Italia Nostra chiede alla Soprintendenza di verificare i vincoli delle torri Hamon

I manufatti degli anni ’50 nell’area ex Sarom verso l’abbattimento per decisione di Eni, l’associazione ambientalista ritiene che possano esserci vincoli di tutela che lo impediscano: «Almeno ne venga salvata una. Altrove sono state recuperate». E poi l’appello a Cristina Mazzavillani Muti che in passato le aveva difese: «Eni è sponsor del Ravenna Festival»

434377831 10231363136891995 1606904593965796524 NLa decisione di Eni di abbattere le due torri Hamon di Ravenna, nell’area della ex raffineria Sarom, accende il dibattito pubblico in città. La sezione locale della associazione Italia Nostra – una onlus per la salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali –  invia una richiesta urgente alla Soprintendenza di Ravenna affinché esprima un parere «su questo scellerato progetto di demolizione».

Italia Nostra chiede la verifica sia sulla possibilità di dichiarazione dell’interesse culturale sia sull’eventualità che il vincolo esista di fatto già in automatico per effetto di altre leggi: «Da quanto risulta, le torri sono state costruite nel 1950, quindi avendo più di 70 anni potrebbero già divenire un bene storico-culturale. Inoltre, se fossero già di proprietà dell’Autorità portuale come sembra che sia, il vincolo sussisterebbe in automatico, salvo diverso pronunciamento della Soprintendenza».

L’associazione ha segnalato la cosa anche alla procura di Ravenna. Il sindaco Michele de Pascale afferma che «non risultano atti formali di tutela storico-paesaggistica».

Italia Nostra vuole sapere di più anche sulle presunte condizioni critiche dei manufatti denunciate da Eni come motivazione per la necessità urgente di abbattimento: «Le torri – sostiene il colosso dell’energia – risultano interessate da fenomeni di disgregazione con possibile caduta di calcinacci, fenomeno ben visibile e già in essere». Dalle informazioni in possesso dell’associazione ambientalista la torre più ad ovest era in condizioni ancora buone: «Basta azzeramento della cultura e della memoria a Ravenna, basta ruspe e tritolo, almeno una torre Hamon sia salvata».

L’associazione rappresentata a livello locale da Francesca Santarella ricorda le parole datate 2013 della Soprintendenza di Ravenna tramite la funzionaria Valeria Bucchignani e la soprintendente Antonella Ranaldi nell’ambito del Poc Darsena: «Riguardo alle torri Hamon (…), la loro presenza va a caratterizzare lo sky-line della città vista dalla stazione verso il mare e verso le aree d’espansione industriale degli anni Cinquanta e nell’insieme gli stessi manufatti vanno definire un’idea di paesaggio. Le torri hanno inoltre valore plastico e scultoreo che bene si adatterebbe ad ospitare allestimenti d’arte, anche nel loro suggestivo interno illuminato dall’alto, caratterizzante quindi le stesse previsioni di piano per la localizzazione sulle sponde destra del “Parco delle Arti”».

Di forma iperboloide, definita da una superficie di blocchi armati di 30 cm di spessore che svetta fino all’altezza di 55 metri, le torri servivano per raffreddare, tramite tiraggio naturale, enormi quantità d’acqua ad alta temperatura provenienti dagli impianti della raffineria dismessa negli anni Ottanta. L’area di circa 25 ettari si trova tra il canale Candiano e via Trieste. L’Autorità portuale la sta acquistando da Eni con fondi pubblici per 7,8 milioni di euro per farne un enorme campo fotovoltaico al servizio delle industrie del porto e del terminal crociere di Porto Corsini in modo da consentire alle navi di spegnere i motori in banchina.

«Alcuni narrano di essere entrati con strumenti musicali e di aver suonato con risultati straordinari – si legge nella nota di Italia Nostra –. Altri hanno scattato immagini indimenticabili. E in effetti l’acustica è strepitosa. Un occhio aperto verso il cielo che le rende simili ad un Pantheon della contemporaneità, o alla visione dell’aldilà dell’Ascesa all’Empireo, opera dei primi del cinquecento attribuita a Hieronymous Bosch. Per anni cittadini e studiosi si sono mobilitati per chiederne la tutela ed il recupero. Si ricordano parole appassionate di Cristina Mazzavillani Muti. Eni è main sponsor del Ravenna Festival. La signora Muti adesso cosa dice? ? E tutti gli ettari di bosco che si sono formati attorno alle torri in questi anni di abbandono? Altrove, strutture del genere sono state recuperate, come a Marghera per l’ex Vetrocoke, ora Venezia Heritage Tower, luogo di eventi culturali e spettacoli, oppure il quartier generale della Pirelli alla Bicocca a Milano, dove una torre è stata mantenuta realizzando attorno uffici, sale riunioni collegate da passerelle aeree, auditorium da 350 posti ed un eliporto».

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