La violenza contro le donne letta come fenomeno strutturale, caratterizzato da dinamiche di controllo, dominio e possesso che presentano analogie con la cultura mafiosa. È stato questo il tema dell’incontro “Violenza sulle donne e cultura mafiosa: dominio, controllo, possesso. La nuova legge sul femminicidio”, promosso a Ravenna da Linea Rosa e Terre Audaci.
Ospite principale della giornata è stato il magistrato Francesco Menditto, già componente del Csm e dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati alla criminalità organizzata, oggi membro dell’Osservatorio permanente del ministero della Giustizia sulla violenza di genere.
Nel corso del confronto sono stati approfonditi i contenuti della nuova legge sul femminicidio, le implicazioni del riconoscimento normativo della violenza di genere e i temi della prevenzione e della tutela delle vittime. Sono intervenuti anche la sostituta procuratrice Lucrezia Ciriello e il giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti, con la moderazione dell’avvocata Aleandra Argentieri.
«I punti di contatto tra il fenomeno mafioso e la violenza contro le donne sono numerosi e riguardano soprattutto le dinamiche di controllo e dominio», ha spiegato Menditto, sottolineando come il riconoscimento del reato di femminicidio e delle nuove aggravanti introdotte dalla legge 181 del 2025 rappresenti un passo avanti nella comprensione e nel contrasto del fenomeno.
Per Alessandra Bagnara, presidente di Linea Rosa, l’efficacia delle norme dipende anche dalla capacità di fare rete tra magistratura, forze dell’ordine, servizi sociali, centri antiviolenza e istituzioni, affinché nessuna donna venga lasciata sola nel percorso di uscita dalla violenza.



