Il teatro socio-culturale di Aurilia: «Oggi il disagio purtroppo è nelle scuole»

L’attore e autore ravennate coinvolge nella sua rassegna anche disabili: «Salire sul palco abbatte le barriere, i bambini ne hanno bisogno per staccarsi dagli schermi di tablet e telefonini». Cento ragazzi saranno protagonisti tutti insieme il 18 dicembre al teatro Rasi nello spettacolo natalizio

Aurilia

Beppe Aurilia in scena con alcuni dei suoi attori durante le prove di uno spettacolo

«La più grande soddisfazione? Forse aver iniziato a lavorare dieci anni fa con due ragazzi autistici che poi con il tempo sono diventati parte della mia compagnia a tutti gli effetti e ancora oggi girano l’Italia con noi. Per loro e per le loro famiglie il teatro è stata una nuova finestra sul mondo». Non è però l’unica soddisfazione per Beppe Aurilia, dell’omonima compagnia di teatro “socioculturale”, come lo chiama lui stesso, che ogni anno arruola alcune centinia di attori non professionisti coinvolgendo scuole, università ma anche centri di accoglienza e servizi sociali. Sul palco finiscono così anche disabili, fisici o mentali, stranieri non accompagnati, ex detenuti. E a qualcuno il teatro cambia in effetti la vita, come capitato a Claudio e Matteo, i due ragazzi autistici diventati attori, o anche a Fabrizio, altro storico componente della compagnia, in carrozzina per un incidente d’auto di trent’anni fa. Per gli altri, quelli che magari lo abbandonano anche solo dopo una stagione o un solo spettacolo, il teatro è comunque una buona terapia.

«Il teatro abbatte tutte le barriere», ripete infatti più volte Aurilia, che negli ultimi anni in particolare si è rivolto sempre più al mondo della scuola. «Agli inizi (l’associazione teatrale di Aurilia nasce nel 2000, ndr) era in qualche modo più facile fare teatro “sociale” e per trovare il disagio si andava in determinati luoghi, come i centri specializzati, le case famiglie, le strutture per i profughi. Oggi invece, e lo dico con il cuore in mano, da genitore, il disagio è soprattutto dentro le scuole, dove sono sempre di più i bambini e i ragazzi con dei problemi, la maggior parte dei quali per nulla o poco seguiti da educatori di sostegno, probabilmente a causa proprio dei numeri insostenibili».

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Partito più di dieci anni fa con una rassegna che coinvolgeva 60-70 ragazzi, in questa stagione Aurilia ne porterà sul palco anche 300 in una volta, gestendone complessivamente oltre 600 con l’obiettivo di arrivare a mille nel 2021. «Un lavoro enorme, non facile, che porto avanti insieme ai miei collaboratori a fronte anche di una richiesta sempre più alta delle scuole. D’altronde il teatro è uno strumento utile per i nostri figli sempre più attratti dagli schermi di telefonini, computer, tablet: con il teatro possono dare libero sfogo alla propria fantasia e il palco smuove loro qualcosa dentro. Per questo credo che il teatro debba entrare sempre di più nella vita dei giovani, nelle scuole, nei quartieri…».

Il progetto di Aurilia è stato però escluso dalle convenzioni con cui l’assessorato alla Cultura finanzia le associazioni culturali: «Abbiamo fatto errori burocratici, ma il Comune ci offre sostegno con l’assessorato all’Istruzione e Infanzia, proprio per il valore che portiamo dentro le scuole». D’altronde in questo momento la maggior parte degli attori non professionisti coinvolti da Aurilia è proprio in una fascia di età che parte dai 9 e arriva fino a 20 anni. Cento di questi neo-attori saranno sul palco del teatro Rasi di Ravenna il 18 dicembre (alle 21) per mettere in scena “Christmas Carol – Il Natale del signor Carota”, uno spettacolo che come sempre tratta anche argomenti di attualità: quello della scorsa primavera fu incentrato sul bullismo. «Entrando nelle classi il bullismo si cerca di affrontarlo fin da piccoli. L’altro giorno mi ha colpito molto vedere un bambino, affetto da un lieve disturbo e in genere per questo emarginato, trasformarsi sul palco, dove ha lasciato a bocca aperta quegli stessi compagni che prima lo escludevano. Lo ripeto: il teatro è come una medicina…».

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