Marzari, mezzo secolo da maestro: «La scherma è un’arte». E vuole insegnarla ancora

A luglio compirà 70 anni il ct della nazionale azzurra di spada oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Dopo la pensione come professore dell’istituto agrario di Faenza, cinque anni fa il maestro ha lasciato il Circolo ravennate per ripartire nella sua Lugo: «Avevo voglia di andare in palestra in bicicletta e realizzare quello che ho fatto a Ravenna». I ricordi di una carriera

Guido Marzari e Simone Greco, atleta della Schermistica lughese

Sulla soglia dei settant’anni, da compiere tra qualche mese, il maestro di scherma Guido Marzari continuando la sua attività di allenatore con ottimi risultati e nuovi progetti in vista del futuro. Nato a Massa Lombarda, ma residente fin da bambino a Lugo, il commissario tecnico della nazionale di spada che vinse l’oro all’Olimpiade del 1996 da qualche tempo è tornato a casa: «Da cinque anni – inizia a raccontare –, dopo 43 passati al Circolo ravennate della Spada, ho ripreso ad allenare alla Schermistica Lughese. Insegnavo all’istituto agrario di Faenza e quando sono andato in pensione nel 2009 ho deciso di smettere di fare il pendolare tra Lugo e Ravenna. Nessun problema con la mia vecchia società, anzi. Voglio solo andare in palestra in bicicletta…».

Marzari, quando ha iniziato ad allenare?
«Da giovanissimo, poco più di ventenne al Circolo di Ravenna, quando ho capito che da atleta non potevo competere con gli avversari dei club più importanti di Italia. Ho cominciato a seguire i corsi e in più mi andavo spesso a Milano, dove frequentavo la scuola di Mangiarotti. Lì ho compreso quanto la scherma fosse anche un’arte».

Guido Marzari A Colloquio Col Sindaco, 6 Aprile 2017Da quel momento è stata un’ascesa continua?
«Sì, ai primi tempi allenavo al PalaCosta, poi nel 1972 ci siamo trasferiti nella struttura di via Falconieri. Posso dire di averla inaugurata io. Sotto la mia guida sono passati tanti bravissimi atleti».

Quando è partita la sua esperienza in azzurro?
«Nel 1981, con il ruolo di secondo allenatore, grazie agli ottimi risultati dei miei allievi a Ravenna. Mi sono fatto le ossa seguendo gli insegnamenti di maestri come Volpini e Lodetti. Nel frattempo, ovviamente, allenavo anche al Circolo».

Fu quello il trampolino di lancio verso ruoli ancora più importanti?
«Esatto, ma fui anche aiutato dal cambiamento dei vertici tecnici nel 1994, quando si decise di passare a un commissario tecnico per ogni arma e a me fu affidata la spada maschile. Fui scelto, un po’ a sorpresa, a discapito di alcuni allenatori di grosse società, approfittando del fatto che non ci furono le solite pressioni politiche. A quel punto feci una scelta etica, quella di “congelare” il mio ruolo al Circolo e concentrarmi solo sulla nazionale. Avevo alcuni miei atleti nel giro azzurro e volevo essere libero di convocare chi ritenevo fosse più giusto».

Queste sono le premesse della partecipazione a Atlanta ’96. Cosa si ricorda di quella esperienza?
«Innanzitutto che riuscimmo a conquistare un oro atteso da 36 anni, per la precisione da Roma ’60. Guidavo una grande squadra, composta da atleti di spessore sia tecnico, sia umano, come Mazzoni, Cuomo, Randazzo e Milanoli. Mi ricordo in particolare la tensione prima della finalissima, causata dalla enorme pressione creata dai media attorno a noi. Abbiamo avuto la fortuna di sfidare tutte le nazionali più forti, battendole una dopo l’altra».

Si ricorda le polemiche prima della finalissima?
«Come no, certo. Decisi all’ultimo momento di non schierare più Cuomo, che tra l’altro era quello che scendeva in pedana per l’ultimo assalto, tra lo stupore generale, quando ancora non si sapeva che era infortunato. Il suo posto lo prese Mazzoni, che non aveva mai ricoperto quel ruolo in precedenza. L’unico mio pensiero era quello di fare il meglio per la squadra e i fatti mi diedero ragione».

Guido Marzari In AzioneIl giorno dopo la grande gioia, il colpo di scena: ce lo racconta?
«Lasciai il mio posto di Ct. In realtà non fu un colpo di scena, ma una decisione presa da tempo. Volevo stare accanto a mia moglie, in stato terminale per un brutto male: morì venti giorni dopo la fine dei Giochi. Scelsi di tornare a Ravenna prima di tutto per seguire mio figlio, ancora in giovane età, e poi per riprendere la mia attività al Circolo».

Lei però continuò a restare nel giro azzurro?
«Sì, venivo utilizzato dalla Federazione per tenere dei corsi in tutto il mondo, dall’Africa fino al Sud America, passando per la Nuova Zelanda. Poi nel 2009 ho accettato la proposta dell’attuale Ct Cuomo di tornare a tutti gli effetti in nazionale, diventando il responsabile delle squadre Under 17 e Under 20 azzurre. Dal 28 febbraio sono in programma gli Europei di categoria a Sochi, in Russia, dove parteciperanno anche la ravennate Alessia Pizzini e il lughese Simone Greco. È un grande successo per la scherma romagnola».

Quali sono le soddisfazioni maggiori nella sua lunga carriera?
«Due, in particolare. La prima è che, una volta dimessomi dal ruolo di Ct, tutti i tecnici hanno continuato a salutarmi come prima, a dimostrazione che mi sono sempre comportato bene. L’altra me l’ha data Cuomo, che spesso mi manda a Lugo suo figlio, che fa parte dell’Under 20, per frequentare degli stage di una settimana, a conferma della sua grande fiducia nei miei confronti».

AUG 8202Qualche rammarico?
«No, nessuno, rifarei le stesse scelte. Anche quella di dimettermi da Ct: in quel momento la mia famiglia aveva bisogno di me. Lo stesso discorso vale per il 2000, quando mi fu proposto di tornare, ma dissi di no».

Chi è Marzari oggi? Cosa si aspetta dal futuro?
«Nel 2020 lascerò in modo definitivo gli impegni con la nazionale, dedicandomi solo alla Schermistica di Lugo e agli stage all’estero, che mi danno altre grandissime soddisfazioni. Incontro gente con una gran voglia di imparare e una volta, in Algeria, mi chiesero di restare lì. Io però ho sempre nel cuore Lugo, dove ho l’obiettivo di realizzare quello fatto a Ravenna».

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