Quando, nello stesso giorno, vincono Lega e Pd

C’è un fatto inedito in questa tornata elettorale, e cioé che hanno davvero vinto due forze opposte e avversarie tra loro. E hanno vinto due elezioni diverse svolte nello stesso giorno.

Perché domenica 26 maggio in provincia ci sono state diverse persone che hanno scelto di votare Lega alle Europee e centrosinistra alle amministrative. Questa, da qualsiasi parte si stia, è per certi versi una buona notizia in sé: le persone quando vanno al voto sanno evidentemente benissimo per cosa stanno votando e per chi.

E se Salvini e la Lega convincono sulle politiche nazionali e soprattutto in tema di Europa, a dimostrazione che l’Europa forse anche da queste parti è più vista come “matrigna” che altro, lo story-telling piddino e prodiano sull’Europa benigna lascia un po’ il tempo che trova: un po’ come la natura leopardiana, era forse percepita come una cosa buona e giusta quando Ravenna registrava il record di elettori per il Parlamento, ma poi il suo vero volto si è mostrato e no, così l’Europa non convince più. Aggiungeteci il fascino della flat tax al 15 percento per chi oggi pensa di pagare troppe tasse, la quota cento e i porti chiusi, e voilà, il dado è tratto.

E poi però c’è il livello locale. Le amministrazioni di paesi e paesoni dove le persone si conoscono, dove il Pd, gliene va dato atto, riesce ancora a mobilitare tante persone uscendo un po’ dalle sue segrete stanze, alleandosi con liste civiche che magari non eleggono nemmeno un consigliere ma hanno il grande pregio di coinvolgere decine di famiglie, persone che hanno relazioni e conoscenze, ex compagni di scuola, vicini di casa, amici. La famosa comunità.
Al Pd va anche dato atto di aver presentato candidature credibili e di aver cambiato gran parte della classe dirigente. Sotto la guida unitaria di Barattoni si è tenuto lontano da polemiche interne e anche da certi passati atteggiamenti di spocchia. Anche perché si è preso atto che non ci sono più garanzie disponibili per nessuno. E quindi il ricambio non è più un meccanismo facilmente scalabile per chi ha ambizioni.
Chi scende in campo deve essere disposto a perdere, a uscire di scena in fretta e senza particolari paracaduti. Da qui, forse, sono nate candidature anche più autentiche (o percepite come tali) che in passato, meno “casta”, meno “nomenclatura”.

Difficile dire se questa ricetta potrebbe rovesciare anche i meccanismi di altre elezioni meno a contatto con la vita quotidiana delle persone, se il Pd sarà in grado di farlo anche oltre il livello di comuni comunque tutto sommato piccoli. E difficile dire se potrebbe funzionare. Perché, appunto, le elezioni le ha vinte anche la Lega, e in regione è il primo partito. E le Regionali sono molto vicine. E la regione molto lontana.
C’è da sperare che questa incertezza porti tutte le forze a mettere in campo le energie e le candidature migliori. Quelle di chi è anche pronto a perdere.

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