La vittoria del centrosinistra, aspettando donne, veri “civici” e politiche per i giovani

 

Di fronte a un risultato così netto si possono formulare facili riflessioni.

Se il numero di votanti è calato e di molto e chi vince ha aumentato non solo le percentuali ma anche i numeri assoluti significa che qualcuno è “tornato” a votare il centrosinistra. Da queste parti per anni il centrosinistra aveva perso voti in termini assoluti a favore ovviamente dei 5 Stelle, dell’astensionismo o di qualche forza alternativa. Per esempio cinque anni fa la lista di sinistra Ravenna in Comune superò il 6 percento; Cambierà, composta da pentastellati, oltre il 12 percento. A questo giro invece le tre liste a sinistra arrivano tra sì e no al 2,5 percento tutte insieme e i grillini sono riusciti a “fare” un solo consigliere dopo dieci anni, in pratica, in cui ne avevano ben tre. Il tutto, appunto, con una percentuale di votanti in discesa.

Gli elettori di centrodestra sono stati a casa. Né la proliferazione di liste assurda, né le liste più o meno civiche, tra cui La Pigna, né i “grandi marchi” nazionali hanno attirato i voti che speravano. In un incrocio di fattori nazionali e locali, chi non vuole il centrosinistra a Ravenna non ha saputo cosa votare (e qualcuno forse è andato a fare la croce sul Pri).

E prima o poi qualcuno in casa Lega dovrà, immaginiamo, farsi due domande visto che negli ultimi anni, che Salvini fosse al governo o all’opposizione, qui – Brisighella a parte – a Ravenna ha vinto sempre e solo il centrosinistra (facendo del segretario Pd Barattoni probabilmente un unicum a livello nazionale) nonostante diversi “aggiustamenti” interni al gruppo locale.

Al contrario, una coalizione ampissima come quella di De Pascale e cinque anni di governo senza l’ombra di uno scandalo e con una gestione della pandemia senza protagonismi e fughe in avanti ha rassicurato gli elettori di quell’area, che sono andati a votarlo già al primo turno.

Ora ci sarà tempo di capire un po’ di cose che andrebbero forse aggiustate. La prima che già si vede è che le donne in consiglio comunale saranno una su quattro, cioè caleranno. L’unica buona notizia in questo senso è il pieno di preferenze di Ouidad Bakkali per il Pd, la più votata di tutti: donna e con perfino due k nel cognome. Vedremo cosa saprà fare De Pascale al momento di comporre la giunta.

La seconda è che la lista del sindaco alla fine è servita a eleggere Daniele Perini, che evidentemente intende battere Ancisi per longevità in consiglio, e Davide Buonocore, anche lui noto alle cronache locali per aver fatto politica in passato con l’Idv (ve lo ricordate? Quelli di Di Pietro). Insomma, di tutto il presunto “allargamento” e “civismo” staremo poi a vedere cosa resterà.

Infine, il voto dei giovani. Dalle grandi città le analisi sono iniziate, qui si può andare per impressioni empiriche: siamo sicuri che tanti diciottenni siano andati a votare? Che sapessero davvero qualcosa di quei trenta simboli? In ogni caso l’auspicio è che De Pascale mantenga la promessa fatta, e cioè pensare soprattutto a loro nei prossimi cinque anni.

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