sabato
04 Luglio 2026
Testimonianze

Difficoltà economiche e vincoli estetici: il caldo non è uguale per tutti

Dove le norme vietano apparecchi sui palazzi c’è chi ha risolto con il cappotto termico. Poi ci sono i negozi che sprecano il fresco con la porta aperta: è vietato, ma chi controlla?

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Mohammed vive in una palazzina lungo la via Gulli. È arrivato cinque anni fa dal Senegal e condivide l’appartamento con un suo connazionale. In casa non hanno l’aria condizionata e la temperatura è torrida. «Più caldo dell’Africa!», scherza. Il suo dirimpettaio si chiama Emiljan, albanese di seconda generazione residente a Ravenna insieme alla moglie e ai due figli piccoli. La temperatura nel suo alloggio è decisamente più fresca: «Abbiamo deciso di installare l’impianto l’estate scorsa. Nei giorni di caldo i bambini non riuscivano a prendere sonno e non ci facevano chiudere occhio», racconta. «Ci è costato duemila euro ma è stato un ottimo investimento. Ora la notte riusciamo a dormire». La differenza tra le abitazioni di Mohammed ed Emiljan racconta le disparità vissute da tanti ravennati, che siano di origine italiana o straniera: chi può permettersi l’aria condizionata soffre meno il caldo.

L’ondata che ha attraversato l’Italia nella seconda metà di giugno è stata la più intensa e duratura mai avvenuta prima in Europa, ma col riscaldamento globale in corso sarà sempre peggio. La questione non è solo ambientale ma anche sociale: il sollievo dalle temperature estreme dipende dalla propria condizione economica.

Nelle ore più calde le strade della città sono semideserte. Max, 35 anni, sta camminando lungo via Trieste per andare a fare la spesa: «È anche un modo per rinfrescarsi con l’aria condizionata del supermercato», racconta. «Il condominio in cui vivo è vecchio e non posso permettermi un impianto. Tengo le tapparelle chiuse tutto il giorno e il ventilatore sempre acceso, ma non basta. Lavoro da casa e con queste temperature concentrarsi è difficile». Poco distante, nel Centro sociale La Quercia in piazza Medaglie d’Oro alcuni anziani giocano a carte. Il luogo è stato individuato dal Comune di Ravenna tra le “oasi di raffrescamento” in cui potersi rifugiare gratuitamente nelle ore più calde. Franco, 82 anni, dice che glielo ha suggerito il figlio: «Così sto al fresco e in compagnia». Anche lui vive senza aria condizionata perché «con la pensione di 700 euro faccio già fatica a pagare le bollette».

Nel centro storico la situazione non cambia: avvistare un residente nel primo pomeriggio è un’impresa; in piazza del Popolo ci sono solo dei piccoli gruppi di turisti che camminano tenendo mini ventilatori e ventagli in mano. Anche la sala studio della biblioteca Classense, di solito molto affollata di universitari, in estate è più spoglia perché non è periodo d’esami. I termoconvettori mantengono una temperatura gradevole. «Frequento la biblioteca tutto l’anno perché riesco a concentrarmi meglio sui libri», racconta una ragazza che sta scrivendo la tesi di laurea. «Oltre a salvarmi dalle distrazioni dei miei coinquilini, in questi giorni fa anche da rifugio climatico». Nella seconda metà del pomeriggio le strade del centro iniziano a essere un po’ più frequentate. «A quest’ora si inizia a respirare», commenta con sollievo una signora di mezza età.
Vive in una piccola casa del quartiere San Biagio senza impianto di condizionamento, ma non perché non possa permetterselo. «Non ho muri esterni abbastanza grandi per poter installare il motore», spiega. «Così devo accontentarmi di un piccolo condizionatore portatile e un ventilatore, ma non è la stessa cosa».
Molti residenti nella zona Unesco hanno lo stesso problema perché le norme paesaggistiche proibiscono di installare le unità esterne per motivi estetici. Laura, 55 anni, ha risolto il problema ristrutturando casa: «Grazie al superbonus ho fatto il cappotto termico e installato una pompa di calore. Prima in casa d’estate si superavano i 30 gradi, ora ce ne sono 22».

Ma c’è anche chi l’aria condizionata la spreca, come i negozi del centro. Tra via Cavour e via Diaz sono numerose le attività commerciali che tengono le porte spalancate con l’aria condizionata accesa. Sono soprattutto le grandi catene, che si tratti di abbigliamento, profumerie, casalinghi o librerie. Per motivi di marketing si crede che la porta chiusa rappresenti un ostacolo all’ingresso dei clienti, ma in questo modo di disperde molta energia. Il Piano aria integrato della Regione Emilia-Romagna vieterebbe di farlo, ma girando per il centro storico è evidente che a molti non interessi. E tantomeno risultano controlli e sanzioni.

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