Il mistero delle varianti attese da anni

Alessandro Montanari«Un caldo solleone ha salutato l’incontro per festeggiare il via della variante della Statale 16 di Alfonsine. In tanti i cittadini intervenuti, oltre 150, che hanno voluto essere presenti ad un evento fortemente voluto da tempo. Trent’anni di lotte, mobilitazioni e raccolte firme che hanno portato solo il 31 maggio scorso alla firma finale e alla decisione dell’inizio dei lavori».

Queste sono le righe che ancora oggi si possono trovare nel sito del Comune di Alfonsine che con una nota entusiasta salutava la “futura variante”. Era il 23 luglio 2007 e nell’afoso pomeriggio la prima pietra di quella variante era posta da Angelo Antonellini, allora sindaco alfonsinese, con l’allora presidente della Regione Vasco Errani e l’allora ministro per le Attività produttive Pier Luigi Bersani.

Quel tratto di variante è stato poi aperto tre anni dopo ed è rimasto l’unico realizzato sino ad ora di una strada statale che continua a mietere vittime soprattutto nel tratto tra Glorie e Mezzano. Paesi che – come Fosso Ghiaia, nella parte sud della stessa Statale Adriatica – da anni chiedono nuovi tratti che evitino al traffico di scorrimento di attraversare il paese.

Progetti che evitino incidenti come quello di sabato 29 giugno quando un’auto si è scontrata frontalmente con un trattore, con la morte di un padre e due figli. Perché le varianti servono anche a questo: ad evitare – almeno in teoria – che un mezzo agricolo che per forza di cose deve costeggiare campi e stradine di campagna si trovi in mezzo al traffico di una strada statale che funge da collegamento principale tra due province.
Una variante significa meno curve, meno incroci e un traffico in generale più scorrevole e meno pericoloso.

Perché, quindi, si debbano aspettare decenni per realizzare queste infrastrutture fondamentali rimane un bel mistero. Sarà populista, ma la tentazione di dare la colpa alla politica – Stato e Regione in primis – è forte.
Si noti come nel 2007 la variante di Alfonsine arrivò “dopo trent’anni di lotte” grazie all’allineamento dei pianeti in cui Governo, Regione e Comune erano tutti dello stesso colore. Oggi, invece, in odore di elezioni regionali si rivendica il merito di avere inserito queste due varianti nel Piano Regionale dei Trasporti (il Pd ha presentato gli emendamenti ma il centrodestra rivendica il ruolo di pungolo) peraltro in “priorità 2”, il che significa praticamente nel libro del “si dovrebbe fare anche questo ma poi si vedrà quando”.
La variante di Alfonsine doveva essere solo il primo tratto di una più ampia riqualificazione dell’Adriatica che andava da Argenta a Ravenna, bypassando i paesi e rendendola senza dubbio più sicura. È rimasto invece l’unico tratto di strada eseguito, un po’ come dall’altra parte è stato per quella di Savio.
Di quel 23 luglio 2007, oggi, è rimasto solo il caldo solleone.

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