivino di nuovo a colpevolizzare chi va a giocare a calcetto, o chi preferisce andare nei bar a fare l’aperitivo (mantenendo le distanze e rispettando tutti i protocolli, ci mancherebbe), visto che ci è stato detto che all’aperto il virus circola meno e che ce lo potevamo permettere. Che era un rischio calcolato.

La speranza è che le istituzioni non facciano insomma nuovamente l’errore di stupirsi se la gente fa quello che gli è stato permesso di fare. Per una volta, fateci vedere che avete la questione sotto controllo, anche se mi rendo conto che per voi è davvero chiedere troppo…

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