venerdì
06 Novembre 2026
AMBIENTE

Stazione elettrica di Terna, è scontro tra Ravenna e Forlì: i comitati dei cittadini dicono no

La struttura fa parte del progetto della Dorsale Adriatica. Il Comune esclude San Pietro in Campiano, mentre cresce l'opposizione a Durazzanino

Condividi

Non è una centrale destinata a produrre elettricità, ma un impianto indispensabile per trasportarla attraverso una nuova grande infrastruttura energetica. È la stazione di conversione che Terna dovrà realizzare nell’area romagnola per il progetto della Dorsale Adriatica, il collegamento elettrico tra Foggia e l’Emilia-Romagna. E proprio la ricerca del luogo in cui costruirla sta aprendo un confronto sempre più acceso tra le comunità del Ravennate e del Forlivese.

La Dorsale Adriatica è un’opera di circa 600 chilometri, composta prevalentemente da cavi sottomarini (circa 540 chilometri) e da una parte di collegamenti terrestri. La potenza prevista è di 2.100 megawatt. Il sistema utilizza la tecnologia in corrente continua ad alta tensione, che consente di trasportare grandi quantità di energia su lunghe distanze. Per collegare questa infrastruttura alla rete elettrica nazionale servono due stazioni di conversione, una a Foggia e una nel territorio romagnolo.

La struttura in discussione non è dunque un impianto di generazione, ma un nodo tecnologico che trasforma la corrente alternata in continua e viceversa, rendendo possibile il trasferimento dell’energia lungo la dorsale e il suo successivo ingresso nella rete. Le dimensioni ipotizzate sono rilevanti: le diverse ricostruzioni giornalistiche parlano di una superficie compresa indicativamente tra i 10 e i 12 ettari.

Le prime verifiche a Durazzanino

Già il 4 ottobre a Durazzanino sono apparsi cartelli relativi alle indagini preliminari per la futura stazione di Terna. Il Comitato cittadino del Basso Forese aveva sollevato preoccupazioni per l’eventuale arrivo di un’altra grande infrastruttura in una zona che ospita già un impianto per la produzione di biometano e nella quale sono allo studio diversi progetti di sistemi di accumulo elettrico a batterie. Nei giorni successivi la presenza dei tecnici di Terna nell’area è diventata più evidente. Il 15 ottobre il Carlino ha riferito di sopralluoghi su proprietà private vicine all’ex campo nomadi, mentre il giorno seguente Teleromagna ha confermato che erano in corso accertamenti sui terreni, alcuni dei quali interessati da accordi con i proprietari. Nel frattempo, l’attenzione si è allargata ad altre zone. Una prima ipotesi aveva riguardato Borgo Sisa, dove la presenza di terreni agricoli coltivati avrebbe contribuito a far valutare alternative. Terna ha quindi avviato approfondimenti anche su San Pietro in Campiano e su altre due possibili aree a Borgo Sisa, una in territorio forlivese e una in quello ravennate.

Il Comune di Ravenna esclude San Pietro in Campiano

La prospettiva di una stazione in via Erbosa, a San Pietro in Campiano, ha provocato una reazione immediata sul versante ravennate. Tra i primi a intervenire è stato Cesare Salti, presidente del Consiglio territoriale di San Pietro in Vincoli per Avs, che ha contestato l’ipotesi indicando possibili problemi legati alla sicurezza idraulica, al consumo di terreno agricolo e alla tutela delle testimonianze archeologiche presenti nell’area. La contrarietà è stata poi espressa anche dall’amministrazione comunale. L’assessore Massimo Cameliani ha spiegato che Ravenna aveva già manifestato a Terna la propria opposizione alla localizzazione di San Pietro in Campiano, richiamando soprattutto la densità abitativa della zona, nella quale vivono oltre 10mila persone. Il chiarimento è arrivato anche in Consiglio comunale, il 20 ottobre, in risposta a un question time presentato da Nicola Staloni (Avs): il Comune non contesta la realizzazione della Dorsale Adriatica, ma ritiene inopportuna quella specifica collocazione.

La posizione ravennate ha trovato sostegno anche nel circolo Pd Ville Unite. In un intervento del 20 ottobre, il segretario Igor Bombardi ha condiviso le ragioni della contrarietà a Campiano e ha indicato Durazzanino come soluzione da continuare a prendere in considerazione. Nel comunicato ha riferito che tra le amministrazioni di Ravenna e Forlì ci sarebbero stati contatti già prima dell’estate proprio per valutare quell’area.

Va precisato che l’indicazione del Comune non determina da sola la scelta finale. La decisione sulla localizzazione e l’autorizzazione dell’opera seguono un procedimento nazionale nel quale le amministrazioni locali possono esprimere le proprie osservazioni, ma non dispongono di un veto autonomo.

La protesta si sposta anche sul versante forlivese

Mentre a Campiano prendeva forma la mobilitazione contraria alla stazione, a Durazzanino il Comitato del Basso Forese continuava a manifestare preoccupazione per l’eventuale insediamento. In occasione dell’assemblea pubblica annunciata per il 27 ottobre, il comitato aveva criticato la concentrazione di impianti energetici nell’area e contestato l’atteggiamento dell’amministrazione forlivese. Nel confronto con Ravenna, veniva richiamata proprio la scelta del Comune ravennate di opporsi alla localizzazione di Campiano.

Sul fronte opposto, a San Pietro in Campiano si è costituito un Comitato per il No, che ha contestato l’ipotesi di un impianto di circa 12 ettari. Tra le ragioni dell’opposizione sono state indicate la fragilità idraulica del territorio, la vicinanza a zone abitate e a strutture scolastiche, le preoccupazioni per la salute e la presenza di un patrimonio archeologico da salvaguardare. In questa fase Durazzanino veniva indicata da alcuni esponenti della mobilitazione ravennate come possibile alternativa.

Ma l’idea di trasferire la stazione nel Forlivese ha incontrato una nuova opposizione. Con un comunicato diffuso in queste ore, il Comitato cittadino di Poggio, Malmissole e Durazzanino e il Comitato del Basso Forese hanno preso posizione contro l’ipotesi di realizzare l’impianto nella loro zona. I due gruppi contestano le iniziative dei comitati ravennati che, chiedendo di escludere San Pietro in Campiano, avrebbero indicato Durazzanino come possibile destinazione. La loro obiezione è che non si possa risolvere il problema di una comunità trasferendolo su un’altra. Nel documento viene richiamato il carico di infrastrutture già presenti o prospettate nella zona: oltre al biodigestore, vengono citati tre possibili impianti di accumulo a batterie, rispettivamente da 100 megawatt a Malmissole, 50 a Poggio e 120 a Durazzanino. I comitati mettono in guardia dal consumo di suolo agricolo e sollevano questioni relative alla sicurezza idraulica, alla salute e alla tutela del territorio. La richiesta rivolta alle amministrazioni di Forlì e Ravenna e alla Regione è di affrontare la scelta in modo coordinato, senza alimentare una contrapposizione tra residenti di aree vicine.

Condividi

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi