Oncologia e Covid, il primario: «Meno prevenzione, ma nessuna emergenza»

Il direttore del reparto Stefano Tamberi segnala una minore partecipazione alle attività di screening nonostante non si siano mai fermate: «I posti letto sono sufficienti, abbiamo lavorato per ridurre l’accesso al ricovero e favorire le dimissioni». A primavera 2020 un focolaio di coronavirus con 5 morti

Tamberi

Stefano Tamberi, direttore del reparto di Oncologia di Ravenna

Tra la fine di marzo e l’inizio d’aprile del 2020 il reparto di Oncologia dell’ospedale di Ravenna è rimasto chiuso per due settimane. Erano stati almeno una quarantina i casi di contagio al coronavirus tra personale e degenti, con 5 pazienti poi morti. Un focolaio che aveva portato a una riorganizzazione con una conseguente riduzione dei posti letto fino a otto. Oggi la situazione pare essere tornata alla normalità, seppur sempre nell’ambito di una gestione d’emergenza per tutto il sistema sanitario a causa della pandemia.

La conferma arriva al telefono dal dottor Stefano Tamberi, dallo scorso mese di ottobre primario pro tempore di Oncologia. «Oggi possiamo contare su 14 posti letto, da sfruttare rispettando i protocolli di sicurezza e nell’ambito della più generale gestione dell’emergenza Covid». Di fatto Tamberi ci spiega come l’ospedale funzioni come un sistema di vasi comunicanti. «Oncologia è un reparto integrato che partecipa in una sorta di rete di sostegno nella gestione dei pazienti Covid. Se Pneumologia, faccio un esempio, si trova alle prese con tanti contagiati, noi possiamo farci carico dei pazienti non-covid che hanno bisogno di terapie». E i tempi di trasferimento interno possono incidere sulla capienza del reparto. «Manteniamo in una stanza singola i pazienti trasferiti, fino al doppio tampone negativo. In questo modo abbiamo creato una serie di stanze singole che fanno da filtro».

La domanda è quindi se sia possibile rispondere ugualmente alla richiesta, se non si rischia così di avere ritardi potenzialmente dannosi nei ricoveri. «No – assicura Tamberi –, non mi risulta ci siano ancora mai stati problemi con i ricoveri (Oncologia anzi ha fatto fronte alle difficoltà di Ematologia prendendosi in carico Paziente11, di cui raccontiamo la storia in questo articolo). La mia priorità è stata fin da subito quella di riorganizzare la degenza mantenendo il massimo standard di sicurezza e continuando a garantire senza ritardi diagnosi e trattamenti, in un contesto in cui è necessario, come dicevo, offrire sostegno anche ad altri reparti».

Tamberi continua ricordando come abbia cercato di «ridurre l’accesso al ricovero, con correttezza, riorganizzando il day hospital. E dall’altra parte cercando di creare una rete di supporto, di cure palliative, dentro e fuori dall’ospedale, per riuscire naturalmente anche a dimettere i pazienti». Non ci sono quindi pochi posti letto? «No, la degenza è assolutamente adeguata. Nonostante sia il riferimento unico per tutta la provincia, per gli ospedali di Ravenna, Faenza e Lugo. Se tu lo fai “girare” bene, il reparto è adeguato».

Difficile invece stabilire il reale impatto che può aver avuto il Covid sulla popolazione oncologica. «Rispetto alla prima ondata, quando alcuni servizi furono chiusi, in questa seconda fase della pandemia abbiamo sempre mantenuto le attività ambulatoriali, ma in generale la partecipazione del paziente ai progetti di screening è diminuita, c’è ovviamente una minor propensione a venire in ospedale per la prevenzione. Sicuramente ci sarà questo effetto indiretto da considerare. Così come allo stesso tempo il Covid ha influito sull’iter terapeutico, molti pazienti si sono infettati, altri hanno avuto sintomi che non permettevano l’ingresso, ci sono stati dei rallentamenti. Da parte nostra abbiamo mantenuto tutti i percorsi multidisciplinari, non esiste una tipologia di tumore che può essere rimasta più indietro rispetto a un’altra. Certamente, abbiamo avuto momenti di grande pressione, in cui abbiamo dato priorità a casi più gravi».

Complessivamente, in provincia di Ravenna, sono circa 1.500 i pazienti che utilizzano terapie in day hospital nei reparti di Oncologia. Un numero in progressivo aumento nel corso degli anni – ci dice il direttore Tamberi – perché si aggiungono nuovi casi a vecchi pazienti che proseguono con le terapie per anni, grazie a una più lunga durata della malattia rispetto al passato, grazie a un allungamento delle aspettative di vita. Nel reparto di day hospital, per evitare nuovi focolai, è stata introdotta una nuova prassi di screening, con i tamponi che vengono effettuati anche ai pazienti che non restano in ospedale, né hanno contatti stretti con medici e operatori sanitari.

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