sabato
06 Giugno 2026
il luogo

Storie e vicende (musicali) della Rocca Brancaleone

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Monumento oggi tutelato per il suo valore storico e architettonico dalla Soprintendenza locale come testimonianza del dominio veneziano su Ravenna (1441 – 1509), la Rocca Brancaleone fu in effetti una fortezza, situata nel lato nord-est della città, di scarso ruolo e fortuna militare. Dopo la dipartita della Serenissima andò per secoli in rovina, la struttura spogliata come cava artificiale per materiali edilizi e l’area che occupava utilizzata come terreno per orti.

È solo negli anni ’60 del secolo scorso che il rudere (33mila mq fra annessi e connessi) entra a far parte del patrimonio dell’amministrazione municipale e vengono avviate le prime opere di recupero per adattarlo già nei primi anni ’70 a parco pubblico. Mentre la porzione dell’arce (il quadrilatero più fortificato della struttura), grazie all’intuizione e alle idee di riconversione dell’allora dirigente dell’ufficio cultura e dei teatri del Comune, Mario Salvagiani, viene sistemato e allestito come teatro all’aperto. Nell’estate del 1971 si tengono i primi concerti nell’arena (con una platea, seppur precaria, di oltre mille posti), organizzati dalle associazioni culturali “Angelo Mariani” e “Polifonica”, a cui si alternano anche spettacoli teatrali e folkloristici.

Poi nel ’74 l’appassionato jazzofilo Carlo Bubani, complice il già citato Salvagiani, promuove nel teatro della Rocca due serate dedicate alla musica afroamericana (sul palco la band di Thad Jones e Mel Lewis e il quintetto di Charles Mingus), avviando un festival vero e proprio – Ravenna Jazz – che da allora vive ininterrottamente fino ad oggi.

Intanto l’arena amplia il palcoscenico, le dotazioni tecniche e i servizi; nel 1977 anche la capienza che, con due tribune angolari, raggiunge i 2.000 posti a sedere.

Nella bella stagione si susseguono gli appuntanti con la musica classica e altri spettacoli ma fra la fine degli anni ’70 e inizio Duemila è in effetti il festival del jazz a farla da padrone ospitando solisti e band di eccezionale rilievo artistico come (vertiginoso elenco seppur molto parziale): Archie Shepp, Sun Ra, Steve Lacy, Dizzy Gillespie, Art Blakey, Stan Getz, Pharoah Sanders, Roy Haynes, Billy Higgins, Max Roach, Dexter Gordon. Art Pepper, Sam Rivers, Don Cherry, George Russell, Willem Breuker, Art Ensemble Of Chicago, Ornette Coleman, Chick Corea, Gil Evans, John Surman, Gerry Mulligan, Cecil Taylor, Elvin Jones, Keith Jarrett, Modern Jazz Quartet, Charlie Haden, John McLaughlin, Gary Burton, John Scofield, Pat Metheny, Sonny Rollins, Freddie Hubbard, Don Cherry, Courtney Pine, Wayne Shorter, World Saxophone Quartet, McCoy Tyner, John Zorn, Misha Mengelberg, Herbie Hancock, Michael Brecker, Miroslav Vitous, Carla Bley, Joshua Redman, Andy Sheppard, Lee Konitz, Bill Frisell, Gato Barbieri, Han Bennink…

Come curiosità, tanto per evidenziare il ruolo della Rocca come spazio aperto a diversi orizzonti musicali, va ricordata, singolare e per l’epoca originale, la rassegna “Rocka Mediteranea” del giugno 1986, che sull’onda delle inedite contaminazione fra rock e sonorità etniche propose a Ravenna l’esibizione di band come Litfiba, Carte de Sejour, Dissidenten e 3 Mustaphas 3.

A questi concerti si alternano, tuttavia, le rilevanti proposte operistiche e sinfoniche della stagione estiva del teatro Alighieri che, in particolare, fra il 1986 e il 1989 (sempre sotto l’egida di Mario Salvagiani e le consulenze artistiche di Lorenzo Arruga e Franco Fontana) portano sul palco della Rocca vari e pregevoli spettacoli lirici con allestimenti firmati da Aldo Rossi (da citare Madame Butterfly e Lucia di Lammermoor) e da Gae Aulenti. Fino alla nascita nel 1990 del Ravenna Festival, che sarà inaugurato proprio sul palcoscenico della Rocca Brancaleone con un memorabile concerto di Riccardo Muti sul podio dell’Orchestra Filarmonica della Scala. L’arena sarà uno dei luoghi privilegiati degli eventi in cartellone della manifestazione in crescita per almeno un decennio, almeno fino al ridimensionamento della capienza dell’arena a poche centinaia di posti – per ragioni funzionali e rispetto di nuove norme sulla sicurezza nei luoghi di spettacolo. Il teatro estivo della Rocca ha continuato comunque ad essere frequentato dal Ravenna Festival ma solo per eventi “speciali”, spesso legati a proiezioni cinematografiche.

E proprio in riferimento al grande schermo, va sottolineato l’enorme successo di pubblico che nei primi anni ’80, per qualche stagione, ha avuto con la rassegna “Dolby Now” l’arena a cielo aperto della Rocca – all’epoca attrezzata con un proiettore di pellicole da 70 millimetri e un impianto sonoro spaziale “Dolby Surround” –. La proiezione di film come Apocalypse Now, Guerre Stellari, Alien, Blade Runner, Incontri ravvicinati del Terzo Tipo, I predatori dell’arca perduta, 1997: Fuga da New York e altri colossal americani registrò sempre il “tutto esaurito”, consegnando negli anni a venire il rito della visione di film alla Rocca un appuntamento sempre molto apprezzato dai ravennati.

Nonostante i suoi limiti di utilizzo negli anni Duemila, è proprio l’arena della Rocca, nelle drammatiche circostanze dell’epidemia Covid del 2020, a consentire una continuità alla programmazione del Ravenna Festival. Grazie al suo spazio aperto e ad allestimenti realizzati per l’occasione, vari concerti e spettacoli furono fruibili anche se per un ridotto numero di spettatori “distanziati”. Un’esperienza straordinaria nell’emergenza, che ebbe risonanza a livello nazionale e oltre. Ed è proprio il Ravenna Festival oggi ad aver inaugurato un rinnovato teatro della Rocca Brancaleone – nei restauri architettonici e nella piena funzionalità e capienza – per accogliere un futuro altamente spettacolare.

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