mercoledì
23 Settembre 2026
anniversario

Eni compie cent’anni e festeggia anche a Ravenna: «Il polo è stato la grande trasformazione del dopoguerra»

Fino al primo ottobre sarà possibile visitare gratuitamente una mostra con foto storiche e i cimeli dell'azienda al Museo Classis

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 I festeggiamenti per i cento anni di Eni passano anche per Ravenna, che dal secondo dopoguerra si è affermata come uno dei poli più importanti sul territorio nazionale per l’industria energetica e petrolchimica. La storia dell’azienda nasce nel 1926 sotto il nome di Agip (Azienda Generale Italiana Petroli) e oggi festeggia con una serie di iniziative in programma in diverse parti del Paese.

Nel ravennate, fino al 1 ottobre, sarà possibile visitare una mostra a ingresso gratuito ospitata dal Museo Classis, che raccoglie testimonianze, foto storiche, memorabilia e gadget del colosso energetico. L’ingresso alla mostra darà anche diritto a una riduzione sul biglietto di ingresso alla collezione permanente del museo. «La temporanea di Eni aggiunge un pezzo di contemporaneità alla raccolta del Classis – spiega Marianna Panebarco, presidente della Fondazione RavennAntica -, mettendo al centro anche un legame speciale tra industria e cultura: il museo nasce infatti dalla struttura di un ex zuccherificio, trasformando un luogo simbolo della storia industriale del territorio in uno spazio dedicato alla memoria di Ravenna». Tra le iniziative messe in campo per il centenario, anche la pubblicazione del libro 100 anni di energia. Da Agip a Eni. Una storia italiana (Rizzoli) scritto dal giornalista del Sole 24 Ore Paolo Bricco.

L’autore è stato ospite dell’evento celebrativo ospitato ieri sera (23 settembre) dal museo, che ha visto anche la partecipazione del sindaco Alessandro Barattoni e del prefetto Raffaele Ricciardi, oltre che dei vertici delle quattro realtà Eni sul territorio: Alberto Mailardi, Responsabile Distretto Centro Settentrionale, Andrea Tomasino, Responsabile Stabilimento Versalis Ravenna, ⁠Giacomo Cardu, Pjm-Cen/A Emilia Romagna, Denis Daniele, Responsabile Stabilimento Enipower Ravenna.

«Non è facile parlare di industria oggi – commenta Barattoni -. La sfida di Eni sul territorio ha portato innovazione, competenze, lavoro e rappresentanza; con un’evoluzione continua che ha messo la città al centro di ragionamenti globali».

Il legame di Eni con Ravenna nasce da un’intuizione di Enrico Mattei e affonda le sue radici nel ’52, quando venne scoperto il primo giacimento metanifero sul territorio. La città accoglie la sfida e nel 1958 viene inaugurato il Villaggio Anic, il grande polo petrolchimico capace di creare circa un migliaio di nuovi posti di lavoro e di trasformare profondamente il tessuto industriale ravennate. La sfida prosegue negli anni Sessanta, quando la ricerca di idrocarburi si sposta in mare. Al largo di Ravenna vengono realizzati i primi pozzi offshore d’Europa, aprendo una nuova frontiera per l’industria energetica. Il successo si raggiunge con il pozzo Ravenna Mare 3, preceduto da due tentativi senza successo. Da quelle prime esplorazioni prenderà forma negli anni un distretto offshore che oggi conta circa cento piattaforme. 

«La maturità dei giacimenti che oggi utilizziamo ci impone di gestire in modo responsabile le risorse disponibili, accompagnando il territorio nella transizione energetica – spiegano da Eni -. Le infrastrutture non più produttive vengono progressivamente smantellate, ma dove possibile si lavora anche per una loro nuova valorizzazione, con l’obiettivo di dare loro una funzione diversa: il nostro approccio guarda alla sostenibilità non soltanto dal punto di vista economico, ma anche ambientale e sociale. Il legame con Ravenna, del resto, non si limita alle attività industriali, ma negli anni si è consolidato anche attraverso iniziative culturali e il sostegno alla vita della comunità, dal sostegno al Ravenna Festival e le collaborazioni con Ausl fino alle numerose attività promosse sul territorio».
La serata è stata anche occasione per presentare il report locale di sostenibilità 2025: «Il polo ravennate ha segnato una delle più grandi trasformazioni industriali del dopoguerra – concludono dalla multinazionale – l’intuizione più grande è stata quella di non limitarsi a estrarre e traspore il metano, ma trasformarlo in un motore di lavoro, sviluppo e benessere per il territorio. La vera leva di questa trasformazione sono state le persone: quelle che hanno costruito l’Anic prima e Versalis oggi, mettendo competenze, professionalità e capacità di innovazione al servizio dell’industria e del territorio».

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