La vertenza Electrolux cambia direzione, ma per lo stabilimento di Forlì resta aperta la questione del futuro occupazionale. Dopo mesi di preoccupazione per il piano di riorganizzazione della multinazionale svedese degli elettrodomestici, l’azienda ha ritirato l’ipotesi dei licenziamenti unilaterali, proponendo un percorso di uscite volontarie incentivate. Una svolta accolta positivamente dai sindacati, che però giudicano ancora troppo elevato il numero degli esuberi.
L’ultimo aggiornamento è arrivato giovedì 8 ottobre, durante il tavolo tecnico al ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Roma. Per il sito forlivese il piano prevede 233 uscite volontarie: 146 operai e 87 impiegati. La cifra è stata dettagliata nel corso del confronto tra azienda e organizzazioni sindacali, che chiedono di ridurre ulteriormente l’impatto della riorganizzazione. Il dato segna comunque un ridimensionamento rispetto alle ipotesi iniziali, quando per Forlì si parlava di circa 400 esuberi, poi scesi a 300.
Resta però la preoccupazione per le ricadute sulla capacità produttiva e sulle competenze presenti nello stabilimento. Fim, Fiom, Uilm e Uglm contestano in particolare l’obiettivo aziendale di incrementare l’efficienza del 7 per cento all’anno, giudicato eccessivo, e chiedono che le uscite siano realmente volontarie, senza soppressioni di intere funzioni o pressioni sui lavoratori più fragili.
Più spazio ai prodotti di alta gamma
Sul fronte industriale, la proposta presentata da Electrolux il 5 ottobre al tavolo ministeriale contiene un elemento importante per Forlì: il rafforzamento della produzione di piani cottura a gas di fascia alta e il potenziamento dei forni Steam Crisp e pirolitici. Si tratta di un cambio di impostazione rispetto alla prima ipotesi di riorganizzazione, che prevedeva la dismissione del comparto dei piani cottura.
Il nuovo piano nazionale prevede fino a 1.250 uscite volontarie incentivate nell’arco di tre anni, oltre a 90 milioni di euro di investimenti complessivi, ammortizzatori sociali e una revisione della gamma dei prodotti. La multinazionale ha inoltre confermato l’intenzione di mantenere in Italia la propria presenza industriale e i centri di ricerca e sviluppo.
Per il territorio forlivese, tuttavia, gli annunci dovranno tradursi in impegni concreti sui volumi produttivi e sulla tenuta dell’occupazione. La Fim Cisl Romagna ha sottolineato che non bastano le rassicurazioni generali: occorre chiarire come saranno distribuite le uscite volontarie tra i diversi stabilimenti e come verranno garantiti i livelli di produzione necessari a mantenere gli impianti in attività.
I sindacati chiedono anche il ricorso ad ammortizzatori sociali utilizzati a rotazione e il rifinanziamento dei contratti di espansione, strumenti che potrebbero favorire l’uscita dei lavoratori prossimi alla pensione e, contemporaneamente, nuove assunzioni.
Il negoziato riprende a fine mese
La svolta è arrivata dopo una nuova giornata di mobilitazione. Il 5 ottobre, mentre a Roma si svolgeva l’incontro con i vertici aziendali, a Forlì i lavoratori hanno scioperato per otto ore, con un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento.
Il prossimo appuntamento al ministero è fissato per il 29 ottobre, dopo una fase di assemblee sindacali nei diversi siti italiani del gruppo. L’obiettivo delle organizzazioni dei lavoratori è migliorare il piano, ridurre gli esuberi e ottenere garanzie verificabili sul futuro produttivo.


