Il festival Manualetto si conferma uno degli spazi più vitali per ripensare il futuro urbano di Ravenna, grazie all’eccezionale lavoro di ricerca degli organizzatori: Studio Doiz e studio di architettura Denara. Questa quinta edizione (qui il programma) segna un ulteriore passo in avanti per il Festival, inaugurando una nuova entrata strategica affacciata direttamente sul canale Candiano, resa possibile attraverso la parziale riqualificazione di un capannone dismesso (ex Ferruzzi & Benini, sempre in zona via Zara). Il nuovo accesso supera la dimensione del varco fisico: si tratta di un preciso atto politico e urbanistico con cui gli organizzatori sono riusciti a connettere direttamente le persone all’acqua. Dimostrazione concreta di come la cultura possa riattivare e restituire alla comunità porzioni di città dimenticate.
All’interno di questa cornice simbolica, venerdì 18 settembre si è tenuto l’incontro Le darsene sono per nuotare. Approcci alla riconquista di un bene comune, ospiti l’urbanista e ricercatrice Martina Germanà e il fotografo e film-maker Riccardo De Vecchi, presentati da Nicolò Calandrini dello Studio Denara, con l’obiettivo di collegare le loro ricerche condotte in campo internazionale alla situazione della Darsena di Ravenna, realtà urbana tuttora irrisolta dopo decenni di piani incompiuti, ostacoli burocratici e azioni di cittadinanza partecipata rimaste inascoltate.
Attraverso la loro piattaforma collaborativa Fugue, che si basa sull’utilizzo della psicogeografia – ovvero lo studio di come l’ambiente fisico e urbano influenzi direttamente i comportamenti, le emozioni e le percezioni delle persone – e attraverso strumenti metodologici come il cammino, l’esplorazione sul campo e rigorosi quadri analitici e visivi, il loro lavoro punta a rivelare gli aspetti trascurati o nascosti delle città per offrire nuove prospettive, esplorando il concetto globale di città balneabili – swimmable cities.
Le loro ricerche dimostrano come la riconquista dello spazio pubblico acquatico passi sia dalla trasformazione delle darsene da sfondi passivi a luoghi di socialità attiva, sia dall’uso dell’acqua come risorsa ecologica chiave per l’adattamento climatico e il contrasto alle isole di calore urbane. In questo quadro, garantire un accesso democratico, libero e sicuro all’elemento liquido diventa un vero e proprio atto di giustizia spaziale.
A fine incontro, gli interventi del pubblico hanno calato questi concetti nella realtà locale, constatando la complessa e irrisolta situazione della Darsena di Ravenna. Il dibattito si è soffermato sul nodo cruciale che la stragrande maggioranza degli edifici e delle aree che si affacciano direttamente sulla banchina appartenga a soggetti privati, un fattore che negli anni ha frammentato gli interventi e frenato una rigenerazione unitaria. È emerso anche chiaramente come, per affrontare simili criticità — che d’altronde accomunano Ravenna ad altre grandi città d’acqua europee come Rotterdam e Copenaghen —, non bastino più soluzioni temporanee o frammentate. Sono indispensabili azioni politiche decise e lungimiranti, capaci di imporre una regia pubblica forte, promuovere accordi pubblico-privati vincolanti e attuare scelte coraggiose sul piano normativo e ambientale.
Il nuovo ingresso sul Candiano del capannone che ospita Manualetto


